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Siena

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Fu un antico insediamento etrusco e fu conquistata dai romani nel periodo Repubblicano con il nome di Saena Iulia. Il suo sviluppo si ebbe intorno all'anno mille prima sotto la guida dei vescovi e poi sotto la guida dei Consoli; nel 1200 il governo era retto da 12 nobili e 12 borghesi detto (consiglio dei 24) e dal 1252 era capeggiato dal capitano del popolo. Fu in guerra contro Firenze – Lucca e Pisa. Tra il 1287 e il 1325 visse una nuova fase di ripresa arricchendosi di monumenti. Dal 1560 entrò a far parte dello stato Mediceo e alla fine dei Medici seguì le sorti della Toscana sottomessa ai Lorena. Nel 1859 fu la prima città della Regione a votare l'annessione al Regno d'Italia.
La città con la sua storia, testimoniata dai numerosi insigni monumenti con le pittoresche e tortuose viuzze, ne fanno una delle culle dell'arte Italiana; vanta la celebre università una delle più antiche d'Italia. E' universalmente conosciuta per il patrimonio storico, artistico, paesaggistico, uno stile urbano medievale e per il celebre Palio.
Nel 1995 il centro storico è “PATRIMONIO DELL'UMANITA'“ dall'UNESCO.
Nella città ha sede la Banca “Monte dei Paschi di Siena” fondata nel 1472 ed è la più antica banca in attività e la più longeva al mondo.


I Itinerario

Duomo: Le registrazioni presso gli uffici della Biccherna (ufficio delle uscite) iniziarono nel dicembre del 1226 di conseguenza sono scarse e incerte le notizie prima di quella data, sappiamo che la Cattedrale risale al XII sec. eretta su di un edificio preesistente del IX sec., che a sua volta si ergeva su di un tempio di Minerva. La consacrazione del Duomo avvenne il 18 novembre del 1179 alla presenza del papa (Senese) Alessandro III.
La facciata inferiore in stile romanico-gotica è di Giovanni Pisano, si apre con tre portali cuspidati, dotato di un bassorilievo di Tito da Camaino, mentre l'ordine superiore è di Giovanni di Cecco; possiede una decorazione con rosone centrale, busti di profeti, patriarchi ed evangelisti, un'effige della Vergine alla sommità.
Da ammirare è il fianco destro a strisce bicolori e bifore, dove sull'ingresso laterale vi è il tondo Donatelliano a rilievo della Madonna del perdono.
Nel 1263 avvenne la copertura della cupola con la mela di rame collocata sulla cima; essa ha un'altezza di 48 metri inclusa la Croce (l'attuale sistemazione dell'apice della cupola risale al 1667. Il campanile alto 77 metri fu completato nel 1313 in stile romanico a fasce con aperture crescenti, che vanno dalla monofora in basso all'esafora in alto con guglia e pinnacoli.
L'interno è a tre navate con arcate a tutto sesto, pilastri cruciformi, rivestimento bicromo, volta azzurra punteggiata di stelle. 171 busti di pontefici reggono il cornicione. L'ammirabile pavimento è opera di una quarantina di artisti, composto di riquadri intarsiati o graffiti.
Le due acquasantiere risalgono al 1463 opera di A. Federighi. Nel transetto vi è la fastosa cappella Chigi progettata dal Bernini nel 1661; sull'altare la Madonna del voto, solitamente velata, tavola duecentesca della bottega di Guido da Siena. Sono del Bernini gli Angeli in bronzo, il tabernacolo, le statue della Maddalena e di S. Girolamo.
La cupola esagonale in basso e dodecagonale in alto poggia su sei pilatri; ai due centrali sono addossate le antenne del carroccio senese della battaglia di Montaperti (1260 con ostilità versi Firenze e si risolse con la vittoria senese). Agli angoli dell'esagono 6 colonne reggono altrettanti statue di Santi protettori e sopra di essi vi sono le nicchie del tamburo, dove corre una galleria cieca a colonnine con pitture a chiaro-scuro che raffigurano patriarchi e profeti.
L'altare del presbiterio è cinquecentesco opera di Baldassarre Peruzzi, mentre il ciborio soprastante è del Vecchietta. I due Angeli porta-candelabro sono di Giovanni di Stefano, mentre i due busti di Angeli più in basso sono opera di Francesco di Giorgio Martini e quelli ai pilastri sono del Beccafumi.
Una delle più antiche vetrate Italiane risalente al 1288 si trova nell'abside disegnata da Duccio di Buoninsegna. Nella sagrestia si ammira una piletta pensile in marmo, bronzo cesellato e smalto del XV sec. mentre nella sala del capitolo vi sono pregevoli pitture di Sano di Pietro.
L'opera più insigne del duecento è il pulpito di Nicola Pisano al quale collaborarono il figlio Giovanni, Arnolfo di Cambio, Donato e Lapo di Ricevuto. Poggia su di una colonna centrale di sostegno e alla base la figurazione delle arti liberali, più altre 8 colonne di cui quattro sorrette da leoni e leonesse. Gli specchi del pulpito illustrano la vita di Cristo.
La cappella di S. Ansano ospita il monumento di Riccardo Petroni, un'opera di Tito di Camaino mentre sul pavimento vi è la lastra bronzea della tomba di Giovanni Pecci realizzata da Donatello. La cappella di S. Giovanni Battista con portale del Marrina e in stile rinascimentale ammiriamo il ritratto di Alberto Aringhieri e le storie della vita del Battista del Pinturicchio; la statua del Battista di Donatello; S. Caterina d'Alessandria del Neroccio.
Libreria Piccolomi: la fece ricostruire nel 1400 Francesco Todeschini Piccolomini divenuto papa Pio III, per raccogliere i preziosi codici e corali miniati dello zio materno Enea Silvio Piccolomini (pontefice Pio II). Si presenta con due arcate divise da pilastri corinzi sopra i quali corre un fregio a cavalli marini montati da putti ad opera del Marrina. La parte superiore è occupata dal grande affresco del Pinturicchio, che raffigura l'incoronazione di Pio III; anche l'interno contengono 10 affreschi del Pinturicchio che narrano episodi della vita di Pio II. Al centro campeggia il gruppo marmoreo delle tre Grazie; una copia romana di un'opera ellenistica. Sui banchi vi sono i famosi corali miniati quattrocenteschi.
Il magnifico altare Piccolomini è di Andrea Bregno, mentre le statue dei Santi sono del giovane Michelangelo. La Madonna in alto nella nicchia è attribuita a Jacopo della Quercia, mentre la Madonna col Bambino dell'ancona è attribuita a Giovanni Fei.
Spedale di S. Maria della Scala: Prende il nome della scalinata del Duomo del XIII sec. Il pellegrinaio è coperto da affreschi a tutto muro risalenti al XV sec. ad opera di Domenico di Bartolo, dal Vecchietta e da altri artisti.
Battistero di S. Giovanni: risale al 1317 con facciata in marmo bianco e continua fino a coprire gran parte dell'abside del Duomo. E' tripartita da quattro grandi pilastri e presenta tre portali strombati, coronati da archetti pensili e una cornice.
Il pavimento davanti ai portali ha mosaici a graffito relativo al tema del battesimo; quello a sinistra è opera di Bartolomeo di Mariano 1450, mentre gli altri due sono un disegno di Antonio Federighi 1451. Alla sua realizzazione presero parte Donatello e Jacopo della Quercia, mentre gli affreschi sulle volte e sull'abside sono opera principalmente di Lorenzo di Pietro detto “Il Vecchietta“.
L'interno ha sala rettangolare divisa da due colonne in tre navate a due campate, per un totale di sei ambienti coperti da volte a crociera ogivali. Al centro campeggia la fonte battesimale esagonale, esempio della scultura rinascimentale del quattrocento.
E' realizzata in marmo, bronzo e smalto i lavori cominciarono nel 1417 e furono completati nel 1431, presero parte Donatello (autore della formella del banchetto di Erode e delle statue della Fede e della Speranza). Di Lorenzo Ghiberti è la cattura del Battista e battesimo di Cristo. Giovanni di Turino, Goro di Neroccio e Jacopo della Quercia sono autori della statua del Battista sulla sommità e di altre figure.
Gli affreschi che decorano completamente le volte, rappresentano un ampio ed articolato ciclo religioso tra i migliori del quattrocento. Le due volte laterali della prima campata raffigurano otto dei dodici Apostoli attribuite al pittore Bolognese Agostino di Marsiglio, mentre la volta centrale della stessa campata fu affrescata dal Vecchietta e raffigura i quattro restanti apostoli.
Interamente affrescate dal Vecchietta sono le tre volte della seconda campata (1450) e raffigurano gli articoli del credo secondo il Simbolo Apostolico. Anche la Madonna in gloria tra Angeli sull'arcone absidale e gli affreschi dell'abside con l'Annunciazione, la flagellazione di Cristo a l'andata al Calvario sono del Vecchietta. Quelli nel catino absidale che rappresentano l'orazione nell'orto, la Crocifissione e la Pietà, sono state affrescate dal pittore bolognese Michele di Matteo Lambertini.
Due lunette decorano le pareti di fondo ai lati dell'abside: i miracoli di S. Antonio da Padova di Benvenuto di Giovanni del 1460 e la lavanda dei piedi di Pietro degli Orioli del 1489.
Chiesa della SS. Annunziata: documentata in un atto di donazione del 29 marzo 1090. E' inglobata all'interno del complesso dello Spedale di S. Maria della Scala. L'interno è monumentale, a navata unica e soffitto a cassettoni lignei.
Lungo le pareti della navata vi sono quattro altari marmorei realizzati nel XVII sec., decorati da un'ancona sormontata da un timpano triangolare e sorretto da due colonne corinzie. L'abside contiene un affresco di Sebastiano Conca.
Il presbiterio è preceduto da un'alta scalinata e cinto da una balaustra lignea, al centro vi è l'altare maggiore marmoreo sormontata da una statua bronzea raffigurante il Cristo risorto opera del Vecchietta firmato e datato 1476. I due Angeli cerifori in bronzo del XVI sec. sono stati realizzati dall'orafo scultore Accursio Baldi, mentre il paliotto è di Giuseppe Mazzuoli e della sua bottega sono le sculture in marmo che adornano l'altare.
L'organo a canne risale al 1514 costruito da Giovanni di Antonio Piffero, esso è racchiuso all'interno di una cassa lignea riccamente decorata.
Basilica dell'Osservanza: sorge sul colle della Capriola in cui dimorò S. Bernardino ed è la più importante delle Chiese fuori città. Eretta nel 1490 su progetto di Francesco di Giorgio Martini. Duramente colpita dai bombardamenti del 23 gennaio 1944 fu ricostruita dando alla basilica l'aspetto originale grazie a fotografie e testimonianze dei frati del convento.
L'interno a navata unica con otto cappelle. La volta è ornata da medaglioni del Cozzarelli e di Luca della Robbia. Nella terza cappella si custodisce una Madonna col Bambino e Santi, un trittico di Sano di Pietro sotto al quale vi è il prezioso reliquiario di S. Bernardino del quattrocento, opera di Francesco d'Antonio.
L'arco di trionfo è ornato da terrecotte di Andrea della Robbia. La quarta cappella conserva un polittico del 1400 di Andrea di Bartolo e nella seconda cappella vi è un'incoronazione di Maria opera di Andrea della Robbia, mentre nella sacrestia si trova una pietà del Cozzarelli e in un ambiente attiguo vi è il museo Aurelio Castelli che conserva opere della Chiesa.
Basilica di S. Maria dei Servi: eretto dai Serviti (ordine mendicanti della Chiesa Cattolica “servi di Maria”) nel 1250, i lavori procedettero a rilento che durarono quasi tre secoli. Nel XV sec. fu completato il transetto e le cappelle in stile gotico. Il campanile fu costruito nei secoli XIV – XV in stile romanico.
La Chiesa è a croce Egizia con un corpo longitudinale a tre navate, cinque campate, un transetto sporgente dotato di cappelle terminali e cinque cappelle ricavate dalla parete di fondo della Chiesa. Lo stile rinascimento fiorentino è impostato sul contrasto tra l'intonaco bianco e la pietra serena grigia, su archi a tutto sesto con cassettoni dipinti entro l'arco, capitelli in stile corinzio con imposta d'arco rialzata e travi in ferro a stabilizzare gli archi.
Entro le pareti delle navate centrali sono scavate nicchie con volte a botte e cassettoni dipinti entro cui sono collocati altari barocchi; fa eccezione la prima la quale è ricavata entro il campanile e quindi più profonda.
L'unica opera firmata è la Madonna del Bordone di Coppo di Marcovaldo del 1261. (fu dipinta dall'artista fiorentino catturato dai senesi nella battaglia di Montaperti – 1260 – per permettere la propria liberazione). Altre opere sono di Rutilio Manetti 1625; Alessandro Franchi; Matteo di Giovanni 1491; Francesco Vanni; Jacopo di Mino del Pellicciaio 1364; Francesco Curradi e Alessandro Casolani.
La cappella del transetto di destra ha una grande Croce dipinta da Ugolino di Nerio o Niccolò di Segna al di sotto vi è il corpo incorrotto del Beato Francesco Patrizi (1266 – 1328) dell'ordine dei servi di Maria. Alla parete un Angelo annunciante opera di Francesco Vanni.
Basilica di San Francesco: Risale al XIII sec in stile romanico ed è tra le più importanti Chiese di Siena poiché i francescani arrivarono a Siena immediatamente dopo la morte di S. Francesco avvenuta nel 1226 e tra il 1228/55 si registra la prima Chiesetta dove ora sorge la basilica.
La basilica conserva inalterate nel tempo le sacre particole che il 14 agosto 1730 furono rubate nel numero di 351 particole (ostie consacrate) e il 17 agosto (tre gg. Dopo) furono ritrovate in una cassetta delle elemosine della vicina Collegiata di S. Maria in Provenzano. Ancora oggi le particole sono integre a dispetto della normale natura a ridursi in poltiglia e polvere.
Analisi chimiche eseguite nel 1914 dimostrarono che esse erano ancora composte da farina di pane azzimo, inalterate nell'aspetto e prive di batteri, acari e muffe che avevano attaccato le pareti interne della pisside che le conteneva. Oggi ne sono rimaste poco più di 200, non perché distrutte dal tempo ma per le tante prove eseguite e di qualche comunione con esse per saggiarne il gusto rimasto inalterato. L'ultima analisi risale al 10 settembre 2014.
La facciata tra le poche decorazioni presenta un portale cuspidato in marmo che raffigura nella lunetta San Francesco e S. Bernardino in adorazione della Vergine col Bambino, due Angeli ai lati e in cima il Cristo con la Croce. Ai lati del rosone vi sono i simboli dei quattro evangelisti. Gli stemmi disseminati sulla facciata sono delle famiglie che hanno contribuito al mantenimento e restauro della Chiesa. Il rosone è l'unico elemento antico ereditato dalla facciata quattrocentesca ad opera di Francesco di Giorgio Martini.
L'interno si presenta grandioso e severo a navata unica con pianta a croce egizia, coperta a capriate e senza cappelle sporgenti. Essendo la pianta a croce egizia manca un coro e l'abside, sostituito da una cappella centrale simile alle altre del transetto. Tutte le pareti interne sono caratterizzate da fasce di marmo bianco e verdi. Le vetrate sono 36 in tutta la Chiesa dalla vetreria F. Zettler di Monaco di Baviera intorno al 1885; di queste 25 sono state rifatte dalla stessa vetreria dopo la seconda guerra mondiale essendo state distrutte dai bombardamenti.
In contro-facciata si conservano i resti di due sepolcri trecenteschi e due grandi affreschi staccati da Porta Romana e Porta dei Pispini: raffigurante l'Incoronazione della Vergine che fu iniziata dal Sassetta nel 1447 e fu terminata da Sano di Pietro nel 1450 (a sinistra) e la Natività di Cristo eseguita dal Sodoma nel 1531 (a destra).
Numerose sono le opere custodite nella basilica e interessanti sono anche i bassorilievi in marmo di artisti come: Alessandro Casolani e Ilartio Casolani – Jacopo Zucchi – Pietro Sorri – Pietro da Cortona – un pittore vicino a Deifebo Burbarini e Dionisio Montorselli – Andrea Vanni, nonché tre tele di Giuseppe Nicola Nasini – Giovan Battista Ramacciotti – Alessandro Casolani insieme a Vincenzo Rustici.
Dopo il portale laterale è presente la tomba dei Tolomei additata come tomba di Pia de' Tolomei. La cappella maggiore ospita un altare moderno in marmo disegnato da Giuseppe Partini e scolpito da Leopoldo Maccari XIX sec. e una delle più belle vetrate moderne, la quale raffigura l'approvazione della regola di S. Francesco da parte di papa Onorio III opera della vetreria F. Zettler di Monaco di Baviera.
Sulla parete sinistra sono esposti due busti raffiguranti i genitori del papa senese Pio II: Silvio Piccolomini e Vittoria Forteguerri, commissionate dallo stesso pontefice ad Antonio Federighi nel 1459 e per onorare i corpi dei genitori scomparsi, le spoglie furono trasferite da Pienza a questa Chiesa.
I maggiori tesori della Chiesa si trovano nelle otto cappelle del transetto ai lati della cappella maggiore (quattro a sinistra e quattro a destra). Affreschi e dipinti ad opera di Jacopo di Mino del Pellicciaio prima del 1396; affreschi di Ambrogio Lorenzetti risalenti al 1335; Andrea Vanni 1398; Urbano da Cortona 1463; Giovanni d'agostino 1340; la sesta cappella reca un polittico moderno neogotico, al centro è degno di nota per essere una delle poche opere che raffigurano San Massimiliano Maria Kolbe il padre francescano deportato ad Auschwitz che volontariamente volle sostituirsi ad un condannato a morte. La figura si trova a destra nel polittico ed è stata aggiunta da Aldo Marzi nel 1973 ad un polittico precedente di Pietro de Pezzatis (1898) con la Madonna e S. Francesco.
Dalle pareti della navata penzolano le bandiere delle contrade di tutta la città poiché ogni singola contrada ogni giorno rende omaggio al proprio Santo protettore; nella Chiesa di S. Francesco si rende omaggio alle sacre particole rubate e ritrovate nel periodo di quel palio del 16 agosto 1730 e per questo motivo non fu eseguito.
La sagrestia custodisce un lavabo cinquecentesco tra affreschi di Angeli del Sodoma. Il convento di S. Francesco venne eretto nel XV sec. Dopo la secolarizzazione è stato adibito a sede della facoltà di economia dell'università degli studi di Siena e della biblioteca del circolo giuridico, che vanta oltre 177.000 volumi e opuscoli; 1000 cinquecentine e numerosi manoscritti.


II Itinerario

Basilica di S. Domenico: eretta nel XIII sec. contiene come reliquia la testa di Santa Caterina da Siena custodita in una splendida cappella rinascimentale. Fu Fra Raimondo da Capua il quale era il confessore di Santa Caterina che staccò la testa alla Santa, dopo essere stato autorizzato da papa Urbano VI per consegnarla ai Senesi i quali reclamavano una reliquia della loro venerabile Santa che morì a Roma il 29 aprile 1380.
I domenicani giunsero a Siena nel 1220 un anno prima della morte del loro fondatore Domenico di Guzman e nel 1225 ricevettero un terreno in donazione da Fortebraccio Malavolti e tra il 1226/65 edificarono la Chiesa e nel corso del trecento il complesso, fu ampliato nelle forme gotiche che oggi ammiriamo.
A causa del terremoto del 1798 il campanile mal ridotto, fu abbassato al livello odierno e fu dotato del coronamento merlato attuale. La basilica esternamente si presenta con aspetto severo e massiccio nella sua architettura in mattoni, tipica degli ordini mendicanti che ricercavano materiali umili per le loro Chiese. La facciata è a capanna e l'occhio che fa da rosone.
L'edificio presenta una pianta a croce egizia con unica navata coperta a capriate a vista, un transetto coperto a capriate e molte cappelle voltate a crociera. Le vetrate sono opera di Bruno Saetti e Domenico Cantatore nella parete destra; Fabrizio Clerici e Giorgio Quaroni parte sinistra mentre di Bruno Cassinari sono nel presbiterio.
Tutte le pareti soni intonacate e abbellite da numerose tele. La cappella delle volte è accessibile dalla contro-facciata ed è sopraelevata rispetto al pavimento della basilica. E' l'antico luogo di preghiera delle terziarie Domenicane dette “Mantellate“ risalenti al trecento. Consta di due campate voltate a crociera, in questa cappella S. Caterina da Siena ricevette la tunica della Mantellata, fu vista più volte in estasi e disse di aver recitato i salmi con Gesù molte volte, di aver scambiato con Gesù il suo cuore e di avergli donato la veste nelle sembianze di pellegrino.
Tra i dipinti presenti, di particolare interesse è l'affresco sulla parete di fondo del sec. XIV raffigurante S. Caterina e una devota, ritenuto veritiero della Santa in quanto il suo autore (Andrea Vanni) era un discepolo della Santa ed ebbe occasione di vederla spesso. Le altre tele riportano episodi della Santa.
Al complesso appartiene anche una cripta gotica trecentesca; è divisa da pilastri in tre navate voltate a crociera e absidata, qui si trova il Crocifisso di Sano di Pietro e la Crocifissione firmata e datata 1600 da Ventura Salimbeni.
Chiesa di Santo Spirito: eretta nel XIV sec. appartenne ai monaci Benedettini e nel XV sec. passò ai Domenicani che gli conferirono la forma attuale. Nel 1848 il convento fu soppresso e trasformato in carcere fino ad essere ritrasformato di nuovo in Chiesa.
L'esterno si presenta in cotto con facciata a capanna impreziosita da un portale rinascimentale di Baldassarre Peruzzi datato 1519; l'interno a navata unica in stile rinascimentale con quattro cappelle per lato. La cupola è dotata di tamburo attribuita a Giacomo Cozzarelli (1508).
Sono presenti affreschi del 1530 di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma; un raro presepio in terracotta di Ambrogio della Robbia 1504 (figlio di Andrea); una statua lignea di S. Vincenzo Ferrer opera di Giacomo Cozzarelli; una tela seicentesca di Deifebo Burbarini; dipinto di Giacomo Pacchiarotti 1509 e Girolamo del Pacchia 1512 affiancato da due statue in terracotta raffigurante la Maddalena e S. Girolamo; una Croce dipinta da Luca di Tommè XIV sec.; una pala di Francesco Vanni e una pala seicentesca di Astolfo Petrazzi con la Madonna e Santi.
Oratorio della compagnia di S. Bernardino: dove è stato allestito il Museo di arte sacra; qui il Santo era solito predicare e la confraternita decise di costruirvi un oratorio. L'oratorio si presenta con facciata a capanna in mattoni abbellita da un portale in travertino datato 1574 e in alto, da un disco raggiato con il trigramma bernardiniano.
E' organizzato su due livelli, quello superiore ha il soffitto a cassettoni, decorato da teste di cherubini e le pareti in legno con decorazioni a stucco di Ventura Turapilli 1496 – 1512. Tra i pilastri si trova un ciclo di affreschi con storie della Vergine del Sodoma, di Girolamo del Pacchia e del Beccafumi realizzati tra il 1518 e il 1532.
Al piano inferiore al soffitto è presente la Madonna che protegge Siena, S. Bernardino e S. Caterina, affresco di Arcangelo Salimbeni e portato a termine da Francesco Vanni. Lunette con scene della vita di S. Bernardino a cui parteciparono Ventura Salimbeni Rutilio Manetti e altri pittori del seicento.
Il Museo permette di ammirare una panoramica di pittura senese che va dal XIII al XVII sec. con tavolette di Sano di Pietro, un rilievo di Giovanni d'agostino; tavole di Segna di Bonaventura, Naddo Ceccarelli, Bartolomeo Bulgarini, Andrea di Bartolo, Niccolò di Buonaccorso, Taddeo di Bartolo, Andrea Vanni, Benedetto di Bindo, Luca di tommè.
Altre opere sono del Vecchietta, Sano di Pietro, Antonio Federighi ed è presente anche un busto in terracotta dipinto con la Madonna e il Bambino di Jacopo della Quercia. Pale del cinque-seicento di Domenico Beccafumi, del Sodoma e del Ricci.
Santuario e Casa di S. Caterina: si trova nella zona della “Conca di Vallechiara” dove abitavano i lavoratori della lana tra cui Jacopo Benincasa padre di S. Caterina. La casa affaccia sul vicolo Tiratoio ed è riconoscibile per il portale rinascimentale in pietra e l'iscrizione “Sponsae Kristi Catherine Domus“ e per la loggetta con colonnine in cotto.
Il portico riporta busti di vari papi che riconobbero la Santità e l'importanza di S. Caterina nella storia della Chiesa: Pio II la proclamò Santa nel 1461; Pio XII la proclamò Patrona d'Italia; Paolo VI la nominò Dottore della Chiesa nel 1970; Giovanni Paolo Ii la proclamò Patrona d'Europa nel 1999. Il portico include anche un pozzo rinascimentale progettato forse da Baldassarre Peruzzi nel cinquecento.
La Chiesa del Crocifisso fu costruita tra il 1614 e il 1623 sul terreno che secondo la tradizione ospitava l'orto della famiglia Benincasa. Scopo della costruzione era quello di ospitare il Crocifisso miracoloso dal quale Caterina ricevette le stimmate nel 1375. Il Crocifisso è di scuola pisana risalente al XII sec. proveniente dalla Chiesa di S. Cristina a Pisa teatro dell'evento miracoloso. Oggi il Crocifisso è collocato sull'altare maggiore entro una cornice dorata e fiancheggiato da sportelli cinquecenteschi dipinti da Bartolomeo Neroni, con le figure di S. Caterina e San Girolamo. L'altare di marmo è opera del fiorentino Tommaso Redi e risale al 1649. La Chiesa contiene tele seicentesche di vari autori raffiguranti scene della vita della Santa; tra queste l'Apoteosi di S. Caterina opera di Rutilio Manetti; S. Caterina e Gregorio XI di Sebastiano Conca; la volta fu affrescata nel 1701/03 da Giuseppe Nicola Nasini raffigurante la glorificazione della Santa.
Nella Chiesa è custodita anche una lampada votiva in bronzo voluta dalle madri dei soldati caduti nel secondo conflitto mondiale. L'olio viene offerto ogni anno da un comune Italiano o da Associazione in occasione di precise ricorrenze.
Di fronte alla Chiesa vi è la cucina della famiglia in origine, sotto l'altare si vedono i resti del focolare sui cui tizzoni ardenti cadde Caterina in estasi restando illesa. Il pavimento maiolicato risale al 1500 mentre al 1594 risale il soffitto a cassettoni con rosone dorato e coro ligneo.
La pala d'altare fu realizzata da Bernardino Fungai nel 1495/97 raffigurante le stimmate della Santa in gloria tra Santi con S. Girolamo e S. Domenico. In un'altra sala si può osservare il cubicolo in cui riposava Caterina; vi sono custodite varie reliquie e sul pavimento è visibile una sporgenza in pietra che la Santa usava come cuscino. Sempre nello stesso stabile vi è l'oratorio di S. Caterina, è il locale dov'era la tintoria del padre di Caterina che fu trasformato in Chiesa nel 1465/74.
Sinagoga: edificata nel 1786 in stile neoclassico ed è sita nel centro storico, esternamente è priva di distintivi ma all'interno è riccamente decorata. La sala ha forma rettangolare ai lati la fila di banchi e al centro il podio (tevà) del 1756 arricchito da nove candelabri a dieci braccia. Di fronte all'arca (aròn hakkodes') si affaccia il matroneo, riservato alla preghiera per le donne che essendo di rito tradizionalista, si tratta di una specie di balcone chiuso da una grata lignea.
Dietro al podio vi sono finestre in stile neoclassico, riccamente decorate e inserite in tre archi. Sul soffitto stucchi bianchi e azzurri formano le tavole della legge. La Sinagoga custodisce pezzi di grande valore come argenti e stoffe rare; particolare è la sedia di Elia la quale sullo schienale in legno reca finemente intarsiati i versetti che ricordano la circoncisione.
Casa natale di Giovanni Drupè: (Siena 1 marzo 1817 – Firenze 10 gennaio 1882 Scultore Italiano). Figlio di un intagliatore in legno; l'opera che gli diede fama fu “Abele morente” in marmo quando aveva appena 25 anni, il suo modello fu Antonio Petrai detto “il Brina” che conobbe al corso di nudo presso l'Accademia. L'Abele riscosse un grande successo ricevendo lodi da Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni, altri lo criticarono affermando di aver fatto un calco dal vero e non di aver modellato la statua. Ma le dimensioni del modello non coincidevano con quelle del marmo.
La statua fu acquistata dallo Zar di Russia ed ora si trova all'Ermitage, (unitamente ad un'altra scultura in marmo “Caino”) mentre una copia in bronzo (dell'Abele) si trova alla galleria d'Arte moderna di Firenze. Altre opere gli furono commissionate tra le quali: una pietà; la Saffo abbandonata e molti busti di personaggi celebri.
Ex ospedale psichiatrico di San Niccolò: oggi è un edificio storico, fu Monastero dal 1300 al 1810. Dal 1818 al 1950 fu destinato ad ospitare un ospedale psichiatrico; si presenta con un arco d'ingresso arricchito con decori in cotto e travertino. Si estende su di una superficie di 15 ettari ed è presente il “padiglione Conolly” - unico esempio in Italia oltre al carcere di S. Stefano nell'isola di Ventotene di “panopticon“ (è un carcere ideale progettato nel 1791 dal filosofo e giurista Jeremy Bentham). Negli anni 90 del XX sec. fu utilizzato dalla facoltà di ingegneria di Siena e oggi è in stato di degrado.
Palazzo Arcivescovile: si presenta con facciata settecentesca, mimetizzata dallo stile gotico senese del trecento. L'ordine inferiore è a strisce bianche e nere, mentre il superiore è in laterizio risalente al 1718.
Palazzo Bardi alla Postierla: è un edificio storico e ingloba la medievale torre dei Forteguerri del quattrocento. Nel seicento il palazzo passò ai Piccolomini.
Palazzo Bargagli: del XVI sec. è un tipico esempio di architettura manieristica. All'interno l'atrio è coperto a travi dipinte con mensole di tipo rinascimentale e le sale del primo piano sono sovrastate da volte decorate di gusto neoclassico. Attualmente vi sono abitazioni private pertanto è visitabile solo esternamente.


III Itinerario

Palazzo Bambagini Galletti: risale al 1840 in stile neoclassico ed eclettico, un terrazzino con ringhiera in ferro battuto si nota sopra il portale ad arco. La finestra è affiancata da nicchie spartite da paraste le quali sostengono una trabeazione; le finestre incorniciate in travertino sono accompagnate da lunghe e sottili cornici marcapiano anch'esse in travertino.
Palazzo Bianchi Randelli: risale al XVIII sec. Al suo interno si conservano dipinti mitologici in stile neoclassico opere di Luigi Ademollo. Essendo adibito ad abitazioni private è visitabile solo esternamente.
Palazzo Bisdomini: risale al sec. XIII e si presenta con facciata dal paramento a filaretto sezionata da blocchi di concio di calcare cavernoso. Anch'esso ospita abitazioni private.
Palazzo Bichi Ruspoli: o Castellare dei Rossi – corrisponde all'accorpamento di tre edifici di uno risale al sec. XVIII mentre la torre e un altro edificio sono del sec. XIII. E' ben conservato con stucchi barocchi nella cappella gentilizia del castellare, ad opera di artisti senesi tra cui Alessandro Franchi e Cesare Maffei. E' adibito ad uso privato e commerciale con parte sede di attività bancaria.
Palazzo Borghesi: risale al duecento con rimaneggiamenti nel sec. XV.
Palazzo Brigidi: risale al trecento e si presenta con la facciata decorata da due piani di bifore con snelle colonnine marmoree dai capitelli variati. All'interno si conserva una scala a chiocciola detta “della Pia” riferendosi a Pia dè Tolomei leggendaria sposa di Nello Pannocchieschi e che in realtà non fu mai sposa di questi.
Palazzo Bonsignore: del 1440 in stile tardogotico è tra i più bei palazzi della città. La facciata in laterizio è merlata (a merli guelfi) e basamento in pietra a forma di sedile; due ordini di trifore decorano i piani superiori separate da un cornicione ad archetti pensili.
Palazzo Celsi Pollini: risale al 1525 al suo interno conserva affreschi attribuiti alla bottega di Bartolomeo Neroni detto il “Riccio“. Ospita abitazioni private e non visitabile.
Palazzo del Capitano: risale al duecento e fu sede del Capitano della guerra e del Capitano del popolo. La merlatura e gli stemmi decorativi sulla facciata risalgono al 1854.
Palazzo Chigi-Saracini Lucarini: risale al sec. XII; nel sec. XVI fu acquistato dalla famiglia Piccolomini che lo ampliarono e dopo il 1770 la famiglia Saracini allungò la facciata mantenendo lo stile trecentesco. Nel 1932 vi fu istituita l'Accademia Musicale Chigiana dal conte Guido Chigi-Saracini ed oggi è diventata un centro dal prestigio internazionale per il perfezionamento degli studi musicali. E' stato abitato dalla famiglia fino al 1965.
Il palazzo è curvato per seguire l'andamento della strada; la facciata è gotico seneserivestito in pietra fino al primo piano, poi in laterizi. Vi si aprono più ordini di trifore e sulla sinistra ingloba una torre mozza in pietra. Ospita al suo interno la collezione d'arte di Bernardo Saracini iniziata nel 1776.
Da qui si può raggiungere la galleria dove si conservano esempi importanti di arte senese dal duecento in poi di artisti come: il Neroccio - Sodoma – Andrea del Brescianino – Beccafumi e altri.
Palazzo Chigi alla Postierla: risale al cinquecento e ospita la Soprintendenza per i beni storici e artistici ed etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto. Al suo interno due saloni con la decorazione originaria, fatta di affreschi e tele del pittore fiammingo Bernard van Rantwyck e stucchi di Marcello Sparti da Urbino (1573).
Palazzo Cinughi dè Pazzi: risale al sec. XIV con facciata in laterizio, su tre piani con quattro aperture incorniciate da archi senesi; ai piani superiori vi sono finestre bifore spartite da piccole colonne in marmo. Oggi accoglie abitazioni private.
Palazzo Pubblico: o Palazzo Comunale – risale al 1297 – 1310 dal governo dei nove della Repubblica di Siena come propria sede. Oggi è sede dell'Amministrazione comunale e del Museo Civico. E' affiancato dalla torre del Mangia la quale è tra le torri antiche Italiane più alte (la terza dopo il torrazzo di Cremona di 112 metri e la torre degli Asinelli di Bologna alta 97,2) arrivando a 88 metri all'altezza degli ultimi merli.
Al suo interno conserva capolavori tra cui l'affresco “dell'allegoria ed effetti del Buono e del cattivo governo” di Ambrogio Lorenzetti. La facciata del palazzo è composta di quattro ordini nelle due ali laterali. Nell'ordine inferiore si aprono una serie di arcate; al centro di ciascuna ghiera, tra gli archetti e l'arco acuto principale di ciascuna finestra, è stata inserita una balzana bianca e nera, il simbolo di Siena.
Sulla sommità retto da una cornice di archetti pensili, si presenta un coronamento merlato di tipo guelfo (cioè senza l'estremità a coda di rondine). Al centro della facciata un grande disco presenta il “Trigramma di Cristo” (di Battista Niccolò 1425) ideato da Bernardino da Siena e più sotto lo stemma dei Medici con lo stemma cittadino e l'altro è “il leone del popolo “. Le buche pontaie che costellano la facciata erano usate dai costruttori medievali per alloggiarvi le travi in legno delle impalcature.
Accanto alla torre del Mangia si trova il cortile del Podestà decorato da antichi stammi. L'interno del palazzo è decorato fin dal trecento. Il museo civico è collocato al primo piano del palazzo e custodisce numerosi capolavori dell'arte senese nelle prime quattro sale dette “della Quadreria” - “Sala del Risorgimento“ e da qui si accede alla porzione più antica e prestigiosa del palazzo.
“Sala di Balia“ la quale è divisa in due sezioni da un arco e completamente ricoperta da affreschi. Si notano sedici virtù nelle volte, opera di Martino di Bartolomeo del 1408, mentre alle pareti spicca il ciclo sulla vita di papa Alessandro III (papa senese).
“Sala dei Cardinali” con pareti decorate da vari affreschi tre-quattrocenteschi staccati. Una vetrina al centro raccoglie alcuni cimeli tra cui cofanetti intagliati e intarsiati, bossoli per votazioni e la picca (un'arma costituita da una punta metallica di varie forme e fogge montata su di un'asta di legno dalla lunghezza variabile tra i 4 e i 6 metri) del capitano del popolo.
“Sala del Concistorio” si ci passa attraverso un pregiato portale marmoreo di Bernardo Rossellino (1448). Sulle volte vi sono affreschi allegorici di Domenico Beccafumi dedicati alle virtù pubbliche e alla loro pratica nell'antichità. Le imposte lignee del portale intarsiate, sono opera di Domenico di Niccolò.
Vestibolo; Anti-cappella e Cappella di Palazzo comunicanti tra loro e ci viene incontro un affresco staccato dalla Loggia dei Nove raffigurante la Madonna con Bambino di Ambrogio Lorenzetti (1340); nel vestibolo: la lupa allattante due gemelli, una scultura dorata di Giovanni di Turino (1429/30). L'anti-cappella è affrescata da Taddeo di Bartolo 1415, su temi mitologici e di storia romana. In una vetrina sono esposte oreficerie come “la rosa d'oro” di Pio XII: opera di Simone da Firenze 1462 e altre opere.
Anche la Cappella di palazzo custodisce affreschi di Taddeo. La cancellata in ferro battuto e stagnata del 1437 opera di Giacomo di Giovanni e suo figlio Giovanni. La piccola acquasantiera bronzea con figurette risale al 1434 ad opera di Giovanni di Turino; il ricco lampadario ligneo, dorato e dipinto risale al 1435. L'organo a canne risale al 1519.
“Sala del mappamondo” è la sala più grande e più famosa detta anche del Consiglio che custodisce due grandi affreschi del 1312/15. Tutta la sala reca decorazioni di artisti del 1400/1500.
Sala dei nove o Sala della pace qui Ambrogio Lorenzetti affrescò le celeberrime scene degli Effetti del Buono e del Cattivo Governo (1338/39.
“Sala dei pilastri” che espone opere trecentesche e quattrocentesche di artisti minori. Da una scala decorata si giunge alla Loggia retta da quattro pilastri che ha una straordinaria vista sulla Piazza del mercato e sulla metà sud della città.
Al secondo piano, quella che era la sala del Capitano del Popolo, oggi è la sede di riunione del Consiglio comunale decorata da due tele raffiguranti il Giuramento di Pontida e Provenzano Salvani nel campo di Siena, opere di Amos Cassioli e da lunette tardo- cinquecentesche con storie senesi. Altre sale ospitano e mostrano raccolte di stampe, dipinti del sei-settecento, ritratti senesi, carte geografiche, documenti su Siena e il palio nonché una piccola raccolta di modelli in legno e gesso.
Teatro dei Rinnovati era l'antica sala del gran consiglio della Repubblica. Adattata nella sua funzione attuale nel 1560. E' dotata di quattro ordini di palchi e un elegante boccascena.


IV Itinerario

Palazzo dei Diavoli: ha assunto tale denominazione sulla base di due possibili interpretazioni, quella popolare: per riti satanici, orge e messe nere; quella storica: vittoria senese del 1526 sull'esercito di papa Clemente VII e della Repubblica di Firenze, che si disse ebbe luogo grazie all'intervento di forze soprannaturali o diaboliche.
Si presenta in una forma singolare in laterizi. La struttura più antica risale al sec. XIV e in seguito fu sopraelevata e munita di torre cilindrica. Nel 1460 fu dotata di cappella dopo l'ampliamento.
Palazzo Fineschi Sergardi: risale al sec. XIV su progetto di Bartolomeo Neroni detto il “Riccio“; fu adibito a monastero (Convento delle Derelitte) fino al sec. XVIII. Nel corso del novecento fu ampliato per ospitare oggi, una residenza d'epoca privata. Fu dimora del Senatore Tiberio Sergardi, patriota Italiano, gonfaloniere di Siena al momento del plebiscito per l'unione di Siena al nascente Regno d'Italia.
Palazzo Pannilini Zuccantini: risale al 1550 su disegno di Bartolomeo Neroni; si sviluppa su tre piani con più esempi di cornice marcapiano in pietra serena; il secondo interamente intonacato con aperture incorniciate in travertino e arenaria. Gli affreschi settecenteschi nelle volte dei piani del palazzo sono di gran pregio. Attualmente ospita abitazioni private per cui non visitabile l'interno.
Palazzo Luti: risale al sec. XIII ed è ubicato di fronte alla Chiesa di S. Pietro alla Magione che appartenne ai templari. Sulla facciata lo stemma della famiglia Luti e una targa in bronzo che ricorda Baldassarre Peruzzi architetto senese che vi abitò. Oggi vi sono abitazioni private.
Palazzo Piccolomini: risale al 1469 e si presenta con elegante facciata in pietra scandita da file di bifore divise da marcapiano e coronata da un fastoso cornicione; (le finestre inginocchiate del piano terra sono più tarde). I braccioli in ferro battuto sono originali dell'epoca. Oggi è sede dell'Archivio di Stato e del museo delle tavolette di Biccherna (attiva dal XII sec. fino al 1786 e fu una delle principali magistrature finanziarie della Repubblica di Siena).
Palazzo Reale: risale al quattrocento da Jacopo Petrucci che passò poi al figlio Cardinale Raffaello. Dopo la fine della Repubblica di Siena (sconfitta da Firenze) nel cinquecento fu venduto ai Medici. Con l'unità d'Italia ospita la Prefettura e l'Amministrazione provinciale senese ed è noto come palazzo del governo.
Palazzo Salimbeni: risale al sec. XIV della famiglia Salimbeni, delle due torri originali ne è rimasta una sola con l'originario Fondaco dei Salimbeni. Nel 1419 fu confiscato dalla Repubblica senese e fu adibito a Dogana e ufficio di Gabella. Dal 1472 fu sede del “Monte Pio“ (Monte di pietà) per porre fine all'usura. Nel 1866 il Monte Pio fu incorporato dal Monte dei Paschi (cioè dei pascoli) che concedeva prestiti tenendo a garanzia delle operazioni le rendite pubbliche annue dei pascoli di maremma, che venivano controllati dal demanio senese.
In quello stesso 1866 il palazzo fu acquistato dal Monte dei Paschi che ne fece la sede centrale il quale demolì qualche corpo e ne sopraelevò altri aggiungendo strutture e paramenti in stile antico. Al centro della piazza svetta la statua di Sallustio Bandini (Siena 19 aprile 1677 – Siena 8 giugno 1760 Religioso, politico ed economista Italiano).
Il palazzo si presenta in stile gotico-senese i rimaneggiamenti dell'ottocento e novecento hanno cercato di riprodurre lo stile trecentesco: con trifore sotto archi a sesto acuto, la merlatura in alto e la fila ininterrotta di archi ciechi sotto di essa.
Pinacoteca che comprende le collezioni d'arte della Banca con opere di Pietro Lorenzetti – il Sassetta – Jacopo della Quercia – Sano di Pietro – Domenico Beccafumi – Bartolomeo Neroni – Francesco Vanni – Rutilio Manetti – il Rustichino – Bernardino Mei e Alessandro Franchi.
Essendo la sede centrale della Banca Monte Paschi di Siena vi è anche l'archivio storico del Monte dei Paschi, contenente numerosi documenti, sigilli, timbri d'amministrazione ecc. La Banca è la più antica in attività ed è ritenuta anche la più longeva al mondo.
Palazzo di San Galgano: risale al sec. XV come residenza cittadina per i monaci dell'Abbazia di S. Galgano. Nel 1978 fu acquisito dall'Università di Siena e divenne la facoltà di lettere e filosofia. Con la riforma del 1 gennaio 2011 è sede del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali. Oggi ospita anche laboratori e studi di alcuni docenti del Dipartimento di Scienze Sociali, Politiche e Cognitive dell'Università di Siena.
Palazzo Sansedoni: Risale al XIII sec. è il più notevole degli edifici privati che affaccia sulla piazza del Campo. Sulla facciata curvilinea che segue l'andamento della piazza si trovano tre ordini di trifore ed è sormontato da una torre. Al suo interno vari ambienti sono dotati decorazioni settecentesche ad opera di Gian Domenico Ferretti e Anton Domenico Gabbiani databili tra il 1645 e il 1760. Il soffitto della cappella privata con decorazione Gloria del Beato Ambrogio Sansedoni è opera del Gabbiani.
Palazzo Sozzini-Malavolti: risale al sec. XV; ha subito ricostruzioni nel XVIII e XIX sec. e ispirate alle leggi artistiche del neoclassicismo, risalgono anche i numerosi affreschi ai soffitti ad opera di Luigi Ademollo.
Palazzo Spannocchi: risale al 1471 commissionato da Ambrogio Spannocchi con attività mercantili e la nomina di tesoriere di papa Pio II Piccolomini. La facciata si presenta con elementi scultorei di teste scolpite di antichi imperatori romani. Oggi anche questo palazzo unitamente al palazzo Tantucci posto di fronte e risalente al 600 è sede della Banca Monte dei Paschi di Siena.
Palazzo Tolomei: risale a prima del 1205, appartenente alla ricca famiglia dè Tolomei i quali s'insediarono in Italia con la venuta di Carlo Magno; furono abili nel cambio divenendo una potente famiglia di banchieri. Appartenente a questa famiglia fu Pia dè Tolomei, la quale fu citata da Dante nel V canto del Purgatorio, in cui si racconta della sua morte avvenuta ad opera del marito, che la gettò da una finestra del suo castello in Maremma. Oggi è sede della Cassa di Risparmio di Firenze.
La facciata si presenta in pietra grigia con due piani molto distanziati, divisi da cordoni di ricorso e alleggeriti da due file di cinque eleganti bifore, sormontati da archetti acuti e occhi trilobi.
Palazzo del Magnifico: risale al 1508 commissionato da Pandolfo Petrucci, un ricchissimo aristocratico senese a Domenico di Bartolomeo. Fu tra le più sfarzose dimore del tempo. Straordinario era il salone principale fatto decorare soffitto e pareti dai migliori artisti tra cui il Pinturicchio – Luca Signorelli – Girolamo Genga. La decorazione avvenne per le nozze del 22 settembre 1509 tra Borghese Petrucci e Vittoria Piccolomini. Con la morte di Pandolfo avvenuta nel 1512 il figlio di questi Borghese, fu cacciato dalla città e da allora gli affreschi furono strappati ed oggi sono distribuiti in vari musei.


V Itinerario

Piazza del Campo: particolare e originalissima a forma di conchiglia è rinomata in tutto il mondo per la sua bellezza e integrità architettonica e dove ogni anno si svolge il Palio di Siena. Il primo documento che la cita risale al 1169.
La pavimentazione a mattoni della conca interna risale al 1333 mentre i lavori di scavo per la fontana pubblica risalgono al 1334. Nel quattrocento Jacopo della Quercia decorò la fonte Gaia che fu spostata nel sito attuale nel XIX sec.
La circonferenza della piazza è di 333 metri articolata in due aree: l'invaso centrale e a sud pavimentato con mattoni disposti a coltello e divisa in nove spicchi; la cortina attorno lastricata, il numero nove ricondurrebbe al Governo dei nove.
Cappella di Piazza che sorge ai piedi della torre del Mangia, edificato nel 1352 per ringraziare la Vergine Maria dello scampato pericolo della peste nera che aveva colpito la città nel 1348. Tra il 1537/39 Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma, affrescò la Madonna con il figlio e Dio Padre i cui resti sono conservati nel Museo civico.
Fonte Gaia fu inaugurata nel 1386, tra il 1409/19 fu arricchita da statue e rilievi ad opera di Jacopo della Quercia. Quelli odierni sono copie scolpite da Tito Sarrocchi nel 1868.
Palazzo Chigi Zondadari di origine antichissima è il primo palazzo che s'incontra nell'emiciclo, segue il palazzo Sansedoni con una maestosa mole in laterizio, nato dall'aggregazione di più palazzi gentilizi del duecento. Tra i vicoli di S. Pietro e S. Paolo si trova la facciata posteriore della Loggia della Mercanzia realizzata nel 1763.
Nel blocco successivo troviamo le case di Metz, una serie di edifici con paramento in laterizi; segue la ripida strada detta “Costarella“ che si trova sul luogo dell'antica Porta Salaria XI sec. qui si affaccia la torre delle sette Seghinelle.
Ultimo edificio monumentale sulla piazza è il Palazzo Pannocchieschi riconoscibile dalla merlatura Guelfa e dalla forte somiglianza con il palazzo del comune.
Palio di Siena: è una competizione tra le contrade di Siena, tipica giostra equestre di origine medievale; le contrade sono 17. La prima testimonianza della corsa la troviamo nel 1200 che documenti ricordano un “Palio di San Bonifazio” antecedente al 1200
Logge del papa: edificate nel 1462 commissionate dal papa Pio II (nativo di Corsignano attuale Pienza presso Siena) e che ne fece dono alla sua famiglia “Piccolomini“ dalla quale egli proveniva e possedeva il palazzo attiguo. I lavori furono diretti dall'architetto senese Antonio Federighi.
Le logge del papa presentano una facciata in travertino a tre arcate rinascimentali a capitelli corinzi. Le arcate sono sormontate da un architrave recante la dedica in latino “PIUS II PONT MAX GENTILIBUS SUIS PICCOLOMINEIS“ (Pio il Pontefice Massimo ai suoi parenti Piccolomini) e da un attico in laterizi.
Loggia della Mercanzia: o di S. Paolo venne costruita tra il 1417 e 1428 sotto la direzione di Sano di Matteo e dal 1428 al 1444 sotto la direzione di Pietro del Minella in uno stile di transizione tra il gotico e rinascimento. Allo stesso secolo risalgono le 5 statue mentre le volte a crociera furono costruite e decorate nel sec. XVI e il piano superiore sulla croce del Travaglio fu aggiunto il secolo successivo.
Nel 1764 la struttura divenne proprietà dei Signori Uniti del Casini che ne fecero la sede del Circolo degli Uniti, esistente dal 1657 e tuttora attivo. La Loggia è composta da tre arcate su pilastri riccamente decorati, con le facce recanti tabernacoli con statue. Quelle esterne raffigurano S. Pietro e S. Paolo opera del Vecchietta 1458; le altre tre raffigurano San Savino – Sant'Ansano e San Vittore opera di Antonio Federighi 1458.
I banchi marmorei dei lati brevi ed in particolare il destro del Federighi porta figure della storia romana 1459/64, mentre quello di sinistra è opera di Urbano da Cortona 1462. Nelle volte stucchi e affreschi decorativi reintegrati e rimaneggiati nell'ottocento; la prima a sinistra è opera del Pastorino dei Pastorini 1549/52 mentre la seconda e la terza di Lorenzo Rustici 1553/63.
Il salone superiore presenta un monocromo di Luigi Ademollo del 1793/94.
Fonte Nuova: costruita su progetto di Camaino di Crescentino e Sozzo di Rustichino risale al trecento. Caratterizzata da una doppia arcata ogivale in laterizi che introduce alla grande vasca, che veniva utilizzata sia per l'abbeveraggio che come lavatoio.
Fontebranda: risale al XIII sec. sita all'interno del quartiere abitato sin dal primo medioevo dagli artigiani dell'arte della lana; essa è menzionata fin dal 1081 e ampliata da Billamino nel 1193, ricostruita poi in mattoni e travertino nel 1246 nelle forme attuali. Questa è la fonte più imponente e ricca d'acqua e la più famosa in quanto citata da Dante nella Divina Commedia (inf. Xxx – vv. 76 – 78). Nei pressi è nata e vissuta S. Caterina da Siena che per questo viene anche definita la Santa di Fontebranda.
E' caratterizzata da tre ampie arcate gotiche ogivali sormontate da merli e una fila di archi ciechi con motivi triangolari. Il frontale è ornato da quattro zampilli leonini e al centro reca lo stemma di Siena. Al suo interno oltre alla vasca, si snodano nel sottosuolo di arenaria oltre 25 km. Di condutture, in parte scavate e in parte murate denominate “bottini” che prende il nome dalla particolare forma delle gallerie con volta a botte, alte circa 1,75 mt. e larghe 0,90 mt.
E' possibile percorrere a piedi questi cunicoli poiché l'acqua piovana raccolta nel camminamento denominato “gorello“ scorre con una inclinazione di un metro per km. Che dalla campagna senese raggiungono le fonti cittadine. Tali condutture erano già in uso dal XII sec. fino al moderno acquedotto inizi novecento; ancora oggi riforniscono le fonti pubbliche cittadine.
Fonte d'Ovile: formata da una doppia arcata ogivale risale al 1262, utilizzata per l'abbeveraggio e come lavatoio.
Antiporto di Camollia: è una fortificazione del 1270 e nel seicento fu dotata di una seconda porta più esterna. Simone Martini dipinse l'Assunzione della Vergine e nel 1585 Alessandro Casolani vi apportò soprail soggetto analogo. Altri interventi furono eseguiti da Antonio Nasini nel 1685 e poi dal fratello Giuseppe Nicola nel 1699.
Con i bombardamenti del 1944 queste stesure di intonaco crollarono riportando nuovamente alla luce la pittura del Casolani della quale si possono ancora leggere alcuni brani.
Fortezza Medicea: o forte di S. Barbara risale al 1561/63 per ordine del duca di Firenze Cosimo I dè Medici. Sul luogo precedentemente si ergeva un forte chiamato “cittadella”, il quale fu fatto edificare dall'imperatore re di Spagna Carlo V nel 1548 quando la città era assoggettata al governo iberico sotto il comando dell'ambasciatore Diego Hurtado de Mendoza e il 26 luglio 1552 i senesi insorsero scacciandoli dalla città e rasero al suolo la cittadella.
Circa tre anni dopo Siena fu cinta d'assedio per oltre un anno dalle truppe spagnole e medicee e stremata dovette arrendersi. La pace di Cateau-Cambrèsis (2 – 3 aprile 1559) tra la Francia e gli Asburgo portò Siena ad essere assegnata a Cosimo I poiché priva di alleati.
Dal 1937 la fortezza è trasformata in giardino pubblico ed ospita un'enoteca, mostre e manifestazioni di vario tipo. Essa su ogni angolo del forte costruito in laterizi, si ergono imponenti bastioni cuneiformi su tre dei quali vi è affisso lo stemma Mediceo in travertino, sovrastante una testa di leone, mentre sul bastione rivolto a sud è rimasta solo la testa di leone.
Il quadrilatero interno della fortezza è lungo 180 mt e largo 125, mentre gli spigoli più esterni dei bastioni descrivono un quadrilatero esterno di 200 mt. di larghezza e 270 mt. di lunghezza. L'intero perimetro della fortezza misura 1.500 metri.


VI Itinerario

Le mura di Siena: si hanno notizie di mura già dall'antica Saena Julia dell'Etruria etrusca prima e romana poi. La prima cerchia di mura risale all'alto medioevo e comprendeva la città vecchia cioè Castelvecchio. A differenza di altre città a Siena non si ebbero nuove cerchie murarie che inglobavano le precedenti, ma avvennero degli ampliamenti fino al quinto ampliamento che inglobò tutta la parte sud della città nel 1290 fino al confine murario tuttora esistente.
Porta Romana: innalzata nel 1327 da Agnolo di Ventura e Agostino di Giovanni, munita di merli e di un antemurale di difesa. Nel 1417 Taddeo di Bartolo doveva pitturarla raffigurante la Vergine al pari delle altre porte, ma l'opera fu continuata da Stefano di Giovanni detto “il Sassetta“ e alla morte dell'artista, tre anni dopo, l'opera fu affidata a Sano di Pietro il quale portò a termine il lavoro nel 1466. Nel 1978 per l'avanzato degrado gli affreschi vennero staccati e trasferiti nella Basilica di S. Francesco.
Porta Pispini: fa parte dell'ultima cerchia muraria della città di Siena e risale al 1326. Originariamente era chiamata “Porta San Viene” poiché nel 1107 vi transitarono le spoglie di S. Ansano martirizzato a Monteperti. La struttura è dotata di un antemurale con funzione di difesa, aperta da un unico fornice e coronata da una possente merlatura sorretta da archetti pensili.
Nella facciata interna era presente il grande affresco della natività risalente al 1530 del Sodoma. Alcuni resti si trovano all'interno della Basilica di S. Francesco poiché deteriorati dal tempo. Sulla sua sinistra, inglobato dalla cerchia muraria, si trova il fortino militare che costituisce una delle testimonianze meglio conservate eseguite dall'architetto Baldassarre Peruzzi tra il 1527/32. Il fortino è un esempio significativo di architettura militare cinquecentesca e si rifà alla tipologia dei baluardi quattrocenteschi.
Porta Laterina: Laterino era il nome del borgo a lato della città e la porta fa parte dell'ultimo ampliamento trecentesco; nel 1530 venne affiancata ad un bastione progettato da Baldassarre Peruzzi.
Porta a Ovile: fu completata nel 1246 ed è tra le meglio conservate, dotata di un antemurale merlato e un affresco nella parete interna raffigurante la Madonna col Bambino opera di Sano di Pietro.
Porta San Marco: fu aperta negli stessi anni di Porta Tufi 1325/26 e fu potenziata nel XVI sec. da Baldassarre Petruzzi.
Porta Tufi: realizzata tra il 1325/26 con l'ultima cerchia muraria ed è attribuita ad Agnolo di Ventura. Si presenta in laterizio con coronamento merlato guelfo poggiante su archetti pensili e tre aperture a tutto sesto.
Porta Camollia: è una porta trecentesca e fu ripristinata nel XVI sec. reca la gentile iscrizione; “Cor magis tibi Sena pandit” (Siena ti apre il cuore più grande di questa porta).
Castello delle quattro torri: di origini trecentesca dotata di quattro torri angolari che ne danno il nome, si erge isolato in una radura sopraelevata circondato da ulivi, cipressi e altre specie arboree. Interamente in laterizio con esterno imponente, rafforzato dalla scarpatura attorno alla quale sorge un angusto giardino con siepi a disegno geometrico al posto del fossato.
Il piano nobile è segnato da un marcapiano mentre tutti i coronamenti del mastio e delle torri, presentano una decorazione fatta di una cornice di archetti pensili trilobati e file di mattoni disposti in tralice tanto da creare una vivace trina chiaro-scurata. Le aperture sono per la maggior parte ad arco ribassato oltre a qualche feritoia.
Sui lati principali vi sono tre assi più uno per le torri. Numerose sono le buche pontaie che punteggiano le pareti. Si accede al piccolo cortile interno da un portale con doppia ghiera a sesto acuto tipicamente senese; questi è porticato su tre lati e retto da pilastri ottagonali o olistili. Una breve scalinata in laterizio porta al piano nobile.
Castello di Belcaro: risale al 1190 e le prime notizie le troviamo in una pergamena del 1199 nell'archivio di stato di Siena che ne ricorda i proprietari: Guido e Curtonecchia di Marescotto. Sulle origini del nome vi sono molte leggende come: una dama attendendo il ritorno dello sposo dalla guerra e passeggiando sulle sue mura con il bambino in braccio, scorgendo il marito all'orizzonte avrebbe proteso le braccia verso di esso lasciando cadere il bambino nel giardino sotto le mura, esclamando rivolta verso lo sposo “sei bello, ma mi costi caro”; da allora il castello prese il nome “Belcaro”.
Fu più volte distrutto e nel 1376 Nanni di ser Vanni ne fece dono a S. Caterina da Siena che lo trasformò in un convento per le monache con il nome di S. Maria degli Angeli. Nel 1408 il castello rientrò in possesso dei Salvini che lo vendettero ai Bellanti e nel 1525 venne acquistato dal banchiere Crescenzio Turamini che gli conferì la forma attuale.
Una lapide ci ricorda che nel 1554 il castello divenne proprietà di Cosimo I dè Medici. Nel 1710 in seguito all'acquisto della famiglia Camajori, lo fece restaurare nel 1802 dall'architetto Serafino Belli rifacendo fare la facciata della villa interna in stile rinascimentale. Le truppo tedesche ne fecero un ospedale militare nel 1944, gli importanti restauri dentro e fuori la villa ne fanno oggi uno dei castelli meglio conservati di tutta la provincia.
Il complesso è interamente compreso in una cinta muraria a forma di cuneo; il portale di accesso è protetto da due piombatoi e a sinistra da un torrione semicircolare con due archibugiere che immette nel primo cortile. Attraverso un'apertura ad arco ribassato si giunge nel secondo cortile quello principale in stile rinascimentale e lastricato in cotto a spina di pesce. Una targa marmorea ricorda la visita di Margherita di Savoia. Cornici marca-davanzali corrono lungo tutto l'edificio.
All'interno della villa la decorazione più illustre è l'affresco del giudizio di Paride ad opera di Baldassarre Petruzzi. Metà dello spazio interno alle mura è occupato dal giardino scandito in aiuole geometriche. Al centro del giardino vi è la cappella intitolata ai Santi Giacomo e Cristoforo con facciata a capanna timpanata e arricchita da due lesene ai lati e da un San Jacopo a Robbiana nel timpano.
L'interno ad aula unica, coperta a botte e completata da un'abside dietro l'altare. Interamente affrescata e alle pareti finte specchiature marmoree e grottesche a monocromo su sfondo dorato. Nella volta divisa in scomparti vi sono dipinti coppie di Angeli che reggono un candelabro con la fiaccola accesa; sui lati i quattro evangelisti con i rispettivi simboli e al centro uno stemma araldico. Sull'abside vi sono S. Pietro e San Paolo con scene di martirio mentre campeggia al centro un grande affresco con la Madonna e il Bambino tra i Santi Caterina da Siena, Sebastiano, Cristoforo, Caterina d'Alessandria.
Nella cupoletta vi sono quindici quadretti con le otto sibillee (sibille erano vergini dotate di virtù profetiche); quattro scene della Passione e resurrezione di Gesù. Restando nel giardino, vi si affacciano le Logge leggermente arretrate rispetto alla cappella e composte da tre arcate a tutto sesto. All'interno delle tre campate sono raffigurate storie mitologiche, il tutto coronato da un finto pergolato ricco di foglie, uccelli e frutta; agli angoli vivaci mascheroni.
Il camminamento delle mura che un tempo aveva funzioni difensive è percorribile e ha il suo culmine nel torrino sopra la loggia da cui si vede in lontananza la città di Siena, la villa, le volte, l'eremo di Lecceto e la villa di S. Colomba presso Monteriggioni.


VII Itinerario

Certosa di Maggiano: risale al 1316 su donazione del Cardinale Riccardo Petroni al fine di costruirne un luogo di meditazione e preghiera. Nel 1554 con la guerra franco-spagnola tra Carlo V di Spagna ed Enrico II di Francia fu in parte distrutta. Nel 1782 il gran duca di Toscana Leopoldo II fece abbattere le 17 celle dei frati ed alienare l'intera certosa fatta eccezione per la Chiesa. Nel 1969 sotto proprietà di privati venne ristrutturata per divenire una struttura ricettiva di lusso.
Villa Chigi di Vicobello: l'edificio è caratterizzato da una facciata la cui parte centrale è in leggero aggetto con tre arcate tamponate al piano terra e tre finestre ravvicinate ai due piani superiori scandite da lesene e con cornici marcapiano.
Il giardino si sviluppa su vari terrazzamenti collegati tra loro da rampe di scale; diviso in quattro grandi aiuole in bosso ospita un'antica collezione di aranci e di limoni. Il giardino si conclude con un'esedra ornata da lesene agli angoli e una grande apertura centrale ad arco a tutto sesto, inquadrata da un gruppo di cipressi.
Dal giardino dei limoni si scende al pomario diviso in aiuole geometriche e da questo si scende al giardino delle azalee con fiori come calle, zinnie, camelie, oleandri, palme e piante di papiro. Nella terrazza di fronte alla villa vi sono collocate grandi aiuole ovali di piante stagionali e perenni che riproducono lo stemma dei Chigi.
Un glicine corre lungo il muro perimetrale e una doppia rampa di scale conduce al giardino botanico creato da Bonaventura Chigi nell'ottocento. Una peschiera ad emiciclo chiude la veduta. Attraverso una porta segreta rivestita di rocce rustiche si torna al giardino delle azalee.
Villa Flora: è un tipico esempio di abitazione borghese di campagna e risale al XIX sec. si sviluppa su tre piani con facciata decorata da lesene interrotte solo da un balcone. Vi si accede da un cancello sito tra quattro pilastri lavorati a bugnato dal quale partono vialetti lungo il muro ornati di fioriere, panchine e statue. Davanti alla villa al centro vi è un'aiuola con palme nane, rose e un glicine.
Il parco è dotato anche di cappella, voliera metallica, un ninfeo e la limonaia con all'ingresso due leoni marmorei stilizzati; una suggestiva fontana con sassi spugnosi, conchiglie, concrezioni calcaree e vulcaniche. Il ninfeo è raggiungibile tramite una scaletta in travertino e vi si ammira una fontana a zampillo dotata di un ponticello e una scultura di ranocchio.
Villa Ginanneschi Gori: è di origine seicentesca dotata di un ampio spazio aperto davanti ornato da aiuole e cinto da un muro nel quale si aprono due cancelli che conducono ad un viale di lecci intrecciati formanti una vera e propria galleria, che conduce alla “ragnaia“ la quale rappresenta un'isola verde a pianta “labirintica“ e al “teatro di verzura”; questi è a pianta ellittica interamente costruito con architetture arboree, sia la platea che il palcoscenico sono circondati da una doppia serie di lecci squadrati.
Il parterre-platea è a ferro di cavallo e delimitato da un basso muretto a mattoni. La parte centrale è caratterizzata da un arabescato ricamo ottenuto con aiuole d'erba e vialetti in ghiaia. Fuori dal teatro a ridosso della siepe esterna di lecci, si aprono varchi per consentire la circolazione e vi svettano tre alti cipressi: due ai vertici dell'asse minore e uno sullo sfondo del palcoscenico.
Villa Pavone: risale alla prima metà dell'ottocento e comprende villa, giardino e fabbriche annesse. L'accesso alla villa è dotato di un cancello sorretto da due pilastri sormontati da sfingi, ad opera di Luigi Magi.
La villa si sviluppa su due piani; il fronte principale dotato di un portico con colonne tuscaniche e sormontata da una terrazza, è preceduta da una breve scalinata. Sul fianco vi è un'aranciera neo-quattrocentesca in cotto delimitata da alti semi-pilastri con capitelli corinzi. Il giardino di gusto romanico è delimitato da un boschetto con percorsi sinuosi con tre manufatti di pregevole fattura: una loggetta dorica affaccia sulla via Cassia, una simbolica piramide sepolcreto e una grotta-ipogeo. Attualmente la villa ospita una casa di cura per anziani e si può visitare su richiesta.
Villa il Serraglio: strutturata su tre piani ha l'aspetto conferitogli nell'ottocento-novecento senza particolari abbellimenti; dotata di parco all'inglese con numerose specie esotiche quali: sequoie, tuje giganti, magnolie, sentieri bordati da siepi di bosso e pietre calcaree allineate. Arredata con vasca circolare, sedili ad archi, piccoli ponti, grotta artificiale, resti di colonne con iscrizioni e un piccolo teatro di verzura.
Sul retro della villa si trova un piccolo giardino all'Italiana con piante di limoni e un viale di cipressi, decorato da statue in cotto che conduce ad una rotonda decorata al centro da una colonna e un'agave bronzea. Sulla rotonda vi è il “romitorio” copia di un convento in miniatura.
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