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Impruneta

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Tracce di insediamenti etruschi e testimonianze archeologiche rimandano ad un'origine remota il paese, seguita dalla testimonianza romana ma è in epoca medievale, che si afferma il ruolo sociale e civile. E' celebre per l'industria di terracotta (il cosiddetto cotto di Impruneta); dal 1929 è un comune autonomo.

Monumenti
Santuario di S. Maria ad Impruneta: tutta la storia del paese è legata al Santuario; nel VI sec. a. C. sul luogo era presente un Santuario legato a una divinità salutare, in epoca alto medievale nasce l'attuale basilica (1060). La facciata è preceduta da un portico di Gherardo Silvani del 1634 e dalla torre campanaria del XIII sec.
L'interno a navata unica custodisce opere di pregio come: una natività del Passignano e una vocazione di S. Pietro dell'Andrea di Jacopo da Empoli. Di fianco al presbiterio vi sono due edicole del Michelozzo, decorate da Luca della Robbia, conservano le reliquie della vera Croce e l'immagine della Madonna che la tradizione vuole sia stata dipinta da S. Luca Evangelista; in contro facciata vi è la cantoria del sec. XVI.
Secondo la leggenda il dipinto della Madonna fu ritrovato in un campo sul monte delle Sante Marie e dopo tanti tentativi di edificarvi il Santuario, vanificati da crolli improvvisi, si decise di far decidere alla Madonna il luogo; quindi posto il dipinto su di un carro trainato da due buoi senza conducente, gli animali furono fatti partire dalla cima e dove si fermarono fu deciso di costruirvi il Santuario.
Tempietto della Vergine: una tavola del sec. XIII ridipinta da Ignazio Hugford nel 1758, ai lati dell'immagine le terracotte robbiane raffigurante i SS. Pietro e Paolo: l'altare della Madonna presenta al centro il ciborio in argento con il ritrovamento della sacra immagine; il ricchissimo paliotto in argento dono di Cosimo III, risale al 1714 dagli orafi Cosimo Merlini il giovane e Bernardo Holzmann su disegno di Giovan Battista Foggini.
Tempietto del SS. Sacramento: conosciuto come cappella della Croce (perché custodisce una reliquia della vera Croce donata al Santuario da Filippo Buondelmonti degli scolari conosciuto come Pippo Spano – condottiero e mercante Italiano); all'altare una terracotta robbiana raffigurante la Crocifissione, ai lati le statue di S. Giovanni Battista, S. Romolo e un paliotto seicentesco. Nell'attiguo coretto si trova la grata in bronzo dorato del 1636 di Cosimo Merlini il vecchio.
Sagrestie: la prima è della Trinità del 1418 opera di Mariotto di Nardo, la bolla di papa Leone X del 1513, mentre il mobilio è del XVI sec. Nella seconda vi è il gruppo bronzeo raffigurante il Crocifisso, Madonna e S. Giovanni opera di Felice Palma.
Compagnia di S. Sebastiano: all'altare vi è posta la tavola raffigurante la Madonna con i Santi Rocco, Sebastiano e i confratelli della compagnia opera di Giovanni Bilivert.
Chiostri: il primo fu realizzato da Antonio degli Agli in stile Michelozziano, il secondo chiostro è più antico e risale al sec. XIV; da qui si accede ad un vasto ambiente coperto a volta chiamato sala d'armi dei Buondelmonti e poi alla cripta, piccolo ambiente absidato, diviso in tre navate con colonne di arenaria, concluse da capitelli sormontati da pulvini. Nella cripta vi sono stati collocati resti di un'ambone del sec. XII. Vicino alla cripta sorge il sepolcreto dei Buondelmonti, costruito nel 1611 e le salme erano poste in posizione seduta all'interno delle nicchie.
Chiesa di San Miniato a Quintole: è citata in una bolla di papa Adriano IV datata 29 novembre 1156; il portale di accesso è di epoca romanica, mentre all'interno conserva un frammento di affresco del trecento, raffigurante la Madonna col Bambino, soppressa nel 1986 è annessa al Santuario.
Chiesa di S. Lorenzo alle rose: il primo documento risale al 1120, presenta la facciata a capanna preceduta da un portico su colonne toscane; l'interno a navata unica con altari laterali, dietro l'altare maggiore vi è custodita un'Annunciazione del Maestro di Serumido cinquecentesco. Sull'altare destro è posto un dipinto raffigurante S. Nicola di Bari opera di Andrea Boscoli 1596; su quello a sinistra è custodita una tela attribuita a Francesco Curradi, rappresentando S. Domenico, S. Caterina e aperta al centro in cui era posta la Madonna col Bambino di Taddeo Gaddi e collocata poi nella cappella laterale a sinistra del presbiterio.
Chiesa di S. Lorenzo a colline: risale al 1156 e al suo interno custodisce un polittico di Lorenzo di Niccolò, avente nel mezzo la Madonna in trono col Bambino tra i Santi: Nicola di Bari, Lorenzo, Michele Arcangelo e Giuliano.
Chiesa di S. Pietro in Jerusalem: a navata unica e copertura a capriate lignee con pareti laterali stonacate. Conserva una tela del seicento raffigurante la Madonna col Bambino e una tavola seicentesca con il miracolo di San Pietro.
Chiesa di S. Stefano e S. Caterina: sita nella frazione Pezzolatico del comune di Impruneta; risale al 1156 all'esterno spicca la torre campanaria che mantiene l'originale paramento murario di epoca romanica. L'interno a navata unica con altari laterali in pietra serena custodisce: il Martirio di S. Stefano copia dall'omonimo Pietro da Cortona; Madonna col Bambino di Jacopo del Cosentino inquadrata in una tela di Giovanni Martinelli del 1647; Madonna col Bambino e S. Giovanni tra i Santi Cosma e Damiano di Alessandro Allori del 1582; estasi di S. Caterina dè Ricci di Jacopo Vignali.
Dal portale si accede al piccolo chiostro definito su tre lati da un portico con archi in laterizio; vi si conservano due lastre sepolcrali del sec. XIV, una delle quali è in marmo intarsiato.
Chiesa di S. Pietro a Montebuoni: già menzionata nel 1156 fu retta dai Buondelmonti poi dai Capitani di parte e infine dallo stesso Granduca di Toscana; fu ricostruita nel trecento. Al suo interno custodisce una tavola con l'immagine della Madonna col Bambino di Lorenzo di Bicci. Nel 1518 venne promossa priora e nel 1600 venne realizzato il fonte battesimale che diede maggiore importanza alla Chiesa.
Villa Corsini a Mezzomonte: intorno all'anno mille esisteva una fattoria fortificata e nel trecento venne costruita una prima abitazione signorile con cortile centrale e in pietra forte; fu trasformata nel 1580 con una torretta rialzata e con le tipiche finestre inquadrate da cornici grigie, che risaltano sull'intonaco bianco.
Nel 1629 venne acquistata dal futuro Cardinale Carlo dè Medici che la fece decorare e affrescare dai più importanti artisti fiorentini dell'epoca. Nel 1644 il Cardinale vendette la villa al marchese Bartolomeo Corsini e da allora continua ad essere nel patrimonio dell'antica famiglia fiorentina, i quali realizzarono gran parte dei giardini. Oggi è abitualmente abitata da alcuni discendenti, i quali aprono la villa per ricevimenti e altre manifestazioni speciali.
Villa Larderel: risale al trecento ed è ubicata nella frazione di Pozzolatico; nel sec. XVI apparteneva alla famiglia Ricci; nel 1869 divenne dimora della contessa di Mirafiori e di Fontanafredda. La famosa bella Rosina che nella cappella della villa si unì in matrimonio morganatico (tipo di matrimonio tra persone di diverso rango sociale che impedisce il passaggio alla moglie dei titoli e dei privilegi del marito), con il re Vittorio Emanuele II.
Nel 1837 divenne proprietà dei Larderel e nel 1872 vi fu celebrato il matrimonio fra Bianca Enrichetta dè Larderel e il figlio del re Vittorio Emanuele II e della bella Rosina: il conte Emanuele Alberto Guerrieri di Mirafiori. Nel novecento divenne dimora di Francesca Bertini (attrice del cinema muto) e dal 1951 è stato centro di riabilitazione della Fondazione Pro Juventude Don Gnocchi fino alla fine degli anni novanta.
Nella parte antica sono visibili ambienti con stucchi e affreschi; la facciata risale al settecento. Attorno alla villa vi sono giardini che comprendono un cottage e un laghetto artificiale.
Cimitero Americano: in località Falciani e risale al 1949 con l'arrivo delle prime salme dei soldati Americani, caduti durante la campagna d'Italia 1943/45; si estende su 28 ettari. Le 4.402 salme sono disposte in otto sezioni contrassegnate da Croci latine per i caduti di religione Cristiana e dalla stella di David per quelli di religione ebraica.
Due ampi viali alberati conducono in cima alle tre terrazze sulle quali sorge il memoriale dedicato ai caduti, le cui spoglie non sono mai state ritrovate; il sacrario consiste in un muro rivestito da lastre di granito rosa di Baveno, su cui vi sono riportati i 1.409 nomi e grado dei dispersi.
La cappella con una porta di bronzo e vetri è ricoperta di marmi colorati, dietro l'altare di marmo nero del Belgio, si trova un prezioso mosaico disegnato da Barry Fulkner e realizzato da Fabrizio Cassio, raffigurante la rimembranza; le due pareti ai lati dell'altare e le pareti interne, sono di marmo rosso Collemandino della Versilia, mentre il pavimento è di lastre di marmo verde serpentino; un lucernario a stelle permette alla luce di entrare nella cappella.
All'esterno sotto i due vestiboli, vi sono due fontane a getto continuo disposte in due vasche di forma rettangolare con rivestimento in travertino; davanti al sacrario si eleva una stele di metri 20 di forma prismatica e rivestita di travertino, alla cui sommità è posta una scultura in marmo dello scultore Sidney Waugh raffigurante lo spirito della pace.
Fornace Agresti: conserva internamente l'antica articolazione: attrezzi, stampi, modelli e forme dell'antica manifattura Agresti, la fornace risale al sec. XVIII.

Aree Naturali
Terme di Firenze che si trovano nella frazione Falciani, costituite da quattro sorgenti che sorgono all'interno di un parco.
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