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Selinunte

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E' una vasta zona archeologica tra le più rilevanti d'Italia e il parco archeologico più grande d'Europa. L'indiscusso fascino è dovuto alla sua posizione isolata che fa risaltare le bianche rovine. Fondata dalla colonia greca di Megara Iblea nel sec. VII a. C. fu in conflitto perenne con Segesta la quale ne determinò la sua distruzione.
Era già molto potente nel 570 a. C. come attesta la sottocolonia di Eraclea Minos, ed era in buoni rapporti con Cartagine. Nel corso del sec. VI fu governata da tiranni tra i quali Pitagora ed Eurileonte. Ebbe un ruolo di primo piano nel conflitto tra siracusani e ateniesi il quale venne concluso nel 409 a. C. con la sua distruzione per mano dei Cartaginesi guidati da Annibale.
Non fu sifficiente il breve sussulto di ripresa ad opera del siracusano Ermocrate e nel 250 a. C. fu completamente abbandonata. La completa rovina degli edifici è dovuta ad una scossa tellurica medievale e nel 1800 iniziarono gli scavi della zona la quale è divenuta parco archeologico.
Selinunte Tempio E: (al nr, 1) edificio risalente al 460 – 450 a. C. il quale si sovrappose ad altri più antichi; in stile dorico di metri 67 x 25 con sei colonne sulla fronte e cinque sul lato lungo; la cella era preceduta da un pronao con metope scolpite a figure mitiche (le restanti 4 sono custodite nel museo archeologico di Palermo) e seguita da opistodomo “in antis“ (ossia un ambiente con due colonne al centro e mura laterali); forse dedicato a Hera o Afrodite.
Tempio F: (al nr. 2) è il minore del gruppo e misura 61 x 24 posizionato al centro. Fu eretto nel 550 – 540 a. C. con sei colonne sulla fronte e 14 sul lato, la cella composta di pronao e adyton (la parte più interna della cella). Aveva metope scolpite sulla fronte e le due rimaste rappresentano una gigantomachia.
Tempio G: (al nr. 3) era un gigantesco edificio di metri 113 x 54 e tra i più grandiosi dell'architettura greca; fu eretto nel 530 a. C. e non fu mai portato a termine poiché alla distruzione della città i lavori erano ancora in corso. Era uno pseudo-diptero ottastilo con 17 colonne sul lato lungo; la cella spartita da un doppio colonnato di 10 colonne con triplice ingresso e sacello, aveva pronao a quattro colonne.
Acropoli: occupa la sommità del colle a picco sul mare e vi si accede attraverso la depressione del Gorgo di Cottone. Ai lati dell'ingresso sono visibili alcuni tratti di mura di cui era cinta, le quali furono ricostruite nel periodo punico; il lato nord è sostenuto da un poderoso muro a gradoni. All'interno delle mura si sviluppa un impianto urbanistico a reticolato imperniato su due assi principali: sud – nord ed est – ovest, i quali si incrociano dividendo l'area in tanti quartieri dove oltre ai templi sorgono costruzioni di età punica.
Tempio O: (al nr. 4) è subito dopo l'ingresso con le case dei custodi con i resti del tempio costituiti dal basamento.
Tempio A: (al nr. 5) si trova proseguendo verso nord e in condizioni migliori del precedente, esso misura 40 x 16 periptero esastilo. Questi ultimi due risalgono al 490 e 460 a. C. La costruzione periptera porticata a forma di “T“ in asse con il tempio “A“ è stata identificata con l'ingresso monumentale della zona.
Tempio B: (al nr. 6) lo si incontra attraversato l'asse est – ovest; prostilo con pronao e cella risalente al III sec. a. C.
Tempio C: (al nr. 7) questo monumentale tempio si erge a nord del precedente e fu eretto nel 560 a. C. con i suoi metri 63 x 24 ed è il più grandioso dell'acropoli. É periptero con 42 colonne alcune delle quali rialzate e dotato di cella tetrastila con adyton. Sulle fronti vi erano metope scolpite tre di esse con scene mitologiche (sono al museo archeologico di Palermo assieme alla decorazione fittile del tetto).
Tempio D: (al nr. 8) con i suoi resti si trova poco più avanti del tempio precedente, un periptero dorico con 34 colonne e misura metri 56 x 23 risalente al sec. VI a. C. su di uno più antico.
Ad alcuni edifici e in particolare ad un piccolo sacello del 580 a. C. dovevano appartenere le sei metope che oggi sono nel museo archeologico di Palermo.
E' da questo punto che si infittiscono i resti delle abitazioni che furono erette dopo la distruzione del 409 a. C.
Porta settentrionale: (al nr. 9) essa è contornata dalle imponenti fortificazioni puniche con torrioni semi-circolari, una galleria sotterranea (oggi a vista) e altri edifici. Da qui si ammira la spianata del colle di Manuzza dove sorgeva l'abitato greco di Selinunte.
Santuario della Malophoros: (al nr. 10) si scende nella vallata e si passa il ponticello sul fiume Modione, si sale sulla collina della Gaggera e si trovano i resti dell'edificio del Santuario, il quale è così chiamato per le numerose statuine femminili che vi furono scoperte, alcune delle quali reggenti melograni; il Santuario era dedicato a Demetra e la vasta area ha tutt'intorno un alto muro di recinzione di forma irregolare.
Nella parte sud – est sporge un piccolo recinto sacro dedicato a Ecate risalente al sec. V a. C. al suo interno il sacello della dea. Precede il colossale propileo d'ingresso una piccola costruzione circolare risalente al sec. V a. C. Al suo interno vi sono alcune basi di altare votive e un grande altare rettangolare.
Il sacello della dea si raggiunge superando il canale di pietra, esso misura 20 x 9 dotato di pronao con ambiente di servizio laterale, una vasta cella, un adyton con nicchia. Sulla sua destra si notano i resti di altre strutture; il tempio fu eretto nel sec. VI a. C. su uno più antico.
Santuario di Zeus Meilichios: (al nr. 11) è un recinto sacro posto più a nord di forma quadrata e misura 17 metri per lato dotato di colonnato e all'interno il sacello.
Tempio M: (al nr. 12) i suoi resti si trovano più avanti superando una sorgente, esso misura metri 26 x 10 e risale al sec. VI a. C. E' preceduto da una colossale gradinata detta “altare“ ed è dotato di pronao e cella.
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