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Sull'origine del nome sono state fatte molte ipotesi, si è parlato dalla derivazione dall'etrusco: Rumon, fiume, che fu anche l'antico nome del Tevere. La pavimentazione di capanne scavate nella roccia sul Palatino e le tombe nella zona del Foro Romano, sono la prima testimonianza del nucleo abitativo da cui poi doveva svilupparsi l'insediamento della città romana.
Questo primo insediamento è datato tra il IX e VII sec. a. C., ma certamente alla fine dell'età del bronzo erano già sorti dei piccoli villaggi sulle alture, che dominavano i terreni bassi e paludosi in prossimità del Tevere, in un ambiente ricco di boschi, pascoli e acque, reso fertile dalle antiche eruzioni vulcaniche e dall'opera dell'uomo.
Questi antichi insediamenti si unirono poi a formare un villaggio, sorto nella zona più felice: il Colle Palatino, non molto distante dal mare e prossimo ad una importante arteria di traffico quale era il fiume Tevere, soprattutto all'altezza dell'Isola Tiberina.
Per tutto il tempo della monarchia, fino alla cacciata di Tarquinio il superbo, continuò l'espansione della città, che andava sottomettendo i popoli confinanti e accresceva il suo potere dandosi un primo impianto urbanistico come le città Etrusche. Il Foro era centro politico e commerciale. La prima cinta muraria a difesa della città sono posteriori all'invasione dei galli (390 a. C.) quindi mura repubblicane.
Con l'avvento della Repubblica (509 a. C.) si aggiunsero altre conquiste nella penisola, poi in Africa, in Oriente, nella Spagna e nella Gallia. Fuori le mura sorgevano nuovi templi, abitazioni e un nuovo Foro. Con Augusto iniziò l'età imperiale (27 a. C.) e fu il periodo di maggiore splendore della storia romana. All'antico Foro e a quello di Cesare, si aggiunse il Pantheon.
Roma fu divisa in quattro zone; ripartita in 14 circoscrizioni (regiones), a sua volta divisi in quartieri (vici); i meno abbienti dimoravano in casa di affitto a più piani (insulae). Nel 64 sotto l'impero di Nerone, un gigantesco incendio durato nove giorni, ridusse in cenere 10 delle quattordici regioni.
Fu edificato il Colosseo, terme, archi trionfali ed opere idrauliche di grande portata; i romani furono architetti insuperabili raggiungendo raffinatezza nella scultura, nel basso rilievo e nella ritrattistica. Nel 309 sorsero le mura Aureliane lunghe 18 km., e in parte ancora visibili.
Poi la decadenza: Costantino trasferì la capitale dell'impero a Bisanzio, i vandali saccheggiarono Roma per 15 giorni (455). Fu stremata dalla carestia, dalla peste, dalla malaria e per circa 20 anni dovette combattere contro i Goti che avevano fondato un regno a Ravenna. Nel 568 i Longobardi invasero l'Italia; nel IX sec., i saraceni con le incursioni lungo le coste tirrene e nel 1084 i normanni saccheggiarono Roma indebolita dalle continue lotte.
Durante le persecuzioni contro i Cristiani si scavarono km., di gallerie per nascondere i cimiteri, detti poi catacombe dove venivano accolte le spoglie dei martiri e che divennero anche luoghi di culto. La case private che avevano ospitato i fedeli per i riti religiosi diventarono Chiese; i templi pagani in rovina venivano utilizzati per nuove costruzioni.
La Curia eleggeva come sede il Laterano e Leone IV circondava di mura il Vaticano per proteggere l'antica Basilica di S. Pietro dai saccheggi e dalle incursioni barbariche. Nel 1143 Roma insediò sul Campidoglio il suo comune che per secoli avrebbe conteso al pontefice il controllo della città. L'Urbe che era centro religioso subì un duro colpo con il trasferimento dei papi ad Avignone (1305 – 1377); il caput mundi era divenuto poco più di un villaggio, sempre al centro di sanguinose lotte tra famiglie di aristocratici.
Con il ritorno a Roma della Curia e il consolidamento del potere temporale della Chiesa, ebbe inizio l'epoca feconda del rinascimento. Nel 1527 vi fu il sacco di Roma compiuto dagli spietati Lanzichenecchi, che inviati in Italia da Carlo V, sfuggirono al controllo dei comandanti e tra le orribili stragi operate dalla soldataglia e la peste che seguì, decimarono di molto la popolazione.
Il rinnovamento era inarrestabile, sorse la nuova Basilica di S. Pietro, i palazzi vaticani e alcune splendide residenze gentilizie; strade e piazze che si ornavano di obelischi e fontane: Roma si arricchì di numerosi monumenti con opere di artisti senza eguali: Michelangelo; Raffaello; Bramante; Carlo Maderno; Domenico Fontana. Nel seicento fiorì il barocco romano, ne fu artefice tra altri, il Bernini con le sue opere in Vaticano, il palazzo di Montecitorio, le fontane di piazza Navona e Borromini; con le Chiese di S. Maria in Agone e S. Andrea delle Fratte.
Nel settecento venne costruita la scalinata di Trinità dei Monti di Francesco de Sanctis e la fontana di Trevi di Nicolò Salvi. Giuseppe Valadier regalò alla città la sistemazione del Pincio e piazza del Popolo. Il 1800 con la discesa di Napoleone in Italia ebbe termine il potere temporale dei papi. Iniziarono le guerre del risorgimento, nel 1849 fu proclamata la Repubblica romana; nel 1870 con l'apertura della breccia di Porta Pia, Roma era consegnata all'Italia e ne diveniva la capitale.
Nel XX sec., venne costruito il palazzo di Giustizia e il contestato Vittoriano.
Per meglio visitarla dividiamola in itinerari:

I ITINERARIO
Campidoglio: è il più basso dei famosi sette colli ma è anche il più rappresentativo insieme al Palatino. Era diviso in due alture separate da una piccola valle chiamata Asylum perché si riteneva che Romolo vi avesse ospitato i fuoriusciti dei villaggi vicini, dando spazio alle loro abitazioni, ed è il luogo dove oggi si apre la piazza del Campidoglio.
Dove oggi sorge la Chiesa di S. Maria in Aracoeli, era l'Arx, roccaforte militare punto di difesa della città, circondata da rupi inaccessibili. Erano sull'Arx le oche salvatrice di Roma e care a Giunone, che secondo la tradizione, con il loro starnazzare avvertirono il comandante Marco Manlio dell'aggressione dei galli.
Prima della Chiesa sull'Arx sorgeva il tempio di Giunone Moneta presso il quale era stata impiantata la zecca: dal nome della dea il denaro fu chiamato: moneta. Il picco roccioso era detto: “Rupe Tarpea” perché secondo la tradizione lì furono precipitati Tarpeo, guardiano del Capitolium e sua figlia, rei di aver voluto consegnare la rocca agli assedianti sabini; dopo di loro tutti i traditori venivano gettati nello strapiombo.
Sul Campidoglio si tenevano consigli, coniate monete, si riuniva il senato, raccolte e conservate leggi, si procedeva alla leva militare. Incendi, crolli, demolizioni ne mutarono la configurazione e quando Costantino trasferì la capitale dell'Impero a Bisanzio, sul colle sacro si stendevano i panni e vi pascolavano le greggi. Nel medioevo fu di nuovo centro della vita politica romana con la sede del senato; Cola di Rienzo che poi vi fu ucciso lo elesse a sede del suo governo.
Si accede al Campidoglio per la cordonata Michelangiolesca ai piedi della quale sono due leoni egizi trasformati in fontane che nei giorni di festa gettavano vino. Alla fine della scalinata vi è la balaustra con le statue dei Dioscuri di epoca imperiale, i trofei di Mario (I sec.) raffiguranti armi dei daci e dei germani, le statue di Costantino e del figlio Costante II, due colonne militari della via Appia.
Piazza del Campidoglio: realizzata nel XVII sec., su progetto di Michelangelo; vi si possono ammirare tre eleganti palazzi: sullo sfondo il palazzo Senatorio; a destra della scalinata il palazzo dei Conservatori a sinistra il museo capitolino. Nella piazza campeggia la statua equestre dell'imperatore Marco Aurelio del XVI sec., una scultura bronzea dorata. (sostituita da una copia mentre l'originale trovasi nel palazzo dei Conservatori). La statua ornò dapprima un portico sulla piazza del Laterano e fu salvata dalla distruzione perché creduta l'effigie di Costantino.
Vi è raffigurato l'imperatore in atteggiamento oratorio che monta un cavallo pannonio: un ciuffo della criniera tra le orecchie è detto: “la civetta”. Sulla superficie bronzea restano tracce dell'antica doratura che come afferma la leggenda: riapparirà integralmente quando la civetta canterà, il fatidico giorno della fine del mondo.
Palazzo Senatorio: eretto nel 1500 da Giacomo della Porta e Girolamo Rainaldi, preceduto da una doppia scalinata Michelangiolesca che include una vasca con l'antica statua di Minerva seduta, poi diventata raffigurazione della Dea Roma. Ai lati due grandi statue del Nilo e del Tevere (II sec.), provenienti dalle terme di Costantino sul Quirinale. A fianco è la torre di Martino Longhi XVI sec., il palazzo è sede del comune di Roma e al suo interno: la sala del carroccio; la sala delle bandiere; la sala verde; l'aula consiliare.
Palazzo dei Conservatori: fu eretto da Giacomo Della Porta su disegno di Mechelangelo nel 1500; lo precede un porticato sostenuto da colonne ioniche. Ha bellissime sale che hanno funzione di rappresentanza per le attività comunali: splendida la sala degli Orazi e Curiazi affrescata nel XVI sec., dal Cavalier d'Arpino con scene di storia romana; la statua di Urbano VIII del Bernini e la statua di Innocenzo X anch'essa del seicento, una delle più belle creazioni di Alessandro Algardi.
Nella sala dei capitani vi sono le statue di cinque capitani della Chiesa: spicca quella di Carlo Barberini: su di un tronco antico fu posta la testa scolpita dal Bernini mentre gli arti sono opera dell'Algardi. Nella sala dei trionfi con bellissimo soffitto si possono ammirare statue e bronzi; celebre “lo spinario” copia romana di un'opera greca raffigurante un ragazzo mentre si leva una spina dal piede.
La sala della lupa, con antico pavimento a mosaico prende il nome dalla lupa capitolina, emblema di Roma, bronzo del VI – V sec. a. C., attribuita alla scuola di Vulca, insigne artista di Veio che decorò anche il tempio di Gove; i due gemelli, del Pollaiolo, furono aggiunti nel XV sec. Seguono: la sala delle oche; la sala delle aquile; la sala degli arazzi e la cappella nuova dove si ammirano alle pareti i misteri del Rosario in porcellana di Sassonia e la sala affrescata detta delle guerre puniche; quindi la cappella vecchia: con affresco attribuito ad Antonio da Viterbo. Nel palazzo sono allestiti: il museo del palazzo dei Conservatori; il braccio nuovo; il museo nuovo e la pinacoteca.
Museo del palazzo dei Conservatori: si susseguono varie sale con opere di grande interesse: la Galleria degli orti Lamiani con la Venere esquilina; sala dei Magistrati: con statue dei Magistrati IV sec.; Artemide del IV sec. a. C., le epigrafi che attestano il conferimento della cittadinanza romana a Petrarca, Michelangelo, Tiziano e Bernini; sala dei monumenti arcaici con opere pregevoli: una testa di leone; una stele funeraria; e un eroe sul cocchio tutte del V sec., a. C.
Nella sala Castellani: corredi funerari; vasi etruschi e italici; la ricostruzione di un carro da processione. Nella sala dei Bronzi: un'enorme testa di Costantino del IV sec.; del I sec., invece: un lare danzante; un letto funerario e una lettiga. Nella sala degli orti Mecenaziani: un Ercole, un Marsia replica romana da un originale di Callimaco V sec., a. C.
Braccio nuovo: è una parte del museo allestita di recente con i resti di un tempio di Giove capitolino; un Apollo saettante originale greco proveniente dal tempio di Apollo Sosiano V sec. a. C.; Aristogitone magnifica copia di un bronzo dell'Agorà di Atene e un frammento di affresco romano III sec. a. C., la più antica pittura romana.
Museo nuovo: ordinato nel 1925, conserva opere arcaiche greche e romane. Da ammirare: un Atena dall'originale di Cresila IV sec. a. C. e una Polimnia dall'originale ellenistico del II sec. a. C.
Pinacoteca capitolina: vi sono ordinate pregevoli opere Italiane e straniere del periodo che va dal XVI al XVIII sec. Tra i principali artisti rappresentati: Dosso Dossi; Girolamo Savoldo; Giovanni Bellini; Veronese; Tiziano; Lorenzo Lotto; Rubens; Antonio Van Dyck; Velasquez; Caravaggio; Domenichino; Guercino; Reni.
Palazzo nuovo: identico al palazzo dei Conservatori, fu costruito da Girolamo Rainaldi nel XVII sec., al suo interno è allestito il:
Museo Capitolino: nel cortile d'ingresso si trova la fontana del Marforio, una delle statue parlanti romane, dove la voce del popolo deponeva biglietti irriverenti, di critica e d'invettiva contro i soprusi del potere.
Collezione Egizia: con sculture in parte provenienti dall'antico tempio di Iside in Campo Marzio; opere attinenti ai culti orientali che ebbero larga diffusione nella Roma imperiale; una colossale statua di Marte del II sec.
Nella Galleria: si allineano numerose opere: una vecchia ubriaca, replica da un originale di Mirone il giovane III sec. a. C.; una splendida raffigurazione di Atena trovata a Velletri; un ritratto dell'imperatore Probo del III sec.; un puteale (bordo di un pozzo) con rilievo che rappresenta i 12 dei consenti, trovato a villa Adriana; Amore che tende l'arco, copia del IV sec. a. C., da un originale di Lisippo; Sala delle colombe: così chiamata per il famoso mosaico in cui sono ritratte quattro colombe che si abbeverano a un cratere, preso dalla villa di Adriana.
Gabinetto della Venere: si ammira la famosa Venere capitolina, replica romana in marmo pario della greca: Venere di Cnido di Prassitele; la sala degli imperatori e la sala dei filosofi ospitano rispettivamente una collezione di 65 busti di imperatori romani e 79 busti di poeti e filosofi. Nel salone si trovano: il Centauro ridente e il Centauro piangente di Aristea e Papia di Afrodisia, epoca adrianea; un grande Ercole fanciullo con una bellissima ara per base.
Stupenda l'Amazzone ferita, replica di Sosikles dall'opera di Cresila V sec. a. C. Nella sala del Fauno è il Satiro ridente, con un grappolo d'uva, copia da originale ellenistico epoca adrianea. La sala del Galata morente: al centro ha la superba scultura ellenistica del Galata morente, rinvenuta negli orti Sallustiani, copia del III sec. a. C., di un bronzo della prima scuola di Pergamo. Il corpo nudo del guerriero colpito a morte è uno degli esempi più significativi dell'arte antica.
Basilica S. Maria in Aracoeli: è preceduta da una delle più suggestive scalinate romane eretta nel 1348; a fianco di essa è visibile un'insula (casa di abitazione) a due piani del II sec. La Chiesa fu eretta nel VII sec., ricostruita nel 1300. La tradizione vuole che Augusto sia andato a chiedere alla Sibilla che sarebbe stato il suo successore e che ella abbia risposto: un bambino ebreo, reggitore del cielo.
In quel luogo egli eresse un altare dove poi sorsero la Chiesa e il monastero; più tardi si disse che Augusto ebbe la visione della Vergine con il bambino, raffigurata nell'altarino della cappella di S. Elena. La facciata è semplice e in cotto.
L'interno a tre navate divise da colonne dissimili prese da materiale di spoglio di edifici romani. La Chiesa ha un soffitto rinascimentale, pavimenti e pulpito cosmateschi; nella cappella Bufalini: affreschi quattrocenteschi del Pinturicchio. Il monumento del Cardinale D'Albret XV sec., è di Andrea Bregno; la pietra tombale di G. Crivelli è firmata da Donatello.
Nel transetto la tomba duecentesca di Luca Savelli poggiata su sarcofago romano. Sull'altare della cappella maggiore una Madonna del X sec. Nella cappella di S. Elena oltre alle sue reliquie, il monumento del Cardinale Acquasparta attribuito a Giovanni di Cosma, con l'affresco di P. Cavallini; Cappella del famoso Santo Bambino dell'Aracoeli, raffigurato in una statua del XV sec., scolpita secondo la tradizione, nel legno di un olivo dell'orto di Getsemani.
Tullianum o carcere Mamertino: è composto di un vano trapezoidale e di una cella sottostante, dove attraverso un foro del pavimento venivano calati i prigionieri prima della pena capitale. Vi furono rinchiusi: Vercingetorige; i partigiani di Caio Gracco; i congiurati di Catilina; Seiano e i figli; Giugurta e secondo la tradizione anche S. Pietro, per questo quando la costruzione fu trasformata in cappella intorno al 380 a. C. fu chiamata: S. Pietro in carcere.
Foro di Cesare: risale al 46 a. C., in parte è coperto dalla via dei Fori imperiali. Sono visibili i resti del tempio di Venere Genitrice, edificato da un voto di Cesare alla vigilia della battaglia di Farsalo, i resti di botteghe e di una scuola; fu più volte ristrutturato e gli fu costruito al fianco: la Basilica Argentaria, sede dei banchieri.

II ITINERARIO
Foro romano: nel X sec. a. C., era una palude che veniva usata come sepolcreto, fu bonificata all'epoca della monarchia e fu eletta sede della vita politica e degli affari. Vi si riuniva il Senato; si amministrava la Giustizia; si svolgevano le trattative commerciali; si veneravano gli Dei. In età Repubblicana si arricchì di nuovi monumenti, l'espansione di Roma richiedeva nuove aree destinate alle attività pubbliche: sorsero i fori di Cesare, di Augusto e i successivi fori imperiali.
L'antico Foro Romano ebbe ancora per qualche tempo funzioni di rappresentanza poi, venne abbandonato, seppellito da fortezze e Chiese sulle sue rovine. Per secoli fu spogliato di marmi, pietre, statue, bassorilievi per abbellire le nuove costruzioni.
Basilica Emilia: le Basiliche pagane non avevano carattere religioso, ma semplicemente un luogo per attività forensi. Lunghe file di colonne sostenevano la copertura e per ragioni di illuminazione, la navata centrale era sopraelevata alle laterali. La Basilica fu eretta nel 179 a. C., più volte rifatta, fu distrutta da un incendio nel V sec., e sul pavimento di pietre sono ancora visibili i resti di metallo delle monete fuse dal fuoco. Da questo tipo di costruzioni nascevano poi le Basiliche Cristiane, non a caso erette sulle rovine romane.
Curia: sede del senato fin dai tempi della monarchia, nel VII sec., fu trasformata in una Chiesa dedicata a S. Adriano. Nella grande aula rettangolare si vedono i piani dov'erano i seggi dei senatori e il posto della Presidenza. Vi sono stati collocati i plutei di Traiano, due parapetti scolpiti che recingevano una tribuna, in cui sono rappresentate scene del foro, atto di clemenza dell'imperatore che bruciò i registri (oggi chiameremmo : evasori fiscali) e l'istituzione dei prestiti agricoli a basso interesse.
I battenti bronzei che la chiudono sono una copia degli originali trasferiti a S. Giovanni in Laterano. Davanti alla Curia si trova lo spiazzo comitium dove si tenevano riunioni popolari.
Lapis Niger: erroneamente ritenuto la tomba di Romolo, costituito da un quadrato in marmo nero; nel sottosuolo i resti di un altare in tufo, un tronco di colonna e una stele con iscrizione a caratteri arcaici, (forse la più antica iscrizione latina che si conosca VI sec. a. C.), a caratteri bustrofedici, ossia scritta da sinistra a destra e da destra a sinistra secondo il cammino di un bue che trascina un aratro. Il testo mancante sancisce la sacralità del luogo e minaccia di morte i profanatori.
Arco di Settimio Severo: eretto nel 203 d. C., dedicato all'imperatore dai due figli Caracalla e Geta. L'arco è a tre fornici sormontati da un attico decorato da bassorilievi che ricordano le vittorie dell'imperatore contro i parti, gli Arabi e gli Assiri.
Tempio della Concordia: è una ricostruzione voluta da Tiberio di un tempio preesistente, eretto da Furio Camillo per celebrare la pace tra patrizi e plebei (367 a. C.). Da qui si notano le basi del palazzo Senatorio che poggiano sugli archi dell'antico tabularium (78 a. C.) dov'erano gli archivi di Stato e successivamente adibito a prigione.
Tempio di Vespasiano: del Tempio costruito da Domiziano nel I sec., per celebrare i suoi predecessori Vespasiano e Tito ne restano tre eleganti colonne corinzie e parte della trabeazione.
Portico degli Dei Consenti: dedicato ai 12 principali dei della mitologia romana, è in parte del I sec., d: C. (architrave, capitelli e celle sotto il portico) fu ricostruito nel IV sec., formato da due file di colonne disposte ad angolo.
Rostri: lunga piattaforma delimitata da un muro in tufo, era la tribuna oratoria, ornata dai rostri delle navi nemiche vinte nella battaglia di Anzio (338 a. C.). Davanti sono i tre alberi sacri a Roma: l'ulivo; la vite e il fico.
Umbilicus Urbis: è il centro della città, è il segno circolare tra l'arco e i rostri.
Volcanale: santuario del dio Vulcano dell'epoca della monarchia, rielaborato nell'età imperiale. Sul lato sinistro dei Rostri era il Miliarium Aureum, fatto erigere da Augusto per indicare il punto di partenza delle strade romane: sulla colonna erano impresse le varie distanze fra l'Urbe e le più importanti città.
Colonna di Foca: si erge davanti agli alberi sacri, fu innalzata nel 608 in onore di un imperatore d'oriente, che prese il potere uccidendo il predecessore e i suoi cinque figli; non ha lasciato tracce nella storia se non per aver donato al papa Bonifacio IV il Pantheon.
Lacus Curtius: è uno spazio di forma insolita, con parapetto che testimonia l'antica presenza di uno specchio d'acqua. Secondo la leggenda in quel luogo si era aperta una voragine nella quale si gettò Marco Curzio con il cavallo e con le armi, perché un oracolo gli aveva dichiarato che essa si sarebbe richiusa solo se avesse inghiottito il bene più prezioso della città.
Via Sacra: attraversa il Foro ed è chiamata sacra perché delimitata da santuari e percorsa da processioni.
Basilica Giulia: il grande edificio (50 metri per 100 metri) era costituito da una sala centrale delimitata da una galleria e preceduta da un portico. Fu iniziata da Cesare e terminata da Augusto ed era sede del Tribunale. Nella pavimentazione sono ancora visibile le tavole da gioco con cui si distraevano i cittadini che non avevano nulla da fare.
Tempio di Saturno: sito oltre il “vicus Jugarius” che fiancheggia il lato destro della Basilica ed è tra i più antichi templi romani: inaugurato nel 497 a. C. Restano otto colonne con capitello ionico e il podio di una ricostruzione più tarda. Vi era conservato il tesoro di Stato e il 17 dicembre si celebrava la festa del Dio “Saturnalia” che duravano sei giorni ed erano caratterizzati da riti orgiastici e scambio di doni.
Tempio del Divo Giulio: fu eretto da Ottaviano a ricordo di Cesare nel 29 a. C., sul luogo dove il dittatore fu cremato e dove Marco Antonio lesse pubblicamente il testamento del defunto, che nominava erede il popolo romano. Presso il podio è un altare che indica dove fu acceso il rogo. Dietro il Tempio si trova la Regia. La tradizione afferma che fosse la casa di Numa Pompilio; certamente nel periodo repubblicano fu sede sacerdotale e del pontefice massimo: li erano conservati gli archivi, il calendario e la cronaca degli avvenimenti pubblici. Era il santuario di Marte Dio della guerra, con gli scudi a lui sacri e che venivano portati in processione periodicamente.
Arco di Augusto: vi è la base dell'arco eretto nel 29 a. C., per celebrare la vittoria di Marco Antonio ad Azio.
Tempio dei Dioscuri: fu innalzato dal figlio del dittatore Aulo Postumio Albino nel 484 a. C. per realizzare un voto del padre. Nel 499 si era battuto sul lago Regillo contro i latini e i Tarquini che lottavano per il possesso della città. Secondo la leggenda i due gemelli: Castore e Polluce, figli di Giove e di Leda e protettori dei cavalieri, erano apparsi in mezzo alla battaglia combattendo al fianco dei romani. Del tempio ne restano: il podio e le tre magnifiche colonne corinzie di epoca Augustea; presso l'edificio in seguito fu collocato l'ufficio: pesi e misure.
Sul retro dell'edificio è ancora visibile, separata da una stradina, la vasca della fonte Giuturna dedicata alla ninfa delle acque e dove, dopo la battaglia vinta, i romani abbeverarono i loro cavalli prima di dare in città la notizia della vittoria.
Chiesa S. Maria Antiqua: è preceduta da atrio e nartece con pitture di Santi, scene del Vecchio Testamento e altre figurazioni religiose databili tra il VI e il IX sec., l'interno a tre navate. I dipinti a strati sovrapposti sono di grande interesse.
Oratorio dei quaranta martiri: sorge davanti alla Chiesa di S. Maria Antiqua e su di una costruzione romana, conserva tracce di affreschi dell'VIII sec. Di epoca traianea, trasformata in Chiesa aggiungendo una piccola abside, dedicata ai 40 soldati Cristiani martirizzati in Armenia sotto Diocleziano.
Tempio di Vesta: e casa delle vestali, era uno dei santuari più antichi e venerati di Roma e vi si esercitava l'unico sacerdozio femminile (le sacerdotesse Flaminiche diventavano tali solo come mogli dei Flamini). Nel tempio si conservava il fuoco sacro e le reliquie della città tra cui il Palladio di Minerva.
Le vestali erano sei, scelte dal Pontefice Massimo nelle famiglie patrizie: cominciavano il loro ministero a sei anni e dopo 30 anni di sacerdozio erano libere. Godevano di molti privilegi ed avevano due obblighi principali: custodire il fuoco sacro nel Tempio e rispettare il voto di castità. Se trasgredivano erano sepolte vive nel “ Campus sceleratus” e l'uomo profanatore, veniva fustigato a morte nel Comizio.
Il Tempio più antico della divinità del fuoco doveva essere una di quelle capanne cilindriche col tetto conico di paglia, che furono le prime abitazioni sui colli e nelle successive costruzioni in muratura mantenne quella forma, con un foro sul tetto per consentire la fuori uscita del fumo. Il podio e alcuni frammenti risalgono all'epoca di Settimio Severo. In origine la base circolare era delimitata da colonne corinzie e al suo interno c'era solo il focolare.
Attigua al Tempio e ad esso collegata da una scala, è la casa delle sacerdotesse, con atrio, portico, statue delle vestali, le stanze d'abitazione, i bagni, la cucina, la dispensa, la sala col forno, il mulino.
Domus pubblica: è fiancheggiata dalla casa delle vestali, fu abitata da Giulio Cesare quando divenne Pontefice Massimo: vi si trovano una sala absidata con pavimento musivo e una stanza con pavimento marmoreo, decorata con pitture; a un livello inferiore si notano i resti dell'impianto termale.
Tempio di Antonio e Faustina: fu eretto nel 141 d. C. in memoria della moglie di Antonino Pio e alla morte dell'imperatore, al tempio si aggiunse il suo nome. Una scalinata porta al podio con stupende colonne marmoree sormontate da capitelli corinzi; nell'XI sec., sul tempio fu eretta la Chiesa di S. Lorenzo in Miranda, poi rifatta sei secoli dopo, che appare ingabbiata tra le colonne del Tempio pagano. Nel 1429 papa Martino V concesse la Chiesa alla Universitas Aromatorium il “Collegio degli Speziali” i quali utilizzano ancora oggi i locali adiacenti la Chiesa, per ospitare il museo e un archivio che contiene ricette firmate da Raffaello Sanzio. Nel 1602 la Chiesa fu dotata di un unica navata con cappelle laterali. Sono visibili dipinti di Pietro da Cortona e del Domenichino.
Necropoli Arcaica: prima della costruzione del Foro occupava la valle ed è stata una fonte preziosa di reperti che vanno dal IX al VI sec. a. C.
Tempio di Romolo: l'edificio è ben conservato, coperto da cupola si presenta con facciata concava che s'innalza dopo la necropoli, per molto tempo si ritenne eretto da Massenzio in onore del figlio Romolo morto bambino e divinizzato; studi approfonditi hanno accertato che si tratta di un tempio dei Penati, di antichissima costruzione, che fu rifatto da Massenzio e restaurato poi da Costantino.
La porta in bronzo è quella originaria del tempo e la serratura ancora funzionante testimonia il livello artigianale di quell'epoca.
Arco di Tito: fu eretto al tempo di Domiziano per ricordare le vittorie di Tito e di suo padre Vespasiano contro i giudei, è ad un fornice rivestito di marmo con colonne e rilievi che raffigurano i trionfi di Gerusalemme e l'apoteosi di Tito.

III ITINERARIO
Basilica di Massenzio: massiccia costruzione del IV sec., iniziata da Massenzio e portata a termine da Costantino; si presentava a tre navate divise da quattro grandi pilastri, sono visibili nella navata destra le bellissime volte ornate da cassettoni a forma ottagonale. Delle otto colonne che affiancavano i pilastri rimane quella che fu trasferita in piazza S. Maria Maggiore; al suo interno vi era la statua di Costantino i cui resti sono raccolti nel palazzo dei conservatori. Parte del materiale della costruzione servì per altri edifici mentre le lastre bronzee del tetto andarono a coprire la orima Basilica di S. Pietro.
Chiesa S. Francesca Romana: o S. Maria Nova, i fedeli preferiscono il nome della Santa che fu sepolta nella Chiesa “Ceccolella” fu amata per le sue opere di carità. Eretta nel X sec., ricostruita nel XIII ebbe successivi rifacimenti; il campanile è del XII sec.; la facciata seicentesca è opera di Carlo Lombardi, ha un prezioso soffitto ligneo mentre la confessione fu realizzata su progetto del Bernini.
L'interno è ricco di pregevoli opere; nell'abside un mosaico del XII sec., raffigurante la Madonna in trono con i SS. Pietro e Andrea; in sagrestia: S. Maria Nova e Madonna del Conforto, magnifica e rara tavola del V sec. Nell'ex convento vi è allestito l'Antiquarium Forense.
Tempio di Venere e Roma: era il Tempio più grande del suo tempo (135 d. C.), progettato e fatto costruire da Adriano presso la Basilica di Massenzio, nel punto in cui sorgeva il vestibolo della Domus Aurea da cui fu tolta la colossale statua dell'imperatore per essere collocata presso il Colosseo.
Il Tempio era formato da due celle: quella dedicata a Venere era rivolta verso il Colosseo e quella dedicata a Roma era rivolta verso il Foro; fu inclusa nel convento di S. Francesca Romana, delle absidi superstiti si possono ammirare i cassettoni a stucco della volta, alcune colonne e il pavimento.
Fori Imperiali: per dare più aree ed edifici pubblici alla cittadina in crescita, sorsero nuovi Fori, chiamati complessivamente: Fori Imperiali. Essi comprendono anche il Foro di Cesare già descritto; il Foro della Pace; il Foro di Nerva; il Foro di Augusto e il Foro Traiano.
Foro della Pace: realizzato da Vespasiano nel 71 vi sorgeva il Tempio della Pace, biblioteche e una grande raccolta di opere d'arte, oggi gran parte è sotto il piano stradale. Sono visibili: una nicchia, alcune colonne abbattute e una vasta sala in cui è stata eretta la Chiesa dei SS. Cosma e Damiano VI sec.
Chiesa SS. Cosma e Damiano: l'originaria aula d'ingresso circolare del Tempio della Pace, trasformata poi nel Tempio del Divo Romolo che fu incorporata nella Basilica. Nel IX sec., nella Chiesa vennero collocati i busti dei Santi Marco e Marcello, riscoperti nel 1583 durante il pontificato di papa Gregorio XIII. Nel 1512 la Chiesa fu concessa al Terzo Ordine Regolare di S. Francesco che tuttora la officia, dotata di casa generalizia dell'ordine annessa.
Nel 1632 papa Urbano VIII la restaurò rialzandola di sette metri dal livello del terreno in modo da evitare le infiltrazioni d'acqua. L'antico pavimento è tutt'oggi visibile nella Chiesa inferiore. Nel 1947 fu chiusa l'entrata del Tempio di Romolo e realizzata quella su via dei Fori Imperiali, ripristinando il Tempio di Romolo nello stato di epoca romana.
Vicino alla nuova entrata vi sono due stanze con la pavimentazione marmorea originale del Foro della Pace e il muro su cui erano affisse le 150 lastre di marmo che componevano la Forma Urbis Romae. Oltre 1000 frammenti delle lastre furono rinvenute nel periodo rinascimentale e copiate in Vaticano.
La Basilica venne concepita con le norme della Controriforma: singola navata e tre cappelle per lato e una grande abside. Il Catino dell'abside fu decorato nel 530 a mosaico con una scena rappresentante l'accoglienza nei cieli dei due Santi titolari della Chiesa: al centro domina la figura di Cristo con un rotolo nella mano sinistra e con la destra indicante una stella, rialzato rispetto alle altre figure, poggiante su nuvolette rosse e bluastre che invadono anche il cielo blu alle sue spalle; ai suoi lati su un idilliaco praticello, si dispongono Paolo, S. Cosma e papa Felice IV che offre il modellino della Chiesa a sinistra; sulla destra Pietro, S. Damiano e Teodoro. Nel tamburo sottostante sono rappresentati gli Apostoli sotto forma di pecore.
Foro di Nerva: o Transitorio, fu iniziato da Domiziano e terminato dall'imperatore che gli diede il nome, all'inaugurazione del 97 d. C. era chiamato: Foro transitorio perché vi passava la strada “Argiletum” che lo collegava ai Fori adiacenti.
Tempio di Minerva: fu eretto nel Foro di Nerva, ma oggi resta poco più del basamento, perché papa Paolo V lo fece spogliare dei suoi marmi per costruire la fontana del Gianicolo. Sopravvivono due splendide colonne corinzie dell'antico colonnato che lo delimitava (dette: “colonnacce”) nonché i fregi che rappresentano la dea, Aracne e scene di lavori femminili che Minerva presiedeva, è stato in gran parte ricoperto dalla strada.
Foro di Augusto: finanziato dai bottini di guerra, eretto dall'imperatore per commemorare la vittoria di Filippi dove morirono Bruto e Cassio.
Tempio di Marte Ultore: il senato vi si riuniva per le dichiarazioni di guerra e per ratificare la pace, qui era conservata la spada di Cesare. Inaugurato il 2 d. C. era recintato da un poderoso muro in peperino e travertino che lo isolava dal turbolento quartiere della Subura; del Tempio restano: il podio; la bella scalinata e tre colonne, mentre del Foro sono visibili parte di due portici appartenenti a due basiliche, spogliate anch'esse dei loro rivestimenti marmorei.
Casa dei cavalieri di Rodi: costruita su edifici di età romana nel primo medio evo e rimaneggiata nel XV sec., è stata ricavata la cappella di S. Giovanni Battista il quale è il Santo Patrono dei Cavalieri di Malta. Dal 1946 la casa, è di nuovo in uso al Sovrano Militare Ordine di Malta ai cui “progenitori”, i Cavalieri di S. Giovanni di Gerusalemme, apparteneva dal XIII sec.
Nel 1466 il Cardinale Marco Barbo, nipote del papa Paolo II, promosse una serie di restauri che conferirono all'edificio l'aspetto che in parte ammiriamo oggi. Dopo il salone d'onore con le bandiere dell'Ordine e l'arengario per i discorsi, la sala della loggetta con la ricomposizione dell'attico dei portici del Foro di Augusto, alcune sale con antichi soffitti in legno, sculture e dipinti di varie epoche, si accede all'ariosa loggia a otto arcate che affaccia sui Fori.
Gli affreschi sono molto deteriorati per l'esposizione agli agenti atmosferici, raffigurano medaglioni con imperatori e paesaggi popolati da piante e animali, attribuiti ad artisti della cerchia di Andrea Mantegna.
La Chiesa di S. Giovanni Battista ricavata nell'atrio di una dimora di età romana, con ingresso dall'arco della torre del Grillo, fu edificata sui resti del Foro di Augusto, riutilizzando le demolizioni dei Fori imperiali. La Chiesa, ricavata in quadri-portico a pilastri con archi in travertino costruita in laterizio, si presenta con un grande arco nella facciata e una finestra quattrocentesca a croce e funge da cappella del Sovrano Militare Ordine Cavalieri di Malta.
Al suo interno si ammira l'Antiquarium del Foro di Augusto.
Foro Traiano: cronologicamente fu l'ultimo dei Fori (inizio del II sec) è una costruzione ardita, su progetto del famoso Apollodoro di Damasco. Per trovare spazio al più vasto dei Fori romani in una zona occupata da tanti monumenti, fu tagliata la sella che collegava il Campidoglio al Quirinale, fu distrutto un tratto delle mura repubblicane, abbattuto “l'Atrium Libertatis” dove si celebrava la liberazione degli schiavi, includendo questo ufficio nel Foro; la profondità dello scavo fu pari all'altezza della colonna di Traiano: 40 metri e l'opera compiuta destò immensa ammirazione.
Basilica Ulpia: la più vasta di quelle fino ad allora edificate, qui veniva distribuito denaro al popolo, promulgate le leggi, si conservavano gli archivi di stato. Della grande Basilica il cui nome completo era: Marcus Ulpius Traianus, oggi è visibile solo il troncone centrale, con l'abside occidentale nascosta sotto via dei Fori Imperiali (arriverebbe alle pendici del monumento a Vittorio Emanuele II) e quella orientale sotto la scalinata di Magna-Napoli e gli edifici adiacenti. La Basilica fu costruita tra il 106 e il 113 data dell'inaugurazione, le sue misure erano: 170 metri di lunghezza (120 senza le absidi) e 60 di larghezza.
Colonna Traiana: è tra le vestigia più rappresentative di Roma imperiale ha un posto d'onore. Conservò per lungo tempo un'urna d'oro con le ceneri dell'imperatore poiché monumento sepolcrale. In origine era policroma e dalle terrazze degli uffici forensi si potevano ammirare i particolari dei bassorilievi, considerati i capolavori della scultura di tutti i tempi.
S'innalza su di un piedistallo su cui sono raffigurate le armi dei Dacia e sul fusco in marmo lunense salgono a spirale 200 metri di fregi che raccontano le due guerre daciche di Traiano, separate da una vittoria che scrive su di uno scudo; il passaggio del Danubio su un ponte di barche (la Dacia è l'attuale Romania), la costruzione di accampamenti, le battaglie, gli assedi, le condanne a morte, i drammatici episodi della morte di Decebalo e la sottomissione dei vinti.
L'autore viene denominato: “ Maestro delle imprese di Traiano” ed è probabile sia stato lo stesso Apollodoro di Damasco, architetto del Foro. Sulla sommità era la statua dell'imperatore poi, sostituita con quella di S. Pietro. La colonna è coclide, ossia praticabile all'interno attraverso una scala a chiocciola che porta alla cima. Nel basamento sono ricavati due vani: il primo è un'anticamera e nel secondo, su un banco di marmo, era posta l'urna cineraria.
Mercati Traianei: attribuiti ad Apollodoro di Damasco, di rinforzo al fianco del Quirinale dopo il taglio per la costruzione del Foro. Costruito nel II sec., con impiego di laterizi, era un complesso imponente di 150 ambienti con i magazzini per le derrate alimentari gestiti dallo stato, vi si effettuavano anche vendite al dettaglio. Visti dalla parte del Foro di Traiano, cioè dal basso, i mercati si presentano come un emiciclo a due piani con tabernae (botteghe) e due esedre laterali. Un terzo piano a terrazza ospita altre tabernae.
Aula grande: di tipo basilicale ben conservata, si trova in un secondo corpo a due piani, con volta a sei crociere dove sono ricavate altre botteghe. Tra i due corpi di fabbrica passa la via: Biberatica, il cui nome medievale è derivato forse dai tipi di botteghe, adibite alla vendita delle bevande.
Chiesa S. Maria di Loreto: del XVI sec., da Antonio da Sangallo il giovane e dal Bramante. La cupola, la lanterna e il campanile sono, successivamente di Giacomo Del Duca, allievo di Michelangelo. La Chiesa è costruita in mattone e travertino; l'ordine inferiore è a pianta quadrata, il superiore è ottagonale sormontata da una fine cupola e da un'alta lanterna soprannominata: “la gabbia dei grilli”. Sopra, l'occhio del tamburo corrisponde all'ingresso principale è indicata, in un cartiglio da data: MDXCIII.
Nel 1500 la “Congregazione dei Fornari” ottenne da papa Alessandro VI una piccola cappella, che fu abbattuta per erigere la Chiesa attuale, i lavori iniziarono nel 1507 su progetto di Sangallo. Nel XIX sec., venne restaurata da Luca Carimini con l'aggiunta della canonica di Giuseppe Sacconi, architetto del Vittoriano.
Sulla facciata c'è una Madonna della scuola di Andrea Sansovino, mentre gli Angeli sulle porte laterali sono di Jacopo del Duca. L'interno è di forma ellittica con cinque altari; un mosaico di S. Caterina della Rota eseguito dal Rossetti nel 1554 impreziosisce la nicchia laterale. Ai lati dell'altare centrale, due opere del manierismo Italiano seicentesco: la presentazione al Tempio di Filippo Micheli e il Sacro Cuore di Gesù del Finelli.
L'icona della Madonna, venerata dal XVI sec., fu incoronata da Pio VII nel 1760; l'immagine è incorniciata dai membri in marmo e dai raggi tipici del barocco. Una volta a botte decorata a cassettoni ricopre l'altare e un lucernario illumina la scena liturgica. All'interno della Chiesa è conservata la scultura raffigurante: S. Susanna, una delle principali opere di Francois Duquesnoy, detto: il Fiammingo del 1640.
Chiesa SS nome di Maria: risale al 1736 edificata sul luogo dove sorgeva la quattrocentesca Chiesa di S. Bernardo. La facciata è composta: nella parte inferiore un basamento di colonne e paraste tra le quali il portale d'ingresso; la balaustra che separa i due ordini presenta statue degli Evangelisti e dei profeti. Nell'ordine superiore si erge il tamburo della cupola con paraste che delimitano otto spazi in cui aprono le finestre.
L'interno decorato con marmi policromi, è a pianta ellittica con sette cappelle poste a raggiera. I medaglioni che ornano la cupola sono affrescate con scene affrescate con storie della vita di Maria. Sull'altare maggiore è venerata l'immagine della Vergine con Bambino dipinta su legno (scuola romana XII sec.).
La celebrazione del “SS. Nome di Maria” fu introdotta da papa Innocenzo XI, in occasione della vittoria sull'impero ottomano nella battaglia di Vienna nel 1683, che segnò la fine della spinta musulmana per la conquista dell'Europa. Essendo la Chiesa degli Asburgo in Roma, è anche sede della S. Messe del :”Ordo Fratrum Domus Hospitalis Sanctae Mariae Teutonicorum in Jerusalem” (unico “Ordine Teutonico” che pone le sue origini all'epoca delle crociate riconosciuto dalla Santa Sede). Dal 1969 è sede del titolo Cardinalizio dell'ordine dei diaconi istituito da papa Paolo VI.

IV ITINERARIO
Palatino: la tradizione vuole che qui sorgesse la Roma quadrata nei confini del solco tracciato da Romolo: a conferma della leggenda sono stati rinvenuti i resti di un villaggio risalenti all'VIII sec. a. C., epoca approssimativa della nascita della città. Il colle fu scelto dai patrizi come zona residenziale e da Augusto in poi anche residenza degli imperatori.
Col Cristianesimo agli antichi edifici si aggiunsero: Chiese, fortezze e conventi, fra cui quella dei Frangipane.
Orti Farnesiani: del XVI sec., realizzati dal Cardinale Alessandro Farnese, fu il primo orto botanico al mondo, edificò la villa omonima ricoprendo la Domus Tiberiana. Progettati da Jacopo Barozzi da Vignola tra il 1520 e il 1589, in seguito papa Paolo III aggiunse diverse statue provenienti dalle vicinanze. Dalla sommità del colle si gode una splendida vista sulla città di Roma.
Palazzo Farnese: proprietà dello Stato Italiano, dal 1936 è concesso al governo Francese che vi ha sede l'ambasciata; architettura rinascimentale del cinquecento. Giacomo Puccini vi ambientò il secondo atto della Tosca. Fu progettato da Antonio da Sangallo il giovane commissionato dal Cardinale Alessandro Farnese (futuro papa Paolo III); alla morte del Sangallo nel 1546 i lavori furono ripresi da Michelangelo, a lui è dovuto il cornicione che delimita la facciata, il balcone sopra il portale centrale con il grande stemma e il completamento del cortile interno.
Il palazzo prospetta su di una piazza ornata di fontane che riutilizzano bacini in granito provenienti dalle terme di Caracalla. La facciata in mattoni con Cantonale in travertino si articola su tre piani; le 13 finestre di ciascun piano presentano differenti decorazioni e quelle del piano nobile sono coronate da frontoncini alternativamente curvilinei e triangolari.
La decorazione interna particolarmente raffinata: la camera del Cardinale affrescata nel 1547 da Daniele da Volterra, mentre la sala dei Fasti Farnesiani dipinta da Francesco Salviati tra il 1552 e 1556 fu completata da Taddeo Zuccari. Ad Annibale Carracci gli affreschi dello studio privato.
Uccelliera: sono qui presenti e trasfigurati nel solco monumentale dell'architettura, fiancheggiata da una lunghissima quinta alberata di pioppi cipressini è il percorso sul quale è impiantato a seguito della sistemazione del giardino, corollario che evoca l'età classica sono le numerose sculture e architetture a padiglione, a tempietto,a portale collocale all'interno del parco.
Palazzo Domiziano: dove si manifestava lo sfarzo e la potenza dell'imperatore, la sua abitazione e la sua corte.
Domus Tiberiana: è la stessa dove sarebbe nato Tiberio e ampliata da Caligola. L'intera Domus è solo parzialmente venuta alla luce.
Tempio di Cibele: o della Magna Mater, è il tempio della Dea che originariamente non era incluso nell'Olimpo romano, vi entrò d'autorità nel 204 a. C., quando le alterne vicende della II guerra punica avevano seminato il panico nella città. I libri sibillini interrogati risposero: bisognava portare da Pessinunte, in Asia Minore, l'immagine e il culto della dea protettrice dell'apicoltura e della natura, madre-amante di Attis che come dio della vegetazione, moriva e rinasceva a ogni stagione.
Villaggio arcaico: costituiti dai fondi di tre capanne dell'età del ferro con i fori in cui erano piantati i pali di sostegno delle pareti e del tetto, che secondo la tradizione sarebbe stata la capanna di Romolo. Accanto vi sono due cisterne del V sec. a. C. e le scale di Caci che collegavano il Palatino al sottostante Foro Boario.
Casa di Livia e casa di Augusto: si nota un cortile, il triclinium (sala da pranzo) con paesaggi dipinti alle pareti, il Tablinum (sala di rappresentanza) con altre due sale. La principale è ornata da pitture raffiguranti scene mitologiche, quella di destra ha un fregio di tipo Egiziano e decorazioni floreali. I resti del pavimento sono in mosaico bianco e nero. La casa di Augusto era composta da un'ala privata, modesta ma arricchita di belle pitture e da una parte di rappresentanza con sala e pavimenti marmorei.
Tempio di Apollo: resta il podio sul quale s'innalzavano le statue del Dio, di Latona e di Diana scolpite da artisti greci. Un criptoportico (galleria sotterranea) univa la domus Aurea di Nerone con i palazzi imperiali.
Domus Flavia: o palazzo dei Flavi, è un'enorme costruzione del I sec. d. C. per Domiziano. É composta da tre settori: il più grandioso è quello della Domus Flavia, palazzo di rappresentanza; al centro il peristilio con fontana ottagonale intorno al quale si articolavano i vari ambienti; la basilica a tre navate con abside e colonne, che aveva funzione di tribunale, segue la maestosa sala del trono, absidata, un tempo ornata da statue e colonne dove l'imperatore teneva le udienze, quindi il posto di guardia dei pretoriani; erroneamente in passato fu ritenuto il larario, cappella dei lari dell'imperatore.
Sul lato destro del peristilio è il triclinio absidato, sala da pranzo con pavimenti in marmo, ninfei, arcate che davano sul peristilio. Sotto la basilica vi è una sala con pregevoli dipinti, forse dedicata al culto di Iside dall'imperatore Caligola; sotto il larario vi è la casa dei grifi che prende il nome da due grifi in stucco, raffigurati tra le belle pitture che la ornano; sotto il peristilio sono ruderi arcaici di un silos; sotto il triclinio resti di edifici precedenti tra cui un ninfeo con decorazione marmorea e una stanza con dipinti.
Domus Augustana: è il secondo settore della costruzione Domiziana e residenza privata dell'imperatore, con facciata a portico semicircolare; nel piano inferiore un cortile circondato da numerosi ambienti; il piano superiore ospita l'Antiquarium Palatino, con reperti venuti alla luce sul colle, è un ampio peristilio e un tempietto; il terzo settore è lo stadio, dove si tenevano feste e gare con la tribuna dell'imperatore.
Paedagogium: era alle dipendenze del palazzo imperiale e vi si istruivano i servi; sono visibili: mosaici, dipinti e i graffiti che gli schiavi lasciavano sui muri.
Domus Praeconum: (casa degli araldi) ospitava coloro che aprivano il corteo prima degli spettacoli nel circo; li raffigurava un mosaico che si trova nell'Antiquarium Palatino.
Terme Severiane: per mancanza di spazio disponibile vennero erette su un'enorme terrazza artificiale sostenuta da arcate alte dai 20 ai 30 metri e che sono uno degli elementi più suggestivi del Palatino. Dalla terrazza si offre un panorama incomparabile sui monumenti di Roma antica.
Arco di Costantino: fu eretto per commemorare la vittoria dell'imperatore Costantino su Massenzio nella battaglia del 312 a Ponte Milvio. Incorporato nelle fortificazioni dei Frangipane, l'arco fu liberato nel 1804. Alto 25 metri è a tre fornici decorato in gran parte da fregi provenienti da edifici diversi. Roma stava perdendo il suo ruolo di “Caput Mundi” la capitale stava per essere trasferita a Bisanzio e le spese per il suo prestigio architettonico erano molto ridotte: si usarono parti dei monumenti di Traiano, Marco Aurelio, Domiziano, Adriano e Commodo. Sono Costantiniane le sculture che narrano le fasi della battaglia e rappresentano vittorie e trofei.
Colosseo: o anfiteatro Flavio, la Roma delle lotte gladiatorie (munera), delle cacce agli animali feroci (venationes), delle battaglie navali nei circhi e nelle piazze allagate (naumachie) è ben rappresentata in questo anfiteatro. Vespasiano iniziò la sua costruzione nel 72 (secondo altre fonti nel 76) fu terminato dal figlio Tito otto anni dopo. Fu chiamato colosseo per la grande statua di Nerone (35 metri) che era nei pressi e fu innalzata con l'aiuto di 24 elefanti.
Accanto all'anfiteatro sorgevano cinque caserme di addestramento per gladiatori, una di queste: il Ludus Magnus con cavea per esercitazioni, un ospedale per feriti, un obitorio, magazzini per armi e macchine di scena, è l'ultima scoperta. Nell'80 il colosseo venne inaugurato con 100 giorni di spettacoli: ha un diametro di 190 metri, un'altezza di 50 metri; per la costruzione furono impiegati 100.000 metri cubi di travertino, 300 tonnellate di ferro per le grappe che collegavano i blocchi. La lunghezza totale delle gradinate è di 30.000 metri; i posti a sedere: 68.000; in piedi: 5000 per un totale di: 73.000 spettatori.
Nell'anello esterno si notano tre arcate inquadrate da semi-colonne tuscaniche al I piano, ioniche al secondo, corinzie al terzoIl IV piano era diviso da lesene corinzie e vi erano inserite 240 mensole in corrispondenza di altrettanti fori da cornicione, dove passavano i pali che sostenevano un enorme velario a spicchi, per riparare gli spettatori dal sole. Ottanta arcate costituivano gli ingressi ai vari settori della cavea, con i numeri progressivi che corrispondevano ai numeri delle tessere di cui era munito ogni spettatore.
160 sbocchi (vomitoria) portavano il pubblico ai vari settori: c'erano quattro ingressi principali non numerati, di cui tre per i magistrati, le vestali, gli ospiti di prestigio e uno riservato all'imperatore. L'ingresso era gratuito per tutti, ma i posti erano suddivisi secondo il censo: i più vicini all'arena erano i senatori; nei posti successivi sedevano, in ordine ben preciso le diverse categorie, come testimoniano le targhe ancora visibili: “equitibus romanis” (cavalieri); “paedagogis puerorum” (maestri); “hospitibus publicis” (ospiti pubblici); “clientibus” (plebe) e cosi via fino ai posti più lontani, in legno, destinati alle donne.
Sotto il piano dell'arena, che era in legno e causa di numerosi incendi, erano complessi sotterranei per le gabbie delle belve, i gladiatori, le armi, le attrezzature sceniche: infatti era possibile far emergere scene di boschi o di colline durante le cacce; 30 nicchie sono probabilmente i vani di montacarichi a contrappeso, che portavano su le belve e gli uomini per lo spettacolo.
Tra il pubblico e l'arena si alzava una resistentissima rete di protezione che aveva in cima zanne di elefante e rulli di avorio ruotanti, per impedire la presa agli animali che avessero tentato di scavalcare, di guardia c'erano gli arcieri con le armi in pugno. Nel V sec., l'imperatore Onorio proibì i giochi gladiatori; il Colosseo fu utilizzato l'ultima volta per uno spettacolo di caccia nel 523, poi i Frangipane, ne fecero un castello fortezza, quindi passò agli Annibaldi. Enrico VII nel 1312 restituì l'anfiteatro alla città.
Nel 1451 papa Niccolò V (1447 – 1455 al secolo Tommaso Parentucelli, rappresentato come il prototipo del papa umanista) fece asportare 2500 carri ci materiale da costruzione: i sedili in marmo servirono per la scalinata di S. Pietro ed il porto di Ripetta. All'interno dell'anfiteatro sorsero case, negozi, un cimitero, una Chiesa, un teatro, un ospedale.

V ITINERARIO
Domus Aurea: le rovine della domus di Nerone, sono precedute dal Parco Oppio, una delle tre cime dell'Esquilino, splendidamente ornato da circa 2500 varietà di rose. Dopo l'incendio della città nel 64, Nerone costruì per se una residenza talmente grande da divenire una città nella città. Alla sua morte i successori smantellarono e interrarono le costruzioni erigendo nuovi edifici e qui Traiano costruì le sue terme. Sotto i resti delle terme di Traiano sono venute alla luce: alcove, cortili, un ninfeo con splendido mosaico raffigurante Polifemo, belle sale tra cui: la sala ottagonale a otto pareti, sormontata da una cupola con occhio centrale e la sala della volta dorata; in una delle sale fu rinvenuto il Laocoonte ora ai musei Vaticani.
Peristili e criptoportici arricchivano e collegavano i vari ambienti ornati da pitture ammirate nel rinascimento, che furono imitate da grandi artisti e chiamate: “grottesche”, perché rinvenute in sale parzialmente scavate simili a grotte. Sono visibili due camere da letto imperiali e altre stanze, un peristilio con un ninfeo ornato sulla volta con un mosaico, dov'è raffigurato Ulisse che offre da bere a Polifemo.
S. Pietro in vincoli: sorse nel V sec., su antiche costruzioni romane, per volontà di Eudessia, moglie di Valentiniano III, per conservare le catene (vincula) con cui era stato avvinto S. Pietro e che si trovano sull'altare maggiore; fu rimaneggiata nell'VIII, XVI e XVIII sec. Si presenta con portico cinquecentesco, l'interno a tre navate diviso da 20 colonne; quella maggiore, riedificata da Fontana è sormontata da un bel soffitto dov'è riprodotto il miracolo delle catene di G. B. Parodi.
Nel transetto della navata destra il mausoleo di Giulio II, commissionato in vita dal papa a Michelangelo, il quale vi si dedicò solo alla morte del papa a causa del lungo lavoro nella fabbrica di S. Pietro. L'opera centrale del monumento è Mosè, una delle più famose statue Michelangiolesche . L'artista lavorò anche alle statue di Lia e Rachele, rappresentanti la vita attiva e la vita contemplativa, portate a termine da Raffaello da Montelupo.
La Chiesa conserva: un S. Pietro del Domenichino, prima della sagrestia; una S. Margherita del Guercino a sinistra del mausoleo; i bassorilievi della vita di S. Pietro del Caradosso; un sarcofago paleocristiano nella cripta.
Torre dei conti: voluta da Innocenzo III nel 1200; danneggiata da un terremoto e dagli adattamenti ad uso abitativo, esercita ancora un grande fascino con la sua base in pietre bianche e nere e i suoi muri poderosi.
Palazzo Venezia: fu fatto erigere dal Cardinale Pietro Barbo (divenuto poi papa Paolo II) nel XV sec.; fu sede papale, sede degli ambasciatori della Repubblica Veneta, passò all'Austria e infine proprietà dello Stato. Austero come una fortezza, a merlatura guelfa, con una torre all'angolo e facciata scandita da fasce orizzontali. Tra le splendide finestre del II piano incorniciate di marmi è il fatidico balcone centrale da cui Mussolini parlava agli Italiani.
Museo di palazzo Venezia: con opere di alto artigianato: argenti, arazzi, porcellane, smalti, ceramiche. Nel cortile è da notare il portico di Giuliano da Maiano, rimasto incompiuto.
Basilica S. Marco: eretta nel IV sec., per volere di papa S. Marco e fu più volte restaurata; l'aspetto attuale è dei rifacimenti eseguiti dal Cardinale Barbo. Dotata di un campanile romanico e la precede un portico rinascimentale con loggiato. L'interno presenta stucchi barocchi, affreschi e un vivace soffitto a cassettoni; nell'abside vi è un mosaico del IX sec., sull'altare che contiene le spoglie del Santo, è una raffigurazione del Santo stesso, opera di Melozzo da Forlì.
Sono visibili i resti dell'antica Basilica, parti di un pregevole affresco del XIII sec., si trova in sagrestia e rappresenta un Crocifisso, è della scuola di Pietro Cavallini; nel portico contro la parete: la lapide di quella Vannozza Caetani che fu amante di Alessadro VI (Borgia).
Palazzetto Venezia: contemporaneo a Palazzo Venezia, una merlatura guelfa ne orna la sommità, il secondo piano sporgente è sostenuto da piccoli archi; dotato di un bel cortile porticato e nell'angolo esterno il grande busto di Madama Lucrezia proveniente dal Tempio di Iside: insieme a Marforio, Pasquino, l'abate Luigi e il facchino, è una delle statue parlanti di Roma, presso cui i popolani depositavano scritte salaci nei confronti di personalità politiche.
Monumento a Vittorio Emanuele II: o Vittoriano, eretto tra il 1885 e il 1911 come testimonianza dell'unificazione Italiana. Il calcare bianco con cui è costruito, costituisce una nota stridente nel caldo colore delle antichità romane suggerendo ironiche definizioni. Ai piedi della grande scala sono due fontane che rappresentano: il Tirreno e l'Adriatico. Davanti a quest'ultima si erge la tomba di Publicio Bibulo (I sec. a. C.), la scalea raggiunge l'altare della Patria, ornata di altorilievi di A. Zanelli e da una statua della dea Roma, ai piedi della statua, la tomba del milite ignoto, dedicato ad un anonimo caduto della I guerra mondiale.
Due scalinate portano al monumento equestre di Vittorio Emanuele II di E. Chiaradia, infine si apre il grande portico colonnato sormontato da due quadriglie in bronzo e dalle raffigurazioni delle Regioni d'Italia. Nel Vittoriano si trova il Museo Sacrario delle bandiere della Marina dove, oltre alle Bandiere delle navi, è il mas di Luigi Rizzo e un “maiale”, imbarcazione d'assalto della II guerra mondiale.
Alla destra vi è la sede dell'Istituto per la storia del risorgimento con il museo centrale del risorgimento, il quale raccoglie cimeli e testimonianze dal 1700 al 1918.
Palazzo Colonna: uno dei più grandi e antichi palazzi di Roma del XIV sec., per volere della famiglia Colonna che vi risiede da otto secoli. Dal 1300 al 1500 si presentava come una fortezza. Oddone Colonna eletto papa l'11 novembre 1417 (con il nome di Martino V) ne fece sede pontificia fino alla sua morte 1431. Durante il sacco di Roma, 1527 fu l'unico edificio a non essere incendiato e offrì rifugio sicuro a oltre 3000 cittadini romani. Nel 1600 assume la veste di palazzo barocco affidandosi a Gian Lorenzo Bernini, Antonio del Grande, Carlo Fontana e altri.
Di quest'epoca è la Galleria Colonna, un gioiello del barocco romano che ospita collezioni artistiche di famiglia e capolavori di artisti Italiani e stranieri tra il XV e XVI sec., tra i tanti: Pinturicchio, Cosmè Tura, Carracci, Guido Reni, Tintoretto, Salvador Rosa, Bronzino, Guercino, Veronese, Vanvitelli e altri. Non trovo le parole giuste per descrivere le bellezze delle sale. Il palazzo è visitabile.
Chiesa dei SS. Apostoli: Basilica del VI sec., rimaneggiata nel XV sec., e nel 1700 Francesco e Carlo Fontana le diedero l'aspetto attuale. Il portico ad arcate è del Pontelli e la facciata ottocentesca del Valadier. L'interno a tre navate con le cappelle sormontate da cupole, sulla volta della navata centrale è lo splendido affresco del Baciccia: il trionfo dell'Ordine di S. Francesco; un altro importante affresco: la cacciata degli Angeli ribelli di Giovanni Odazzi orna la volta del presbiterio. Nella cripta sono conservate le reliquie dei Santi: Filippo e Giacomo, nell'abside sono la grande pala d'altare di Domenico Muratori, raffigurante il martirio dei due Santi e il monumento del Cardinale Riario, opera di Andrea Bregno, Mino da Fiesole e Giovanni Dalmata. In fondo alla navata si erge il magnifico monumento di Clemente XIV, insigne opera di Antonio Canova, con la statua del pontefice e le due figure allegoriche della Mansuetudine e della Modestia.
Fiancheggia la Basilica il palazzo dei SS. Apostoli attribuito al Sangallo, mentre lo fronteggia il Palazzo Odescalchi con la facciata del Bernini.
Torre delle milizie: risale al XIII sec., faceva parte del castello Caetani ed è la torre baronale più alta di Roma non è visitabile.
Palazzo Aldobrandini: con il suo splendido giardino che sorge sulle interrate terme di Costantino.
Palazzo Pallavicini – Rospigliosi: appartenne al Cardinale Scipione Borghese, al Cardinale Mazzarino e infine ai Pallavicini – Rospigliosi. Il soffitto del salone è ornato dalla famosa “aurora” di Guido Reni; difficilmente visibile la galleria, ricca di quadri di Botticelli, Rubens, Caravaggio, Tiziano e altri.
Piazza del Quirinale: che prende il nome dal colle più alto di Roma, fu residenza di insediamenti sabini già all'età del ferro. Vi furono erette le terme di Diocleziano e le terme di Costantino. Fresco, ventilato, coperto di verde fu il colle dei ceti privilegiati con ville e sontuosi palazzi. I papi ne fecero una loro residenza estiva e proseguì ancora con i re d'Italia, attualmente è sede ufficiale del Presidente della Repubblica.
Nella piazza si trovano: il Palazzo della Consulta, la fontana dei Dioscuri e Palazzo del Quirinale:
Fontana dei Dioscuri: è composta dalle due statue di Castore e Polluce, con i loro cavalli, un obelisco e una vasca. I due Dioscuri sono una copia romana di una scultura greca del V sec. a. C., e provengono dalle antiche terme di Costantino.
Palazzo della Consulta: eretto nel 1737; dal 1871 al 1874 fu residenza del principe ereditario Umberto I con sua moglie Margherita di Savoia; tra il 1874 e il 1922 fu sede del Ministero degli affari esteri; dal 1924 al 1953 fu sede del Ministero delle Colonie; dal 1955 vi ha sede la Corte Costituzionale.
Il portale centrale è delimitato da un ordine di due colonne sulle quali poggia un timpano curvilineo, con le statue della Giustizia e della Religione, opera dello scultore: Francesco Maini; sui due portoni laterali vi sono i trofei militari, relativi al corpo dei Cavalleggeri e quello delle corazze (poi Guardia Nobile), opera dello scultore: Filippo Valle.
L'interno, una rete di scale collega i vari piani e lunga una scala a forbice vi sono affissi grandi ritratti dei membri di casa Savoia. Le volte degli ambienti degli appartamenti Cardinalizi, hanno decorate alcune figure allegoriche. La biblioteca interna è ricca di testi e pubblicazioni giuridiche.

VI ITINERARIO
Palazzo del Quirinale: Nell'area del colle nel IV sec., a. C., fu edificato il Tempio del Dio Quirino che lasciò il suo nome al colle e dall'antico tempio provengono i gruppi scultorei dei Dioscuri; fu compreso nella cinta muraria della città detta: Serviana IV sec. a. C. Papa Gregorio XIII che nel 1574 commissionò a Martino Longhi la costruzione di quella che per tre secoli doveva essere la residenza pontificia. Vi lavorò: Mascherino, Fontana, Ponzio, Maderno, Bernini, Fuga. Nella facciata rinascimentale si apre il fastoso ingresso con le statue dei SS. Pietro e Paolo.
Papa Alessandro VII nel 1656 fece realizzare un affresco con scene del Vecchio e Nuovo Testamento nella lunga galleria, opere di Pietro da Cortona, Carlo Maratta e Pier Francesco Mola, oggi è visibile nelle tre sale (gialla, di Augusto, degli ambasciatori) in cui la galleria fu divisa nel 1812.
Tra il 1721 e il 1730 Alessandro Specchi e Ferdinando Fuga edificarono le scuderie papali. Ferdinando Fuga inoltre, fu responsabile del completamento della manica lunga e della costruzione di una palazzina destinata agli uffici del segretario delle cifre, che in seguito è utilizzata come alloggio dei regnanti d'Italia e poi dei Presidenti della Repubblica.
Al Fuga si deve il Coffee House (1741) nei giardini del palazzo. L'ultimo pontefice a soggiornarvi fu Pio IX (1846-78) che fece dipingere le volte di alcune stanze e affidando a Tommaso Minardi un dipinto murale quale: la missione degli apostoli 1848 nella sala degli ambasciatori.
Nel 1870, dopo la breccia di Porta Pia e l'annessione di Roma al Regno d'Italia, il Quirinale divenne residenza della famiglia reale e alcune sale furono ristrutturate in uno sfarzoso stile Luigi XV. Dopo l'entrata si ammira il cortile con portico e nella scala l'affresco di Melozzo da Forlì: Cristo tra gli Angeli; la cappella Paolina del Maderno ha un impareggiabile volta a cassettoni; la cappella dell'Annunziata è affrescata da Guido Reni. Splendida la sala dei corazzieri con arazzi preziosi. Mobili, quadri, arazzi e varie suppellettili provenienti dalle regge Italiane costituiscono la maggior parte degli arredi che oggi si conservano nel palazzo.
Giardino del Quirinale: racchiuso al suo interno sono quattro ettari di giardino e si accede da un ottocentesco cancello inoltrandosi nel viale delle palme, affiancato da aiuole geometriche che ospitano una ricca collezione di specie arboree. Nei viali si succedono pittoreschi luoghi di sosta ornati da sedili marmorei e gruppi scultorei: fontana delle tartarughe o dei delfini del XVII sec., caratterizzata da due piccolo bacini sovrapposti: su quello superiore due delfini; dall'inferiore affiorano due grosse tartarughe di pietra, in origine appartenenti alla cinquecentesca fontana del Tigri, già nel cortile del belvedere in Vaticano.
La palazzina Coffee House è fronteggiata dalla fontana delle bagnanti; sulla terrazza la statua di Bacco e di nove satiri; più avanti la meridiana di Urbano VIII; superata una balaustra di pietra: l'eliporto delimitato da un muro del cinquecento e qui si apre una magnifica veduta sulla città di Roma, con il caratteristico e affascinante tramonto.
Si giunge alla fontana dell'organo che in passato era la maggiore attrazione della parte inferiore del giardino, edificata da Clemente VIII Aldobrandini, costituiva il palcoscenico con elemento naturalistico, formato da giochi d'acqua e dalla sapiente scenografia della vegetazione; decorazioni a stucco policromo e statue, si fondevano con l'armonia di un organo ad acqua.
L'interno del nicchione in stucco policromo mostra storie della creazione e storie di Mosè, alternate a divinità marine, creature chimeriche e animali acquatici. L'impianto musicale del 1596 dell'organista Luca Blasi, fu sostituito da Clemente XI con la caduta dell'acqua a cascata, che trasmetteva il movimento a un rullo dentato collegato con la tastiera. Ancora oggi perfettamente funzionante.
Chiesa S. Andrea al Quirinale: del 1658 progettata da Gian Lorenzo Bernini, la facciata si apre su un piccolo sagrato dilatato da due ali concave, completa una gradinata semicircolare e un portico monumentale con lo stemma dei Pamphili retto da colonne ioniche che copre la finestra.
La pianta centralizzata è ovale, la cupola è decorata da cassettoni dorati e le pareti sono ricoperte da preziosi marmi mischi. Oltre alla pala dell'altare maggiore di Guillaunce Courtois, si segnalano tre tele di Baciccio e la statua di S. Stanislao Kostka morente di Pierre Legros.
Chiesa S. Carlo: del XVII sec., opera di Francesco Borromini, (imparentato con Carlo Maderno in quanto zio materno) è considerato uno dei capolavori dell'architettura barocca. Chiesa, Chiostro e convento furono edificati tra il 1634 e il 1644; il minuscolo chiostro si divide in due ordini di loggiati: quello inferiore composto da serliane (elemento architettonico composto da un arco a tutto sesto affiancato simmetricamente da due aperture sormontate da un architrave) che diventano convesse agli angoli; quello superiore: ornato da semplici colonne e abbellito da una balaustra a eleganti pilastrini triangolari dritti e rovesci.
La Chiesa con facciata a due ordini: la parte inferiore è caratterizzata da una successione di superfici concava – convessa – concava; la superiore presenta tre parti concava di la centrale ospita un edicola convessa. Il Borromini gioca con la concavità e la convessità delle pareti creando una facciata dinamica e piena di movimento e fantasiose decorazioni come la nicchia sopra il portale di ingresso che ospita la statua di S. Carlo Borromeo, opera di Antonio Raggi 1675 in cui le colonne sono due Cherubini le cui ali unendosi vanno a creare una copertura alla statua.
La facciata curvilinea con un medaglione ovale a superficie concava sorretto da Angeli in volo. L'interno ospita tre quadri sugli altari, unica nota di colore insieme alle dorature delle grate: uno seicentesco e due ottocentesco.
La cripta con volta a otto spicchi impostata su pilastri e due cappelle, una delle quali avrebbe dovuto ospitare la tomba del Borromini (sepolto poi a S. Giovanni dei Fiorentini).
Nella Chiesa vi è inumato il re di Sardegna: Carlo Emanuele IV.
Le quattro fontane: sono quattro opere in travertino e furono realizzate tra il 1588 e il 1593 ricavate negli angoli dei palazzi. I soggetti tutti diversi raggruppate a coppe analoghe: due figure maschili barbute, allegorie del Tevere e dell'Arno simboleggiano Roma e Firenze; fronteggiano due figure femminili che rappresentano Diana e Giunone simbolo della fedeltà e fortezza.
Fontana del Tritone: fu realizzata dal Bernini nel 1643: caratterizzata da quattro delfini che al centro della vasca ergono le loro code a sostegno dello stemma Barberini e di un'ondulata conchiglia, su cui è accovacciato un Tritone che soffia il getto d'acqua da una chiocciola.
Palazzo Barberini: è uno dei più importanti esempi del barocco romano; fu progettato dal Maderno che ebbe come aiutante l'allora esordiente: Borromini, alla morte del Maderno, Bernini ne prese il posto per completare l'edificio, continuando a servirsi della collaborazione del Borromini.
L'edificio centrale è affiancato da due ali a tre piani che si prolungano fino al prospetto posteriore ornato di loggia. Stupenda la facciata Berniana su tre ordini: dorico nel portico a arcate, ionico al primo piano e corinzio all'ultimo; al Bernini appartengono le opere dello scalone laterale del portico e il salone del primo piano, affrescato mirabilmente da Pietro da Cortona (con il trionfo della Divina Provvidenza sulla volta), con gruppi di figure allegoriche che si librano leggere sullo sfondo arioso del cielo.
Del Borromini sono le splendide finestre ai lati della facciata, la scala a chiocciola del portico e altri particolari.
Galleria Nazionale d'Arte Antica: ordinata nel palazzo Barberini, espone le opere delle collezioni: Corsini-Colonna più le raccolte dei Barberini, Chigi e Sciarra rappresentando un periodo che va dal 1200 al 1700. Tra le opere più significative: la Madonna col Bambino attribuita a Simone Martini; un trittico del Beato Angelico; una Madonna di Filippo Lippi; una Maddalena di Pietro di Cosimo; un S. Sebastiano di Antoniazzo Romano; un S. Nicola del Perugino.
Celeberrima è la fornarina di Raffaello in cui si dice sia raffigurata una delle amanti dell'artista; famoso è anche il ritratto di Enrico VIII di Hans Holbein il giovane del 1500.
Al secondo piano l'appartamento di Costanza Barberini e Giulio Cesare Colonna che tra i molti ambienti riccamente decorati, si trova una cappella con altare su piattaforma girevole che può scomparire diventando un salotto.
Dietro il palazzo è il Mitreo Barberini, ornato da un dipinto sulla parete di fondo, raffigurante: Mitra che uccide il toro e da alcune scene della vita del Dio collocate ai lati.
Chiesa di S. Bernardo: eretta nel 1598 all'interno di uno spheristerium (sala per i giochi con la palla) delle terme di Diocleziano. La forma è visibile sia nella facciata che nell'interno, con la cupola a cassettoni con foro che da luce all'ambiente similmente al Pantheon, con forma cilindrica e diametro di 22 metri. Una serie di nicchie nelle pareti sono occupate da statue di Santi scolpite da Camillo Mariani. Al suo interno vi è sepolto il pittore tedesco: Johann Friedrich Overbeck fondatore del movimento dei Nazareni.
Chiesa S. Susanna: fu elevata sul sito delle case di Gabinio e Caio del III sec. L'altare è stato edificato sul luogo dove la Santa fu Martirizzata (Roma 11 agosto 294); fatta edificare da papa Leone III nell'ottocento e poi da papa Sisto IV nel 1475. L'attuale facciata è opera di Carlo Maderno 1603. La Chiesa si presenta a navata unica con cappella laterale, in prossimità della balaustra del presbiterio; le pareti completamente affrescate con storie di vita di S. Susanna, opere di Baldassarre Croce 1595. Soffitto a cassettoni dorati reca al centro l'immagine della Madonna sormontata dallo stemma Rusticucci.
Il presbiterio è diviso dalla navata tramite una balaustra marmorea, l'abside semicircolare più piccolo rispetto alla navata con l'affresco: Gloria di S. Susanna nel Catino, opera di Cesare Nebbia. L'altare maggiore accoglie la pala: Martirio di S. Susanna opera del Palermitano Tommaso Laureti. La cappella Peretti è di Marsilio Fontana di Melide, fratello del più celebre Domenico Fontana, in essa dipinti di Cesare Nebbia e Baldassarre Croce.
Dietro l'Abside separato da una grata di ferro è il coro delle monache cistercensi, fatto costruire da papa Paolo V con soffitto in legno a cassettoni, gli affreschi alle pareti sono di Francesco Mezzetti. Nella sacrestia sono conservati gli affreschi del VII sec., della primitiva Chiesa paleocristiana. Sotto la Chiesa e sotto il monastero delle monache cistercensi, sono stati rinvenuti mosaici e affreschi di ville romane del periodo imperiale.
Il complesso fu espropriato dallo Stato unitario dopo il 1870 e gradualmente tornò in possesso del titolo cardinalizio; assegnato dal 1937 a Cardinali Americani, attualmente per questa ragione è la Chiesa nazionale degli Stati Americani.
Museo geologico: nel largo S. Susanna si trova l'ingresso dell'Ufficio Geologico con il Museo del Servizio Geologico con una ricca collezione di fossili e pietre.
Fontana del Mosè: è la fontana monumentale dell'acquedotto Felice rimesso in uso da papa Sisto V, realizzata da Domenico Fontana che la terminò nel 1588. La figura del profeta che fa scaturire l'acqua è opera di Leonardo Sormani con l'aiuto di Prospero Antichi. Nelle nicchie vi sono due mediocri bassorilievi di soggetto biblico; i leoni egizi che provenivano dal Pantheon e da S. Giovanni in Laterano furono sostituiti in seguito con copie.

VII ITINERARIO
Chiesa S. Maria della Vittoria: sorse nel 1600 opera di Carlo Maderno e volere del Cardinale Scipione Borghese, con facciata stile barocco di G. B. Soria si apre con portale decorato; l'interno a navata unica con cappelle è ricca di pitture, stucchi e marmi. Nella seconda cappella, una pala d'altare del Domenichino con raffigurazioni di S. Francesco. Nell'Abside un affresco ottocentesco di L. Serra rappresenta la Madonna della Vittoria che entra a Praga con l'esercito cattolico.
Nel transetto sinistro, nella cappella Cornaro si ammira una delle opere più intense del Bernini: l'estasi di S. Teresa del 1600: il corpo della Santa è abbandonato nell'estasi mentre un Angelo d'ispirazione ellenistica la colpisce al cuore con uno strale. Nella terza cappella sinistra, una Trinità del Guercino e il sepolcro di Berlinghiero Gessi con un ritratto di Guido Reni.
Porta Pia: prese il nome da Pio IV che nel 1561 diede a Michelangelo l'incarico di costruirla; è riccamente ornata e custodisce il Museo storico dei Bersaglieri, con cimeli degli eroi del risorgimento Romano: Mameli, Lamarmora, Manara, la bicicletta e la stampella di Enrico Toti. Altri cimeli appartengono a Bersaglieri che combatterono nella II guerra mondiale. Lì accanto è ricordato il punto in cui fu aperta la storica breccia di Porta pia.
Villa Torlonia: dell'ottocento immersa in un grande parco, fu iniziata dal Valadier e terminata da G. B. Caretti. Dopo i Torlonia vi abitò Mussolini, ora il giardino è aperto al pubblico. L'obelisco che si può vedere dalla cancellata, fu portato attraverso il Tevere e fu una delle ultime volte che il fiume servì come via da trasporto. Nel giardino si trovano anche un anfiteatro e il cosiddetto Tempio di Saturno.
Chiesa S. Agnese fuori le mura: è uno dei rari esempi di Basilica costantiniana costruita nel IV sec., per volere della figlia o della nipote di Costantino sulle catacombe dov'era sepolta la Martire; fu più volte rimaneggiata mantenendo intatta la sua struttura. L'Abside e il campanile sono del XV sec., il vestibolo è preceduto da una scala cinquecentesca; l'interno a tre navate ornato da colonne romane con matronei ai lati, il soffitto ligneo dorato a cassettoni è del 1600.
Nell'Abside un prezioso affresco bizantino del VII sec., dove la Santa appare riccamente vestita su un fondo oro, ai suoi piedi le fiamme che non riuscirono a bruciarla quando si negò a un importante personaggio pagano, affermando la sua fede Cristiana. Morì decapitata e la spada è il simbolo del suo martirio: sull'abito una fenice rappresenta l'immortalità. Sull'altare maggiore dove sono conservate le sue spoglie, è parte di una statua antica in alabastro, poi completata da Nicola Cordier raffigurante la giovane Agnese.
Catacombe S. Agnese: è l'unica martire ricordata dai documenti antichi sepolta in questa catacomba, incerta è la data del martirio ma risale al III sec., quelle ordinate da: Decio 249 – 251; Valeriano 257 – 260; Diocleziano 303 – 305; la testimonianza letteraria più antica è quella della Depositio Martyrum (ossia il giorno della sua morte) è il 21 gennaio; queste informazioni sono ripetute sul carme di papa Damasco I 366 – 384, scolpito su lastra di marmo dal suo calligrafo: Furio Dionisio Filocalo (letterato e pittore romano autore nel 354, di un calendario romano giunto fino ai giorni nostri, è il più antico calendario Cristiano conosciuto), questa lastra reimpiegata come lastra di pavimentazione, è oggi collocata nel nartece della Basilica di S. Agnese fuori le mura.
Sopra la tomba papa Liberio 352 – 366 fece edificare una edicola, trasformata da papa Simmaco 498 – 514 in una piccola Basilica, infine nell'attuale Basilica da papa Onorio I nel VII sec.
Chiesa S. Costanza: lo splendido edificio paleocristiano era in origine il mausoleo eretto nel IV sec. Per la figlia di Costantino, Costanza trasformata in Chiesa nel 1200. Dal nartece si accede al magnifico interno illuminato da 12 grandi finestre e dominato dalla cupola; la pianta circolare è segnata da 12 coppie di colonne con differenti capitelli marmorei; la cupola poggiante sulle colonne e non sulle mura perimetrali, costituisce un importante innovazione.
Intorno, nei rivestimenti della volta a botte, si ammirano straordinari mosaici tra i più belli conservati a Roma, a fondo bianco secondo lo stile romano, dove si susseguono raffigurazioni di putti che pigiano l'uva, carri trainati da buoi, motivi floreali, animali, decorazioni geometriche, suppellettili, fiori, frutta.
In questo festoso contesto spiccano le figure di Costanza e di suo marito Annibaliano. Nella Chiesa si trovava il prezioso sarcofago rosso, ora ai musei Vaticani mentre una copia è nella Chiesa.
Via Salaria: una delle più antiche strade romane, è così chiamata poiché serviva al trasporto del sale dall'Adriatico e dal Tirreno; infatti andava da Roma a Porto d'Ascoli superando l'Appennino.
Catacombe di Priscilla: nel cimitero è conservata un'iscrizione funeraria relativa a una Priscilla, imparentata con la famiglia senatoria degli Acilii. Le catacombe vennero scavate nel tufo dal II al V sec., quando raggiunsero la struttura definitiva che si sviluppa complessivamente per 13 km., di gallerie sotterranee.
Nell'antichità venne soprannominata:” la regina delle catacombe” a causa dei numerosi martiri sepolti. Nell'indice degli antichi cimiteri Cristiani di Roma (index coemeteriorum) le catacombe, sono anche indicate come cimitero di Priscilla a S. Silvestro, dal nome della basilica lì costruita nel IV sec., sul luogo di sepoltura dei martiri Felice e Filippo.
Durante le persecuzioni del III e IV sec., le catacombe accolsero le spoglie di numerosi martiri tra i quali anche papa Marcellino e successivamente altri sei papi:
1) San Marcellino: 1 aprile 305 – 29° vescovo di Roma e papa dal 30 giugno 296 a ottobre 304 ( incerto se sia la data di morte o dell'abnegazione, anche se non presente nel martirologio romano) è venerato dalla Chiesa Cattolica e dalle Chiese Ortodosse.
2) San Marcello I: 16 gennaio 309 – 30° vescovo di Roma e papa dal 27 maggio 308 al 16 gennaio 309; venerato dalla Chiesa Cattolica e dalle Chiese Ortodosse.
3) San Silvestro I: 31 dicembre 335 – 33° vescovo di Roma e papa dal 314 alla morte; venerato dalla Chiesa Cattolica e dalle Chiese Ortodosse.
4) San Liberio: 24 settembre 366 – 36° vescovo di Roma e papa dal 17 maggio 352 alla sua morte.
5) San Siricio: 26 novembre 399 – 38° vescovo di Roma e papa dal 17 dicembre 384 alla sua morte.
6) San Celestino I: 27 luglio 432 – 43° vescovo di Roma e papa dal 10 ottobre (o 3 novembre) 422 alla sua morte, venerato dalla Chiesa Cattolica e dalle Chiese Ortodosse.
7) San Vigilio: 7 giugno 555 – 59° vescovo di Roma e papa dal 29 marzo 537 alla sua morte.

Le catacombe sono profonde 35 metri e articolate su tre livelli, ospitano 40 mila sepolture. Abbandonate nel V sec., saccheggiate al tempo delle invasioni barbariche.

Tra i tantissimi loculi ricordiamo:
Cubicolo della velata: del III sec., prende il nome da un affresco molto ben conservato, di una lunetta che rappresenta una donna velata in atteggiamento orante con le braccia volte in alto. La donna, verosimilmente lì sepolta, è raffigurata in altri momenti della sua vita: il matrimonio e la nascita di un figlio.
Nelle altre volte sono affrescati episodi dell'Antico Testamento ( il salvataggio dei tre giovani ebrei dal fuoco; Isacco dal suo sacrificio; Giona dal mostro) a simboleggiare la salvezza grazie alla Redenzione. Al centro del soffitto un affresco del buon pastore che reca un capretto sulle spalle.
Cappella greca: l'ambiente è diviso in due parti da un arco e riccamente decorato con pitture stile pompeiano risalenti al II sec., finto marmo e stucchi. Le sue raffigurazioni rappresentano parecchi episodi dell'Antico e Nuovo Testamento. Di particolare interesse: l'Adorazione dei magi; la risurrezione di Lazzaro; la guarigione di un paralitico; il ciclo di affreschi comprende poi rappresentazioni veterotestamentarie (Daniele fra i leoni; Susanna insediata dagli anziani; tre giovani ebrei nella fornace; Mosè che fa scaturire l'acqua dalla roccia) e una raffigurazione di un banchetto eucaristico (Fractio Panis) a cui partecipano alcuni uomini e una donna.
La Madonna: nel soffitto di una nicchia che ospitava una tomba venerata, probabilmente di un martire, si è conservato uno stucco con dipinto la Madonna seduta con il bambino Gesù sulle ginocchia e accanto a lei un profeta Balaam che addita una stella. Dati stile e collocazione (nella parte iniziale del cimitero) è datata III sec., perciò si ritiene dopo l'adorazione dei magi nella cappella greca; la raffigurazione della Madonna col bambino Gesù è la più antica a noi pervenuta.
Basilica e monastero: papa Silvestro I nel IV sec., sopra le catacombe fece erigere una basilica, con il progressivo abbandono delle aree urbane fuori le mura, cadde in rovina e abbandonata; i suoi resti vennero ritrovati nel 1890 e nel 1906 sulle strutture murarie antiche, si procedette ad elevare pareti e costruire un soffitto a protezione del sito, realizzando una nuova basilica modellata sulla precedente. L'attuale ingresso delle catacombe è presso la Casa delle Catacombe di Priscilla, realizzate nel 1929 e sede delle suore Benedettine di Priscilla che ne curano il sito.
Parco Villa Ada: è di 180 ettari fu riserva reale dei Savoia la villa reale in essa esistente, fu donata da Umberto di Savoia all'Egitto in cambio dell'ospitalità ricevuta durante l'esilio e attualmente ospita la sede dell'Ambasciata e del Consolato della Repubblica Araba d'Egitto. All'interno della villa è presente una rarissima:” metasequoia” una conifera acquatica importata dal Tibet nel 1940. Nonché, il bunker fatto costruire da Mussolini per la famiglia reale.
La zona pubblica del parco è stata dotata di un percorso di circa quattro km., attrezzato con pannelli che illustrano le caratteristiche delle varie zone. La popolazione faunistica è composta da scoiattoli, talpe, ricci, conigli selvatici, istrici, uccelli e una colonia ben nutrita di pappagalli che vive soprattutto vicino alla ex villa del re.
Il territorio è alberato all'80% da lecci, alloro, olivi, olmi, aceri, pioppi, quercia; le palme sono state inserite a scopo ornamentale. Durante l'estate l'interno del parco viene adibito a spettacoli musicali e altre manifestazioni, si sta pensando di alloggiarvi un museo dedicato al giocattolo nelle ex scuderie reali.
Cultura: vi è stato girato il film: “Villa Ada” diretto da Pier Francesco Pingitore nel 2000. Gran parte del romanzo di Niccolò Ammaniti intitolato: “ Che la festa cominci” si svolge nel parco. Dal 1994 presso il laghetto della villa Ada nell'estate, si svolge la manifestazione: “Roma incontra il mondo”, una serie di concerti di World Music organizzati dall'ARCI a sostegno della pace e dell'integrazione multiculturale e contro la guerra, il razzismo, la globalizzazione e la pena di morte.

VIII ITINERARIO
Chiesa del Gesù: insigne esempio di Chiesa della Controriforma con elementi sfarzosi del primo barocco. Costruita dal Vignola nel 1568 e completata da Giacomo Della Porta al quale si deve la movimentata facciata a due ordini e la cupola. Interno a navata unica e cappelle laterali, transetto e abside preziosamente decorati dal marmo giallo delle lesene e dagli stucchi, con profusione di bronzi e dorature.
Un'opera vasta e ariosa è l'affresco del Baciccia (Giovan Battista Gaulli) che orna la volta e rappresenta il trionfo del nome di Gesù, progettato con trovate prospettiche a grande effetto, di ineguagliabile libertà. Intorno al grande dipinto gli splendidi stucchi del famoso Antonio Raggi. Pitture cinquecentesche di Federico Zuccari si notano nella cappella degli Angeli; dalle terme di Tito provengono i festoni marmorei alle pareti.
Tutta la sua sfarzosità è mostrata nel transetto: a destra è l'altare di S. Francesco Saverio di Pietro da Cortona, con un dipinto di Carlo Maratta raffigurante la morte del Santo; a sinistra la cappella di S. Ignazio da Loyola, fondatore dell'ordine dei Gesuiti: nell'altare definito “il più ricco del mondo”, sono le spoglie del Santo. Nella cappella, in mezzo a quattro colonne ricoperte di lapislazzuli, una statua di S. Ignazio con la pianeta d'argento. Un tempo la statua era interamente in argento, ma fu fatta fondere da Pio VI per risarcire Napoleone secondo i termini del trattato di Tolentino.
E' di lapislazzuli anche il globo sorretto da un putto nel gruppo della Trinità, opera di B. Ludovisi e L. Ottoni. Mirabile opera è la balaustra in bronzo, in cui il metallo è trattato con una tale abilità da apparire straordinariamente leggero. Sull'altare maggiore campeggia la pala dei Capalti raffigurante la Circoncisione di Gesù e a sinistra si trova il busto di S. Roberto Bellarmino del Bernini.
Via del Corso: prende il nome dalle agre di corsa che si tenevano: famose fra tutte quello dei cavalli barberi ( semi selvaggi e senza fantino), i cui cavalli partivano da piazza del popolo fino a piazza Venezia (allora piazza Conca) dove i proprietari li riprendevano; nel 1882 due persone furono travolte e i governatori Piemontesi appena insediatisi, vietarono la corsa.
Palazzo Misciatelli: opera di Giovanni Antonio De Rossi che vi lavorò dal 1657 al 1677 su incarico dei marchesi Giuseppe e Benedetto d'Aste, passò ai marchesi Rinuccini nel 1699 e rilevato da Maria Letizia Ramolino Bonaparte madre di Napoleone nel 1818 che vi dimorò fino alla morte (1836). Ceduto ai marchesi Miscitelli nel 1905 e proprietà dell'Assitalia dal 1972.
Si presenta al piano terra con portale rettangolare e semplice, quattro finestre con architrave e davanzale che sormontano quattro finestrelle del seminterrato. Al piano nobile cinque finestre con timpano curvo ornato da conchiglie, quella centrale con lo stemma dei Bonaparte di Canino sorretto da un'aquila. Il famoso balconcino angolare da dove Maria Letizia osservava non vista, ciò che avveniva nella strada.
Al secondo piano cinque finestre con timpano triangolare e teste di leone. La facciata termina con cinque finestrelle, tre con balconcino ed un ricchissimo cornicione sorretto da mensole binate. L'edificio è sormontato dalla copertura spiovente al cui centro è una mansarda terrazzata. Un'altana con il nome” Bonaparte” completa il palazzo. I cantonali dell'edificio sono formati da lesene che inquadrano le facciate, collegate da un elemento curvilineo modanato. Le sale dell'appartamento nobile sono decorate da affreschi e stucchi del settecento commissionati dal Rinuccini.
Palazzo Salviati: opera di Giulio Romano del cinquecento, la lunga facciata si presenta simmetricamente divisa in cinque sezioni da bugnature verticali, al centro il portale d'ingresso sormontato da un balcone poggiato su grandi mensole. All'interno del primo piano il Giulio Romano disegnò anche una cappella in stile Bramantesco.
Vi furono vari passaggi di proprietà fino all'espropriazione da parte dello Stato Italiano nel 1870, che ospitò il Tribunale Militare e il Collegio Militare. Nel 1933 fu aggiunta una nuova ala a chiusura del cortile. Un Sacrario conserva il ricordo dell'oggi soppresso Istituto liceale Militare. Oggi è sede dell'Istituto Alti studi della difesa e dispone di un importante biblioteca specializzata nelle discipline militari e geo – politico – strategiche in genere.
Palazzo Odescalchi: con facciata del Bernini seicentesco e stile barocco. Risulta aperta da due portali, dai quali si accede al cortile porticato realizzato da Carlo Maderno, ornato con numerose statue. Decisamente eclittica la facciata in via del Corso in stile rinascimentale, sul modello dei palazzi fiorentini del XV sec.
Palazzo Doria: del palazzo principesco del quattrocento è visitabile l'ala di rappresentanza, dove si ammirano quadri, marmi, arazzi del periodo tra il 1500 e il 1700, degli artisti: Tiziano; Tintoretto; Correggio; Raffaello; Lorenzo Lotto; Paris Bordone; Caravaggio; il busto in marmo di Olympia Maidalchini Pamphilj di Alessandro Algardi; gli arazzi della battaglia di Lepanto; l'Erminia e Tancredi del Guercino; il ritratto di Innocenzo X Pamphilj del Velasquez.
Chiesa S. Maria in via Lata: di origine paleocristiana, di pregio è la facciata in stile barocco, opera di Pietro da Cortona, preceduta da un severo portico sormontato da loggia. L'interno attuale è di Fancelli XVII sec., a tre navate è scandito da colonne ricoperte di diaspro; l'altare maggiore del Bernini ha colonne in alabastro. Conserva: Immagine della Madonna del XIII sec., un prezioso tabernacolo. Nel sotterraneo sono visibili i resti della Chiesa originaria con affreschi dal VI al XII sec.
Fontana del Facchino: è una delle statue parlanti di Roma del 1500, rappresenta il busto in pietra di un uomo che versa acqua da una botticella; alcuni l'attribuiscono a Michelangelo; si pensa che il committente fosse un acquarolo che vendeva acqua di porta in porta e avesse contrassegnato la sua casa con quel simbolo della sua attività.
Chiesa S. Marcello: fu eretta nel IV sec., riedificata nel XVI dal Sansovino; la facciata concava di Carlo Fontana, fu aggiunta nel XVII sec. Nell'interno a navata unica si notano ricchi monumenti funerari e affreschi degli Zuccari, di Perin del Vaga e un bel cippo romano.
Chiesa S. Ignazio: fu progettata dal Maderno e realizzata dal Gesuita Grassi nel 1600. La grandiosa facciata ad opera dell'Algardi ricorda quella del Gesù. L'interno è a croce latina con sei cappelle ricche di pitture, stucchi e marmi. La volta è ornata dall'affresco raffigurante: l'ingresso di S. Ignazio in Paradiso del Gesuita Andrea Pozzo; dello stesso autore sono gli affreschi del transetto destro e la Gloria di S. Ignazio nell'abside.
L'artista ha anche dipinto la grande tela che nasconde il vano della cupola mai costruita e che ne simula la cavità con accorgimenti prospettici; del Pozzo sono anche i fastosi altari del transetto ornati di marmi e colonne decorate da motivi vegetali in bronzo dorato; sulla destra è la Gloria di S. Luigi Gonzaga, raffinato rilievo di P. Le Gros e in un urna di lapislazzuli sono le reliquie del Santo. Sempre di Le Gros è il monumento di Gregorio XV e del nipote Ludovico Ludovisi che finanziò la costruzione della Chiesa: Una scala della cappella Ludovisi conduce alle stanze di S. Luigi Gonzaga, che qui visse dal 1587 – 90 e vi morì; completamente trasformate e arricchite nel settecento, conservano opere di vari artisti dell'epoca, tra cui il Sassoferraio oltre a una ricchissima serie di cimeli e reliquie.
Tempio di Adriano: sono rimaste 11 colonne, parti della cella e del portico appartenenti al tempio che il figlio Antonino Pio costruì in onore dell'imperatore e che sono incluse nell'edificio della borsa.
Piazza colonna: prende il nome dalla colonna di Marco Aurelio che vi domina. Fu eretta tra il 176 e il 192 per celebrare le vittorie dell'imperatore romano Marco Aurelio, alta 42 metri base compresa; il monumento è coperto da bassorilievi, il fregio scultoreo che si arrotola a spirale intorno al fusto, se fosse svolto supererebbe i 110 metri di lunghezza. Nel 1589 papa Sisto V fece sistemare sulla sommità della colonna la statua in bronzo di S. Paolo.
E' formata da 20 enormi rocchi di marmo di Carrara sovrapposti del diametro di 3,70 metri, i rocchi scavati all'interno formano una scala a chiocciola di 203 gradini, illuminati da piccole feritoie che portano al terrazzino e che chiude il capitello di ordine dorico. Un fregio a spirale alto circa un metro si avvolge intorno al fusto 20 volte.
Fontana di Piazza Colonna: ne fu incaricato Giacomo Della Porta nel 1575 da papa Gregorio XIII. Una grande vasca marmorea ottagonale con i lati curvilinei concavi e convessi, ornati da due fasce verticali esterne in marmo terminanti con teste di leone, che danno l'idea delle zampe su cui poggia la fontana.
Palazzo Ferrajoli: rimodernato nel 1561 da Giacomo Della Porta, nel 1602 assunse l'aspetto attuale, nel 1728 passò ai marchesi Niccolini e durante l'impero napoleonico vi abitò il Cardinale Giuseppe Fesch zio di Napoleone Bonaparte Ambasciatore di Francia e Roma.
Palazzo Wedekind: del XVII sec., papa Gregorio XVI lo fece completamente ricostruire nel 1838 e lo dotò di un porticato con 16 colonne, di cui 11 provenienti dagli scavi archeologici della città etrusca di Veio; divenne sede dell'ufficio di Stato delle poste del papa e dopo il 1871 sede del Ministero dell'Educazione del Regno d'Italia. Nel 1879 fu acquistato dal banchiere Karl Wedekind e dopo essere stato per breve tempo, dal settembre 1943 alla liberazione di Roma sede ufficiale del Partito Fascista Repubblicano, dal 1945 è sede del quotidiano: “Il Tempo”.
Palazzo Chigi: è sede della Presidenza del Consiglio: la costruzione iniziata nel XVI sec., fu compiuta in circa 100 anni da vari architetti: Matteo di Città di Castello, Della Porta, Maderno, De Pomis e Della Greca. E' a cinque piani con un bel cortile ornato da fontana e ampia scalinata che conduce alle bellissime sale.
Nel settecento il Palazzo fu sede dell'Ambasciata spagnola a Roma; nel 1800 diventa luogo di accordi e di alleanze; dal 1878 è sede dell'Ambasciatore d'Austria – Ungheria presso il Quirinale; agli inizi del 1900 nonostante la presenza dei principi Chigi in veste di padroni di casa, è di fatto sede dell'Ambasciata Austriaca e come tale sottoposto a frequenti manifestazioni irredentiste per Trento e Trieste. Nel 1916 lo Stato Italiano lo acquista con l'intenzione di destinarlo al Ministero delle Colonie; nel 1922 Mussolini ne fa la sede del Ministero degli Esteri e ne diventa nuovo inquilino, in quanto: Presidente del Consiglio e Ministro degli Esteri. Dal 1961 diventa la Presidenza del Consiglio che prima era al Viminale.

IX ITINERARIO
Piazza Montecitorio: vi sorge l'obelisco del VI sec., a. C., che Augusto fece portare dall'Egitto per ornare Campo Marzio: apparteneva al Faraone Psammetico II e fu usato come meridiana, cadde e venne di nuovo innalzato sul posto attuale da Pio VI.
Palazzo di Montecitorio: è una superba costruzione del seicento, opera del Bernini e Carlo Fontana; era la sede dei tribunali pontifici e sul lungo balcone della facciata avveniva l'estrazione del lotto. Dal 1870 è sede della Camera dei Deputati. La grande facciata è estroflessa secondo un tracciato poligonale, la parte centrale sormontata da un campanile a vela, è avanzata rispetto alle ali laterali, ciò conferisce all'edificio un'eccezionale grandiosità.
L'aula a emiciclo dove si riunisce la Camera, progettata da Ernesto Basile è ricoperta di legno di quercia e fu inaugurata nel 1918. Oltre la sala della lupa, furono proclamati i risultati del referendum costituzionale, è noto il lungo salone – corridoio che porta all'aula detto Transatlantico o secondo una vecchia definizione: il corridoio dei passi perduti.
Chiesa S. Lorenzo in Lucina: edificata nel IV sec., sull'abitazione della matrona Lucina e rifatta nel XII con l'aggiunta del portico e del campanile. L'interno a navata unica è del 1600 con soffitto a cassettoni del XX sec., nella prima cappella a destra si conservano i resti della graticola su cui fu martirizzato S. Lorenzo; nella quarta cappella un busto di Gabriele Fonseca del Bernini; un Crocifisso cinquecentesco è nel presbiterio e un altro, opera di Guido Reni è sull'altare maggiore, realizzato da Carlo Rainaldi. Nei sotterranei scorre un'acqua che secondo la tradizione, allevia i dolori del parto.
Chiesa S. Silvestro in capite: dell'VIII sc., sorta sui resti di un tempio pagano e rifatta nel 1600; così chiamata poiché all'interno conserva una preziosa reliquia “ la testa del Battista”; domina la Chiesa un campanile duecentesco. Dopo il portale incorniciato da decorazioni medievali, si apre il piccolo cortile che conduce all'interno della Chiesa a una navata, con affreschi del Pomarancio e del Gimignani. Sull'altare maggiore un bel ciborio di Carlo Rainaldi.
Chiesa S. Maria in via: sorse nel XVI sec., sul luogo dove anticamente si trovava una stalla e un pozzo: secondo la tradizione l'acqua del pozzo straripò, ed i servi videro galleggiare una pesante tegola con l'immagine della Madonna. Sul luogo fu edificata, nel XIII sec., una cappella in seguito trasformata in Chiesa. La facciata è stata realizzata da Carlo Rainaldi, al suo interno presso l'altare è visibile un'Annunciazione del Cavalier d'Arpino.
Galleria dell'Accademia di S. Luca: l'antica Università dei pittori aveva sede presso la Chiesa dei SS. Luca e Martina al Foro Romano, trasferita poi al palazzo Carpegna quando fu tracciata la via dei Fori Imperiali. Superato l'androne Borrominiano si apronole sale dove si ammirano opere di: Raffaello, Rubens, Reni, Guercino, Van Dyck, Tiziano, Bellini, Baciccia, Cavalier d'Arpino, Canova.
Fontana di Trevi: è la più grandiosa fra le fontane di Roma, eretta su di un lato del palazzo Poli come mostra dell'acqua vergine; inizialmente di modeste proporzioni, assunse forme grandiose secondo il progetto di Nicola Salvi nel 1732 e nel 1762 era uno degli ultimi esempi del barocco romano. La spettacolare scrosciante fontana che divora l'angusto spazio circostante è divisa in tre nicchie da quattro colonne: nella centrale è la raffigurazione di un oceano su un carro trainato da due cavalli retti da tritoni su una vasta scogliera; nelle nicchie laterali sono le statue dell'Abbondanza e della salubrità sormontate da rilievi.
Copiose cascate e getti imponenti lambiscono i molti particolari delle sculture, tra cui la deliziosa fontanella degli amanti. Salvi dovette lottare contro molti scultori, in particolare il Maini che volevano apportare modifiche al suo progetto e morì prima di veder compiuta l'opera. Secondo un'antica tradizione: gettando un soldo nella fontana, il destino lo riporta ancora a Roma.
Palazzo Poli: è uno degli edifici storici di Roma, su cui poggia la famosa fontana di Trevi; del XVII sec., la costruzione fu iniziata da Martino Longhi e alla sua morte fu ripresa da Ottaviano Mascherino. Dopo diversi proprietari è divenuto proprietà del demanio dello Stato Italiano.
Al suo interno: la sala Dante che affaccia sulla fontana, fu destinata a biblioteca della famiglia Stefano Conti, nipote di papa Innocenzo XIII poi fu utilizzata come salone delle feste. Nell'ottocento vi fu allestito lo studio del pittore Francesco Manno; il nome:”sala Dante” si deve all'iniziativa del Cavaliere Romualdo Gentilucci che nel 1865 affittò e restaurò l'ambiente per ospitare 27 grandi tele costituenti la Galleria Dantesca; dipinti di grandi dimensioni quattro metri per sei metri, venivano mostrati con speciali meccanismi e giochi di luci, ma durò pochi anni che subentrarono altri affittuari e poi fu l'abbandono. Oggi è sede dell'Istituto centrale della grafica ed è tornata a risplendere come centro culturale ed espositivo.
Chiesa S. Andrea delle Fratte: del XII sec., ricostruita nel 1600 con l'intervento del Borromini che ne progettò il ricco campanile, la cupola mai terminata e l'abside ellittica. La facciata fu realizzata nel 1826 da G. Guerra e P. Belli; l'interno a navata unica spiccano presso l'abside due splendidi Angeli del Bernini che erano destinati al Ponte S. Angelo e che il papa volle nella Chiesa.
Chiesa SS. Ambrogio e Carlo al corso: è una Chiesa barocca, eretta da Onorio e Martino Longhi il giovane nel 1600, sormontata dalla magnifica cupola di Pietro da Cortona. L'interno a tre navate, le due laterali si prolungano attorno all'abside in un deambulatorio unico nella città, che mostra influenze Lombarde. E' ornata da marmi, stucchi, affreschi e mosaici: la pala dell'altare maggiore di Carlo Maratta raffigura i Santi in Gloria.
Mausoleo di Augusto: il monumento ripete la struttura delle tombe estrusche a tumulo, che era il sepolcro di famiglia dell'imperatore, del 29 a. C., dopo la conquista dell'Egitto. Ai lati dell'ingresso si trovavano due obelischi; ora uno è in piazza dell'Esquilino e l'altro in piazza del Quirinale, accanto ai pilastri, su tavole bronzee erano incise le imprese dell'imperatore.
Il mausoleo è circolare percorso da corridoi interni ad anello e al centro si trova la cella sepolcrale di Augusto e di sua moglie Livia; a destra furono sepolti i nipoti, a sinistra la sorella e il nipote Marcello; in altre urne il genero Agrippa, il figliastro Druso e altri. Sulla sommità del tumulo, coperto da cipressi, si innalzava la statua dell'imperatore.
Alla fine dell'impero il mausoleo fu depredato dei suoi marmi preziosi per erigere altre costruzioni, fu in seguito una fortezza dei Colonna e adibito poi a vari usi finché divenne sala di concerti: il famoso “Augusteo”.
Ara Pacis Augustae: la costruzione si trova presso il Mausoleo di Augusto e sorse tra il 13 e 9 a. C., per celebrare la pace seguita alle campagne di Gallia e di Spagna. Si tratta di un altare chiuso in un recinto marmoreo, ornato da sculture dove, tra eleganti motivi decorativi si susseguono scene storiche e mitologiche: Enea, la nascita di Roma, la famosa processione cui partecipa l'imperatore con la sua famiglia.
Dopo il ritrovamento sotto un palazzo di via del corso, l'ara fu ricostruita recuperandone i frammenti originali sparsi nei vari musei e sostituendo con riproduzioni in cemento, le parti perdute e infine fu ricoperta da una struttura trasparente di protezione. Su di un lato del basamento, un'iscrizione ricorda le imprese di Augusto.
In questo punto del Tevere nel 1705 era stato costruito il Porto di Ripetta, scalo fluviale progettato da Alessandro Specchi in stile barocco, con due scale che salivano lo scosceso pendio collegando l'attracco alla città. Il porto fu distrutto quando furono costruiti i muraglioni per arginare il Tevere e difendere la città dalle periodiche inondazioni.
Palazzo Borghese: la costruzione è detta: “ il cembalo” per la sua forma insolita e mostra una sorta di porticato a tastiera; innalzato su disegno del Vignola nel 1500 per il Cardinale Borghese divenuto poi Paolo V; i lavori furono portati a termine da Flaminio Ponzio nel 1600.
Il cortile è dotato di 48 paia di colonne che formano il grande portico e dove si ammirano sculture antiche; sul fondo è l'ampio ninfeo detto Bagno di Venere decorato da statue e fontane.
Bagno di Venere: attribuito a Carlo Rainaldi e si presenta con la dea seduta sull'orlo della sua urna da bagno e abbandona le nudità del suo corpo alle cure di tre ancelle, che si affaccendano alla sua toletta: una asciuga la gamba della dea, l'altra fa passare il pettine nei suoi capelli, la terza porge le ampolle dei profumi; una quarta versa acqua nella vasca in cui Venere tiene ancora immerso il piede. Sotto è la fontana vera e propria, costituita da una vaschetta a valva di conchiglia con due putti laterali e un tritone.
Chiesa S. Girolamo: degli Schiavoni (abitanti della Schiavonia ex Jugoslavia) oggi meglio nota come Chiesa dei Croati, del cinquecento, ricostruita nel 1558 per volere di papa Sisto V da Martino Longhi il vecchio. La facciata è suddivisa in due ordini: nella parte inferiore si può ammirare un bellissimo portale, mentre in quella superiore: un enorme finestrone; in fondo al prospetto svetta l sontuoso campanile.
L'interno barocco a navata unica presenta una finta cupola affrescata da Andrea Lilio; vi sono ben conservate numerose opere d'arte dall'alto valore storico – artistico. Di particolare interesse è il camminamento sopraelevato che unisce la Chiesa di S. Girolamo alla vicina:
Chiesa S. Rocco: del XVII sec., è uno dei luoghi più visitati di Roma, opera di Giovanni Antonio de Rossi, caratterizzata da forme barocche con facciata ad opera del Valadier nel 1834 con forma neoclassica ; quattro grosse colonne corinzie sostengono il timpano, ai lati due Angeli con candelabro, sul portale lo stemma di papa Gregorio XVI Cappellari. La cupola del 1654 presenta un alto tamburo ottagonale, scandito da paraste doriche abbinate che inquadrano gli otto finestroni rettangolari. La calotta è divisa in otto spicchi da costoloni che terminano alla base della lanterna, sulla quale si aprono otto finestrelle rettangolari separate da semi colonne.
Al suo interno conserva interessanti aspetti artistici, l'altare maggiore sormontato dal dipinto del seicento di S. Rocco in gloria e dal meraviglioso affresco della Madonna risalente al 1645. A poca distanza si trova l'idrometro, colonna dell'ottocento in bassorilievo utilizzata per misurare le inondazioni del Tevere.
Fontana della Botticella: in una grande nicchia ricavata nel pilastro che sostiene le arcate che collegano la Chiesa di S. Rocco e la Chiesa di S. Girolamo degli Schiavoni; in marmo bianco del 1774. La testa di un giovane popolano con il tipico berretto della categoria dei facchini, sporge da una valva di conchiglia dalla cui bocca sgorga l'acqua, che si raccoglie in una sottostante piccola vasca semicircolare sospesa su scogli. Attraverso due cannelle poste alla base della vaschetta l'acqua passa nel sottostante catino rettangolare dai bordi arrotondati che poggia su una botticella poggiata orizzontalmente. In alto è posta l'epigrafe: “BENEFICENTIA CLEMENTIS XIII PONT MAX AQUA VIRGO AN 1774”.

X ITINERARIO
Chiesa S. Giacomo in Augusto: risale al 1347 quando venne fondato l'ospedale S. Giacomo degli Incurabili, lo stesso ospedale in cui venne curato S. Camillo de Lellis e fu qui che ebbe l'intuizione di fondare l'ordine che porta il suo nome, per la cura degli ammalati.
La ricostruzione fu iniziata da Francesco Capriani da Volterra e fu portata a termine da Carlo Maderno nel 1598. L'esterno si presenta con due campanili gemelli a fianco dell'abside. L'interno a pianta ellittica con tre cappelle per lato. La volta affrescata da Silverio Capparoni raffigura la gloria di S. Giacomo; l'altare maggiore è opera di Carlo Maderno eretto con marmi provenienti dal vicino mausoleo di Augusto; la pala d'altare è di Francesco Grandi e rappresenta la SS. Trinità.
Nella cappella della Madonna dei Miracoli è conservata l'immagine sacra, a cui fu attribuito un miracolo che dette origine alla Chiesa di S. Maria dei miracoli. Nelle altre cappelle vi sono opere del seicento di Giuseppe Passeri, del Pomarancio, di Antiveduto Gramatica e di Domenico Cresti detto il Passignano.
Chiesa di Gesù e Maria: costruita in due epoche diverse, la prima pietra è del 3 aprile 1633 su progetto di Carlo Buzio; la Chiesa mancante della parte finale e della facciata fu ultimata 30 anni dopo da Carlo Rainaldi tra il 1671 e il 1674 con facciata in travertino e mattoni, l'unico portale d'ingresso è sormontato da un timpano a lunetta e da un finestrone rettangolare, affiancato a quattro lesene corinzie che sostengono la trabeazione con la scritta:” Jesu et Mariae” e un grande timpano triangolare di coronamento.
L'interno a navata unica con volta a botte e tre cappelle per lato; misura: 27 metri di lunghezza per 15 di larghezza; la cappella che compone l'altare maggiore è sette metri per sette metri. La volta è stata decorata da Giacinto Brandi con una tela raffigurante: la glorificazione della Vergine con i quattro Evangelisti; sul cornicione della volta vi sono statue in stucco che raffigurano i profeti e altri personaggi dell'Antico Testamento.
Tra le cappelle sono collocati due monumenti funebri: il primo dedicato a Ercole e Luigi Bolognetti, fratelli del benefattore della Chiesa Giorgio il cui monumento funebre è tra la cappella S. Giuseppe e quella della Madonna del Divino Aiuto; sul lato destro della Chiesa, altri due monumenti funebri dedicato a Pietro e Francesco Bolognetti, opera di Francesco Cavallini del 1681 e a Fra Mario Bolognetti opera di Francesco Aprile, esempi fra i più caratteristici della scultura barocca funeraria. Il presbiterio e l'altare maggiore si caratterizzano per l'imponenza e la ricchezza dei materiali utilizzati. La tela d'altare è di Giacinto Brandi e rappresenta Gesù che incorona Maria del 1679.
Museo di Goethe: allestito nella casa dove il poeta Johann Wolfgang Von Goethe abitò durante i suoi soggiorni in Italia dal 1786 – 88 unico museo tedesco all'estero. La casa di Goethe ospita eventi e manifestazioni culturali come conferenze; è luogo di incontro artistico – scientifico, nella biblioteca vi sono raccolti i suoi manoscritti e altro materiale documentario.
Piazza del Popolo: fu realizzata da Valadier ai primi del 1800; è delimitata da due emicicli ornati ognuno da una fontana e sormontati da sfingi e statue rappresentando le stagioni.
Chiesa S. Maria di Montesanto: è popolarmente conosciuta come Chiesa gemella di S. Maria dei Miracoli. Fu eretta nel 1662 su iniziativa di papa Alessandro VII a cura del Cardinale Girolamo Gastaldi che vi è sepolto. Nel 1673 vi fu la supervisione del Bernini e la collaborazione di Carlo Fontana; la Chiesa è a pianta ellittica, mentre l'altra adiacente, è a pianta circolare; dotata di sei cappelle mentre la gemella ne ha quattro.
Sotto le due Chiese si trovano i resti di due monumenti funerari a piramide di età Augustea. In questa Chiesa il 10 agosto 1904 fu ordinato presbitero Angelo Roncalli futuro papa Giovanni XXIII detto “ il papa buono”; l'evento è ricordato da una lapide apposta durante il suo pontificato.
Chiesa Madonna dei Miracoli: come la sua gemella è preceduta da scala e portico colonnato; la facciata è caratterizzata dalla presenza di un profondo pronao rettangolare, coronato da un timpano; le colonne del pronao in origine, erano destinate alle torri campanarie di S. Pietro in Vaticano progettate dal Bernini. Sulla balaustra esterna si ergono 10 statue che raffigurano Santi e Sante, opere di Filippo Carcani e Ercole Ferrata; alla sommità una cupola ottagonale rivestita con tegole di lavagna ad opera di Carlo Fontana. Il campanile specularmente rispetto a quello della vicina Chiesa S. Maria, attribuito a Gerolamo Theodoli o a Francesco Navona.
Al suo interno il monumento funebre di Antonio d'Este, discepolo e amico di Antonio Canova; sotto l'altare in un urna le reliquie di S. Candida Vergine e Martire provenienti dalla catacombe di Priscilla. Pala d'altare raffigurante la Madonna del Rosario e due ovali affrescati con storie della S. Croce. Nel pilastro che separa il presbiterio e la cappella, vi è murato un Crocifisso bronzeo di Pericle Fazzini; dipinto ad olio su tela raffigurante S. Giuseppe e Gesù Bambino.
Inoltre, dipinti sopra le porte laterali della cappella e al centro è collocata una statua della Madonna di Bétharram, il cui originale si trova in Francia nell'omonimo Santuario. Sulla parete sinistra la statua di S. Michele Garicoits, fondatore dei preti del Sacro Cuore che officiano la Chiesa e che fu canonizzato da papa Pio XII nel 1947. Sulla parete destra il monumento sepolcrale della famiglia Guglielmi delle Rocchette opera di Cesare Benaglia 1868; il presbiterio è realizzato da Carlo Fontana unito alla navata da un arco sormontato dallo stemma del Cardinale Gastaldi, le decorazioni in stucco dell'altare maggiore sono opera di Antonio Raggi.
Al centro del presbiterio l'immagine della Madonna dei miracoli, una copia del cinquecento, il cui originale affresco è conservato nella Chiesa di S. Giacomo in augusta: la Madonna e il Bambino sono coronati con corone d'oro; quella della Madonna risale al 1646 e fu una delle prime corone applicate ad un immagine sacra. Ai lati del presbiterio due monumenti sepolcrali dei Gastaldi, coronati da quattro statue raffiguranti a sinistra: la Fede e la Speranza; a destra: Prudenza e temperanza. Le decorazioni alla sagrestia risalgono al XVII sec., con un busto di papa Pio VI.
Chiesa S. Maria del Popolo: ha origine da una piccola cappella eretta da papa Pasquale II nel 1099; fu ingrandita nel 1227 da papa Gregorio IX il quale vi fece trasportare l'immagine di S. Maria del Popolo che ancora oggi si venera nella Chiesa. Ampliata sotto il pontificato di Sisto IV da Andrea Bregno tra il 1472/77, con un aspetto rinascimentale. Interventi successivi furono del Bramante XVI sec., Raffaello e Gian Lorenzo Bernini nel 1660 dandole l'impronta barocco.
La facciata è rivestita di travertino epoca Sisto IV, il cui stemma è inserito nel timpano. Essa è tripartita con due ordini di lesene e tre portali, quello centrale sormontato nella lunetta da una Madonna col Bambino.
L'interno a tre navate con quattro cappelle per lato; termina con ampio transetto nel quale affacciano quattro cappelle, una cupola e un presbiterio.
- Nella cappella del presepio: fatta erigere dal Cardinale Domenico Della Rovere nel 1488, dedicata a S. Girolamo con affreschi sulla vita del Santo a opera di Tiberio d'Assisi; la natività dell'altare è del Pinturicchio; qui si trovano le tombe dei Cardinali: Giovanni de Castro (1506) e Cristoforo (1478) e Domenico Della Rovere.
- Cappella Cybo: a croce greca del XV sec., decorata dal Pinturicchio e poi da Carlo Fontana XVII sec., in essa le tombe dei Cardinali: Lorenzo e Alderano Cybo; la pala d'altare è di Carlo Maratta.
- Cappella Basso Della Rovere: del 1484 decorata da allievi del Pinturicchio; il pavimento è originale del XV sec., in ceramica di Deruta.
- Cappella Costa: con trittico marmoreo della scuola del Bregno.
- Transetto: vi sono presenti due altari principali del Bernini; su di esso si affacciano quattro cappelle, due per ciascuno dei lati a fianco del presbiterio.
- Cappella Cerasi: con opera del Caravaggio e la pala d'altare di Annibale Carracci.
- Cappella Theodoli: con la tela d'altare di Giulio Mazzoni, dello stesso artista sono anche gli stucchi che decorano la volta della cappella.
- L'altare maggiore: del 1627, con la decorazione dell'arco trionfale ove in stucco è rappresentata la leggenda della fondazione della Chiesa; l'altare include la tavola del XIII sec., in stile bizantino raffigurante la Madonna del Popolo; nei pressi dell'altare, resti di marmo con decorazione cosmatesca e data: 1263.
- Il coro: ristrutturato dal Bramante XVI sec., in esso vi sono due capolavori di Andrea Sansovino e monumenti funebri dei Cardinali: Ascanio Sforza e Girolamo Basso Della Rovere; nella volta affreschi del Pinturicchio 1508, mentre le vetrate sono di Guillaume de Marcillat (1509).
- Cappella Cybo – Soderini: con Crocifisso ligneo del XV sec., le pitture alle pareti e alla volta sono opera di Pieter Van Lint.
- Cappella Mellini: la pala d'altare è opera di Agostino Masucci e le tombe dei Cardinali: Savio Mellini di Pierre Etienne Monnot e Garcia Mellini opera di Alessandro Algardi.
- Cappella Chigi: di Raffaello 1513, restaurata dal Bernini per il Cardinale Fabio Chigi (futuro papa Alessandro VII)1652; l'ambiente è ricco di pitture e sculture di Raffaello, Bernini, Lorenzetto, Francesco Salviati, Sebastiano del Piombo, Raffaello da Montelupo e Raffaele Vanni.
- Cappella del battistero: con antiche opere di Andrea Bregno.

Fontana dei leoni: si sviluppa attorno all'obelisco Sistino ; ai quattro angoli del basamento a gradini, Valadier colloca vasche rotonde di travertino sopra le quali, su tronchi a piramide sempre a gradini, sono posti leoni in marmo bianco stile egizio, dalle cui bocche sgorgano ampi ventagli d'acqua.
Obelisco: venne innalzato nel 1589 per volere di papa Sisto V.
Fontana di Nettuno: ultimata nel 1823 sita di fronte a quella della dea Roma; si compone con un'ampia vasca di travertino di forma semicircolare, sopra la quale una grande valva di conchiglia anch'essa in travertino, raccoglie l'acqua riversata da una piccola tazza posta poco più in alto.
La fontana è ornata da un imponente gruppo scultoreo disegnato da Giuseppe Valadier e scolpito da Giovanni Ceccarini, nel quale l'elemento principale è rappresentato da una statua raffigurante Nettuno con il tridente nella mano destra, ai piedi della quale trovano posto due statue di Tritoni appoggiati a delfini.
Fontana dea Roma: ultimata nel 1823, è costituita da un'enorme statua della dea Roma, ornata e fiancheggiata da due statue sedute rappresentanti i due fiumi di Roma: Tevere e Aniene; ai piedi della dea: la lupa che allatta i gemelli.
L'imponente gruppo fu disegnato da Giuseppe Valadier e scolpito da Giovanni Ceccarini. Al di sotto di essa è collocata una grande vasca semicircolare di travertino sopra la quale, una valva di conchiglia in travertino, raccoglie l'acqua riversata da un piccolo catino posto più in alto.
Pincio: è uno splendido parco pubblico situato all'interno delle mura costruite dall'imperatore Aureliano tra il 270 e il 273; sul Pincio vi era la dimora di Scipione Emiliano, Pompeo, gli orti Luculliani dove venne uccisa Messalina moglie di Claudio. Per i viali del Pincio negli anni 60 vi erano oltre 200 statue.
Casina Valadier: conosciuta come il caffè del Pincio, progettata dal Valadier e realizzata tra il 1816 e il 1837, rielaborando un casale del XVII sec. E' costituita da un volume cubico, cui è addossata un elegante esedra con colonne di ordine ionico; fino al 1990 la casina era stata uno dei ristoranti più rinomati di Roma con l'interno neoclassico, ricco di pitture e affreschi in stile pompeiano.
Mira: dell'Osservatorio Astronomico del Collegio Romano per la determinazione del meridiano di Roma su richiesta dell'astronomo Gesuita Angelo Secchi. Era in origine solo una tavoletta di legno a scacchi, poi ricostruita in marmo e incastonata su una colonna con un foro che permetteva di illuminarla anche di notte.
Orologio ad acqua: progettato da padre Giovanni Battista Embriaco nel 1873 con quattro quadranti. Il suo funzionamento è garantito dall'acqua sottostante, che mette in moto il pendolo caricando così il suo movimento e caricando anche la suoneria mediante il riempimento alternato di due bacinelle. L'ambientazione fu curata da Gioacchino Ersoch che lo inserì in una piccola torre sita in un isolotto al centro del laghetto con decorazioni lignee in stile rurale che rievoca la foresta.
Obelisco del Pincio: è uno dei 13 obelischi antichi di Roma, alto metri 9,25; con il basamento e la stella sulla cima raggiunge metri 17,30, venne realizzato all'epoca dell'imperatore romano nel II sec.: Publio Elio Traiano Adriano in onore di Antinoo, il ragazzo greco da lui amato. L'obelisco contiene un insolita titolatura in caratteri geroglifici egizi, scritto da un sacerdote della città di: Akhmim, certo: Pètarbeschenis; i geroglifici adornano tutti e quattro i lati, è tagliato in granito rosa e le iscrizioni indicano:
- sul lato Sud: si chiede che Antinoo venga assimilato con Osiris equiparato ad Amon – Ra;
- sul lato Nord: è segnalato che la città di Antinopolis è stata fondata come un luogo di culto e giochi dedicati al nuovo dio, sul luogo dove Antinoo annegò;
- sul lato Ovest: riporta la fondazione della città di Antinopolis;
- sul lato Est: contiene un elogio di Antinoo – Osiride con la richiesta rivolta a Thot per ottenere la salvezza della sua anima.

Nel III sec., l'obelisco decorò la spina del circo Variano e nel circo, fu rinvenuto in tre pezzi nel 1589; venne donato a papa Clemente XIV che lo fece trasferire nel cortile della Pigna in Vaticano. Infine, innalzato sul basamento da Giuseppe Valadier nei giardini del Pincio a Roma nel 1822 per volontà di papa Pio VII.

Tra gli arredi del Pincio sono da citare:
- Colonne rostrate: progettate da Giuseppe Valadier nel 1828, due colonne in granito grigio provenienti dal tempio di Venere e Roma, a cui furono aggiunti dei rostri e dei trofei di armi.
- Statua di Igea: con il genio della Pace e il genio delle Arti, le due statue laterali sono state realizzate nel 1834 da Alessandro Massimiliano Laboreur e da Filippo Gnaccarini. Sul basamento della statua di Igea, vi è un'iscrizione dell'Abate Rezzi.
- Fontana di Dionisio: o Ermafrodito, sita entro una nicchia presso una fontana di una rampa.
- Prigioni: realizzate dopo il 1830 da Gnaccarini, Baini, Stocchi, Laboureur e site nella balconata della prima rampa; le statue dei prigionieri daci provengono dalla zona dell'arco di Costantino.
- Rilievo allegorico: sito sulla seconda rampa, al centro di esso è posta la “fama” con le braccia aperte e ai lati i Geni delle Arti e del Commercio, in stile neoclassico realizzata nel 1833 da Felice Baini ed Achille Stocchi.
- Vasca di granito rosso: sita sul secondo tornante della rampa databile II – III sec., qui trasportata per volere di papa Pio IX.
- Leone araldico: presso il bosco inglese; il leone è in posa araldica detta:”passante”, la zampa destra poggia su di uno scudo con la scritta: SPQR.
- Mostra dell'acqua vergine: nel 1936 fu trasformata in mostra del nuovo acquedotto vergine da Raffaele De Vico che prese spunto dagli schizzi di Valadier.
- Monumento ai liberi comuni Italiani e della battaglia di Legnano: il bronzo è del 1911 per il cinquantesimo anniversario della proclamazione di Roma come capitale, realizzato da E. Botti insieme al fonditore G. Piazza.
- Monumento ai fratelli Cairoli: realizzato da Ercole Rosa e posto nel 1883 in fondo al Viale.
- Colonna commemorativa a Galileo Galilei: del 1887.
- Fontana secca: sita su di una nicchia a finta grotta con stalattiti, sopra la balconata vi sono quattro colonne con capitelli ionici; fonti storiche la riconducono all'ottocento.
- Fontana dell'anfora: al centro un nudo di donna con un'anfora stile liberty, opera di Amleto Cataldi del 1912.
- Abbondanza e Polimnia: risalgono al II sec., furono esposte nel palazzo dei Conservatori e furono poste in loco dopo il 1848.
- Il serbatoio: risale al 1812 all'epoca della realizzazione dell'acqua marcia, mentre il mascheramento della sua lamiera con delle losanghe ed a riquadri pseudo-lignei è dovuto a Gioacchini Ersoch, il suo aspetto ricorda l'architettura medievale elvetica.
- Edificio degli ascensori: del 1925, la zona inferiore è posta come un bastione al muraglione del Pincio; la zona superiore ricorda il cinquecento toscano, al suo interno due ascensori permettono la salita al Pincio da Viale del Muro Torto.
- Monumento a Enrico Toti: realizzato da Arturo Dazzi nel 1922, la statua è a volumi squadrati secondo la moda dell'epoca.
- Cibele: la statua risale al II sec., fu portata in loco nel 1848 dal palazzo dei Conservatori.
- Statua di Esculapio: del IV sec., si trova in loco dal 1800.
- Fontana del Mosè: di forma circolare, posta in un esedra arborea eretta da Ascanio Brazzà nel 1868, all'interno vi è il gruppo di Mosè bambino posto nelle acque del Nilo dalla madre.
- Monumento a Raffaele Sanzio: realizzato da Stocchi nel 1838 posto in un esedra immersa nel verde. Il pittore è stato raffigurato in abiti da trovatore, in stile ottocentesco.
- Teatro S. Carlino: è il teatro dei burattini ed è presente sulla terrazza da 1993; il nuovo teatro dei burattini, con la struttura al chiuso è realizzata interamente in legno e rappresenta spettacoli di burattini con attori e musica dal vivo.

XI ITINERARIO
Villa Borghese: è un grande parco nella città di Roma con sistemazioni a verde di diverso tipo, dal giardino all'Italiana alle ampie aree stile Inglese: edifici, piccoli fabbricati, fontane e laghetti è di circa 80 ettari. Era proprietà dei Borghese nel 1580 e fu ampliato dal Cardinale Scipione Borghese, nipote di papa Paolo V.
Il parco è dotato di nove ingressi e la parte sud offre un magnifico panorama sulla città di Roma.
Galleria Borghese: all'interno della villa, con facciata preceduta da un portico sormontato da ampia terrazza che collega due edifici gemelli laterali; dietro a questo complesso sorge la sontuosa villa, decorata da nicchie con sculture.
Il Museo: riccamente decorato e ornato da mosaici romani tra cui la famosa: Paolina Borghese del Canova; il Davide di Gian Lorenzo Bernini e Apollo e Dafne dello stesso Bernini; 18 busti di imperatori in porfido e alabastro; l'Ermafrodito da un esemplare ellenistico; e altri.
Galleria: vi sono raccolte insigne opere di pittura, tra cui tre opere di Raffaello; una Crocifissione del Pinturicchio; una Madonna del Botticelli; del Caravaggio: è la Madonna del serpe o dei palafrenieri, Davide con la testa di Golia, Bacchino malato, giovane con canestro di frutta; del Tiziano: amor sacro e amor profano e Venere che benda amore; Ritratto d'uomo di Antonello da Messina; Madonna del Bellini; la cortigiana di Vittore Carpaccio; per le opere in essa contenute e degli artisti, si può considerare unica al mondo.
Porta Pinciana: si apre nelle mura Aureliane ed è molto ben conservata; la fiancheggiano due torrioni cilindrici fatti costruire nel V sec.
Giardino zoologico: realizzato nel 1911 secondo il progetto di Karl Hagenbeck e ampliato nel 1935. Nel XVII sec., il Cardinale Scipione Borghese - Caffarelli, aveva creato un primo giardino zoologico in cui molte specie di animali vivevano in semilibertà. Gli animali che rappresentano in parte la fauna di tutti i Continenti, vivono in prevalenza in ambienti che riproducono l'habitat originario.
Museo di zoologia: e Istituto Italo – Africano, nel primo è allestita una serie di collezioni ornitologiche, di conchiglie, di insetti, di rettili e pesci; una sala è dedicata solo agli scheletri animali. L'Istituto accoglie una vasta biblioteca e una ricca documentazione sul continente Africano.
Villa Giulia: contigua a Villa borghese, ai piedi del colle sorge la Villa del 1551 come residenza estiva di papa Giulio III; e opera del Vignola, con la collaborazione del Vasari, dell'Ammannati e la supervisione di Michelangelo. L'ingresso si apre in un cortile porticato a emiciclo sorretto da colonne ioniche e decorato con vivaci pitture.
In fondo è una loggia che sovrasta un ninfeo ornato da statue raffiguranti: l'Arno e il Tevere. In uno dei giardini laterali è stato costruito il tempio di Alatri. Nella villa è stato allestito:
Museo Nazionale di Villa Giulia: è il più rappresentativo dell'arte etrusca, sono raccolti materiali di scavi provenienti dai centri dell'Etruria meridionale e da collezioni private, opere greche, del Lazio e Umbria.
- Vulci: urne biconiche e a capanna; armatura di soldato; il centauro; Ippocampo.
- Bisenzio: carrello con brucia – profumi.
- Veio: decorazione del tempio di Apollo da cui provengono anche le tre statue fittili di Apollo, Ercole, dea con bambino del famoso scultore Vulca.
- Cervetetri: riproduzione di una tomba con corredi; sarcofago dei leoni; sarcofago degli sposi, vasi e oggetti in bronzo.
In una sala sono visibili gli splendidi gioielli Etruschi della collezione Castellani.
- Capena - Falerii Veteres: grande cratere con Aurora e Cefalo; gruppo di guerrieri armati provenienti dal tempio di Mercurio.
Casina delle rose: sempre all'interno di villa Borghese, la casina è sede della casa del cinema con il cinema dei piccoli, la sala cinematografica più piccola al mondo.
Piazza di Siena: pittoresca conca verde a forma di stadio dove si tiene il concorso ippico.

Il parco della villa ospita altri numerosi edifici, tra i più importanti:
- Aranciera: espone il museo di Carlo Bilotti.
- Casale Cenci – Giustiniani: le cui facciate e il portico ospitano dei lacerti di affreschi che rappresentano delle sculture e prospettive a trompe l'oeil (Francese – inganna l'occhio) è un genere pittorico che da l'illusione di guardare oggetti reali. Attualmente ospita un'associazione culturale.
- Casino del Graziano: fu usato come casino di delizia e di riposo dopo le battute di caccia della famiglia del Cardinale Borghese, l'edificio consta di tre piani, al terzo piano è la stanza loggiata; al piano terreno vi sono decorazioni cinquecentesche grottesche tra cui: il ratto d'Europa, richiamante lo stile di Prospero Fontana.
- Casino del lago: è un piccolo chalet risalente agli anni venti del XX sec., attualmente al suo interno vi è la caffetteria del Museo di Carlo Bilotti.
- Casina dell'orologio: nel seicento veniva utilizzata dal giardiniere come abitazione; nel settecento vi fu inserito un porticato e basamento a bugnato, interrotto da vari portali con archi anch'essi bugnati; l'edificio è a due piani sormontato da una torretta con quattro orologi e coronamento a piccolo tempio circolare a cupola, sorretto da otto colonne doriche. La torre ospita tre campane e nel suo apice è posta una banderuola: Oggi ospita Uffici Comunali.
- Casino detto di Raffaello: fu edificato per volere del Cardinale Scipione Borghese, come abitazione del guardarobiere della villa, al suo interno vi erano decorazioni a chiaro-scuro..
- Chiesa dell'Immacolata Concezione: a navata unica, è ospitata nel piano terra della casina di Raffaello; un loggiato permette l'accesso alla Chiesa. Gli affreschi del 1791 realizzati da Felice Giani e da Giovan Battista Marchetti con raffigurazioni Cristiane. L'altare in marmo verde e porfido rosso sormontato da una statua in marmo bianco dell'Immacolata Concezione di Filippo Andrea Grandj Acquet. La Chiesa ospita la tomba di Pietro Canonica.
- Ludoteca: consta di biblioteca specializzata per bambini dal 2006, consta di sala Giani che è dedicata al teatro e della sala del re Mida che è dedicata alle attività didattiche. Al primo piano si danno spettacoli e mostre per bambini, il piano terra è rivestito alle pareti, pavimento in legno e nelle vetrate scorre un velo d'acqua a circuito chiuso che oltre a mantenere pulite le vetrate da un effetto scenico; completa l'arredamento un boschetto artificiale in legno di betulla con frutti finti semovibili atti per il gioco. Il piano superiore è circondato da un terrazzo con delle capriate lignee.
- Uccelliera: progettata da Girolamo Rainaldi, è a pianta rettangolare, costituita da due vani e da un passaggio con copertura a volta che li unisce. Le finestre hanno lesene e cornici, la facciata è meno ricca di decorazioni; l'interno presenta degli affreschi.
- Villa Lubin: disegnata da Pompeo Passerini ed edificata nel 1906. Attualmente è la sede del Consiglio Nazionale dell'Economa e del Lavoro.

Casina Vagnuzzi: del XVI sec., rimaneggiata dal Valadier nel 1810 e rimodernata da Luigi Canina. Dal 1960 è sede dell'Accademia Filarmonica Romana, compreso il parco all'Inglese davandi alla facciata posteriore.
Palazzina Pio IV: è sede dell'Ambasciata Italiana presso il Vaticano. In origine la base della palazzina era il prospetto di una fontana, Pio IV regalò l'edificio al nipote S. Carlo Borromeo che vi fece aggiungere un piano. Quando la costruzione passò alla famiglia Colonna nel XVII sec., il principe Filippo fece erigere l'attuale fontana in sostituzione della precedente.
Galleria nazionale d'Arte moderna: allestita nel palazzo delle belle arti, realizzata nel 1911 da Cesare Bazzani e da lui ampliato nel 1933. Vi sono ordinate opere di pittori e scultori prevalentemente Italiani dal XIX sec. Ai nostri giorni: Palizzi, Fattori, Lega, Cremona, Boldini, Michetti, Spadini. Tra gli scultori: Canova, Gemito, Giò Pomodoro. Fra i principali artisti: Modigliani, Boccioni, Balla, De Chirico, Moranti, Scipione, Mafai, Guttuso, Burri, Fontana. Tra gli stranieri: Degas, Monet, Cèzanne, Van Gogh, Braque, Ernst, Pollock.
Via Vittorio Veneto: si snoda fra alberghi, bar, locali e negozi lussuosi. Qui nel 1958 nasceva la dolce vita movimentata dalle notti mondane di star internazionali.
Fontanella delle api: del 1644 opera di Gian Lorenzo Bernini; la fontana risponde alla forma di conchiglia bivalva aperta, in un catino rotondo e scannellato viene raccolta l'acqua che sgorga dai tre sottili zampilli collocati sotto altrettanti api, scolpite sopra la cerniera di raccordo tra le valve. La valva superiore riporta un distisco scritto di mano di Urbano VIII che recita: “Il Sommo Pontefice Urbano VIII costruita una fontana a pubblico ornamento dell'Urbe, a parte fece fare questo fontanile per uso dei cittadini nell'anno 1644, ventunesimo del suo pontificato”.
Chiesa S. Maria della Concezione: o Chiesa dei Cappuccini. La Chiesa è progettata da Michele da Bergamo ed eretta tra il 1626 / 31, la struttura architettonica dell'edificio è costituita da una piccola navata con 10 cappelle laterali, nelle quali sono conservate importanti reliquie ed opere d'arte.
La Chiesa fu commissionata da papa Urbano VIII per il fratello Antonio Barberini che faceva parte dell'ordine dei cappuccini e la cui tomba è tuttora conservata all'interno della Chiesa, di fronte all'altare maggiore. In questa Chiesa si trova anche la pietra tombale del Cardinale Agapito Mosca (1678 – 1760) e la tomba di Padre Mariano da Torino (al secolo: Paolo Roasenda Torino 22 maggio 1906 – Roma 27 marzo 1972 presbitero e frate cappuccino Italiano, volto e voce conosciuti dalla televisione e dalla radio Italiana grazie a programmi televisivi e radiofonici della RAI degli anni 50 – 60, il suo saluto:” Pace e bene a tutti” è rimasto nel cuore di tanti.
Nella Chiesa vi è anche conservato il corpo di Felice da Cantalice (al secolo Felice Porri: Cantalice 1515 Roma 18 maggio1587 frate cappuccino, nel 1712 fu proclamato Santo da papa Clemente XI) e la tomba di S. Crispino da Viterbo. Importanti pitture adornano le cappelle ed opere di artisti come: Guido Reni, Domenichino, Caravaggio. La volta fu affrescata nel 1796 dal pittore neoclassico Liborio Coccetti.
Cripta: è l'attrattiva principale: cripta – ossario, decorata con le ossa di circa 4.000 frati cappuccini raccolti tra il 1528 e il 1870 dal vecchio cimitero dell'ordine dei cappuccini che si trovava nella Chiesa di S. Croce e Bonaventura dei Lucchesi, nei pressi del Quirinale. La cripta è divisa in cinque piccole cappelle dove si trovano anche alcuni corpi interi di alcuni frati mummificati, con indosso le vesti tipiche dei frati cappuccini.
All'ingresso della cripta una targa recita: “ quello che voi siete noi eravamo; quello che noi siamo voi sarete”. La scelta di decorare la cripta con le ossa potrebbe apparire lugubre e macabra, ma in realtà è un modo di esorcizzare la morte e di sottolineare come il corpo è solo un contenitore dell'anima e in quanto tale, quando esse viene abbandonato il contenitore si può riutilizzare in altro modo.
Palazzo Margherita: di stile rinascimentale, eretto da Gaetano Koch nel 1886; prende il nome dalla regina Margherita che vi abitò a lungo, divenuta regina madre dopo l'assassinio di Umberto I e il passaggio del trono al figlio Vittorio Emanuele III, la quale lo abitò fino alla morte del 1926.
Dal 1931divenne sede dell'Ambasciata Statunitense in Italia e nel 1946 fu acquistato dal Governo degli Stati Uniti d'America.

XII ITINERARIO
Trinità dei Monti: è uno dei luoghi più suggestivi di Roma, dall'alto di una scalinata a rampe convergenti si gode una splendida vista su piazza di Spagna.
Chiesa SS. Trinità: viene officiata anche in Francese dalla comunità dell'Emmanuele; l'edificio è proprietà della Repubblica Francese, fu edificata tra il 1502 e il 1509 in stile gotico. La parte più antica, aperta da volte a crociera ogivali è delimitata da una cancellata bronzea. Alla navata gotica nel XVI sec., fu aggiunto un nuovo corpo di fabbrica, coperto da volta a botte.
La Chiesa ha una facciata ornata da due campanili simmetrici a opera di Giacomo della Porta e Carlo Maderno e fu consacrata da papa Sisto V nel 1585; i campanili sono dotati uno di un orologio e l'altro di una meridiana. La prima cappella destra è decorata con affreschi sulle storie di S. Giovanni Battista opera di Giovan Battista Naldini, autore anche della pala con il battesimo di Gesù. La seconda cappella non presenta decorazioni di rilievo, mentre la terza (di Lucrezia della Rovere) conserva un notevole ciclo di affreschi di Daniele da Volterra e aiuti. Secondo il Vasari, l'artista disegnò tutti i cartoni mentre gran parte della stesura è degli allievi.
Del maestro è l'Assunta sulla parete di fondo e la presentazione della Vergine a destra; le opere alle pareti sono di Michele Alberti e Gaspar Becerra, mentre a Pellegrino Tibaldi e Marco Pino la volta e il sotto arco (scene bibliche e ignudi con alberi araldici della Rovere).
Nella cappella Orsini la pala è del 1817 di Louis Vincent Leon Pallière e le pareti decorate dai monumenti funebri del Cardinale Rodolfi Pio da Carpi (1567) e di Cecilia Orsini (1575) entrambi opera di Leonardo Sormani, lo stesso artista che con Prospero Antichi è autore degli stucchi nella volta che incorniciano: la passione di Cristo di Paris Nogare (ante 1575).
Il Nogaro affrescò anche le lunette con la flagellazione, l'andata al Calvario, profeti e Angeli con la corona di spine (parete dell'altare). Delle due cappelle che seguono affrescate da cicli di notevole intesesse, ma di cui non si conosce l'autore. In una delle prime cappelle di sinistra Daniele da Volterra, nel 1541 lasciò un celebre ciclo di affreschi. Nelle altre cappelle opere di artisti come: Perin del Vaga con storie dell'antico e nuovo Testamento 1537, completate da Taddeo e Federico Zuccari tra il 1563 e il 1589.
Nell'adiacente convento va ricordata ed ammirata la Galleria prospettica affrescata da Andrea Pozzo e dipinta nel 1642 da Emanuel Maignan e la stanza delle rovine del XVIII sec., con affreschi del Francese: Charles – Luois Clèrissean che terminò i suoi giorni a S. Pietroburgo alla corte degli Zar. La volta del corridoio riporta diversi tracciati, ora Italiani ora Francesi differenziati dal colore. L'area della Chiesa fu acquistata da S. Francesco di Paola per i suoi minimi come riportano documenti dell'epoca.
Obelisco Sallustiano: campeggia di fronte alla Chiesa e sulla sommità della famosa scalinata, installato sul luogo nel XVIII sec., per volontà di Pio VI, è un'opera di Antinoro alto 14 metri col basamento arriva a 30,45 metri, di epoca romana imperiale copiando geroglifici dei Faraoni: Seti I e Ramesse II.
Villa Medici: eretta nel 1544 dal Lippi per il Cardinale Ricci di Montepulciano, fu poi patrimonio della famiglia Medici (1576) e nel 1803 Napoleone vi insediò L'Accademia di Francia che tuttora vi risiede, dove gli artisti Francesi vincitori del Prix de Rome vi trascorrono un triennio di perfezionamento. Alla semplicità della facciata esterna si contrappone la ricchezza dell'interno, con l'appartamento del Cardinale Ferdinando dè Medici composto da tre sale e affrescato da Jacopo Zucchi. Lo splendido parco offre lo spettacolo di una ricca vegetazione interrotta da antiche statue e fontane. Dal belvedere un incomparabile vista sulla città.
Piazza di Spagna: una delle più note e suggestive piazze di Roma, vi fa da sfondo la scenografica scalinata di Trinità dei Monti, monumentale opera settecentesca, opera del de Sanctis, che scende fantasiosa nelle sue dodici rampe di travertino dalla Chiesa Trinità dei Monti.
Fu inaugurata da Benedetto XIII nel 1725; in aprile – maggio la scalinata viene ricoperta di azalee fiorite provenienti dai giardini pubblici.
Fontana della barcaccia: fu realizzata nel seicento da Pietro Bernini – padre di Gian Lorenzo – raffigura una barca irreale invasa dalle acque e sul punto di naufragare.
Colonna dell'Immacolata Concezione: progettata da Luigi Poletti e finanziata da Ferdinando II delle due Sicilie, come atto simbolico che chiudeva la lunga crisi della guerra della Chinea. La colonna è dedicata al dogma dell'Immacolata Concezione stabilito dalla Chiesa cattolica nel 1854, sotto il pontificato di Pio IX; poggia si di un basamento di marmo e la colonna alta 12 metri di marmo cipollino che sorregge la statua bronzea raffigurante la Madonna, opera di Giuseppe Obici, la colonna proveniente dagli scavi romani, rinvenuta nel Monastero di S. Maria Concezione nel campo Marzio nel 1777.
Fu innalzata grazie al lavoro di 220 Vigili del Fuoco. Coronano il basamento altre quattro statue di marmo raffiguranti: David (opera di Adamo Tadolini); Isaia ( opera di Salvatore Revelli); Ezechiele (opera di Carlo Chelli); Mosè (opera di Ignazio Jacometti). Narra la leggenda che il popolo considerando papa Pio IX un menagramo, fu di buon auspicio la sua assenza all'inaugurazione dell'otto dicembre 1857. Dal 1923 i pompieri offrono fiori alla Madonna e dal 1953 è presente anche il papa.
Palazzo di propaganda Fide: è uno dei possedimenti extraterritoriale della S. Sede. Il vasto immobile fu voluto da Gregorio XV Ludovisi, realizzato tra il 1620/40 dal suo successore Urbano VIII Barberini, che incaricò Gian Lorenzo Bernini sostituito nel 1644 da Francesco Borromini, preferito dal successore del Barberini: papa Innocenzo X Pamphilj. Fu ampliato nella sua estensione attuale da Alessandro VII Chigi nel 1655.
La facciata del Borromini è organizzata intorno a potenti paraste tra le quali, le finestra delle ali laterali concave, mentre la centrale è convessa. Un cornicione su mensole separa il piano nobile dall'attico; la sua porzione centrale è stavolta concava, per questo movimento il palazzo è considerato: uno dei più interessanti esempi dell'architettura barocca di Roma.
Al suo interno la cappella dei re magi, nella cui Chiesa del Borromini sono presenti: la conversione di San Paolo opera di Carlo Pellegrini 1635; l'adorazione dei magi opera di Giacinto Gimignani 1634; sormontata da la missione degli apostoli opera di Lazzaro Baldi.
Caffè Greco: nell'elegante via condotti si trova il celebre caffè Greco, uno dei caffè storici di Roma fondato nel 1760 da certo Nicola della Maddalena; per molto tempo è stato ritrovo di intellettuali e goliardi, la “sala rossa” in foto appare come copertina del 45 giri di Mia Martini “ Minuetto / Tu sei così” del 1973. Con le sue oltre 300 opere esposte nelle sale è la più grande galleria d'arte privata aperta al pubblico esistente al mondo.
Il caffè fu punto d'incontro per personalità intellettuali e politiche: Gioacchino Pecci (futuro papa Leone XIII) fu un assiduo frequentatore, come lo fu Silvio Pellico. Nella sala omnibus del caffè Greco, sono esposti medaglioni, placchette in gesso e le miniature raffiguranti gli artisti, poeti, musicisti che nel corso degli anni hanno frequentato il locale.
Chiesa SS. Trinità: degli spagnoli, la Chiesa e il convento annesso furono fatti costruire dai trinitari spagnoli nel 1741 sotto il pontificato di Benedetto XIV, opera del Portoghese: Emanuele Rodriguez dos Santos aiutato da Giuseppe Sardi. La facciata è a forma concava con le statue dei due fondatori dell'Ordine della SS. Trinità: Giovanni de Matha e Felice di Valois; inoltre vi sono insegne regie del re spagnolo Filippo V sotto il cui regno la Chiesa fu edificata. La cupola è affrescata da Antonio Velasquez.
L'interno è preceduto da un vestibolo, è a pianta ellittica, con sette cappelle intercomunicanti: quattro a destra e tre a sinistra. Le pitture sono quelle originali del settecento, tra cui l'Immacolata Concezione di Francisco Preciado de la Vega del 1750. Nella volta ellittica della Chiesa è rappresentata, in un quadro ovale, la scena di S. Giovanni di Matha in gloria di Gregorio Guglielmi; nelle cappelle laterali numerose tele di Andrea Casali.
Alle pareti il trionfo del finto marmo di tutti i tipi e i colori: nonostante l'apparenza non c'è in tutta la Chiesa (salvo i pavimenti e le pietre degli altari) un marmo che non sia finto. Nel presbiterio spiccano: la pala dell'altare maggiore di Corrado Giaquinto, raffigurante la SS Trinità e la liberazione di uno schiavo e la calotta rappresentante Abramo e i tre Angeli; e Abramo e Sara; opere di Antonio Gonzàlez Velàsquez.
Via del Babuino: già esistente nel XIV sec., con i nome: via dell'orto di Napoli e via del Cavalletto; dopo i lavoti del 1525 fatti eseguire da papa Clemente VII fu chiamata Clementina e nel 1540 divenne Paolina poiché vi mise mano nuovi lavori papa Paolo III. Nel 1571 papa Pio V vi fece installare una fontana con la statua del “Sileno” divinità delle sorgenti e delle fontane, la statua divenne famosa per la sua bruttezza paragonabile a una figura scimmiesca, nacque così: er babuino. La strada è ricca di palazzi storici del XVII – XVIII sec, ed è centro di antiquari a Roma.
Via Margutta: è la parallela di via del Babuino, nacque come quartiere degli stranieri, luogo di gallerie d'arte e ristoranti alla moda che anticamente ospitava botteghe artigiane e stalle. Negli anni 50 dopo il film “ vacanze romane” diventa strada esclusiva residenza di personaggi famosi tra cui: Federico Fellini (regista); Giulietta Masina (attrice); Anna Magnani (attrice); Giorgio de Chirico (pittore). Oggi è la caratteristica via dei pittori.
Largo di Torre Argentina: la vasta area è occupata dai resti di quattro templi repubblicani:
Tempio A) a pianta rettangolare cinta da colonne di tufo ancora ben conservate, fu eretto nel III sec., dopo una vittorio sui Cartaginesi.
Tempio B) si distingue dagli altri per la pianta circolare, fatto erigere nel 101 a. C., da Q. Lutazio Catulo durante la battaglia di Vercelli.
Tempio C) il più antico IV sec. a. C., probabilmente era dedicato a Feronia.
Tempio D) del II sec. a. C., si suppone dedicato ai Lari Permarini: una parte di esso è rimasto sepolto sotto via Florida.
Sono visibili anche i resti di un portico che unificò il complesso architettonico in un unica area fornendo anche dei servizi pubblici.
Palazzo Vidoni: è uno dei più antichi palazzi rinascimentali, costruito nel 1515 inglobando edifici già esistenti. Nel XVIII sec., fu proprietà del Cardinale Vidoni che lo ingrandì. Nel XX sec., fu sede dell'Ambasciata di Germania e poi Palazzo del Littorio (Casa del Fascio del Partito Nazionale Fascista). Oggi è la sede del Ministero della Funzione Pubblica. Il 2 ottobre 1925 fu firmato a Palazzo Vidoni uno storico accordo: tra confindustria e Confederazioni delle corporazioni Fasciste che di fatto eliminò il sindacato libero.
Il Palazzo conserva nella sala “Carlo V” importanti affreschi del cinquecento raffiguranti momenti della vita dell'imperatore, da riferire alla scuola di Perin del Vaga allievo di Raffaello. Altri affreschi del settecento sono stati attribuiti ad artisti del XVIII sec.: Nicola Lapiccola, Bernardino Nocchi, Tommaso Conca, Ludovico Mazzanti. Nel cortile interno, sono conservate statue romane e una fontana ricavata da un sarcofago del periodo classico.

XIII ITINERARIO
Casa del Burcardo: costruita nel 1500 per il prelato Giovanni Burchard di Strasburgo. Oggi vi ha sede la raccolta teatrale della Società Italiana Autori e Editori che contiene testi riguardanti il teatro, maschere, costumi, marionette.
Chiesa S. Andrea della Valle: una delle più importanti Chiese romane costruita nel 1500, iniziata da Della Porta e F. Grimaldi nel luogo dove un tempo era una valle paludosa e terminata dal Maderno nel 1625 a cui si deve la cupola seconda per dimensioni solo a quella di S. Pietro; (la lanterna è opera del Borromini) La facciata fu completata dal Rainaldi nel 1600.
L'interno sontuoso a navata unica interrotta da grandi cappelle; nella prima a destra di C. Fontana contiene opere di A. Raggi; nella seconda sono collocate le statue in bronzo che rappresentano: la Pietà, Lia e Rachele; copie degli originali Michelangioleschi conservati in S. Pietro e a S. Pietro in Vincoli. Le belle tombe di Pio II e Pio III sono conservate tra la navata e il transetto; la cupola è ornata dagli affreschi raffiguranti: Gloria del Paradiso opera di Giovanni Lanfranco, suo è anche il S. Andrea Avellino nel transetto, mentre del Domenichino sono gli Evangelisti dei peducci e i superbi affreschi nell'abside e nel presbiterio, che rappresentano scene della vita di S. Andrea. Altri affreschi sulle storie del Santo sono del Cavalier Calabrese Mattia Preti. Nella prima cappella di sinistra vi sono due pregevoli statue: S. Maria di Francesco Mochi e il Battista di Pietro Bernini.
Piccola Farnesina: o Farnesina ai Baullari, è un piccolo palazzetto rinascimentale del 1523 probabilmente opera di Antonio da Sangallo il giovane; i gigli di Francia posti sulla facciata, in omaggio al prelato Francese: Le Roy che ne era proprietario, fu l'emblema dei Farnese da questo il nome: la Farnesina.
Al suo interno vi è allestito il Museo Barraco, dal nome del barone Giovanni Barraco, uomo politico e cultore d'arte che donò la sua collezione alla Città agli inizi del 1900: si tratta di una preziosissima raccolta, con pezzi originali di sculture antiche di epoca Egizia, Assiro – Babilonese, Fenicia, Etrusca, Greca e Romana.
Palazzo della Cancelleria: è uno dei più importanti esempi di architettura rinascimentale, iniziato nel 1483 e terminato nel 1517. Si propende oggi ad identificare l'architetto in Antonio da Montecavallo, senza escludere l'intervento del Bramante per il magnifico cortile ad arcate sorretto da colonne.
La lunga facciata in travertino bugnato è aperta da finestre decorate e balconi sulla via del Pellegrino. Dopo essere stato confiscato ai Riario, colpevoli di congiura contro papa Leone X, l'edificio ebbe varie destinazioni: oggi è sede del Cardinale Cancelliere e della Pontificia Accademia di Archeologia e gode dell'extraterritorialità.
L'interno non è visitabile presenta opere del Vasari e di Perin del Vaga. Nei suoi sotterranei si trova un mitreo e ruderi romani.
Chiesa S. Lorenzo in Damaso: racchiusa nel Palazzo della Cancelleria è nota sin dall'antichità, dal sinodo di papa Simmaco (499) come: “Titulus Damasi” che secondo la tradizione venne costruita la prima volta da papa Damaso I nella sua casa verso il 380. Esiste un distico attribuito a papa Damaso che celebra la costruzione della Chiesa: “HAEC DAMASUS TIBI CHRISTE DEUS NOVA TECTA DICAVI LAURENTII SAEPTUS MARTYRIS AUXILIO”.
Bramante la modificò nel XV sec., su ordine del Cardinale Raffaele Riario; fu sconsacrata nel XIX sec., sotto la dominazione Francese e nel 1820 papa Pio VII, la fece restaurare da Giuseppe Valadier ricevendo l'assetto attuale. La Chiesa è costruita su di un mitreo romano, quella fondata da papa Damaso I, una delle più importanti Chiese Paleocristiane di Roma.
Al suo interno, all'altare maggiore c'è un olio su tela di Federico Zuccari; sotto l'altare riposano i corpo dei Santi: Eutichiano e Damaso, a sinistra la statua di S. Ippolito, copia di quella che si trova nei musei lateranensi.
Vestiboli: dopo il portale del Vignola, nel primo vestibolo c'è la tomba di Alessandro Voltrini, un cubiculario di papa Urbano VIII opera del Bernini.
Nel secondo vestibolo la statua di Carlo Borromeo opera di Stefano Maderno.
Nel vestibolo a destra c'è una cappella disegnata da Nicola Salvi, lo scultore della fontana di Trevi su incarico del Cardinale Tommaso Ruffo che ebbe il titolo tra il 1740 e il 1753. Gli affreschi sono di Corrado Giaquinto, il quadro sull'altare è opera di Sebastiano Conca. Segue la cappella del Sacramento commissionata dal Cardinale Pietro Ottoboni ed affrescata con un'allegoria biblica da Andrea Casali.
Cappelle: nella prima cappella, i monumenti del principe Camillo Massimo e della moglie opera di Filippo Guaccarini e Pietro Tenerani.
Nella seconda cappella a destra c'è tra le altre, la tomba di Pellegrino Rossi, primo Ministro del Governo costituzionale di Pio IX ucciso nel 1848, opera di Pietro Tenerani.
Nella seconda cappella a sinistra c'è la tomba di Annibale Caro (Civitanova Marche 6 giugno 1507 – Frascati 17 novembre 1566 traduttore, poeta, numismatico e drammaturgo Italiano), opera di Giovanni Antonio Dosio.
Nella terza cappella c'è il sepolcro del Cardinale Lodovivo Scarompi, patriarca di Aquileia. La tomba è ornata da una statua giacente, opera di Paolo Taccone.
La cappella interna della sacrestia, ospita una Madonna opera di Nicolò Circignani detto il Pomarancio e due statue d'argento di Ciro Ferri.
Nella parte sinistra della Cappella del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, in un quadro è ritratto l'architetto Vincenzo De Rossi Re insieme ad altre persone, mentre sottopongono al pontefice Leone XIII gli Statuti della Pia Unione del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, fondata nella stessa Chiesa nel 1883. (FONTE: articolo dell'Osservatore Romano del 1933).
Palazzo Farnese: è uno splendido palazzo rinascimentale, alla cui costruzione protrattasi per circa un secolo, si avvicendarono tre grandi architetti: iniziato da Antonio da Sangallo il giovane nel 1514 per volere del Cardinale Alessandro Farnese; nel 1546 subentrò Michelangelo a cui si devono i fianchi, il finestrone e il cornicione della facciata nonché i due ordini superiori del cortile; infine Giacomo Della Porta lo portò a compimento realizzando la facciata posteriore (1589).
Il palazzo oggi è sede dell'Ambasciata di Francia. Un ampio vestibolo a tre navate divise da colonne in granito rosso, conduce nello splendido cortile a portico. Al primo piano è sistemata la famosa Galleria che Annibale Carracci affrescò superbamente tra il XVI e XVII sec., con scene mitologiche aiutato dal fratello Agostino, dal Domenichino e dal Lanfranco.
Il vasto salone con grandioso soffitto a cassettoni è ornato di busti, arazzi e da un magnifico caminetto ai cui lati vi sono due sculture di Guglielmo Della Porta, raffiguranti: la Pace e l'Abbondanza.
Fontane di Piazza Farnese: di Giacomo Rainaldi che nel 1626 trasformò due vasche della piazza in fontane, sistemando all'interno altrettanti vasche in travertino molto più grandi, di forma oblunga con i lati marcatamente bombati e poggiate su di un gradino, posizionandovi al centro un ricco balaustro a forma d'anfora, sul quale era posta un'ulteriore vasca, di forma simile a quella più esterna ma molto più piccola, sormontata dal giglio araldico dei Farnese. La due vasche differiscono per pochi particolari: quella settentrionale è leggermente più piccola e meglio conservata.
Palazzo Spada: questo elegante edificio fu realizzato da Giulio Merisi da Caravaggio tra il 1540 e il 1550 per il Cardinale Girolamo Capo di Ferro. Alla morte del proprietario passò al Cardinale Bernardino Spada e restaurato dal Borromini.
La facciata a bugnato è decorata da festoni, medaglioni e statue; il cortile a portici è riccamente ornato da figure mitologiche e fantastiche; sulla sinistra si apre la Galleria prospettica del Bitonto, breve corridoio costruito in modo da creare un'illusione di grandezza.
Il palazzo è sede del Consiglio di Stato; vi è inoltre allestita la Galleria Spada che custodisce opere in prevalenza del XVI – XVII sec. Si ammirano tele di Guido Reni, Domenichino, Guercino, Andrea del Sarto, Tiziano, Parmigianino, Hans Durer, Baciccia, Rubens, Breughel.
Palazzo Falconieri: del XVI sec., ampliato nel 1638 da Orazio Falconieri ad opera di Francesco Borromini da otto a undici campate, ai lati della facciata sono presenti due grandi erme (pilastrini) barocchi con busti femminei e teste di falco, poste come lesene o cariati e sulla facciata che da sul fiume, è interessante una loggia composta da tre arcate a tutto sesto del 1646.
Al suo interno di grande pregio sono il grande scalone e gli stucchi dei soffitti. Dal 1815 al 1818 vi abitò Maria Letizia Ramolino madre di Napoleone Bonaparte, in quanto sorellastra del Cardinale Fresch allora residente nel palazzo.
Oggi vi ha sede l'Accademia d'Ungheria qui fondata nel 1927 a seguito dell'acquisto dell'immobile da parte dello Stato Ungherese. L'Accademia possiede una biblioteca di oltre 20.000 volumi. E' stato utilizzato per l'ambientazione della casa di Dandi nella serie televisiva: Romanzo Criminale.
Chiesa S. Maria dell'Adorazione e morte: eretta nel 1573 fu riedificata nel 1737 da Ferdinando Fuga. L'Arci confraternita omonima aveva lo scopo di dare sepoltura ai morti trovati in campagna o affogati nel Tevere senza identità; oltre alla Chiesa fu costruito anche un oratorio e un cimitero, quasi completamente distrutto per la costruzione dei muraglioni del Tevere.
L'interno a pianta ovale presenta diverse opere notevoli, innumerevoli sono le decorazioni che rimandavano alla vita: Post mortem. S. Antonio Abate; S. Paolo di Tebe; S. Simeone Stilita, affreschi distaccati di Giovanni Lanfranco. Una copia di S. Michele Arcangelo di Guido Reni. All'altare maggiore: la Crocifissione di Ciro Ferri 1680. Riposo in Egitto di Lorenzo Masucci 1750. Ma soprattutto è da ricordare la cripta sotterranea dove dal 1552 al 1896, furono inumate oltre 8000 salme; oggi si presenta come ossario, dove tutto (decorazioni, sculture e lampadari) è fatto con ossa e scheletri. Nell'ottocento serviva da scenografia per le sacre rappresentazioni che si avvalevano di statue di cera a grandezza naturale.
Museo di criminologia: è sito nel palazzo del Gonfalone ex carcere minorile, inizia con la storia dell'esercizio della giustizia, alle istituzioni carcerarie per finire alla criminalità moderna; sono esposti alcuni strumenti di tortura come: gogne; vergine di Norimberga; briglia delle comari; la pistola usata da Gaetano Bresci per l'assassinio di Umberto I; scudisci; fruste e ferri vari. La divisa del boia Mastro Titta che tra il 1796 al 1864 eseguì 516 condanne a morte mediante impiccagione, decapitazioni e squartamento.
Palazzo Sacchetti: costruito da Antonio da Sangallo che ne volle fare la propria abitazione, ma fu portato a termine da Nanni di Baccio Bigio; dopo vari proprietari nel 1648 fu venduto ai marchesi Sacchetti che lo hanno posseduto per intero fino al 2015, quando parte di esso è stato ceduto ad altri proprietari.
Il palazzo ospita alcuni dei cicli più significativi del manierismo, con opere di Francesco Salviati a cui si devono gli affreschi del salone dei mappamondi, nonché opere di Pietro da Cortona e Jacopino del Conte. Il palazzo fu utilizzato per il film: ”la grande bellezza”.
Chiesa S. Giovanni dei Fiorentini: iniziò la costruzione Jacopo Sansovino nel 1519, intervenne poi Antonio da Sangallo in giovane seguito da Tiberio Calcagni allievo di Michelangelo Buonarroti e infine fu coinvolto Giacomo Della Porta, che imposta una Chiesa a pianta basilicale con tre navate su pilastri arcuati e cinque cappelle per lato, tre catini absidale al sommo croce e cupola, ma il completamento è di Carlo Maderno nel 1634 con la cupola slanciata in laterizi e stucco.
L'abside fu decorata da Pietro da Cortona. Francesco Borromini aggiunse il gruppo scultoreo di Antonio Raggi. La Chiesa dopo tanti cambiamenti e opere fu completata nel 1734/38 da Alessandro Galilei, che morì un anno prima del completamento della facciata.
L'altare maggiore si apre sull'imponente gruppo scultoreo raffigurante il battesimo di Cristo, opera di Antonio Raggi con ai lati i sepolcri della famiglia Falconieri e con le statue de La Fede di Ercole Ferrata e de La Carità di Domenico Guidi. Il colossale altare maggiore tutto in marmo rosso di francia e marmo rosso di Cottanello della provincia di Rieti, è sormontato da La Giustizia di Michel Anguier e da La Fortezza di Leonardo Reti.
Il transetto è arricchito da opere del Bernini, di Domenico Guidi e dell'Algardi. Altre opere di grandi artisti, oltre ai sepolcri dei Cardinali, arricchiscono la Chiesa. Il 7 maggio 2013 vi si celebrarono le esequie funebri del politico: Giulio Andreotti.
La Chiesa conserva l'archivio storico dell'Arci confraternita con scritti, documenti, progetti e spartiti dal quattrocento a oggi, fra i quali il documento curioso: il verbale di cacciata di Leonardo da Vinci dal sodalizio, per il mancato pagamento della tassa d'ingresso. San Filippo Neri fondò la Congregazione dell'oratorio mentre era Rettore di questa Chiesa.
Chiesa S. Girolamo della Carità: fondata secondo la leggenda nel IV sec., sull'area della casa di S. Girolamo, ricostruita nel 1654 da Domenico Castelli. Nel convento adiacente tra il 1551 e il 1583 vi abitò S. Filippo Neri. La facciata è opera di Carlo Rainaldi 1660.
L'interno a navata unica coperta da un ricco soffitto ligneo intagliato; la cappella a destra, realizzata con la collaborazione di Francesco Borromini, è decorata con un ricco rivestimento di diaspro e marmi preziosi che simulano un apparato funebre con ovali, busti di antenati e una ghirlanda di bronzo che incornicia un prezioso dipinto del XV sec.
Sull'altare maggiore a opera di Carlo Rainaldi è collocata una copia dell'ultima comunione di S. Girolamo del Domenichino; oggi alla pinacoteca Vaticana realizzata sull'esempio del celebre dipinto di Agostino Carracci. Da segnalare la cappella Antamori 1708, unica opera romana di Filippo Juvarra ornata dalla statua marmorea di S. Filippo Neri, opera di Pierre Legros.
Chiesa S. Eligio: costruita tra il 1509 e il 1575, iniziata su disegno di Raffaello e terminata da Baldassarre Petruzzi e Aristotele da Sangallo. La facciata è del 1620 opera di Giovanni Maria Bonazzini.
L'interno a croce greca con una cupola emisferica su tamburo. Gli affreschi nell'abside sono di Matteo da Lecce e Taddeo Zuccari. Negli altari laterali opere di Giovanni de Vecchi e Giovanni Francesco Romanelli. Del 1722 è il monumento funebre a Giovanni Giardini di Forlì, accademico di S. Luca, argentiere dei palazzi apostolici e cappellano del sodalizio.
Nel 1730 vi fu posta la copia di una lapide in memoria del confratello Bernardino Passeri, orafo romano tra i fondatori del sodalizio, morto combattendo contro i Lanzichenecchi in borgo nel 1527 durante il sacco di Roma. L'originale è ancora in via dei Penitenzieri.

XIV ITINERARIO
Palazzo Massimo alle colonne: costruito nel 1532 dal Peruzzi che ha qui realizzato il suo capolavoro. L'originale facciata convessa segue la curva di una precedente costruzione domizianea su cui il palazzo poggia le fondamenta. Il portico molto deteriorato, con sei colonne doriche, è ornato da stucchi dello stesso Peruzzi come l'androme, attraverso il quale si accede ad un armonioso cortile, in parte a portico e loggia di eleganti forme.
Palazzo Braschi: costruito nel settecento dal Morelli per i nipoti di Pio VI Braschi. Il palazzo ospita il Museo di Roma dove si custodiscono: disegni, pitture, stampe, ceramiche che ricordano la vita della città dal medio evo ad oggi. La facciata posteriore prospetta sulla statua: il pasquino una delle statue parlanti della Roma papale: i romani vi affiggevano critiche e invettive contro gli arbitri della corte papale.
Chiesa Nuova: o S. Maria in Vallicella, fatta costruire nel 1575 da S, Filippo Neri – sepolto nella cappella a lui dedicata – su di una Chiesa più antica. La facciata barocca è di Fausto Rughesi.
L'interno a navata unica con due navatelle, è variamente decorato con stucchi, pitture e affreschi di Pietro da Cortona che ornano la volta, la cupola e l'abside. Nel transetto destro, oltre all'incoronazione di Maria del Cavalier d'Arpino, si ammira uno degli organi più ricchi di Roma.
Nella cappella Spada è una bella Madonna in trono di C. Maratta. Magnifici dipinti di Pietro Paolo Rubens ornano il presbiterio: Madonna tra Angeli all'altare e Santi ai lati. Nell'altare del transetto sinistro si ammira la bella presentazione di Maria, di F. Barocci mentre nella sacrestia di P, Marucelli, si trova il gruppo marmoreo dell'Algardi: S. Filippo Neri e un Angelo.
Nelle stanze abitate dal Santo vi sono opere di Guido Reni e Pietro da Cortona che lo raffigurano. Un altro capolavoro del Barocci: Visitazione, è nella quarta cappella di sinistra. Accanto alla Chiesa è l'oratorio dei Filippini opera del Borromini dalla facciata concava.
Palazzo del Governo Vecchio: o Nardini, l'edificio quattrocentesco è stato sede dei Governatori della città (uno di essi fu il Cardinale Nardini). Ha un vasto cortile con portico e loggia a sinistra; e portico con due logge di fronte. Tra il 1976 e il 1983 ha ospitato: il Movimento delle donne.
Torre dell'orologio: sul convento dei Filippini vi è la torre costruita da Borromini nel 1648, è sormontata da un castello con volute di ferro che sostiene le campane, ed è fiancheggiata da due cippi con stelle araldiche di bronzo a 24 punte. Sotto il quadrante dell'orologio, inserito all'interno della facciata concava della torre, è situato un mosaico su disegno di Pietro da Cortona, rappresentante la “Madonna della Vallicella”.
Chiesa S. Salvatore in Lauro: era già citata nel 1192 nel catalogo di Cencio Camerario come Salvatori de Lauro. Nel XV sec., il Cardinale Latino Orsini vi fede erigere anche un convento. La facciata è opera di Camillo Guglielmetti e presenta un protiro a colonne corinzie, sormontato da un bassorilievo di Rinaldo Rinaldi, raffigurante la S Casa di Nazareth e sul tetto della S. Casa, trasportata dagli Angeli, è assisa la Madonna col bambino e a Lei fa riferimento l'iscrizione sul fregio sotto il timpano: “A Maria di Loreto Patrona del Piceno”.
L'interno è del cinquecento con i maestosi fusti delle colonne corinzie, che a coppie sostengono la bianca volta a botte lunettata. L'altare maggiore e la cupola sono del XVIII sec., opera di Ludovico Rusconi Sassi. Nella Chiesa vi sono diverse opere d'arte di Antoniazzo Romano, Camillo Rusconi, Francois Duquesnoy, Pietro da Cortona; e i monumenti funebri dei Cardinali: Prospero Marefoschi e Raniero Felice Simonetti opere di Carlo Monaldi.
Il refettorio è decorato da un ciclo di affreschi manieristi di Francesco Salviati 1550; custodisce la tomba quattrocentesca di papa Eugenio IV, opera di Isaia da Pisa proveniente dall'antica basilica di S. Pietro e il monumento funebre di Maddalena Orsini opera di Giovanni Dalmata.
Chiesa S. Maria dell'Anima: eretta nel cinquecento e ristrutturata nel 1800. La facciata rinascimentale è attribuita a Giuliano da Sangallo, è aperta da tre portali opera del Sansovino, autore anche della Madonna con due anime, gruppo marmoreo che sovrasta il portale centrale.
L'interno presenta elementi dell'architettura germanica (è infatti la Chiesa dei cattolici Tedeschi). Nel presbiterio vi è il monumento di Adriano VI (Florenz) ultimo papa non Italiano (era di Utrecht) prima dell'elezione al soglio pontificio di papa Giovanni Paolo II.
Chiesa S. Maria della Pace: costruita nel 1400 in stile rinascimentale opera di Baccio Pontelli; la facciata è una raffinata realizzazione barocca di Pietro da Cortona del 1600: caratteristico il pronao semicircolare a colonne doriche. L'interno è composto da una navata rettangolare terminante in uno spazio ottagonale sormontato da cupola.
Sull'arco della prima cappella a destra si ammirano le celebri “Sibille” capolavori di raffaello. All'altare della prima cappella sinistra, un affresco di Baldassarre Peruzzi con Madonna e Santi. Sul fondo il ricco altare maggiore opera di C. Maderno, che racchiude l'immagine venerata della Madonna della Pace che secondo la tradizione, sanguinò quando fu colpita da una pietra.Dalla sacrestia si accede al chiostro a doppio loggiato, opera del Bramante.
Museo Napoleonico: è allestito nel palazzo Primoli e raccoglie ritratti, statue, oggetti, autografi e cimeli che illustrano la vita della famiglia Bonaparte.
Chiesa S. Agostino: fu eretta da Pietrasanta nel 1400, l'interno a tre navate racchiude opere importanti: La Madonna del Parto del Sansovino 1521, oggetto di devozione posta alla destra dell'ingresso centrale; al terzo pilastro a sinistra il profeta Isaia, vigoroso affresco con influssi Michelangioleschi opera di Raffaello; nella prima cappella a sinistra all'altare: la Madonna dei Pellegrini capolavoro di Caravaggio, mostra il prepotente naturalismo e i forti effetti tonali del grande pittore Bergamasco.
Piazza Navona: la caratteristica piazza barocca sorge sulle rovine dello stadio di Domiziano di cui conserva la forma e le dimensioni. E' tradizionale la mostra di bancarelle con presepi, alberi di natale, giocattoli che ha luogo in dicembre all'Epifania. La piazza è adornata da tre famose fontane:
Fontana dei fiumi: è una grandiosa opera seicentesca del Bernini: vi sono raffigurate le statue allegoriche di quattro fiumi (Nilo, Gance, Danubio, Rio della Plata) che simboleggiano le quattro parti del mondo.
Fontana del Moro: con Tritone del 1635 opera di Gian Lorenzo Bernini, è una delle tre fontane monumentali di Piazza Navona.
Fontana di Nettuno: prese l'attuale nome in seguito all'aggiunta di due gruppi scultorei: “Le Nereidi con putti e cavalli marini”, di Gregorio Zappalà e: ”Nettuno lotta contro la piovra” di Antonio della Bitta, commissionata da papa Gregorio XIII a Giacomo Della Porta.
Chiesa S. Agnese in Agone: fiancheggiata da due campanili, fu iniziata da Girolamo e Carlo Rainaldi nel 1652 e completata dal Borromini nel 1657; sorge sul luogo dove secondo la tradizione la Martire Agnese, esposta nuda alla gogna venne miracolosamente ricoperta dai suoi capelli.
L'interno a croce greca sormontata da alta cupola conserva interessanti affreschi, pale e sculture. Nei sotterranei sono visibili resti dello stadio di Domiziano (altri si trovano sotto alcune abitazioni della piazza). Una pala marmorea dell'Algardi rievoca il miracolo dei capelli di S. Agnese.
Palazzo Pamphilj: edificio seicentesco di Girolamo Rainaldi, donato da papa Innocenzo X alla cognata Olimpia Maidalchini Pamphilj. Al suo interno si conservano affreschi di Pietro da Cortona, Agostino Tassi, Giacinto Gimignani e altri artisti famosi.
Chiesa S. Luigi dei Francesi: fu costruita a più riprese nel XVI sec., fu terminata dal Fontana. La facciata è opera di Della Porta. Tra le opere principali che custodisce: Scene della vita di S. Cecilia del Domenichino, nella seconda cappella a destra; nella quinta cappella della navata sinistra: tre insigne opere di Caravaggio: S. Matteo e l'Angelo all'altare, Martirio di S. Matteo a destra e vocazione di S. Matteo a sinistra: furono queste opere rivoluzionarie compiute nel 1500, che gli valsero insieme alle critiche, i primi calorosi consensi.
Palazzo Madama: in stile rinascimentale. Dal 1871 è sede del Senato e prende il nome da Madama Margherita d'Austria, moglie di Alessandro dè Medici alla cui famiglia il cinquecentesco palazzo appartenne. Ha una bella facciata seicentesca opera di L. Cardi e P. Marucelli. Le sale sono ricche di affreschi e decorazioni.
Palazzo della Sapienza: vi ha sede il Consiglio di Stato. Il palazzo ha ospitato l'Università fondata da Bonifacio VIII nel 1303: l'Ateneo venne poi trasferito nel 1935 nella città Universitaria. Il bellissimo cortile presenta due ordini di arcate su pilastri, una superba opera di Giacomo Della Porta prospetta la Borrominiana cappella di S. Ivo del XVII sec., sorta su di un progetto rivoluzionario che si avvaleva di una pianta esagonale complessa e ardita in un gioco di strutture concave e convesse a cui si aggiungeva l'originalità della cupola; al suo interno un dipinto di Pietro da Cortona sull'altare raffigura il Santo.
Chiesa S. Eustachio: la prima menzione è del 795 durante il pontificato di papa Leone III, fu ricostruita nel 1195 con papa Celestino III e l'aggiunta del campanile romanico che ancora oggi si ammira. La facciata è opera di Cesare Corvara a due ordini, di cui il superiore arretrato, l'inferiore è scandito da quattro lesene e da due colonne che aprono sul portico.
L'ordine superiore è scandito da quattro paraste che suddividono una grande finestra e due nicchie ornate da conchiglie. Termina la facciata un timpano entro cui si apre un oculo circondato da rami di palma e sormontato da una corona; in cima è collocata una testa di cervo con croce tra le corna. Affianca la Chiesa il campanile medievale del 1196.
L'entrata della Chiesa è preceduta da un portico con diverse iscrizioni e memorie nonché monumenti funerari; sulla parete di destra è collocato un dipinto seicentesco raffigurante la Vergine con il bambino, all'interno di una cornice marmorea composta da Angioletti.
L'interno a croce latina con navata unica e tre cappelle per lato, comunicanti tra loro opera di Cesare Corvara e Antonio Canevari; in contro facciata spicca la vetrata raffigurante la Maddalena penitente dell'ottocento, opera di Gabriel e Louis Gesta di Tolosa. Nelle cappelle, opere di Alessandro Speroni, tele di Giovanni Bigatti, Pietro Gagliardi, Ottavio Lioni, Corrado Mezzana e altri.Ai lati dell'unica navata altre vetrate.
Nel transetto dipinti di Giacomo Zoboli; l'altare maggiore opere in bronzo e marmi policromi di Nicola Salvi del 1739, venne completato con un baldacchino di Ferdinando Fuga del 1749. La tela all'altare maggiore è di Francesco Ferdinandi e raffigura il martirio di S. Eustachio. La mensa dell'altare poggia su un'urna di porfido rosso antico, che contiene le reliquie del Santo titolare della Basilica e dei suoi familiari.

XV ITINERARIO
Pantheon: la costruzione fu voluta da Marco Vipsanio Agrippa nel 27 a. C., dedicata come dice il nome, a tutti gli dei. Il tempio fu danneggiato e ricostruito più volte, l'aspetto che oggi ammiriamo risale al tempo di Adriano II sec., d. C., è tra i monumenti dell'antichità romana l'edificio meglio conservato della città.
L'imperatore Foca lo donò a papa Bonifacio IV il quale vi istituì la Chiesa di S. Maria ad Martyres, salvandolo dal destino dei templi pagani. L'imperatore Costante lo privò delle tegole bronzee e Urbano VIII del casato Barberini, ne fece asportare la travatura in bronzo del portico per fondere il baldacchino in S. Pietro e alcuni cannoni di Castel S. Angelo, commentò Pasquino: “Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini”.
L'edificio è a pianta circolare preceduto da un pronao sostenuto da 16 colonne in granito grigio e rosso ornate da capitelli corinzi. Stupefacente è la tecnica della cupola, la più grande mai costruita circa 45 metri di diametro, ornata a cassettoni e con un'apertura centrale di 9 metri di diametro, unica fonte di luce. Nell'architrave la scritta: “ M. Agrippa L. F. Cos. Tertium fecit” è da sciogliersi in: “ Marcus Agrippa Luci filius consul tertium fecit” ed è da tradurre: “lo costruì Marco Agrippa, figlio di Lucio, nell'anno del suo terzo consolato”.
All'interno si aprono sette grandi nicchie alternate a edicole con colonne; un attico a nicchie corre lungo la trabeazione. Originariamente nicchie e edicole accoglievano statue bronzee e decorazioni in bronzo dorato ornavano i cassettoni della cupola. Nella prima cappella a destra vi è un'Annunciazione attribuita a Antoniazzo Romano e Melozzo da Forlì; nella seconda cappella destra: la tomba di Vittorio Emanuele II; di fronte si trovano le tombe di Umberto I e della regina Margherita (il Pantheon era il mausoleo dei Savoia). A sinistra la tomba di Raffaello con una toccante iscrizione del Bembo: “ Ille hic est Raphael timuit quo sospite vinci, rerum magna parens et moriente mori” ( Qui giace Raffaello: da lui quando visse, la natura temette d'essere vinta, ora che egli è morto teme di morire); nella nicchia sovrastante, la statua della Madonna del Sasso del Lorenzetto.
Fontana Piazza della Rotonda: che si trova di fronte al Pantheon e vicino alla Chiesa, fu progettata nel 1575 da Giacomo Della Porta su incarico di papa Gregorio XIII, la scultura è di Leonardo Sormani, nella primitiva semplicità della conca in porfido con due leoni, si sono poi aggiunti quattro mascheroni e nel 1711 papa Clemente XI, fece eliminare il catino e sostituire con un gruppo di rocce e delfini, che sostiene un piccolo obelisco egizio dell'epoca di Ramesse II rinvenuto nel XIV sec.
Chiesa S. Macuto: ricordata per la prima volta nel 1192 e restaurata nel 1560. S. Macuto o Maclovio è un Santo bretone proveniente dal Galles. La facciata è del cinquecento divisa in due ordini con coppie di paraste ai lati, con ritocchi di F. da Volterra che inserì la serliana e fregio nel secondo ordine; più tardi fu modificato con un timpano aggettante decorato con cinque pinnacoli.
L'interno a navata unica, con volta a botte unghiata del 1819; i tre altari interni sono opera del Volterra; quello della parete sinistra è un'edicola con due paraste laterali, scanalate a timpano triangolare, l'altare di contro è uguale ma in stucco; l'altare maggiore è decorato con coppie di colonne in marmo nero africano con timpano a lunetta.
Del pittore Michelangelo Cerruti sono i tre dipinti: La Vergine che appare a S. Macuto, il quale suscita interesse particolare la raffigurazione della città di Saint-Malo; Il Sacro Cuore adorato dai Santi: Giovanni Nepomuceno e Luigi Gonzaga; La gloria di S. Giuseppe; le opere risalgono al 1730, considerando la raffigurazione di S. Nepomuceno canonizzato nel 1729.
Chiesa S. Maria sopra Minerva: fu costruita nell'VIII se., sulle rovine di un tempio dedicato a Minerva e rifatta nel XIII sec., in forme gotiche dai Domenicani e conserva testimonianze di varie epoche: i tre portali marmorei del 1400, la facciata del 1600, l'interno gotico a tre navate restaurato nel 1800. Tra le molte opere di grande importanza qui conservate sono da notare:
- Nella quinta cappella a destra, all'altare la quattrocentesca: Annunciazione, tavola a fondo oro di Antoniazzo Romano.
- Nella settima cappella la tomba del vescovo: De Coca opera di Andrea Bregno e un affresco di Melozzo da Forlì.
Dopo una piccola cappella con uno splendido Crocifisso ligneo del 1400, nel transetto destro si apre la cappella Carafa, parte più bella della Chiesa per i mirabili affreschi di Filippino Lippi, sulla figura di S. Tommaso d'Aquino. All'angolo esterno della cappella è collocata la tomba del vescovo: Durand, magnifica opera cosmatesca; sotto l'altare maggiore sono conservate le spoglie di S. Caterina da Siena.
Nel presbiterio si trova la famosa statua di Michelangelo: Cristo che porta la Croce, scolpita intorno al 1520.
Chiesa S. Maria in Campitello: del 1600 opera di Carlo Rainaldi, sorse per ospitare la Madonna in Portico (XI sec.) per intercessione della quale secondo la devozione popolare, ebbe fine la peste nel 1656. L'immagine miracolosa si trova sull'altare maggiore in un fastoso scenario di Angeli. La facciata è composita è di grande effetto chiaroscurale.
L'interno nella prima parte a croce greca, prosegue restringendosi fino a comprendere la cupola e l'abside: l'effetto raggiunto è di grande suggestione scenografica.
Sulla piazza cinta da antichi edifici si ammira la fontana di Giacomo Della Porta 1589 sulla quale vi sono gli stemmi delle famiglie che affrontarono le spese per la sua costruzione.
Portico d'Ottavia: fu rifatto da Augusto in onore della sorella Ottavia nel 23 a. C., su di un portico precedente di Q. Cecilio Metello che delimitava l'area dei templi di Giove e di Giunone: aveva un duplice colonnato ornato di statue e comprendeva una biblioteca. Due secoli dopo fu restaurato da Caracalla e di quel periodo sono i resti attualmente visibili: parte dell'ingresso monumentale con alcune colonne e il frontone che fa da atrio alla Chiesa S. Angelo.
Chiesa S. Angelo in pescheria: eretta nell'ottavo sec., deve il suo nome al vicino mercato del pesce che vi si svolgeva; papa Stefano II nel 752 vi traslò le reliquie di S. Sinforosa, S. Getulio e dei loro sette figli. Nel 1610 ne venne rinvenuto il sarcofago recante l'iscrizione: ”Hic requiescunt corporass Martyrum Simforosae, viri sui Zotici (Getulii) et filiorum ejus e Stephano Papa translata”. La facciata si limita a un muro in mattoncini con al centro il portale in cui sono inglobate tre colonne corinzie del portico d'Ottavia.
L'interno a tre navate di cui la centrale più alta e larga delle laterali e unica provvista di finestre. La copertura è a capriate lignee. La contro facciata decorata con dipinti a finto marmo, con una cantoria lignea e un organo settecentesco non funzionante. Sotto la cantoria le lapidi di consacrazione della prima Chiesa.
Le navate laterali costituite da tre campate, in una: un finissimo paliotto in marmi policromi e la tela di Giovan Battista Brughi; nell'altra: il monumento funebre dell'astronomo e matematico Giacomo Richebeach; la navata dispone di un piccolo ingresso che accoglie opere d'arte di notevole interesse. Nella prima campata della Chiesa si trova l'altare del Crocifisso, una delle opere principali costituito da un tabernacolo barocco in stucco, con dipinti a finto marmo e di Angeli sulle lesine. Ai lati vi sono statue del settecento in gesso.
Nella seconda campata, si trova la porta della Chiesa con un'acquasantiera in marmo chiaro barocca del XVIII sec. Nell'ultima campata si trova l'altare di S. Francesco Caracciolo con una scultura della S. Croce opera di Giacomo Della Porta.
La cappella di S. Andrea è del 1571e nei suoi pochi metri racchiude opere d'arte molto preziose, legate tra loro da una serie di stucchi dorati. Al centro del pavimento in marmo un grande opus sectile rappresenta lo stemma dell'università dei pescivendoli: alla raffigurazione del pesce nell'acqua, si accompagna quella del cervo (simbolo di antica nobiltà) e due oche. La volta della cappella è affrescata con opere di S. Andrea.
Teatro di Marcello: iniziato da Cesare nel I sec., a. C., fu completato nel 13 a. C., da Augusto che lo dedicò al nipote Marcello morto in giovane età. Presenta due ordini di arcate sovrapposte che vennero poi imitate nella successiva costruzione del Colosseo. La popolarità del teatro fu breve poiché i romani preferirono i giochi circensi e nel II sec., fu abbandonato e adibito a cava di pietra per costruire il ponte Cestio.
Nel III sec., sotto Domiziano il teatro ebbe il massimo splendore. Nel cinquecento su due ordini di arcate, Baldassarre Peruzzi eresse il palazzo Savelli – Orsini. Sulla destra del teatro si ergono tre eleganti colonne, unico resto dell'antico tempio di Apollo Sosiano.
Isola Tiberina: sorge in un ansa del Tevere e presenta la forma di nave, derivatele dal rivestimento in travertino operato in epoca imperiale. E' collegata alla riva sinistra dal Ponte Fabricio del 62 a. C., oggi è il più antico ponte di Roma e alla riva destra dal Ponte Cestio, costruito nel I sec. a. C., rifatto nell'ottocento. L'isola era sacra nell'antichità ad Esculapio Dio romano della medicina, è attualmente sede dell'ospedale: Fatebenefratelli.
Chiesa S. Bartolomeo all'isola: eretta nell'anno 1000 dal Sacro Romano Imperatore Ottone iii per il suo amico S. Adalberto di Praga, ma con le reliquie di S. Bartolomeo giunte a Benevento dall'Armenia nell'809 si chiamò con il nuovo nome. Le spoglie del Santo furono trasportate in un catino e trafugate nel gennaio 1981; ritrovate nel 1985; tuttavia le spoglie di S. Bartolomeo non furono mai portate a Roma, ma ben custodite a Benevento, quelle trasportate e trafugate erano quelle del vescovo di Nola: S. Paolino.
Dal 1999 nella basilica si riunì la commissione: “ Nuovi Martiri” con il compito di indagare sui martiri Cristiani del XX sec., oggi è luogo memoriale di nuovi martiri, ospitando al suo interno memorie e reliquie di molti testimoni del nostro tempo come: il vescovo Oscar Arnulfo Romero; Cardinale Juan Jesus Posadas Ocampo; Pastore Evangelico Paul Schneider; contadino Franz Jagerstatter.
Chiesa S. Nicola di Mira in carcere: fu costruita nell'XI sec., sui resti di tre templi (della Speranza, di Giunone Sospita e di Giano), del III e II sec. a. C., dei quali incorpora lungo i fianchi varie colonne, rifatta nel 1500 opera di Giacomo Della Porta; il campanile è un adattamento di una torre medievale. Al suo interno si conservano una Trinità del Guercino e una Madonna di Antoniazzo Romano; affreschi opera di Giovanni Baglioni; una pala d'altare del 1500 opera di Lorenzo Costa e altri artisti. Nella Chiesa sono molto venerate la Madonna di Pompei e Nostra Signora di Guadalupe; sotto l'altare maggiore vi è una vasca in basalto contenente reliquie di Martiri.

XVI ITINERARIO
Area Sant'Omobono: è un complesso archeologico del VI sec. a. C., comprendente i templi della Fortuna e Mater Matuta; al suo interno si trova anche la Chiesa Sant'Omobono eretta nel VI sec. sui resti dei templi. Fu restaurata e ripavimentata nel XII e XIII sec., con tarsie di tipo cosmatesco; ricostruita nel 1482 e l'ultima ripavimentazione eseguita nel 1940.
Bocca della verità: è uno dei punti più pittoreschi di Roma, corrispondente all'antico Foro Boario. Una fontana settecentesca orna la piazza dove sorgono due caratteristici templi romani: il rettangolare tempio di Portuno, detto improriamente della Fortuna virile dedicato al Dio protettore del porto fluviale, sul tempio di età repubblicana innalzato intorno al 100 a. C.
Arco di Giano: è una costruzione del IV sec., allora era punto d'incontro dei commercianti: nelle sue quattro facciate marmoree sono ricavate 48 nicchie che un tempo accoglievano delle statue.
Chiesa S. Giorgio in Velabro: risalente al VI sec., poi ricostruita; il portico e il campanile sono del XII sec. Sull'altare si nota un baldacchino cosmatesco e nell'abside affreschi trecenteschi di difficile attribuzione a causa dei restauri.
Arco degli Argentari: sorge a fianco della Chiesa e fu eretto nel 204 dai cambiavalute (argentari) in onore di Settimio Severo. Di fronte all'arco si vede un tratto della Cloaca Maxima costruita secondo la tradizione, da Tarquinio Prisco VI sec. a. C., per far defluire le acque della palude al Tevere, dell'epoca è solo l'arginatura mentre la costruzione visibile in tufo, appartiene ad un rifacimento del II sec. a. C.
Chiesa S. Maria in Cosmedin: è una classica Chiesa medievale eretta nel VI sec., su di una costruzione romana di cui restano alcune colonne al suo interno. Nell'VIII sec., i greci sfuggiti alle persecuzioni iconoclaste si rifugiarono nei pressi della Chiesa e vi operarono degli abbellimenti (da qui il nome: “Cosmedin” che in greco significa: ornamento).
Subì molti rifacimenti; il campanile è uno dei più belli di Roma ed è del XII sec. La Chiesa è preceduta da un portico sotto il quale si trova un chiusino scolpito a forma di mascherone umano chiamato: “bocca della verità”, perché secondo una credenza popolare si pensava che mordesse la mano a chi mentiva.
L'interno della Chiesa è a tre navate e vi si ammirano opere cosmatesche: il pavimento a mosaico, gli amboni, il ciborio all'altare maggiore, il coro, la cattedra episcopale e la tomba di Alfano, il candelabro pasquale; alcuni resti di affreschi sono nell'abside centrale mente in sacrestia si può vedere un mosaico dell'VIII sec., proveniente dall'oratorio di Giovanni VII.
Circo Massimo: è posto nella valle tra il Palatino e l'Aventino, il circo più grande tra quelli esistenti a Roma e risale all'epoca dei Tarquini in seguito più volte ricostruito. Lungo 500 metri poteva ospitare oltre 200.000 persone; al centro la “spina” divideva il percorso e su quella spina Augusto eresse l'obelisco che oggi, si trova a piazza del Popolo; un secondo obelisco innalzatovi fu trasferito a piazza S. Giovanni in Laterano. Del circo restano: parte delle gradinate, scale, fornici.
Chiesa S. Sabina: eretta sul colle dell'Aventino nel V sec., rappresenta un insigne esempio di antica basilica Cristiana. Presenta splendidi battenti del portale intagliato con scene del Vecchio e Nuovo Testamento risalenti al V sec.
L'interno a tre navate divise da marmoree colonne corinzie, un'iscrizione a mosaico in azzurro e oro tra due figure femminili sul portale principale, sono l'unico resto di mosaici antichi. Il coro, gli amboni e la cattedra episcopale sono stati rifatti con parti originali; nell'abside un affresco di Taddeo Zuccari riproduce il soggetto (Cristo e Santi) del mosaico originale andato perduto. Nella cappella d'Elci si trova una Madonna del Rosario con S. Domenico e S. Caterina del Sassoferrato. Presso la Chiesa è il convento di S. Domenico con chiostro romanico del XIII sec.
Villa del priorato di Malta: è la sede storica del Gran priorato di Roma dei Cavalieri di Malta, oggi Sovrano militare ordine di Malta, ospita l'ambasciata presso lo Stato Italiano dell'ordine di Malta e gode del diritto di extra territorialità dal 1869. Nel X sec., era occupato da un monastero Benedettino fortificato, passò poi ai Templari e dopo la loro soppressione ai Cavalieri ospitalieri, che vi stabilirono il loro priorato.
Nel 1765 il nipote di papa Clemente XIII, il Cardinale Giovanni Battista Rezzonico affidò a Giovanni Battista Piranesi la ristrutturazione dell'ingresso al priorato. Fu unica opera architettonica dell'autore la straordinaria piazzetta settecentesca, originale esempio a Roma di ambientazione urbanistica rococò, decorata con trofei di guerra che alludono alle imprese dei Cavalieri di Malta e con gli stemmi dei Rezzonico.
La piazza è nota anche perché dal buco della serratura del portone d'ingresso, è esattamente inquadrata in fondo al giardino, la cupola di S. Pietro. Le sue dimensioni e l'impostazione alludono all'armilustrium, una festa che si teneva in onore al Dio Marte in ottobre, per purificare l'esercito romano prima di acquartierarlo per l'inverno.
Chiesa S. Maria del priorato: sorge all'interno della villa del priorato di Malta e come tutto il complesso gode dell'extraterritorialità. Nel 939 Alberico principe dei romani, trasformò il suo palazzo in un monastero dei Benedettini; nel XII sec., divenne proprietà dell'ordine dei Cavalieri Templari. Ristrutturata nel 1765 in forme barocche.
Esternamente la Chiesa presenta la facciata a capanna barocca riccamente decorata con rilievi scultorei riferiti alla famiglia Rezzonico e all'ordine di Malta; al centro il rosone circolare inquadrato fra due coppie di lesene scanalate, che idealmente sorreggono il timpano triangolare di coronamento.
L'interno a croce latina con abside semicircolare, transetto poco pronunciato e navata unica coperta con volta a botte lunettata, lungo la quale si aprono tre grandi nicchie per lato. Dalla piazza esterna alla Chiesa, agli arredi del giardino vi sono elementi simbolici come: il serpente, la nave, la Croce, armi ed emblemi militari che alludono alla storia militare dell'ordine di Malta.
La decorazione interna integra la fantasia barocca a cominciare dal monumento funebre del Piranesi 1780; un antico altare marmoreo scolpito a basso rilievo, databile al tempo di papa Niccolò I. L'Altare maggiore, alla sinistra del quale è collocato il trono del Gran maestro dell'Ordine di Malta interamente in stucco; al di sopra della mensa, vi è un elaborato gruppo scultoreo con un bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino e in alto la Gloria di S. Basilio, a cui fu dedicata la basilica nascente. Nella volta del presbiterio, si apre un lanternino ornato con storie della vita di S. Giovanni Battista.
Chiesa S. Prisca: sorge sopra una domus del II sec., dedicata a S. Prisca Martire del I sec. L'edificio fu riadattato al culto Cristiano nel 57 dai goniugi Aquila e Priscilla, la cui comunità Cristiana è attestata nella lettera ai romani (Romani 16, 3 – 5). La Chiesa vera e propria fu costruita nel IV sec., come titulus Aquilae et Priscae; fu restaurata da papa Adriano I VIII sec.; danneggiata dai normanni nel sacco di Roma 1084, fu restaurata sotto il pontificato di papa Pasquale II e nel 1455 da papa Callisto III.
Nel 1600 per il giubileo fu restaurata in stile barocco con pilastri all'altare maggiore, che racchiudono le antiche colonne di separazione delle navate. Nel 1827 venne realizzato il soffitto ligneo a cassettoni; il fonte battesimale è costituito da un antico capitello romano riadattato, sormontato da una statuetta in stile moderno raffigurante il battesimo di Gesù.
La navata centrale è coperta con soffitto ottocentesco a cassettoni lignei e al di sopra delle arcate che danno sulle navate laterali, affreschi raffiguranti Apostoli, Angeli e Santi, realizzati dal pittore fiorentino Anastasio Fontebuoni (1571 – 1626); dello stesso pittore anche gli affreschi del presbiterio, il Martirio di Prisca (parete sinistra), il trasporto delle reliquie della Martire (parete destra) e la complessa decorazione pittorica dell'abside. La pala all'altare maggiore raffigurante S. Pietro che battezza S. Prisca, è del Tavarnellino Domenico Cresti detto il Passignano 1600 circa. Sulla cantoria in contro facciata, si trova l'organo a canne Tamburini opus 414 del 1953, voluto dall'allora Cardinale titolare: Angelo Giuseppe Roncalli (divenuto papa nel 1958 con il nome di papa Giovanni XXIII.
Mitreo di S. Prisca: situato sotto la Chiesa; prima del mitreo si ipotizza fosse la casa di Traiano prima di diventare imperatore. L'accesso è dato da una scala interna alla Chiesa e si incontra un ninfeo absidato, nel quale è stato adattato un piccolo museo degli scavi dove spicca un “sol” in opus sectile e alcune teste di stucco tra le quali una di Serapide.
Si attraversa la cripta e si giunge al spaeleum vero e proprio: una sala di 11,30 per 4,30 metri con pitture risalenti alla seconda fase della storia del mitreo. Un grande graffito forse di un iniziato, reca incisa la data di nascita (intesa come nascita dopo l'iniziazione) 21 novembre 202, testimoniando l'esistenza del mitreo a quell'epoca. Le due pareti laterali sono coperte da pitture di grande interesse al di sopra dei banconi.
Chiesa S. Saba: eretta nel VII sec., sulla casa di S. Silvia, ricostruita nel 1200 e restaurata nel XV sec. La facciata romanica, è preceduta da un portico duecentesco sormontato da una loggia del 1400; nel portico sono collocati frammenti medievali, un sarcofago e materiale di scavo.
Il portale cosmatesco conduce all'interno a tre navate più una navata minore, dove si trova una Madonna in trono, affresco del 1200. Sono cosmateschi anche il pavimento, una magnifica schola cantorum e la sedia episcopale dietro l'altare; sopra questa è visibile un affresco raffigurante una crocifissione del 1300. Nell'arco dell'abside si nota un altro affresco raffigurante l'Annunciazione del XV sec. Altre pitture che ornano l'abside sono del XVI sec. Importanti affreschi staccati dall'antico oratorio di S. Silvia sono collocati in un vestibolo presso la sagrestia.

XVII ITINERARIO
Chiesa S. Andrea e Gregorio: al Monte Celio o anche: S. Gregorio Magno al Celio; nel VI sec., papa Gregorio I di famiglia Anicia, nella casa dove visse a lungo, nel 575 costruì una piccola Chiesa dedicata a S. Andrea Apostolo. Fu papa Gregorio II (715 – 731) che ripristinò il monastero e la Chiesa dopo l'abbandono; in questa Chiesa la mattina del 14 febbraio 1130, fu scelto dal Sacro Collegio il successore di papa Onorio II, eleggendo al soglio pontificio Innocenzo II (al secolo Cardinale Gregorio Papareschi).
Nel 1633 il Cardinale Scipione Caffarelli – Borghese, fece costruire il portico e la facciata; nuovamente restaurata nel 1725 e un altro restauro nel 1830. Il 10 marzo 2012 memoria del transito di papa Gregorio I, papa Benedetto XVI vi celebrò i primi vespri in occasione del millenario della fondazione della casa madre Congregazione Camaldolese a cui partecipò: Rowan Williams arcivescovo di Canterbury. La Chiesa è parte di un vasto complesso Chiesa – Convento gestito dalle Missionarie della Carità di Madre Teresa da Calcutta.
Una lunga scalinata conduce al cortile porticato che ospita alcune tombe; la Chiesa è tipica pianta basilicale con navata centrale, divisa da quelle laterali da 10 antiche colonne di granito e da pilastri; il pavimento cosmatesco è del III sec., il soffitto della navata centrale è ornato da affresco del 1727 raffigurante il Trionfo di S. Gregorio Magno.
La decorazione comprende stucchi ad opera del Ferrari 1725; sull'altare maggiore una Madonna con i Santi Andrea e Gregorio ad opera di Antonio Balestra 1734; sul secondo altare la Madonna in trono con Santi e Beati della famiglia Gabrielli di Gubbio, opera di Pompeo Batoni 1739. Alla fine della navata l'altare presenta un bassorilievo di Luigi Capponi e l'altare di S. Gregorio Magno con tre bassorilievi del XV sec.
Nella navata sinistra la Cappella Salviati, progettata da Francesco da Volterra e terminata da Carlo Maderno nel 1600, include un antico affresco rappresentante la Madonna che secondo la tradizione parlava a S. Gregorio.
Accanto è l'Oratorio di papa Gregorio I dove si conserva ancora la sedia marmorea sulla quale sedette il pontefice. A sinistra della Chiesa stretta attorno a un giardino, ci sono tre Oratori e la cui area comprende i resti della biblioteca di Agapito e alcune sotto strutture del periodo romano.
Oratorio di S. Silvia: sulla porta d'entrata vi è un timpano in marmo con decorazione a mosaico XIV sec., sull'altare vi è collocata la statua di S. Silvia opera di Nicolas Cordier 1603, inserita all'interno di un'edicola marmorea composta di due colonne di porfido con capitelli in bronzo e due paraste in alabastro sovrastati da un timpano.
Il Cardinale Scipione Borghese commissionò le altre opere presenti nell'Oratorio: il soffitto ligneo a cassettoni; la decorazione del catino absidale di Guido Reni con la Gloria celeste di S. Silvia e concerto di Angeli; due finte nicchie ai lati dell'altare dove sono dipinte le figure del re Davide e del Profeta Isaia, opere di Sisto Badalocchio 1608; arricchiscono l'aula le vetrate di Jacopo Bissoni.
Oratorio S. Barbara: identificato come il: Triclinium pauperum (mensa dei poveri) ossia il luogo dove S. Silvia e il figlio papa Gregorio I ogni giorno distribuivano cibo per i poveri. Risale al XII sec., deve la sua attuale forma ai rifacimenti del Cardinale Cesare Baronio nel 1602.
Fino al 1870 era tradizione che il giovedì Santo, il papa servisse da mangiare a 13 poveri in questo oratorio. L'edificio sorge su preesistenze di epoca romana II sec.; al suo interno è posta una statua di S. Gregorio Magno benedicente opera di Nicolas Cordier 1602. Al centro dell'aula è posta una lastra di marmo, epoca romana III sec., che poggia su sostegni marmorei decorati con grifoni e palme; secondo la tradizione è la lastra in cui S. Silvia e S. Gregorio distribuivano il pane ai poveri, si racconta che un giorno oltre ai 12 poveri, sedette anche un ospite inatteso: un Angelo, a ricordo di questo fatto nel XV sec., vi fu incisa la seguente frase latina: ”Bis senos hic Gregorius pascebat egentes angelus et decimus tertius accubuit” (qui S. Gregorio nutriva i poveri e un angelo sedette come tredicesimo).
Le pareti dell'Oratorio sono affrescate con un ciclo pittorico di 11 momenti importanti della vita di S. Gregorio Magno, ad opera di Antonio Viviani 1603/04.
Oratorio S. Gregorio: secondo la tradizione fu eretto dallo stesso S. Gregorio nella casa paterna, risale al XII sec., deve la sua attuale forma ai rifacimenti del Cardinale Cesare Baronio e poi del Cardinale Scipione Borghese che si avvalse dell'opera di Guido Reni e del Domenichino. Fu dedicato all'Apostolo Andrea, che secondo la tradizione fu portata da Costantinopoli una sua reliquia.
Al di sotto del soffitto vi sono affreschi molto deteriorati del X sec., i lavori del 1600 comportano l'inserimento di un portico composto da quattro colonne di cipollino con capitelli di opera classica, sulla porta d'ingresso l'iscrizione: “Oratorium S. Mariae Virg. Et S. Andreae Apost./a S. Gregorio erectum iterum restitutum”.
All'interno di notevole pregio è il soffitto ligneo a cassettoni di Vittorio Ronconi del 1607, recante lo stemma della famiglia Borghese. L'altare è sovrastata dalla pala realizzata da Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, raffigurante la Madonna in Gloria con i Santi Andrea Apostolo e Gregorio Magno.
L'Oratorio è affrescato con S. Silvia e S. Gregorio di Giovanni Lanfranco nella contro facciata; S. Andrea Apostolo in contemplazione del Martirio di Guido Reni; S. Pietro e Paolo dello stesso Guido Reni ai lati della pala del Roncalli; Flagellazione di S. Andrea del Domenichino.
Piramide di Caio Cestio: sorge all'esterno della Porta Ostiensis che si apriva nelle mura Aureliane: la cui fronte interna risale al III sec., mentre la parte esterna con due torrioni merlati è del V sec. la piramide è del I sec., a. C., tribuno del popolo e pretore, membro del collegio sacerdotale degli Epuloni preposti ai banchetti sacri. E' il suo monumento sepolcrale di ispirazione esotica, secondo una moda in auge in quel periodo.
Cimitero acattolico: qui sono sepolti artisti e scrittori tra cui Shelley; Keats, Gramsci. A due km., da Porta S. Paolo prima della Basilica, il Sepolcreto Ostiense, una necropoli di umili tombe pagane e cristiane che vanno dall'epoca Repubblicana al IV sec.
S. Paolo fuori le mura: dopo S. Pietro è la più grande delle basiliche romane. Costantino la fece costruire nel 314 nel punto in cui il Santo fu sepolto, in seguito fu ingrandita e abbellita. Nel 1823 un incendio la distrusse del tutto, fu presto ricostruita che le conferirono il suo aspetto originario.
La facciata è preceduta da un quadriportico di 146 colonne, eretto fra il 1800 e il 1900 da G. Calderini. La porta centrale in bronzo e argento è di A. Maraini; la porta di destra nella parte interna, ha i battenti originali anch'essi in bronzo e argento. L'interno è a cinque navate, grandiosa è quella centrale, con lastre di alabastro alle finestre (di alabastro sono anche le colonne all'interno della facciata, donate dall'Egitto e trasportate via Tevere).
Sopra le arcate lungo un fregio 263 papi sono ritratti in mosaico. L'arco di trionfo della navata centrale anch'esso in mosaico, è stato ricostruito con frammenti dell'arco originale preservatisi dall'incendio. Il bellissimo ciborio dell'altare maggiore sorretto da colone in porfido, è di Arnolfo di Cambio XIII sec., sotto l'altare un urna conserva le spoglie del Santo.
Un grande mosaico originale del XIII sec., Cristo con quattro Santi orna l'abside; stupendo è il candelabro del cero pasquale opera di Nicolò di Angelo e Pietro Vassalletto XII sec. Altri affreschi e mosaici di rilievo si trovano nella sala del Martirologio e nella sala Gregoriana; alla sagrestia è annessa una cappella delle reliquie.
Il Chiostro cinquecentesco preservato dall'incendio è un gioiello dei Vassalletto; conserva parti superstiti dell'antica Basilica e oggetti di scavo.
Chiesa S. Crisogono: ricostruita insieme al campanile nel XIII sec., restaurata nel XVII. La facciata è preceduta da un ampio portico seicentesco che conduce all'interno, diviso in tre navate da colonne antiche, pavimento cosmatesco e soffitto ligneo barocco; nell'abside un mosaico della scuola del Cavallini.
Chiesa S. Cecilia in trastevere: è preceduta da un ampio cortile – giardino e fu eretta nel V sec., ricostruita nel IX e più volte rimaneggiata. La facciata settecentesca di Ferdinando Fuga con portico del XII sec., è fiancheggiata da un campanile coevo. All'interno una navata centrale e due più piccole laterali; ai lati del portale centrale, due pregevoli monumenti sepolcrali.
All'inizio della navata destra un corridoio affrescato conduce al calidarium, dove S. Cecilia subì il supplizio della soffocazione con vapori prima della decapitazione; sull'altare è raffigurata l'esecuzione e di fronte S. Cecilia e il marito Valeriano entrambe opere di Guido Reni.
Nella cappella dei Ponziani si trovano dipinti della scuola del Pinturicchio. Il duecentesco tabernacolo gotico è di Arnolfo di Cambio; sotto l'altare maggiore la Santa, raffigurata in una statua seicentesca di Stefano Maderno che la riprodusse come la vide nel 1599 quando la tomba venne aperta.
S. Cecilia appare in una posizione di sereno abbandono, il volto nascosto dai capelli. Nell'abside è un prezioso mosaico del IX sec. Nella cripta sono visibili resti di edifici romani. Nel convento annesso alla Chiesa si trova un grande affresco con il Giudizio Universale, opera di P. Cavallini XIII sec. Da ammirare il chiostro del XII sec.
Ospizio di S. Michele: fu innalzato nel 1600 e poi ampliato, vi lavorarono C. Fontana; F. Fuga; L. Poletti. Il grande edificio ha una facciata lunga335 metri e ospitava vecchi, nubili, ragazzi orfani e vagabondi che venivano istruiti nel lavoro di sartoria, incisione e disegno; in particolare stamperia e arazzeria. In seguito fu annesso un carcere femminile e una casa di correzione. Oggi è la sede del Ministero dei Beni Culturali.
Porta Portese: fu realizzata da papa Urbano VIII e nei pressi si tiene il noto mercato domenicale di occasioni, simile al Portobello di Londra.
Chiesa S. Francesco a Ripa: fu eretta nel XVII sec., da M. Dè Rossi. Nella cappella Altieri vi è la statua della Beata Ludovica Albertoni opera del Bernini 1674 e una Madonna del Baciccia. Nel convento si può vedere la cella abitata da S. Francesco con il sasso su cui il Santo poggiava il capo e una copia di una sua immagine risalente al XIII sec.
Chiesa S. Maria in Trastevere: antichissima Basilica del IV sec., ricostruita nel 1130 con il campanile, un portico del Fontana fu aggiunto nel 1700. Nella facciata è visibile il mosaico duecentesco che raffigura la Madonna in trono col bambino e le Vergini. Nel portico sormontato da terrazza ornata di statue, si trovano affreschi deteriorati, sarcofagi, frammenti antichi e i tre portali riccamente decorati.
L'interno è a tre navate con colonne antiche; il pavimento cosmatesco rifatto nel 1800/1900; il soffitto a cassettoni è opera del Domenichino, autore anche della tela con l'Assunzione. Nel presbiterio è segnato il punto in cui secondo la tradizione, nel 38 a. C. zampillò olio come annuncio dell'avvento del Salvatore.
Tra le tante opere pregevoli di questa Chiesa spiccano in particolare i mosaici dell'abside XIII sec., opera straordinaria di Pietro Cavallini con episodi della vita di Maria, al di sopra dei quali è visibile una decorazione musiva del XII sec.

XVIII ITINERARIO
Chiesa S. Callisto: secondo la tradizione è il luogo e la casa dove papa Callisto (217 – 222) si rifugiava a pregare e subì il martirio per affogamento. In un primo momento sul luogo vi fu eretto un Oratorio poi, in seguito papa Gregorio III vi fece erigere un tempio. Ricostruita nel XII sec., fu nuovamente riedificata nel 1610 con il monastero per ospitarvi i monaci Benedettini.
La facciata della Chiesa risale al XVII sec., con lo stemma di papa Paolo V che campeggia nell'ordine superiore. L'interno a navata unica con una cappella per lato e conserva: nella cappella destra due angeli opera di Gian Lorenzo Bernini che sorreggono il quadro di Pier Leone Ghezzi; nella volta la gloria di S. Callisto, affrescata da Antonio Achilli e nella cappella sinistra, il pozzo dove secondo la tradizione S. Callisto subì il Martirio.
Museo del folklore romano: o dei poeti romaneschi, vi sono ordinati parte delle esposizioni di palazzo Braschi, i caratteristici costumi laziali, le immagini delle feste popolari e una ricostruzione dello studio di Trilussa, noto poeta romanesco. Nella piazza sorge una fontana seicentesca detta: “er funtanone” opera di Vasanzio e di Giovanni Fontana.
Chiesa S. Pietro in Montorio: sorse nel IX sec., sul luogo ritenuto fosse stato crocifisso S. Pietro e riedificata nel XV sec., da Baccio Pontelli. L'interno a navata unica con abside poligonale, vi sono conservati dipinti di Sebastiano del Piombo, affreschi del Pomarancio e del Peruzzi. Dal piazzale della Chiesa si gode il panorama sulla città.
Tempietto del Bramante: elegante edificio di forma circolare, delimitato da colonne e sormontato da cupola con pavimento cosmatesco, un esempio armonioso di architettura rinascimentale, costruito nel XVI sec.
Passeggiata del Gianicolo: è uno dei luoghi più cari alla storia di Roma, con la fontana Paola costruita per volontà di papa Paolo V opera di Ponzio e G. Fontana 1612. Un viale conduce al Gianicolo con al centro la statua equestre di Giuseppe Garibaldi opera del Gallori e da cui si ammira il panorama della città. Proseguendo si incontra il monumento ad Anita Garibaldi e uno spiazzo che offre una visuale completa di Roma; più avanti è il tronco della famosa quercia del Tasso, alla cui ombra il poeta sostava a lungo.
Chiesa S. Onofrio: eretta nel XV sec., è preceduta da un portico con capitelli antichi, ornato da tre affreschi seicenteschi del Domenichino. L'interno a navata unica si ammirano un'Annunciazione di Antoniazzo Romano; nell'abside bellissimi affreschi del 1500 attribuiti al Peruzzi
Nell'annesso convento dove morì Torquato Tasso alla fine del 1500, è allestito un piccolo museo che conserva ricordi e cimeli del poeta: nel corridoio una lunetta con una Madonna con bambino attribuita al Boltraffio. Il Chiostro a portico e loggia presenta pregevoli affreschi del Cavalier d'Arpino che illustrano scene della vita di S. Onofrio.
Orto botanico: esteso per 12 ettari ai piedi del Gianicolo appartiene all'Università degli studi e ospita circa 8000 piante, tra le quali numerose rare, o addirittura uniche, plurisecolari provenienti da tutte le parti del mondo. Nella serra grande si ammira una splendida coltivazione di orchidee.
Palazzo Corsini: edificio del XV sec., fu ricostruito per i Corsini nel settecento dal Fuga in forme barocche. Attualmente vi ha sede l'Accademia dei Lincei, famoso Istituto di cultura, mentre il primo piano ospita una parte della Galleria Nazionale d'Arte antica, comprendente dipinti del settecento Italiano
Farnesina: la villa rinascimentale fu costruita da Baldassarre Peruzzi nel 1508 per Agostino Chigi, nel 1580 passò ai Farnese. La Galleria è famosa per la decorazione pittorica della volta dovuta a Raffaello e aiuti; vi è raffigurata la favola di Psiche; altro affresco di Raffaello con la famosa Galatea, nonché del Peruzzi e di Sebastiano del Piombo.
Il salone delle prospettive architettoniche, così chiamato per il raffinato gioco pittorico che inquadra paesaggi romani opera di B. Peruzzi. Nella camera da letto di Agostino Chigi si trova lo splendido affresco del Sodoma: Nozze di Alessandro e Rossana. Nella Farnesina si trova anche una grande collezione di disegni e stampe, ordinata nel Gabinetto delle Stampe. Il palazzo è sede di rappresentanza dell'Accademia dei Lincei
Basilica S. Lorenzo fuori le mura: la Basilica primitiva fu fatta costruire secondo la tradizione, nel 330 da Costantino e ampliata nel VI sec. Papa Adriano I nell'VIII sec., vi eresse di fronte un'altra Chiesa ma orientata dalla parte opposta e quindi le absidi delle due Chiese risultavano quasi a contatto. Nel XIII secolo le absidi furono abbattute e i due edifici uniti; a quel periodo risale l'aggiunta del portico e del campanile romanico.
Il portico del Vassalletto è ornato con tondi in porfido e mosaici nonché da affreschi sulla vita di S. Lorenzo e S. Stefano che risalgono al 1200. Vi sono sistemati due sarcofagi, un monumento funebre del V sec., due leoni romanici e il monumento ad Alcide De Gasperi opera di Giacomo Manzù 1954.
L'interno a tre navate con colonne granitiche conserva: il sarcofago romano della tomba del Cardinale Fieschi sotto un baldacchino di tipo cosmatesco; i due pulpiti; il candelabro pasquale e il pavimento opere dei cosmati. Il presbiterio posto nell'area della Basilica Costantiniana, è ornato da 10 magnifiche colonne su cui poggiano colonne minori che sorreggono i matronei; un baldacchino del 1148 sovrasta la confessione che conserva le reliquie di: S. Lorenzo, S. Stefano e S. Giustino. Sull'arco un mosaico del VI sec., che raffigura Gesù e Santi; sul fondo si trovano: la sedia episcopale e il coro. Il chiostro del XII sec., è ricco di sculture e iscrizioni.
Catacombe di S. Ciriaca: meglio conosciute come catacombe di S. Lorenzo. La Depositio Martyrum IV sec., ricorda la sepoltura di S. Lorenzo il 10 agosto con questi termini: “quarto idus augustas Laurentii in Tiburtina” cioè: “il 10 agosto Lorenzo in Tiburtina”; non citando il nome del cimitero, segno che in quell'epoca, era identificato con il nome del Martire. Altre fonti identificano la catacomba con il nome: Ciriaca, proprietaria del terreno; così il Liber Pontificalis ed una passio di S. Lorenzo del VI sec., specifica la sepoltura del Martire in via Tiburtina in praedio Cyriacae viduae in agro verano (nel terreno della vedova Ciriaca nel fondo del Verano).
La catacomba di S. Lorenzo è una delle poche che fu sempre visitata dai pellegrini; il Martire Lorenzo fu ucciso il 10 agosto 258 e l'imperatore Costantino sulla sua tomba fece costruire un oratorio. Altri tre papi del V sec., si fecero seppellire nei pressi della cripta del Martire: Zosimo, Sisto III e llaro, ma non furono mai trovate tracce. La catacomba si sviluppa si cinque livelli e vi si accede dalla Basilica.
Castro Pretorio: fatto costruire da Tiberio tra il 21 e 23 d. C., per volere di Seiano, era l'accampamento delle guardie imperiali e poteva alloggiare 12.000 soldati; fu incluso nelle mura Aureliane. Successivamente appartenne ai Gesuiti con il nome di “Macao” in ricordo di una loro missione in Cina, poi alle guardie pontifice e quindi all'esercito Italiano.
Terme di Diocleziano: furono costruite dall'imperatore nel III sec., in forme e dimensioni grandiose. I monumentali resti delle terme sono stati impiegati per la costruzione di nuovi edifici; la stessa piazza della Repubblica, già Esedra, è sorta su di una vasta esedra delle terme, delimitata da palazzi con ampi portici a emiciclo.
Fontana delle Naiadi: del 1885 opera di A. Guerrieri abbellita dopo 16 anni dalle ninfe di Mario Rutelli, a quei tempi definite scandalose dai rappresentanti più moderati del comune, 11 anni dopo fu aggiunto il Glauco centrale sempre del Rutelli.
Chiesa S. Maria degli Angeli: era il tepidarium delle terme di Diocleziano che Michelangelo adattò a Chiesa nel 1500; un secolo dopo fu rimaneggiata dal Vanvitelli. La facciata concava è parte dell'esedra del calidarium. L'interno a croce greca comprende la sala centrale delle terme più due vani laterali.
L'abside è un'aggiunta settecentesca del Vanvitelli che occupò lo spazio di una piscina. Nel vestibolo sono collocate le tombe di due grandi pittori: Salvator Rosa e Carlo Maratta; poco oltre campeggia la grande statua di S. Brunone opera di J. Antonio Houdon; nel lato destro della navata trasversale sono sepolti il maresciallo Armando Diaz, l'Ammiraglio Thaon de Revel e Vittorio Emanuele Orlando.
Nel lato sinistro si trova la messa di S. Basilio, pala di Pietro Subleyras e la caduta di Simon Mago di Pompeo Batoni. Nella Tribuna: Il Martirio di S. Sebastiano affresco del Domenichino e il battesimo di Gesù di Carlo Maratta.
Museo Nazionale Romano: o delle terme, sorge vicino al Museo delle cere e al Planetario; è uno dei musei più ricco al mondo, ordinato in parte in alcune aule delle terme, in parte nell'ex convento della Chiesa, vi sono raccolti mosaici, sarcofagi, statue, ricostruzioni di edifici antichi. Il Trono Ludovisi originale greco del V sec. a. C. Il chiostro di Michelangelo, progettato dal maestro e realizzato da Jacopo del Duca, con portico a cento colonne dove sono visibili opere minori del museo.
In una galleria si trovano gli stucchi della Farnesina di età Augustea, così detti perché rinvenuti nei pressi della Farnesina, come i dipinti murali della Farnesina; la sala degli affreschi della casa di Livia a Prima Porta dov'è ricostruito un ambiente della casa di Livia moglie di Augusto (presso Veio). Alle pareti un bellissimo affresco che riproduce un giardino alberato con uccelli e fiori.
Chiesa S. Bibiana: costruita nel 363 dalla matrona romana Olimpina ( o Olimpia) sulla casa dove avrebbe subito il Martirio nel 363 dall'imperatore Giuliano assieme alla madre Dafrosa e alla sorella Demetria, mentre il padre Flaviano sarebbe stato esiliato e martirizzato ad Aquas Taurinas (attuale Montefiascone). La facciata è ripartita in due ordini: quello inferiore presenta un porticato a tre arcate suddiviso da pilastri con capitelli in stile ionico; quello superiore è tripartito dagli stessi pilastri che separano finestre rettangolari.
L'interno a tre navate suddivise da colonne di spoglio; nei pressi dell'ingresso una colonna in marmo rosso che secondo la tradizione, sia quella su cui Bibiana subì la flagellazione con corde piombate. E' protetta da una grata in bronzo dorato eseguita su disegno del Bernini; lungo le pareti delle navate diverse tombe delle badesse dell'antico convento.
Su ciascuna navata si apre una cappella con opere del seicento – settecento di noti artisti, le ultime due cappelle opera del Bernini, sono dedicate a S. Dafrosa e S. Demetria, rappresentate da due tele di Pietro da Cortona e Agostino Ciampelli. Le pareti della navata centrale sono coperte da dipinti di Pietro da Cortona e Agostino Ciampelli.
Sotto l'altare maggiore è collocata un'antica vasca romana di alabastro, dove sono conservate le reliquie delle Sante. Al di sopra dell'altare una scultura del Bernini del 1626 che raffigura la Santa appoggiata alla colonna del supplizio e reggente la palma simbolo del martirio.

XIX ITINERARIO
Tempio di Minerva Medica: i resti appartengono ad un ninfeo del IV sec., dove fu trovata una statua della dea Minerva col serpente, antico simbolo della scienza medica.
Porta maggiore: chiamata anche Prenestina o Labicana per le vie omonime che s'irradiavano dai due fornici, fu innalzata da Claudio nell'anno 52. Ad alleggerirne il volume nei pilastri si aprono grandi finestre e un piccolo arco ai piedi della struttura centrale. La caratteristica del monumento è rappresentata dai blocchi di travertino a bugnato rustico.
Alla sommità si trova il grande attico in cui passavano le condotte dell'acqua Claudia e dell'Anio Novus. Iscrizioni commemorano il costruttore e i restauri di Vespasiano e di Tito. Divenne poi porta di accesso alla città inglobata nelle mura Aureliane, quindi fu rifatta da Onorio. Sulla destra si trova il singolare sepolcro di Eurisace un panettiere del 30 a. C., nel fregio sono rappresentate in modo realistico le fasi della panificazione.
Basilica Porta Maggiore: è una basilica sotterranea – neopitagorica (movimento filosofico e religioso che diede impulso alla rinascita della filosofia di Pitagora e della sua scuola), di epoca Tiberiana o Claudia tra il 14 e 54 d. C. La basilica ha tre navate precedute da un atrio, con abside centrale e misura 12 metri di lunghezza, 9 metri di larghezza e 7 metri di altezza. I soffitti e le pareti sono ornati da stucchi rappresentanti diverse scene mitologiche: Ganimede rapito da Zeus; Medea che offre una bevanda magica al drago, che custodisce il vello d'oro in modo che Giasone se ne possa impadronire; la poetessa Saffo che si getta in mare; vittorie alate; teste di Medusa; bambini che giocano; anime condotte agli inferi; un rito di matrimonio; oggetti di culto; animali e un pigmeo che torna dalla caccia alla sua capanna.
Basilica S. Croce in Gerusalemme: detta anche Basilica Sessoriana perché secondo la tradizione fu costruita da Costantino nel 320 in un aula del palazzo Sessoriano per deporvi le reliquie della S. Croce che la madre S. Elena aveva portato dalla Terra Santa. Il Tempio ebbe rifacimenti e aggiunte come il campanile romanico e la facciata settecentesca. Nell'atrio è una cappella con un Crocifisso affrescato nel 1300.
Nell'interno a tre navate si ammira il pavimento cosmatesco; nell'abside ornata da affreschi di Antoniazzo Romano, è collocato il sepolcro del Cardinale Quinones opera di Jacopo Sansovino. La cappella di S. Elena è decorata nella volta da uno splendido mosaico di Melozzo da Forlì; sull'altare vi è una statua di Giunone rinvenuta a Ostia e trasformata in S. Elena; sotto il pavimento fu deposta terra del Calvario che la Santa aveva portato a Roma.
La cappella delle reliquie custodisce veneratissime reliquie della passione, fra cui tre frammenti della Croce, un chiodo, spine della corona. E' una delle sette Chiese venerate e visitate dai pellegrini a Roma durante gli anni Santi. A fianco della Chiesa è allestito il Museo storico dei Granatieri di Sardegna, il Museo della Fanteria e il Museo degli strumenti musicali di ogni epoca e paese.
Anfiteatro Castrense: costruzione in laterizio con due piani di arcate eretta nel III sec., da Eliogabalo o da Alessandro Severo e destinata agli spettacoli di corte. Nel 500 divenne una costruzione militare e il terzo ordine di archi fu eliminato.
Basilica S. Giovanni in Laterano: fu eretta da papa Melchiade (311 – 314) su un'area appartenente ai Plauzi Laterani, donata appositamente da Costantino al Pontefice. Notevole fu l'intervento del Borromini che nel 1650 in occasione del giubileo, la rinnovò totalmente per volere di Innocenzo X, dandogli l'aspetto che oggi conserva. Sede del Patriarchio Lateranense fino all'esilio papale in Avignone è la “Cattedrale di Roma e del mondo”.
L'immensa facciata settecentesca opera di Alessandro Galilei, comprende il portico con i cinque ingressi alla Basilica; il portale mediano ha i battenti in bronzei provenienti dalla Curia del Foro Romano; l'ultimo sulla destra è la Porta Santa, che si apre solo in occasione del giubileo; proveniente dalle terme di Costantino è la statua dell'imperatore, sotto l'atrio a sinistra.
L'interno a cinque navate e presenta nella navata mediana, un ricco soffitto ligneo cinquecentesco; un pavimento cosmatesco e nelle nicchie grandi statue degli Apostoli. Al primo pilastro della navata intermedia destra: un affresco attribuito a Giotto raffigura: Bonifacio VIII che proclama il giubileo del 1300.
Pregevoli le tombe e i sepolcri delle estreme navate a destra e a sinistra abbellite dal Borromini. Il Transetto del 1500 fu costruito da G. Della Porta; il soffitto è di T. Landini; gli affreschi del Cavalier d'Arpino, Gentileschi, Nebbia, Pomarancio e altri. Al centro è il magnifico tabernacolo trecentesco di Giovanni di Stefano, con 12 affreschi attribuiti a Barna da Siena (1368), rielaborati da Antoniazzo Romano e Fiorenzo di Lorenzo (XV sec.); le reliquie delle teste dei SS. Pietro e Paolo sono custodite in urne d'argento.
Sotto il tabernacolo è l'altare papale, ai cui piedi è il quattrocentesco sepolcro di Martino V; dietro le grate semicircolari si trova l'antico altare in legno su cui i papi celebravano la Messa. Nell'abside è l'antico mosaico del 1200 restaurato da J. Torriti e J. Camerino. Opera del Vassaletto è il chiostro, ornato da colonnine binate a mosaico diverse una dall'altra, dove sono conservati gli elementi architettonici e le sculture della Basilica primitiva.
Scala Santa: è l'edificio che D. Fontana eresse per Sisto V al fine di conservare il Sancta Sanctorum, (la cappella privata papale) sita al primo piano del Patriarchio quando se ne decise la demolizione, per accedere alla cappella, fu impiegata la scalea dell'antico palazzo; non si tratta quindi come vorrebbe la tradizione, della scala che Gesù salì per presentarsi a Pilato. E' formata da 28 gradini marmorei ricoperti in legno, che i devoti salgono in ginocchio ed è fiancheggiata da altre quattro scale: tutte conducono alla cappella S. Lorenzo o Sancta Sanctorum, ornata da splendide decorazioni cosmatesche: conserva numerose reliquie e sull'altare: immagine acheropita del Salvatore.
Piazza S. Giovanni in Laterano: è ornata dall'obelisco più alto della città, eretto a Tebe d'Egitto nel XV sec. a. C., fu trasportato a Roma nel circo Massimo (357); ritrovato in tre pezzi nel 1587 e fu rialzato l'anno successivo da D. Fontana per volere di papa Sisto V.
Porta S. Giovanni in Laterano: è una delle porte che si aprono nelle mura Aureliane di Roma e deve il suo nome immutato nel tempo, alla vicinanza della Basilica di S. Giovanni in Laterano. E' strutturata in un unico grande arco realizzato da papa Gregorio XIII ad opera di Giacomo Della Porta, o più probabilmente da Giacomo Del Duca, che già aveva collaborato con Michelangelo alla realizzazione di Porta Pia. La confusione è d'obbligo poiché le cronache dell'epoca citano solo un “Giacomo”.
La struttura è più simile all'entrata di una villa che non a un'opera difensiva, essendo del tutto priva di torri laterali, di bastioni e di merlature, è fornita invece da una marcata bugnatura e di un semplice ornamento composto da un grosso viso barbuto, posto in cima alla porta stessa sul lato esterno; sempre sul lato esterno vi è la lapide commemorativa: “GREGORIUS XIII PONT. MAX PUBLICAE UTILITATI ET URBIS ORNAMENTO VIAM CAMPANAM CONSTRAVIT PORTAM EXSTRUXIT ANNO MDLXXIIII PONT. III”.
Palazzo del Laterano: fu la sede papale fino all'esilio Avignonese. Distrutto nel 1300 da un incendio, fu ricostruito da D. Fontana nel XVI sec. Insieme alla Basilica di S. Giovanni in Laterano appartiene al Vaticano e gode di extraterritorialità. Qui nel 1929 furono firmati i patti Lateranensi.
Battistero di S. Giovanni: fatto costruire da Costantino probabilmente su di un ninfeo del palazzo Laterano, fu riedificato nel V sec., sotto Sisto III finché nel 1600 ebbe l'attuale sistemazione. Ha pianta ottagonale e al centro presenta un recinto composto da due ordini di colonne architravate che sorreggono la cupola e racchiudono un urna in basalto per il battesimo, secondo il rito dell'immersione.
Intorno si aprono quattro cappelle: la prima conserva un'antica porta in bronzo che aprendosi emette una dolce melodia; nella seconda si trova un bel Crocifisso della scuola del Bregno e vi è conservato un mosaico del V sec.; notevoli il soffitto ligneo e i mosaici del VII sec.; nella terza battenti bronzei del 1100 e mosaici del V sec., sono nella quarta e ultima cappella.
Chiesa SS. Quattro coronati: la Chiesa paleocristiana fu eretta nel IV sec., rifatta nel XII e più volte ristrutturata. L'interno è diviso in tre navate, presenta un pavimento cosmatesco e in alto matronei; l'abside è rivestita di affreschi.
Il chiostro del XIII sec., costruito dagli scalpellini romani, presenta al centro un'antica fontana per abluzioni; nella cappella S. Barbara del IX sec., si possono vedere i resti di affreschi di ispirazione bizantina.
Oratorio S. Silvestro: fu edificato nel 1246 per volere del Cardinale Stefano Normandis, decorato nel 1248 da maestri bizantini. Nella lunetta sopra la porta d'ingresso è un affresco con la raffigurazione di Cristo giudice, Maria, S. Giovanni Battista e gli Apostoli.
L'interno è a pianta rettangolare con volta a botte, pavimento in stile cosmatesco mentre la volta è decorata con motivi di stelle e croci; al suo centro sono poste cinque maioliche originali a formare una croce greca. La base della volta è decorata con un fregio a foglie.
La parete d'ingresso ospita un Giudizio Universale con Cristo in trono, la Vergine Maria, S. Giovanni Battista, gli Apostoli e due Angeli, uno di questi è dipinto nell'atto di ripiegare il firmamento. Sotto vi è un ciclo di affreschi, composto da 11 scene o pannelli dipinto nel 1248. L'Armellini riporta un'iscrizione che un tempo si leggeva ad indicare la data del ciclo: “A.D. MCCXLVIII hoc opus divitia fieri fecit”.
Il ciclo pittorico è desunto dagli Actus Silvestri e si riferisce alla vita leggendaria dell'imperatore Costantino I. Nel XVI sec., venne aggiunto il piccolo presbiterio sopraelevato di tre gradini. Gli affreschi che lo decorano si riferiscono al martirio dei Santi quattro Coronati e sono attribuiti a Raffaellino da Reggio.
Basilica S. Clemente: importante basilica medievale eretta nel IV sec., su di un precedente edificio romano e per la parte absidale, su di un mitreo. La Chiesa fu semidistrutta nel 1084 dalle truppe normanne; sulle rovine nel 1108 fu costruita la Chiesa attuale. E' molto interessante la presenza di edifici di epoche diverse in una stessa struttura.
L'interno a tre navate con opere cosmatesche del XII sec., il pavimento, il coro, i pulpiti e il candelabro pasquale. La navata mediana ha un soffitto a cassettoni del 1700 con affresco centrale: Gloria di S. Clemente di G. Chiari. Nell'abside si ammira il magnifico mosaico del 1100 raffigurante: il trionfo della Croce e l'affresco sottostante del 1300: Gesù, Maria e gli Apostoli.
Nella navata sinistra si apre la cappella di S. Caterina d'Alessandria con i mirabili affreschi di Masolino da Panicale raffigurante: Gesù e S. Cristoforo, Annunciazione, Apostoli, Evangelisti, Crocefissione e altri.
La Chiesa inferiore accessibile attraverso la sagrestia, conserva interessanti affreschi dal VI al XII sec. Inoltre si possono visitare gli edifici romani del II sec., la grande sala del mitreo III sec., con mosaici e ara centrale in marmo.

XX ITINERARIO
Chesa S. Martino ai monti: eretta nel IV sec., ricostruita nel IX sec., fu rimodernata da Filippo Gagliardi nel XVII sec. L'interno a tre navate è ornato da statue e affreschi di G. Dughet. La cripta barocca decorata da colonne doriche e stucchi sono opera di Filippo Gagliardi; da qui si raggiungono i resti del primo oratorio del IV sec., dove si trovano anche affreschi del IX sec.
Palazzo Brancaccio: costruito nel 1800 dal Carimini è sede del Museo Nazionale d'Arte Orientale, che espone una ricca raccolta di manufatti dalla preistoria e protostoria fino all'epoca moderna, provenienti dai paesi asiatici: oggetti in oro, argento, metallo, legno, avorio, bronzi, terrecotte, giade, stoffe, lacche, sculture.
Basilica S. Prassede: sorta nell'822 per volere di Pasquale I e più volte restaurata. L'interno si presenta in tre navate precedute da un protiro, con pavimento cosmatesco. L'arco trionfale e l'abside sono ricoperti da mosaici bizantini del IX sec. Al centro della navata destra è la piccola cappella di S. Zenone, uno dei più importanti monumenti bizantini a Roma del IX sec., fatto erigere da papa Pasquale I come mausoleo della madre Teodora.
L'ingresso è ornato da fregi di monumenti pagani; sul portale un lunettone a mosaico con un duplice semicerchio di volti: la Vergine col Bambino, S. Prassede, S. Pudenziana e altri santi. L'interno a volta con pavimento a marmi policromi, è rivestito di mirabili mosaici e per questo è detto: “il giardino del Paradiso”.
Basilica S. Maria Maggiore: è una delle quattro basiliche fondate da papa Sisto III nel 431 e arricchita di una nuova abside nel 1200. L'alto campanile, il più alto di Roma: (75 metri) è del XIV sec.: la facciata a portico e loggia di F. Fuga è del 1750. Una vasta scalinata precede la facciata incastonata tra due palazzi gemelli. La movimentata architettura della gradinata, del portico e della loggia raggiungono un notevole effetto scenografico accentuato dalla balaustrata e dalle sculture che si estendono sui palazzi adiacenti.
L'interno a tre navate è scandito da colonne che sorreggono la trabeazione ornata da 36 mosaici del V sec. Un prezioso soffitto cassettonato forse di Giuliano da Sangallo e un ricco pavimento cosmatesco ornano la navata centrale, dove si trovano il monumento di papa Clemente IX opera di C. Rainaldi e il monumento di Nicolò V di D. Fontana.
Sono del V secolo anche i bellissimi mosaici dell'arco di trionfo che illustrano fatti della vita di Gesù. Nella confessione sono le reliquie del presepe e davanti a queste la statua di Pio IX in preghiera. L'altare pagano è sormontato da un sontuoso baldacchino di F. Fuga, con colonne in porfido a decorazioni bronzee.
Nell'abside un magnifico mosaico del 1295, capolavoro di Jacopo Torriti rappresenta: l'Incoronazione di Maria. Nella navata destra è il Battistero, imponente opera seicentesca di F. Ponzio con il Fonte battesimale del Valadier e un'Assunzione di Pietro Bernini in altorilievo; la cappella Sistina di D. Fontana con affreschi nella cupola: sotto l'altare si trova l'Oratorio del presepio, antica piccola cappella rinnovata da Arnolfo di Cambio nel 1200.
In fondo alla navata la tomba del Cardinale Consalvo Rodriguez, ornata da un mosaico di Giovanni di Cosma. Nella navata sinistra di fronte alla cappella Sistina, si apre la cappella Paolina di F. Ponzio con affreschi del Cavalier d'Arpino, Guido Reni, G. Lanfranco e altri. Vi si ammira, nella sua sontuosa ricchezza l'altare disegnata da G. Rainaldi, ornato di pietre preziose e sormontato da una Madonna bizantineggiante del XIII sec. Di F. Ponzio sono anche i sepolcri di Paolo V e di Clemente VIII. La cappella Sforza forse disegnata da Michelangelo e realizzata da Giacomo Della Porta e infine la cinquecentesca cappella Cesi.
Chiesa S. Pudenziana: sorta nel IV sec., ha campanile e portale romanico del XII sec., i rifacimenti del XVI sec., sono di Francesco da Volterra al quale si deve anche la cupola, affrescata all'interno dal Pomarancio. La facciata è ornata dal fregio del protiro risalente all'XI sec., l'ingresso è affiancato da due deliziose colonnine. Pregevolissimo il mosaico dell'abside IV sec. Lungo la navata sinistra la cappella Caetani 1600, iniziata da Francesco da Volterra e terminata da Carlo Maderno.
Chiesa S. Vitale: antica basilica del 402, la facciata presenta un portico d'epoca paleocristiana a cinque arcate su colonne con capitelli del V sec. Il portale d'ingresso presenta un'iscrizione, lo stemma di papa Sisto IV e preziosi battenti lignei scolpiti nel XVII sec. L'interno a navata unica con abside restaurata nel 1859, mentre il pavimento e il soffitto ligneo sono del 1934. Ai lati quattro altari provenienti dalla Chiesa del V sec. Nel transetto affreschi di Agostino Ciampelli, raffiguranti la lapidazione e il martirio di S. Vitale. Altri affreschi raffiguranti storie di martiri e profeti, sono di Tarquinio Ligustri e Andrea Commodi. Sopra l'ingresso la cantoria sorretta da due colonne corinzie.
Ponte Vittorio Emanuele: costruito nel 1911, a tre arcate e ornato da quattro gruppi allegorici in travertino e da vittorie bronzee. Dal lato opposto è l'ospedale di S. Spirito sorto nel XII sec., presso il quale è allestito il Museo storico dell'Arte Sanitaria, che custodisce materiale e strumenti anticamente usati in medicina.
Castel S. Angelo: è uno dei monumenti più significativi della città, fatto erigere dall'imperatore Adriano (131 – 139) come mausoleo per se e per i suoi successori. Il nome si deve al fatto che secondo la leggenda, il papa Gregorio Magno durante l'epidemia pestilenziale del 590, passando in processione sotto le mura del castello, vide alla sommità un Angelo infoderare la spada in segno di Pace.
Nel corso dei secoli il grandioso edificio ha subito varie trasformazioni, soprattutto in epoca rinascimentale. Attualmente la mole Adriana appare chiusa in un quadrilatero di mura merlate, ornate dagli stemmi dei papi con torrioni angolari che prendono i nomi di: S. Matteo; S. Giovanni: S. Marco; S. Luca. Alla costruzione cilindrica che è quella originaria romana, si è sovrapposta la torre di Benedetto IX dell'XI sec., gli appartamenti pontifici di epoca rinascimentale con la loggia di Giulio II. In alto l'Angelo ha sostituito la statua di Adriano.
All'interno vi è allestito il Museo Nazionale di Castel S. Angelo. Si entra nel cortile del Salvatore e attraverso un vestibolo dal quale una rampa elicoidale conduce alla cella sepolcrale, dove si custodivano le urne imperiali. La rampa sbocca nel cortile dell'Angelo, nome dato da un Angelo marmoreo scolpito da Raffaello da Montelupo XVI sec., o cortile delle palle, nome dovuto alle palle da cannone in pietra che vi sono accumulate.
A destra vi è l'armeria che conserva armi preistoriche, etrusche, greche, romane, medievali, fino ai nostri giorni. Sulla sinistra si aprono le sale di Clemente VIII, dove si allestiscono mostre, la sala della Giustizia, la sala di Apollo, con affreschi della scuola di Perin del Vaga, che prende il nome dal soggetto delle grottesche che la ornano; in fondo la cappella di Leone X dove sono collocate sculture rinascimentali.
Dopo le sale di Clemente VII con soffitti a cassettoni e opere di Giulio Romano, Taddeo Gatti, Fiorenzo di Lorenzo, Carlo Crivelli, Luca Signorelli e altri si raggiunge il cortile di Alessandro VI, accedendo alle prigioni storiche e agli antichi magazzini. Una scaletta conduce al bagno di Clemente VII con decorazioni di Giulio Romano; mentre un'altra scala conduce alla grande loggia di Paolo III, opera di Raffaello da Montelupo con affreschi del Siciolante.
Prendendo a destra si passa al giretto di Pio IV, che segue il perimetro circolare della mole e nel quale sono ricavate piccole stanze per la famiglia del papa, poi adibite a prigioni. Ancora oltre la loggia di Giulio II, opera del Bramante, si gode un bellissimo panorama e da cui si può vedere il passetto, che collega il Castello al Vaticano.
Da qui si passa all'appartamento di Paolo III con la sala Paolina, riccamente decorata da Perin del Vaga, Domenico Beccafumi e altri che vi rappresentarono episodi della storia romana e delle imprese di Alessandro Magno; segue la camera del Perseo con splendido soffitto, fregio di Perin del Vaga e mobili rinascimentali.
Un altro fregio di Perin del Vaga da il nome alla camera di amore e psiche, con bellissimo soffitto e letto a baldacchino ancora con lenzuola e coperte originali del XVI sec. Tornati alla sala Paolina e superato il corridoio Pompeiano (così chiamato per lo stile degli affreschi), s'incontra la sala della biblioteca, affrescata da Luzio Luzzi e ornata da stucchi del Siciolante, la completa un camino marmoreo di Raffaello da Montelupo.
Di fronte è la sala dell'Adrianeo che prende il nome da un fregio di Luzio Luzzi, raffigurante la mole Adriana e dove sono dipinti tre baccanali (di Dosso Dossi, Jordaens e Nicola Poussin). Si passa alla sala dei festoni, così detta per i temi rappresentanti in un fregio: alle pareti un S. Gerolamo di Lorenzo Lotto.
Cagliostra è chiamata la stanza dove Cagliostro fu prigioniero e si raggiunge con una scaletta: ai lati due piccoli vani, il gabinetto del delfino e il gabinetto dello struzzo, dove è ordinata una preziosa collezione di ceramiche medievali. Attraverso un vestibolo che parte dalla biblioteca, si accede alla stanza del tesoro, con massicci armadi d'epoca usati per l'antico archivio.
Salendo una scala d'età Adrianea si vedono la sala rotonda, la sala delle colonne e altri due ambienti che custodiscono cimeli militari; si sale quindi alla terrazza superiore, da qui s'innalza l'Angelo bronzeo di Peter Van Verschaffelt XVIII sec., che da il nome al castello; a fianco si trova la campana che suonava quando venivano giustiziati i condannati a morte.
Palazzo di Giustizia: è un imponente edificio costruito nel 1800 da Guglielmo Calderini; la costruzione centrale è affiancata da altre due minori ed è sormontata da una quadriga in bronzo, opera di Ettore Ximenes, grandi statue di giureconsulte ornano le rampe e il cortile; sull'ampio portale è la scultura di Enrico Quattrini raffigurante: la Giustizia tra la legge e la forza.
Tempietto di S. Andrea: in direzione di Ponte Milvio, è un'armoniosa costruzione del Vignola del 1554; la bassa costruzione con facciata in peperino, è sormontata da cupola ellittica.
Ponte Milvio: viene menzionato per la prima volta nel 207 a. C., ancora in legno. Nel 110 a. C., il censore Marco Emilio Scauro lo ricostruì in muratura. Nel 312 vi ebbe luogo la battaglia tra Costantino I e Massanzio, nota come la battaglia di Ponte Milvio o battaglia di Saxa Rubra. Qui secondo la leggenda Costantino ebbe la visione della Croce recante la scritta: “in hoc signo vinces”.
Del vecchio ponte romano restano le tre arcate centrali.
Nel 1805 sotto papa Pio VII vi furono altri restauri affidati a Giuseppe Valadier che sostituì i ponti levatoi in legno ed edificò all'imbocco una torre in stile neoclassico. Il ponte fu fatto saltare da Giuseppe Garibaldi nel 1849 per ostacolare l'avanzata delle truppe Francesi; fu restaurato da papa Pio IX nel 1850 aggiungendovi una statua dell'Immacolata.
Curiosità: per qualche tempo i giovani innamorati mettevano un lucchetto sul lampione centrale del ponte e gettando le chiavi nel Tevere in segno di eterno amore. Nel luglio del 2007 a causa dell'eccessivo peso e la rottura dei lampioni, il comune di Roma allestì delle apposite catene a cui applicare i lucchetti, che furono rimossi definitivamente nel settembre 2012.

XXI ITINERARIO
Villa Madama: sorta nel 1500 alle pendici di Monte Mario, fu costruita su progetto di Raffaello e trasformata poi da Antonio Sangallo il giovane per il Cardinale Giulio dè Medici; fu poi di Madama Margherita d'Asburgo, dalla quale prese il nome, passò poi ai Borboni e ai Dentice di Frasso.
Attualmente è proprietà dello Stato ed è sede di rappresentanza del Governo Italiano. Addossata all'altura, presenta una bella facciata; interessante la loggia interna, arricchita dalle decorazioni di Giovanni da Udine e dai dipinti del Romano.
Foro Italico: è composto da edifici ed impianti sportivi realizzati su progetto dell'architetto Enrico Del Debbio; la costruzione iniziata nel 1932 ebbe termine dopo la seconda guerra mondiale. A destra del monolito che indica l'ingresso all'altezza del ponte Duca d'Aosta 1939, sorge il palazzo dell'accademia di educazione fisica, doppio edificio unito da un cavalcavia ornato da statue di ginnasti; dopo il sottopassaggio è lo stadio dei marmi che può contenere 20.000 spettatori, su cui s'innalzano 60 statue di atleti donate dalle province Italiane.
Stadio Olimpico: può ospitare 100.000 spettatori; un altro complesso di fabbricati comprende: lo stadio del nuoto, con annessi campi da tennis, palestra di scherma. Al Foro Italico ha sede il C.O.N.I. Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
Via della Conciliazione: fu realizzata tra il 1936 e il 1950. Volendo dare un prestigioso accesso alla piazza e alla Basilica di S. Pietro, la via fu tracciata demolendo gli edifici del Borgo.
Chiesa S. Maria in Traspontina: fu fondata nel XVI sec., in sostituzione di una più antica fatta demolire da Pio IV perché di ostacolo alle traiettorie delle bombarde di Castel S. Angelo; per lo stesso motivo la cupola è molto più schiacciata. L'architetto fu il Bolognese Ottaviano Mascherino che edificò il primo nucleo del palazzo del Quirinale e la Chiesa S. Salvatore in Lauro.
Una pala di Giulio Cesare Procaccini un tempo collocata nella Chiesa, oggi è a New York, mentre un'altra di Antonio Gherardi (S. Teresa) è collocata al suo posto. L'interno è a tre navate; il movimentato altare maggiore barocco di Carlo Fontana 1674, custodisce un'icona medievale. Tra le navate di questa Chiesa lo scrittore: Juan Gomez Jurado ambienta il romanzo: “la spia di Dio”. Accanto alla Chiesa è collocato l'Oratorio della Dottrina Cristiana opera di Nicola Michetti 1715.
Palazzo dei Penitenzieri: eretto nel 1480 dal Cardinale Domenico della Rovere affidandosi all'architetto Baccio Pontelli, il nome attuale fu dato da papa Alessandro VII che vi trasferì quei confessori con particolari poteri di assoluzione. Oggi vi ha sede un albergo e l'ordine equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme.
La facciata riprende quella di Piazza Venezia con una torretta a sinistra e finestre crociate che riportano il nome del Cardinale fondatore mentre quelle superiori il suo motto:” soli Deo “ (a Dio solo); ai lati del basamento due fontanelle col drago araldico di papa Paolo V, mentre sulla facciata campeggia lo stemma di papa Clemente XIV.
Numerosi sono gli affreschi con finte architetture; al piano nobile si trova una Galleria con affreschi cinquecenteschi e nell'ala destra si trova il salone con il cosiddetto: “soffitto dei Semidei”, una serie di lacunari dipinti e dorati con figure mitologiche e allegoriche del Pinturicchio 1490. La cappella privata è coperta da volta a botte divisa in riquadri con gli stemmi Della Rovere e Alicorni.

Città del Vaticano
Costituita in Stato indipendente con il trattato del Laterano 11 febbraio 1929 stipulato tra l'Italia e la Santa sede, si estende su un'area di 44 ettari situata sulla riva destra del Tevere, tra le propaggini meridionali di Monte Mario e quelle settentrionali del Gianicolo. Comprende la piazza e la Basilica di S. Pietro e il Palazzo del Vaticano: ne è sovrano il Sommo Pontefice con moneta e francobolli propri. Inoltre alcune Chiese, come S. Paolo fuori le mura, S. Maria Maggiore, S. Giovanni in Laterano e alcuni palazzi connessi al culto e alla funzione del Vaticano, godono dell'extraterritorialità.
Piazza S. Pietro: è una delle più grandiose del mondo, capolavoro architettonico del Bernini che nel 1656 cinse l'area ellittica di due maestosi emicicli formati ciascuno da quattro file di colonne doriche (in totale 284 più 88 pilastri) che sembrano accogliere i pellegrini in un mistico abbraccio. La trabeazione è coronata da ben 140 statue di Santo e stemmi di Alessandro VI.
Al centro della piazza si eleva il maestoso obelisco che Caligola fece trasportare da Eliopoli per ornare il circo (detto poi di Nerone) e che papa Sisto V nel 1586 fece innalzare nel sito attuale da Domenico Fontana; ai lati due stupende fontane seicentesche, opera: una del Maderno e l'altra del Bernini. Sul pavimento tra l'obelisco e le fontane si trova una pietra circolare dalla quale, guardando il colonnato, lo si ammira come fosse un unica fila di colonne. Sullo sfondo la maestosa Basilica dominata dall'imponente cupola Michelangiolesca.
S. Pietro in Vaticano: la prima Basilica di S. Pietro fu eretta per volere di Costantino nel IV sec., sul luogo dove si trovava la tomba dell'Apostolo. Per oltre 1000 anni essa fu il centro della Cristianità finché, ormai fatiscente, nel 1452 Niccolò V ne decise la ricostruzione che ebbe però inizio solo nel 1506 sotto il pontificato di papa Giulio II. L'incarico fu affidato al Bramante che alla sua morte 1514 si avvicendarono: Raffaello, Giuliano da Sangallo, B. Peruzzi e Antonio da Sangallo il giovane finché nel 1546 subentrò Michelangelo, il quale realizzò una Basilica a croce greca di aspetto grandioso e slanciato; ideò una nuova cupola che doveva costituire l'elemento dominante di tutto l'insieme. Egli condusse molto avanti i lavori che alla sua morte 1564 proseguirono: Vignola, Pirro Ligorio, Giacomo Della Porta e Domenico Fontana.
Successivamente papa Paolo V volle trasformare la pianta da croce greca a croce latina, incaricando il Maderno il quale, prolungò il braccio anteriore, aggiunse tre cappelle per lato ed eresse la facciata. Il 18 novembre 1626 papa Urbano VIII consacrò il nuovo Tempio.
La facciata di amplissime proporzioni è preceduta da una maestosa gradinata, fiancheggiata dalle colossali statue di S. Pietro e S. Paolo; otto colonne e quattro pilastri sorreggono la trabeazione, sulla quale troneggiano le statue Berniane del Cristo, del Battista e degli altri Apostoli e due orologi del Valadier. La facciata è aperta da logge: da quella centrale il pontefice impartisce le solenni benedizioni.
Cinque varchi introducono nell'atrio; alle estremità del portico una statua di Carlo Magno sulla sinistra e una statua di Costantino sulla destra; sul varco mediano il mosaico della navicella, tratto da un cartone di Giotto. Attraverso cinque porte bronzee si accede all'interno della basilica: partendo da sinistra sono rispettivamente: la porta della morte di G. Manzù (1964); la porta del bene e del male di Luciano Minguzzi (1975); la porta centrale opera di Antonio Averulino detto il filarete (1433 – 1445); la porta dei Sacramenti di Venanzio Crocetti (1965); infine la porta Santa che si apre soltanto negli anni del giubileo.
Sopra la porta centrale un rilievo del Bernini rappresenta: Gesù che affida a Pietro il suo gregge. Per rendere l'idea delle dimensioni della Basilica: superficie: 22,067 mq.; lunghezza: 211,50 metri; larghezza della facciata: 114,70 metri; altezza: 45,50 metri; diametro della cupola: 42 metri; altezza: 136,50 fino alla cima della Croce; la penna di S. Marco nel mosaico della cupola è lunga 1,50 metri; l'iscrizione latina in mosaico della cupola ha lettere alte due metri; il baldacchino dell'altare papale è alto 29 metri.
Navata centrale: le prime tre cappelle della basilica furono aggiunte dal Maderno per ottenere la pianta a croce latina dall'originale progetto a croce greca; tra i pilastri si aprono nicchie con grandi statue dei fondatori degli ordini religiosi. All'ultimo pilastro a destra: S. Pietro in trono, venerata statua bronzea attribuita ad Arnolfo di Cambio. Si passa sotto la luminosissima cupola che vista dall'interno, con le sue quattro arcate, appare divisa in spicchi e ornata da grandiosi mosaici dei quattro Evangelisti e da una iscrizione latina sempre in mosaico.
La grandiosa cupola si erge su un alto tamburo sostenuto da possenti piloni con nicchie nelle quali sono collocate statue barocche; in alto sono le logge del Bernini con elementi dell'antica basilica. Del Bernini che lavorò in S. Pietro per oltre 40 anni è il fastoso baldacchino barocco, fuso col bronzo prelevato dal Pantheon; sotto questa trionfale copertura è posto: l'altare papale davanti al quale si apre la cappella della confessione opera del Maderno, dove 95 lampade della balaustra illuminano il sepolcro di S. Pietro.
Navata destra: lungo le pareti si susseguono monumenti funerari, agli altari vi sono quadri in mosaico tratti da dipinti del XVII – XVIII sec. Nella prima cappella a destra è l'incomparabile gruppo marmoreo della pietà, realizzato da Michelangelo in giovane età e protetto da un cristallo infrangibile (dopo l'aggressione di un folle); seguono la cappella delle reliquie o del Crocifisso, che custodisce un prezioso Crocifisso ligneo medievale attribuito al Cavallini; la cappella di S. Sebastiano, dove un mosaico ripete il martirio di S. Sebastiano del Domenichino che si trova a S. Maria degli Angeli; quindi la grande cappella del SS. Sacramento con una bellissima cancellata in ferro del Borromini e sull'altare il ciborio bronzeo del Bernini, nonché la pala della Trinità opera di Pietro da Cortona; la cappella Gregoriana di Giacomo Della Porta ricchissima di marmi e mosaici, in cui si trova la Madonna del Soccorso XII sec., che faceva parte dell'antica basilica. Dopo il transetto destro dove pregevoli mosaici ripetono quadri di soggetto religioso, si ammira il magnifico monumento di Clemente XIII una delle più celebri opere di Antonio Canova, con la statua del pontefice tra le personificazioni della Carità, della Speranza, della Religione e della Morte; segue la cappella di S. Michele dove sono due mosaici, copia di opere di Guido Reni e del Guercino; poco oltre il monumento di Clemente X a cui lavorarono vari artisti.
Abside: nel fondo enfatizzata da un trionfo barocco di Angeli è la fastosa Cattedra di S. Pietro, opera in bronzo dorato del Bernini, sostenuta da quattro grandiose statue dei Dottori della Chiesa; alla destra e alla sinistra della Cattedra si trovano: il monumento di papa Urbano VIII del Bernini 1647 e il monumento di papa Paolo III di Guglielmo Della Porta 1575.
Sul lato sinistro della basilica è la cappella della colonna, che prende il nome da una colonna dell'antica S. Pietro, su cui è dipinta un'immagine della Madonna, dove si conservano le reliquie di S. Leone Magno eternato in una bella pala d'altare marmorea di Alessandro Algardi XVII sec., che lo raffigura nell'incontro con Attila. Accanto si trova la tomba di Alessandro VII del Bernini.
Il transetto sinistro è ornato da mosaici di Vincenzo Camuccini, Achille Funi, Guido Reni; quindi l'ingresso alla sagrestia e al tesoro che si apre nell'ottocentesco monumento di papa Pio VIII, opera di P. Tenerani. Alla navata sinistra della cappella Clementina di Giacomo Della Porta è il monumento di papa Pio VII, opera di Thorvaldsen a suo tempo contestato perché unica opera di un protestante; proseguendo dopo il monumento di Leone XI di Alessandro Algardi, si apre la ricchissima cappella del coro opera di Giacomo Della Porta; sulla sinistra la tomba di papa Innocenzo VIII del Pollaiolo, opera del 1400 faceva parte della prima basilica.
Il monumento di Giovanni XXIII opera di Emilio Greco, è nella cappella della presentazione che prende il nome da un mosaico di Giovanni Francesco Romanelli: Presentazione di Maria al Tempio. Si giunge al punto dal quale si può salire sulla sommità della cupola, si prosegue per osservare il monumento degli ultimi stuart, opera di Antonio Canova e il battistero, dove si nota la conca del fonte battesimale costituita dal coperchio di un sarcofago, proveniente dal mausoleo di Adriano e adattato da Carlo Fontana.
Salita alla cupola: la prima parte si può salire a piedi o ascensore: la prima tappa è la terrazza della basilica da cui si può raggiungere la balaustra con le enormi statue e da cui si ha una visione della slanciata e immensa cupola. Salendo ancora si raggiunge la prima ringhiera, poi la seconda dalle quali si può ammirare l'interno della basilica; più in alto dalla loggia si gode una stupenda e superba vista della città di Roma.
Sagrestia: costruzione a sé stante: si entra nella sagrestia comune con otto colonne provenienti da villa Adriana; di qui nella sagrestia dei canonici che conserva opere di Federico Zuccari, Giulio Romano, Francesco Penni, Antonio Cavallucci. La sala capitolare conserva opere di Andrea Sacchi.
Museo storico e artistico: e tesoro di S. Pietro, è allestito oltre la sagrestia e presenta oggetti di immenso valore salvati dalle incursioni saracene, dal sacco di Roma, dalle spoliazioni Napoleoniche; la colonna Santa dove secondo la tradizione si era appoggiato Gesù nel Tempio di Salomone, in realtà è del IV sec., in una teca è visibile la Croce dell'imperatore Giustino d'Oriente del VI sec.; magnifica la Dalmatica detta di Carlo Magno (ma essendo del XIV sec., è impossibile appartenesse all'imperatore incoronato nell'ottocento), preziosa per i suoi incomparabili ricami a soggetto religioso.
Nell'ultima sala è visibile il sarcofago di Giunio Basso convertitosi al Cristianesimo nel IV sec. Un'attenzione particolare merita il monumento di papa Sisto IV in bronzo, eseguito da Antonio Pollaiolo nel 1493.
Sacre grotte Vaticane: si trovano sotto la navata centrale tra l'antica e l'attuale basilica; l'ingresso è al pilastro S. Andrea. Vi sono esposti vari pontefici, re e regine, vi si ammirano sarcofagi paleocristiani e resti della primitiva S. Pietro.
Tra gli anni 40 / 50 papa Pio XII fece eseguire lavori di scavo riportando alla luce parte di un'antica necropoli pagana, con tombe Cristiane che era alla base della vecchia basilica e che ha restituito decorazioni a mosaico in stucco e affreschi; inoltre fu individuato il punto in cui fu sepolto l'Apostolo Pietro, contrassegnato da un monumento a due nicchie sovrapposte.
Le grotte nuove, così chiamate perché riadattate successivamente, in realtà le più antiche hanno forma circolare da cui si protendono i quattro oratori di: S. Andrea, S. Veronica, S. Elena e S. Longino più altre cappelle; al centro si trova la cappella di S. Pietro sorta sul sepolcro dell'Apostolo. Nelle grotte nuove si trovano: un antico mosaico raffigurante la Madonna in trono; la cappella della Misericordia (Lituania) con la Madonna di Vilna; la cappella della Madonna delle Febbri o delle Partorienti con un affresco quattrocentesco attribuito a Melozzo da Forlì; la cappella di S. Maria De Porticu o della Bocciata perché secondo la tradizione, la figura trecentesca della Vergine in un affresco del Cavallini, sanguinò quando un soldato la colpì con una boccia; la cappella di S. Veronica con altorilievi dell'antica S. Pietro.
Cappella di S. Pietro, prossima al sepolcro dell'Apostolo, ha accanto la tomba di papa Pio XII e statue del Pollaiolo, Giovanni Dalmata e Mino da Fiesole. Dopo la cappella S. Elena e quella di S. Colombano con un S. Andrea di Isaia da Pisa del XV sec., vi è una cappella moderna dov'è custodita la Madonna di Cestokowa (Polonia) e a sinistra parti del monumento di papa Paolo II anch'esso di Giovanni Dalmata e Mino da Fiesole.
Grotte vecchie sono divise in tre navate, tra le numerose tombe una è meta di raccoglimento e preghiera da parte dei fedeli e pellegrini: la tomba di papa Giovanni XXIII (il papa buono).

XXII ITINERARIO
Palazzi Vaticani: il primo nucleo risale al V sec., ingrandendosi col tempo, quando di ritorno da Avignone 1377, i papi scelsero il Vaticano come loro residenza. Occupano un'area di 55.000 mq. Divisi in 1400 sale e cappelle. Grande impulso alla costruzione fu data da Niccolò V e dopo di lui Sisto IV vi costruì la cappella Sistina; Innocenzo VIII gli appartamenti del belvedere; Alessandro VI l'appartamento Borgia.
Giulio II commissionò al Bramante il cortile del Belvedere e le logge del cortile di S. Damaso terminate da Raffaello durante il papato di Leone X. Paolo III fece erigere la cappella Paolina e la sala Regia, Pio VII aggiunse il braccio nuovo al Belvedere, Gregorio XVI fondò i musei etrusco e egiziano, Pio IX fece costruire un portico nel cortile di S. Damaso e la scala Pia.
Con Pio XI si aggiunsero il palazzo del governatore, la stazione ferroviaria, il palazzo della pinacoteca e l'ingresso ai musei. A Pio XII si devono gli scavi e il riordino delle grotte; Giovanni XXIII fece erigere l'edificio che ospita le opere provenienti dai Musei Lateranensi; con Paolo VI fu realizzata l'Aula delle Udienze opera di Pier Luigi Nervi.
Musei Vaticani: ricchi di rilievo artistico è la straordinaria raccolta di opere antiche tra le più grandi del mondo. Si entra dal maestoso portale seicentesco e dopo l'atrio una scala elicoidale a due rampe ornata da mosaici romani porta al cortile delle carrozze, dove si trova la base originale della colonna Antonina e si entra nell'atrio dei quattro cancelli che da sul cortile della Pigna, prende il nome dalla pigna bronzea che vi si trova.
Museo egizio: occupa 10 sale in cui sono visibili: la ricostruzione di una tomba della Valle dei Re; la riproduzione dei sotterranei di una tomba della Valle dei Re e i canòpi che contenevano le viscere del defunto prima della mummificazione; opere romane egittizzanti, inoltre sarcofagi, mummie umane e di animali sacri, casse in legno, statue, amuleti, suppellettili, papiri provenienti dall'antico Egitto.
Museo Chiaramonti: organizzato dal Canova in una Galleria di Donato Bramante e vi sono esposte circa mille sculture romane e greche: are, urne, sarcofagi, statue, busti, rilievi, monumenti funebri; teste di Minerva, copia romana di età adrianea di un'opera di Fida del V sec. a. C.; di Augusto e di Tiberio entrambe proveniente da Veio, inoltre un rilievo delle tre Grazie del I sec. a. C., da un originale greco del V sec. a. C.; e una statua di Ercole con la clava forse della scuola di Lisippo IV sec. a. C. Nella Galleria Lapidaria sono ordinate migliaia di iscrizioni pagane e Cristiane che formano la Galleria di epigrafi più ricca del mondo.
Museo Pio – Clementino: sono visibili: il sarcofago di Lucio Cornelio Scipione Barbato in nenfro (tufo grigio) del III sec. a. C., preso dal sepolcro degli Scipioni sulla via Appia antica con un'iscrizione che narra le imprese del defunto. Nel Gabinetto dell'Apoxyomenos è la copia romana dell'Apoxyomenos di Lisippo del IV sec. a. C., che raffigura il famoso atleta stanco dopo la palestra in atto di detergersi il sudore con lo strigile (strumento per raschiare la pelle).
Accanto è la scala del Bramante e la fontana della galera ove è rappresentata una galera in piombo, i cui cannoni sparano getti d'acqua; da ammirare anche il cortile ottagono piantato ad aranci con fregi e rilievi. Apollo di Belvedere scultura romana del II sec., da un'opera dell'Agorà di Atene attribuita a Leocare databile attorno al 330 a. C., in cui il dio che sta per usare l'arco (ormai scomparso) si ferma un attimo con il mantello ancora palpitante.
Un altro capolavoro: il Laocoonte famoso gruppo marmoreo trovato nel 1506 nei pressi della Domus Aurea neroniana: vi è raffigurato il sacerdote Troiano che assieme ai due figli è aggredito dai serpenti inviati da Atena, protettrice dei greci come punizione per avere egli previsto il tranello del cavallo di Troia. L'opera di una drammatica plasticità appartiene ai grandi scultori ellenistici Agesandro, Atanodoro e Polidoro (I sec. a. C. - I sec. d. C.).
L'Hermes trovato nei pressi di Castel S. Angelo è una copia romana di età Adrianea da un bronzo greco del IV sec. a. C.; la Venere Felice è una copia romana del 170, tratta dalla Venere di Cnido di Prassitele IV sec. a. C.; nel Gabinetto del Canova si ammirano alcune sue opere: Perseo, i due pugili Creugante e Damosseno e una testa di Paride 1800 circa; nella sala degli animali: la statua del cacciatore Meleagro, versione romana del II sec., da un originale di Skopas IV se. a. C., con mosaici della villa Adriana.
Galleria delle Statue: vi si ammirano: un'Arianna addormentata da opera ellenistica del II sec. a. C.; i magnifici candelabri Barberini provenienti da villa Adriana a Tivoli; un Hermes; l'Eros di Centocelle copia romana da opera greca del IV sec. a. C.; il Satiro in riposo replica da Prassitele; l'Apollo Sauroctono replica romana da un bronzo greco di Prassitele IV sec. a. C., in cui si vede il dio che uccide una lucertola; l'Amazzone ferita bronzo originale di Fidia del V sec. a. C.
Sala delle maschere in cui si trovano: imitazione della famosa Venere Cnidia di Prassitele 350 a. C., che era adorata nel suo santuario a Cnido; il gruppo delle tre Grazie replica romana del II sec., da originale ellenistico e un Satiro trovato a villa Adriana.
Sala delle Muse con il capolavoro: il Torso del Belvedere I sec. a. C., che destò la meraviglia di Michelangelo e che è firmato da Apollonio figlio di Nestore, trasferito a Roma e che appartenente alla scuola neoattica: la statua di cui rimane solo il tronco, raffigurava Ercole o un'altra divinità seduto su una pelle di animale, una testa di leone poggia sulla parte rimasta della gamba sinistra. Ai lati sculture delle Muse.
Sala Rotonda vi sono le gigantesche teste di Giove di Otricoli, versione romana di un'immagine greca di Zeus e di Adriano proveniente da Castel S. Angelo; le statue colossali di Antinoo, favorito di Adriano e di un Ercole in bronzo dorato della fine del II secolo, rinvenuta nell'area del teatro di Pompeo lì sepolta perché colpita dal fulmine. Nella sala a Croce greca sono conservati i sarcofagi di Costanza e Elena, figlia e madre dell'imperatore Costantino: sono in porfido del IV sec.
Museo etrusco: costituito da oggetti provenienti dagli scavi dell'Etruria meridionale e da donazioni private. Oltre a reperti etruschi di altissimo valore comprende opere romane e una raccolta di vasi greci dell'Italia meridionale ellenizzata.
Sala dei bronzi vi sono raccolte suppellettili in bronzo: candelabri, specchi, urne, lamine, borchie, elmi, tripodi, statuine. Il Marte di Todi, statua italica in bronzo armata di lancia V sec. a. C. Seguono due sale con materiale dell'età del bronzo e del ferro, ceramiche e buccheri quindi la sala delle urne dov'è il monumento funebre con Adone morente II sec. a. C.
Nelle sale che contengono originali greci sono da notare: tre frammenti del Partenone, poi una raccolta di vasi e la cassa di una biga del I sec., a cui F. A. Franzoni ha aggiunto ruote e cavalli per la ricostruzione;un Dionisio copia di Prassitele, una replica del discobolo di Mirone, un discobolo ispirato alla scuola di Policleto.
Arazzi della scuola nuova realizzati su disegni della scuola di Raffaello, dalle manifatture di Pieter van Aelst di Bruxelles, di Vigevano e di Roma. Quaranta carte delle regioni d'Italia sono affrescate nella Galleria delle carte geografiche, dipinte da Antonio Danti XVI sec.
Sala Sobieski che prende il nome dal grande dipinto del Polacco Jan Matejko: Giovanni III Sobieski libera Vienna dai Turchi nel 1683; da notare il pavimento romano proveniente da Ostia antica; un altro pavimento Ostiense si osserva nella sala dell'Immacolata.
Stanze di Raffaello: a quest'opera meravigliosa il pittore Urbinate vi lavorò fino alla morte 1520. Le stanze sono nell'appartamento di Giulio II che ne aveva affidata la decorazione a grandi artisti come: il Perugino, Sodoma, Peruzzi, Lorenzo Lotto, ma quando il papa vide l'arte di Raffaello, affidò a lui i lavori facendo distruggere i precedenti di Luca Signorelli e Pietro della Francesca. La stanza più famosa è dov'è rappresentato: l'incendio di Borgo: secondo la tradizione nell'847 Leone IV spense il terribile incendio tracciando un segno di Croce dalla loggia della basilica costantiniana, in direzione della folla presa dal panico. Questa stanza e la camera da pranzo del pontefice, fu l'ultima alla quale il maestro si dedicò, limitando però la sua opera ai disegni e ai cartoni eseguiti poi da Giulio Romano e Francesco Penni. Gli altri affreschi delle pareti sono: Incoronazione di Carlo Magno; La vittoria di Leone IV a Ostia contro i saraceni; il giuramento di Leone IV contro le calunnie dei nipoti di Adriano I. Una bellissima Trinità del Perugino orna la volta.
Stanza della segnatura: era lo studio di Giulio II e fu la prima che Raffaello affrescò.
Nella disputa del SS. Sacramento, Dio Padre, lo Spirito Santo, Gesù affiancato dalla Madonna e da S. Giovanni con Angeli, Santi e Profeti adorano e glorificano la Chiesa e l'Eucarestia in uno sfondo di Paradiso.
Nella scuola di Atene, Aristotele, Platone, Socrate e altri grandi del pensiero e dell'arte (c'è anche l'autoritratto del pittore) testimoniano la grandezza della religione e della filosofia. Il Parnaso con Apollo, le Muse e insigni poeti rappresenta il trionfo dell'arte. Lunette e riquadri completano l'opera superba; al Sodoma è attribuita la decorazione della volta.
Stanza di Eliodoro: era l'anticamera papale e i soggetti trattano del potere politico della Chiesa protetta da Dio: Leone Magno arresta Attila con l'aiuto dei SS. Pietro e Paolo; nel Miracolo di Bolsena si ricorda l'origine del Corpus Domini; Eliodoro cacciato dal Tempio è un monito a quanti tentavano di usurpare i beni della Chiesa; la liberazione di S, Pietro raffigura l'Angelo che accompagna l'Apostolo fuori dal carcere tra meravigliosi effetti di luce: S. Pietro ha le sembianze di Giulio II.
Sala di Costantino: è il salone di ricevimento decorato dagli allievi del maestro dopo la sua morte, attenendosi ad alcuni suoi disegni, i soggetti sono: la battaglia di Ponte Milvio e l'apparizione della Croce di Giulio Romano, la donazione di Roma attribuita a Giulio Romano e Francesco Penni.
Loggia di Raffaello: i tre ordini di logge furono commissionati da Giulio II al Bramante, ma riuscì a portarne a termine uno solo prima della morte e l'incarico passò a Raffaello che concluse l'opera decorando anche il secondo piano con scene del Vecchio e Nuovo Testamento. L'esecuzione dei disegni Raffaelleschi è di Giulio Romano, F. Penni e Perin del Vaga. La composizione tecnica degli stucchi è opera di Giovanni da Udine che dipinse anche parte dei pilastri.
Sala dei Chiaroscuri, era l'anticamera dove si riunivano i Cardinali; il soffitto e le figure in chiaroscuro furono realizzate su disegno di Raffaello e dai suoi allievi. Nella sala si trova il modello della cupola di S. Pietro.
Cappella Niccolina: era la cappella privata di Niccolò V; il Beato Angelico ne decorò il sacello e le pareti con scene della vita di S. Stefano e S. Lorenzo; nella volta dipinta come un cielo, sono gli Evangelisti e sui pilastri sono raffigurati i Dottori della Chiesa.
Appartamento Borgia: costituito dalle stanze segrete che papa Alessandro VI fece decorare dal Pinturicchio e da artisti della sua bottega nel 1400; sale delle Sibille, affrescate con Profeti e Sibille nelle lunette, il figlio di Alessandro VI detto il Valentino, fece assassinare il marito della sorella Lucrezia Borgia. Apostoli e Profeti sono ritratti nella sala del credo, così chiamata perché i personaggi mostrano cartigli con versetti del Credo.
Sala delle arti liberali era lo studio di papa Borgia e fu anche la sua camera ardente. Le arti liberali (astronomia, dialettica, grammatica ecc.) prendono le sembianze di belle donne e accanto a loro sono raffigurati personaggi dell'epoca tra i quali: Bramante.
Sala dei Santi è quasi completamente dipinta dal Pinturicchio che vi rappresentò: il martirio di S. Sebastiano, Susanna e i Vecchioni, le storie di S. Barbara, la disputa di S. Caterina d'Alessandria, S. Antonio Abate e S. Paolo l'eremita, la Visitazione. Nella volta scene della mitologia pagana. Sulla porta una Madonna col Bambino che ha il volto di Giulia Farnese, amante del papa. I misteri della fede sono il soggetto che il Pinturicchio scelse per la sala omonima e nella Risurrezione dipinse un ritratto di Alessandro VI.
Collezione d'Arte Religiosa Moderna: allestita per volere di Paolo VI e raccoglie opere di pittura, scultura e grafica d'ispirazione religiosa; le opere sono distribuite nelle sale dell'appartamento Borgia e sotto la cappella Sistina; vi sono rappresentati artisti moderni tra i più prestigiosi: Goya, Matisse, Rouault, Gauguin, Chagall, Utrillo, Moore, Modigliani, De Pisis, Guttuso e altri.
Cappella Sistina: è la più famosa al mondo, insuperabile esempio del rinascimento. Qui avvengono i conclavi e le più solenni cerimonie della S. Sede. Costruita nel 1475 per volontà di Sisto V su progetto di Baccio Pontelli; ne curò la realizzazione Giovannino dè Dolci.
E' a pianta rettangolare con volta a botte e piccole volte laterali, aperta da 12 luminose finestre; il pavimento è a intarsio policromo, il presbiterio è diviso da una transenna; dietro la balaustra si raccoglieva il coro delle voci bianche che cantava nelle cerimonie religiose. Gli affreschi alle pareti sono divisi in due serie: sul lato sinistro vita di Mosè; lato destro: vita di Cristo.
Iniziando dai riquadri ai lati dell'altare nella parte sud vediamo: Viaggio di Mosè del Perugino; Fatti della vita di Mosè del Botticelli; Passaggio del mar rosso di Cosimo Rosselli; consegne delle tavole della legge di Cosimo Rosselli; Punizione di Core, Dathan e Abiron di Botticelli (raffigurato nel riquadro); Testamento e morte di Mosè di Luca Signorelli (ritratto nel riquadro).
Sulla parete nord: Battesimo di Gesù del Perugino o Pinturicchio; Tentazioni di Gesù e purificazione del lebbroso del Botticelli; Vocazione di Pietro e Andrea del Ghirlandaio; Discorso della montagna e guarigione del lebbroso di Cosimo Rosselli (ritratto nell'affresco); Consegna delle chiavi del Perugino (ritratto nell'affresco).
Nella parete d'ingresso a sud: ultima cena opera di Cosimo Rosselli.
Nella parete d'ingresso a sud: Disputa per il corpo di Mosè rifacimento di Matteo di Lecce dell'opera originale del Signorelli.
Nella parete d'ingresso a Nord: Resurrezione rifacimento di Arrigo Paduano del Ghirlandaio.
I 24 ritratti di Papi che si alternano nelle nicchie tra le finestre sono di vari autori.
Nel 1508 papa Giulio II commissionava a Michelangelo la decorazione della volta che originariamente rappresentava un cielo stellato: il lavoro si protrasse per quattro anni a ritmo febbrile, mentre l'artista protestava presso il papa sentendosi inadeguato, lui scultore a un'opera di pittura così impegnativa. Dipinse da solo steso sulle impalcature e alla fine il capolavoro di tutti i tempi fu compiuto.
Gli affreschi di Michelangelo illustrano la storia della creazione e del peccato originale, la cacciata dall'Eden, il diluvio, il sacrificio di Noè, l'ebrezza di Noè e inoltre, le Sibille, i Profeti, le salvazioni di Israele; nelle otto vele del soffitto e nelle 14 lunette, le 42 generazioni da Abramo a S. Giuseppe. Ai lati delle storie i famosi ignudi plastici e drammatici, dal controverso significato allegorico.
23 anni più tardi papa Clemente VII incaricava Michelangelo di affrescare la parete di fondo della cappella: 200 mq. Con 391 figure furono dipinte in 450 giornate “ Giudizio Universale”. Il gesto di un Cristo giudice al quale si affianca la Vergine, sprofonda nel baratro i dannati, attesi da Caronte e da Minosse; i giusti sono elevati al cielo accompagnati da Angeli in uno sfondo apocalittico, illuminato da una livida luce.
I nudi per volere di papa Pio IV furono coperti con panneggi dipinti da Daniele da Volterra chiamato per questo: il “Braghettone”.
Biblioteca Apostolica: fu costruita da Domenico Fontana per volere di Niccolò V nel 1588; in una sala di Pio IX si conservano gli indirizzi dei fedeli di tutti i paesi e preziosi paramenti sacri. La cappella di Pio V decorata da Jacopo Zucchi su disegni del Vasari raccoglie reliquiari antichi; una seconda sala degli indirizzi di Leone XII e Pio X conserva gli scritti inviati ai due papi, inoltre vetri romani e paleocristiani, oggetti di culto che vanno dal medioevo all'età moderna.
Sala delle nozze Aldobrandine, decorata da Guido Reni nel XVII sec., mostra sul fondo un grande affresco del I sec. a. C., raffigurante le nozze di Alessandro Magno e Rossane. I papiri di Ravenna (VI – IX sec.,) sono conservati in una sala che ne prende il nome e dove sono vetri dorati di epoca paleocristiana; altre antichità paleocristiane sono raccolte nel museo Sacro.
Dopo la Galleria di Urbano VIII si aprono le due sale sistine per gli archivi papali, quindi il salone Sistino, sala di lettura con affreschi del XVI sec., dove si conservano libri rari, antichi manoscritti, monete pontificie. Nelle sale successive sono visibili bozzetti del Bernini e il Museo profano che contiene materiale romano, etrusco, medievale e mobili del Valadier.
Braccio Nuovo: la Galleria fu allestita dall'architetto R. Stern quando la Francia restituì le opere trafugate da Napoleone. Nel pavimento sono inseriti mosaici antichi provenienti dalla via Ardeatina. Tra le sculture più importanti: la copia romana del Demostene di Polyeuktos 280 a. C.; l'Amazzone ferita replica da un bronzo del 430 a. C., opera di Kresilas; la gigantesca raffigurazione del Nilo trovata a S. Maria sopra Minerva nel XVI sec.; l'Athena Giustiniani versione romana del II sec., da un bronzo greco del IV sec a. C.; il Deriforo (colui che porta la lancia) copia romana del bronzo di Policleto 440 a. C.; il famoso Augusto di Prima Porta opera romana trovata nella villa di Livia sulla via Flaminia, dove si vede l'imperatore che parla alle truppe coperto da una corazza decorata in rilievo.
Pinacoteca: fondata da Pio VI le sue opere migliori vennero portate in Francia da Napoleone e non tutte furono restituite dopo la restaurazione. In 15 sale raccoglie opere del periodo che va dal XI al XIX sec.: il Trittico Stefaneschi dal nome del Cardinale che lo aveva commissionato a Giotto e ai suoi allievi; Gesù davanti a Pilato di Pietro Lorenzetti; il Redentore di Simone Martini; le storie di S. Nicola di Gentile da Fabriano e opere del Beato Angelico, Filippo Lippi, Melozzo da Forlì, Cranach il vecchio, Pinturicchio, Perugino.
L'VIII sala è il gioiello della pinacoteca: è dedicata a Raffaello con i suoi 10 arazzi che riproducono scene con gli Atti degli Apostoli, tessuti da Pieter van Aelst di Bruxelles. Al centro tre capolavori del grande Urbinate: l'Incoronazione della Vergine, la Madonna di Foligno, la Trasfigurazione. Altra opera superba è il Girolamo di Leonardo da Vinci, opera non finita che doveva servire da bozzetto per un quadro e che rivela la meravigliosa conoscenza anatomica del Maestro. Altri due capolavori sono: la Deposizione del Caravaggio 1604 e la Madonna dei Frari di Tiziano.
Museo Gregoriano Profano: fu costituito da Gregorio XVI e originariamente era ospitato nel palazzo del Laterano, fu trasferito nella sede attuale da papa Giovanni XXIII. Raccoglie opere romane da originali greci, sculture e ritratti romani, sarcofagi, urne e rilievi; notevole è la copia di Athena e Marsia di Mirone V sec. a. C.; la statua di Sofocle V sec. a. C.; il gigantesco Poseidon IV sec. a. C.; il rilievo di Medea e le Pleiadi da un originale greco del V sec. a. C.
Museo Pio Cristiano: istituito da papa Pio IX nel 1854 e vi sono conservate le antichità Cristiane prima esposte al palazzo Lateranense. E' formato da due sezioni ben distinte: la prima raccoglie monumenti architettonici e scultorei fra cui spicca la statua del Buon Pastore, databile III sec.; la seconda è interamente dedicata al materiale epigrafico.

XXIII ITINERARIO
Chiesa S. Stefano Rotondo: costruita nel V sec., a pianta circolare si accede attraverso un portico a cinque arcate, aggiunto nel XII sec., da papa Innocenzo II. Dopo il vestibolo si percorre un corridoio circolare protetto all'esterno da un muro che ingloba 34 colonne marmoree. 24 colonne di granito separano il corridoio ad anello dall'area centrale.
A destra la cappella di S. Primo e S. Feliciano che conserva un mosaico del VII sec., raffigurante Cristo tra i due Santi sullo sfondo di una Croce; quindi la cappella di S. Stefano d'Ungheria con un sepolcro cinquecentesco. La parte più interessante della Chiesa consiste nei 34 affreschi del Pomarancio, del Tempesta e di altri artisti che illustrano le terribili torture subite dai Martiri Cristiani durante le persecuzioni. Nel sottosuolo sono stati scoperti resti di una caserma romana e di un mitreo del II sec.
Chiesa S. Maria in Domnica: davanti alla Chiesa e al centro della piazza, sorge la fontana della navicella realizzata nel 1500 su modello di una nave romana. La Chiesa sorse nel VII sec., sui resti di un edificio romano, ricostruita nel IX sec., nonostante la ristrutturazione del 1500 e del 1900 ha conservato il suo carattere medievale; sembra che il nome derivi da”Dominicum”, nome dei primi luoghi di culto Cristiani.
Nella facciata rinascimentale si apre un portico cinquecentesco a cinque arcate opera di Andrea Sansovino; l'interno è a tre navate scandite da antiche colonne di granito sormontate da capitelli corinzi in marmo. Un fregio affrescato da Perin del Vaga su disegno di Giulio Romano sottolinea il soffitto a cassettoni del XVI sec. L'Abside è ornata da magnifici mosaici del IX sec.: la Madonna col Bambino in trono con Pasquale I e Angeli nel catino; sull'arcata Cristo tra due Angeli e gli Apostoli; più in basso: Mosè ed Elia. La completano gli affreschi seicenteschi di Lazzaro Baldi.
Villa Celimontana: è un vasto parco pubblico e vi si accede da un ingresso del XVI sec.: splendida vegetazione di lecci, alloro, palme, conifere. S'innalza nel parco un obelisco Egizio che prima si trovava presso il convento dell'Aracoeli. La villa in cui ha sede la Società Geografica Italiana, è ricca di materiale di scavo d'età romana.
Arco di Dolabella: fu eretto dai Consoli Cornelio Dolabella e Giunio Silano nell'anno 10 e sosteneva l'acquedotto di Nerone; è l'antica porta Caelimontana ed è aperta da una grande fornice in travertino.
Chiesa S. Tommaso in Formis: risale al X sec., anche se la data certa è del 1209 quando papa Innocenzo III donò Chiesa e annesso monastero ai Trinitari il cui fondatore: S. Giovanni de Matha. Il Santo adattò parte del suo monastero ad ospedale per assistere i poveri, infermi, pellegrini e schiavi riscattati. Alla sua morte del 17 dicembre 1213, le sue spoglie furono tumulate nella Chiesa e nel XVII sec., furono trasportate solennemente in Spagna.
Nel 1209 S. Francesco d'Assisi recatisi a Roma per ottenere l'autorizzazione per la regola di vita, per se e i suoi frati da parte di papa Innocenzo III, lo vide S. Giovanni de Matha mendicare fuori del Laterano in attesa di essere ricevuto dal papa, lo accolse nella sua Chiesa di S. Tommaso e lo rifocillò; i due Santi divennero amici.
Successivamente S. Francesco fu più volte ospite degli amici Trinitari come dimostra un quadro di Siciolante da Sermoneta, che raffigura la Vergine, S. Bonifacio martire e S. Francesco d'Assisi con papa Bonifacio IX. Nel 1217 papa Onorio III con la bolla: Ordine Sanctissimae Trinitatis dotò la Chiesa di S. Tommaso e S. Michele Arcangelo in Formis di vari beni a Roma e d'intorni.
Nel 1380 l'Ordine Trinitario fu costretto ad abbandonare Roma che vi fece ritorno nel 1925 quando Chiesa e convento furono restituiti all'Ordine dei Trinitari; dell'ospedale non rimaneva più nulla, eccetto il portale duecentesco con il mosaico cosmatesco del 1200 raffigurante Cristo nell'atto di liberare due schiavi.
L'interno della Chiesa a navata unica piuttosto spoglia rispetto all'antichità della sua origine; all'altare maggiore un dipinto moderno di Aronne del Vecchio raffigurante Gesù che invia S. Giovanni de Matha. Le sette vetrate che rendono luminosa la piccola Chiesa, sono opere moderne di Samuele Pulcini del 2000 in occasione del grande Giubileo.
Basilica SS, Giovanni e Paolo: fu costruita nel IV sec., s'innalza in una suggestiva cornice di edifici medievali, sorta sulla casa di due ufficiali di Costantino, Giovanni e Paolo che subirono il martirio nel 362 per volere di Giuliano l'Apostata. Fu devastata dai Goti, danneggiata da terremoti, saccheggiata da Roberto il Guiscardo; l'ultimo rifacimento risale al XVIII sec.
Alla facciata originale si è sovrapposto un portico del XII sec., sormontata da una galleria duecentesca; cinque colonne del III sec., dividono le arcate alla sommità. A destra si vede l'edificio del convento dove si trovano resti di costruzioni di età Claudia e sulla sinistra del convento il magnifico campanile del 1150, anch'esso sorto su ruderi romani. Un portale cosmatesco introduce nell'interno a tre navate con colonne antiche e soffitto del tardo cinquecento.
L'Abside conserva un affresco del Pomarancio del 1588; nella navata sinistra un affresco del 1255 raffigurante: Cristo in trono fra sei Apostoli. I sotterranei sono parte di maggiore interesse: si può ammirare un antico ninfeo con affresco del III sec., un oratorio, un triclinio riccamente decorato da fiori, uccelli, amorini, tralci di vite. Superate altre stanze si giunge a un oratorio medievale con affresco del IX sec., raffigurante : la passione di Cristo e sul fondo un altro affresco del XII secolo. Dopo il tablinio si giunge al piccolo vano della confessione interamente affrescato con la scena del martirio e quindi al pozzo da cui furono estratte le reliquie dei Santi.
Chiesa S. Gregorio Magno: fu il Santo stesso prima di divenire papa a costruire sulla sua casa nel 575 un monastero con oratorio poi trasformato in Chiesa. Nel 1600 subì una nuova ricostruzione: Giambattista Soria elaborò la scalinata, la facciata e l'atrio e nel 1700 Francesco Ferrari. Il bellissimo atrio porticato con monumenti funebri, introduce nell'interno a tre navate ricco di stucchi, colonne antiche e pavimento cosmatesco.
In fondo alla navata destra l'altare di S. Gregorio con bassorilievi quattrocenteschi di L. Capponi sulla vita del Santo, ancora a destra, la stanza in cui visse. La cappella Salviati un'opera iniziata da Francesco da Volterra e compiuta nel 1600 dal Maderno: sull'altare una Madonna con la quale S. Gregorio diceva di parlare, il bell'altare in marmo è opera di Andrea Bregno.
Dal portico si raggiungono tre cappelle che contengono pregevoli opere d'arte:
Cappella S. Andrea: costruita da Flaminio Ponzio nei primi anni del 1600 forse sul primitivo oratorio, contiene un affresco del Domenichino 1608 che rappresenta: la flagellazione di S. Andrea e sulla sinistra: S. Andrea va al supplizio opera di Guido Reni; dello stesso artista sono pure gli affreschi laterali dell'altare che raffigurano S. Pietro e Paolo; sull'altare una Madonna del Pomarancio.
Cappella S. Silvia: madre di S. Gregorio, eretta nel 1608 con un concerto di Angeli opera di Guido Reni nell'Abside; sull'altare una statua del Cordier che raffigura la Santa.
Cappella di S. Barbara: dov'è conservata la tavola di pietra su cui il Santo serviva il pasto a 12 poveri, alcuni versi incisi ricordano che un giorno ai commensali si aggiunse un Angelo. Gli affreschi alle pareti ricordano questi ed altri eventi; sull'altare vi è una statua di S. Gregorio opera del Cordier.
Per raggiungere la Chiesa si percorre l'antico clivus Scauri dove resti di costruzioni imperiali si uniscono alle sette arcate medievali del sacro edificio. Dalla piazza si vede anche la verdeggiante via S. Gregorio, antica via Triumphalis dove sfilavano in trionfo i cortei dei vincitori dopo le battaglie. E' uno dei punti più suggestivi di Roma.
Obelisco di Axum: una stele in pietra basaltica a sezione rettangolare proveniente da Axum, la città santa dell'antico impero d'Etiopia alta 23,40 metri pesa 150 tonnellate, realizzata tra il I e IV sec., dagli Axumiti era in tre tronconi quando i soldati Italiani impegnati nella guerra d'Etiopia la rinvennero abbandonata nel 1935. Nella piazza dell'obelisco: piazza Capena si affacciano gli edifici della F.A.O. (Food and Agricolture Organization) e il parco di Porta Capena chiamato dai romani: passeggiata archeologica con i resti dell'antica porta; da questo punto partiva il tracciato della via Appia.
Chiesa S. Balbina: è una piccola Chiesa sorta nel IV sec., sulla casa di L. Fabio Cilone: una scalinata conduce al portico a tre arcate; l'ingresso laterale immette in un'area con resti di edifici di epoca imperiale su cui appaiono sovrapposte costruzioni medievali. L'interno a navata unica movimentata da nicchie con affreschi datati tra il IX e il XIV sec., conserva: il sepolcro del Cardinale Stefano Surdi opera di Giovanni di Cosma 1303; bassorilievo di Mino del Reame raffigurante: Gesù crocifisso tra la Madonna e S, Giovanni.
La schola cantorum presenta sul pavimento resti di mosaici da una necropoli del I secolo; la sedia episcopale del XIII sec., due candelabri opera cosmatesca e nella terza nicchia a sinistra, un affresco del XIII sec., raffigura: Gesù, Maria e gli Apostoli.
Terme di Caracalla: o Antoniane, in epoca imperiale erano sorti numerosi complessi termali che erano il centro della vita sociale della città, dove uomini e donne passavano alcune ore della giornata impegnati nei bagni, negli esercizi fisici ma anche in attività culturali che si tenevano nelle sale adiacenti dov'erano musei, biblioteche, portici per passeggiare, botteghe, teatri.
Le terme furono costruite tra il 212 e il 217 dall'imperatore Caracalla occupando un'area di 11 ettari: presentano soluzioni architettoniche innovatrici e impianti idraulici perfetti, potevano ospitare oltre 1600 persone contemporaneamente, nei bagni singoli o nelle piscine comuni.
Il bagno alle terme iniziava con la ginnastica nelle palestre dopo essersi spogliati negli apodyteria; in appositi locali caldi (sudatoria, laconica) si faceva il bagno di sudore; quindi ci si immergeva nell'acqua ad alta temperatura del calidarium, per passare poi al tepidarium a temperatura media, infine con la sferzata del bagno nel frigidarium che spesso era ulteriormente raffreddato con immissione di neve.
Accanto era una piscina per il nuoto (natatio). Un complesso impianto di forni per il riscaldamento si trovava nei sotterranei. Le terme di Caracalla, recintate esternamente da Eliogabalo e Severo Alessandro, furono restaurate da Aureliano.
Si entra nel grandioso frigidarium rettangolare con ampissima piscina, a lato si trova il vasto tepidarium che alcune esedre univano alle palestre; un secondo tepidarium meno ampio porta al calidarium mal conservato, che ha di fronte lo stadio con le biblioteche intorno si notano resti di altri ambienti. Il complesso termale era ornato da una quantità di affreschi, mosaici, statue, che hanno arricchito numerosi musei ma di cui sul posto resta poco: alcuni pavimenti musivi e alcuni capitelli. Sono visibili i resti degli enormi sotterranei. In estate nell'incomparabile scenario delle terme si tengono spettacoli lirici.
Chiesa SS. Nereo e Achille: secondo la tradizione in questo luogo si era fermato S. Pietro, fuggito dal carcere Mamertino e qui era caduta la fascia che copriva il piede martoriato. La Chiesa già esistente nel 330 fu rifatta nel IX sec., restaurata nel XVI. La semplice facciata è arricchita da un vestibolo attraverso il quale si accede al sobrio interno a tre navate con pregevoli opere cosmatesche: il coro (XII sec.) e la transenna che lo delimita, la confessione, il pulpito.
La cornice dell'Abside è composta da interessanti frammenti romani; sull'arco trionfale un mosaico del IX sec., che rappresenta: l'Annunciazione, la trasfigurazione e la Madonna col Bambino. La Chiesa è ornata da affreschi del Pomarancio databili XVI sec., che raffigurano drammatiche storie di martiri; sull'altare a sinistra è una S. Domitilla.

XXIV ITINERARIO
Chiesa S. Cesareo in Palatio: fu eretta su di una costruzione romana del II sec., di cui sono visibili nel sotterraneo i resti di un pavimento a mosaico con soggetti marini e fu riedificata nel 1500 probabilmente dal Della Porta. Dal vestibolo della facciata si entra nel sobrio interno rettangolare, impreziosito da un bel soffitto azzurro e oro; il recinto del presbiterio, il pulpito, il paliotto dell'altare e la cattedra episcopale sono pregevoli opere cosmatesche. Nell'Abside spiccano gli affreschi del Cavalier d'Arpino, autore anche dei disegni dei mosaici che raffigurano: l'Annunciazione e l'Eterno Padre fra due Angeli.
Casina del Cardinale Bessarione: del quattrocento fu dimora ospitale di artisti e intellettuali del rinascimento e rappresenta un inconsueto esempio di villa rinascimentale extraurbana , in una zona ricca di testimonianze dell'età repubblicana e imperiale.
All'inizio del XIV sec., fu adibito a Ospedaletto, poi monastero e nell'ottocento divenne un'osteria di campagna. Particolare la facciata che presenta due grandi finestre a croce guelfa ed una loggia. All'interno due grandi saloni decorati ad affresco e ammobiliati con opere stile rinascimento, I restauri hanno riportati all'antico splendore le decorazioni interne e il grazioso giardino all'Italiana. Il complesso monumentale è una delle sedi di rappresentanza di Roma capitale, ha ospitato frequentemente convegni e riunioni ufficiali patrocinati dal sindaco e dall'amministrazione comunale.
Sepolcro degli Scipioni: conteneva le tombe della famiglia Corneli – Scipioni una delle più prestigiose del periodo repubblicano e fa parte di un complesso archeologico che comprende una casa romana a tre piani risalente al III sec., un tratto di catacombe Cristiane e un colombario con nicchie scavate nelle pareti in laterizio intonacate di bianco, disposte in quattro file sovrapposte; ogni nicchia era incorniciata e conteneva due olle di terracotta dov'erano disposte le ceneri dei defunti. Colori diversi per le iscrizioni funerarie, mai eseguite contrassegnano ogni fila; tra una nicchia e l'altra si vedono decorazioni floreali, maschere e colonnine dipinte.
Il sepolcro del III sec. a. C., fu scavato in un banco di tufo e raccolse le spoglie dei defunti fino al II sec. a. C., poi vi fu aggiunta una nuova ala utilizzata in epoca imperiale. La facciata monumentale intagliata nel tufo è del II sec. a. C., conserva resti della cornice, basi di colonne e un portico con nicchie che un tempo erano ornate da statue; si notano tracce di pitture con scene di guerra. All'interno del sepolcro l'area è suddivisa in varie gallerie: lungo le pareti sono allineati i sarcofagi di peperino: in un unico blocco i più antichi, a lastroni i più recenti.
La più antica deposizione è quella di Lucio Cornelio Scipione Barbato che fu Console nel 298 a. C.: il sarcofago è una copia dell'originale conservato ai Musei Vaticani. Le varie iscrizioni ricordano il nome e le imprese del defunto con frasi di compianto; vi sono anche loculi per le ceneri dei componenti della celebre famiglia che non furono inumati.
I resti della casa di abitazione del III sec., in laterizio inglobati in una casa moderna, sorgono sopra il sepolcro di cui forse si ignorava l'esistenza: ognuno dei tre piani aveva ambienti in doppia fila, una scala in travertino portava ai piani più alti. Al piano terra si vedono ancora pavimenti in mosaico bianco e nero e tratti d'intonaco dipinto. Sulla destra della casa si trova la catacomba con loculi scavati nelle pareti e disposti su quattro file.
Incluso nel complesso archeologico del sepolcro degli Scipioni è il colombario di Pomponio Hylas a cui si accede per un'antica scala; la costruzione scavata nella roccia è del I sec., con aggiunte successive. Di fronte si trova una nicchia con un mosaico incorniciato da conchiglie dove sono scritti i nomi dei proprietari: Pomponius Hylas e sua moglie Pomponia Vitalinis. La sala sepolcrale ha un'abside con edicola a mattoni intonacati ed è decorata da figure femminili alate, motivi vegetali e altre figure; nell'edicola centrale è dipinta una scena dionisiaca.
Oratorio di S. Giovanni in Oleo: è un piccolo tempio cinquecentesco di forma ottagonale, restaurato nel XVII e XVIII sec. L'appellativo “ in Oleo” fu aggiunto perché ritenuto che sul posto S. Giovanni Evangelista, avesse subito il supplizio dell'olio bollente uscendone vivo, ottenendo così la commutazione della pena nell'esilio a Patmos. Il Tempio viene attribuito al Bramante ma il riadattamento seicentesco è del Borromini.
Chiesa S. Giovanni a Porta Latina: quattrocentesca ricostruita l'ottavo sec., subì numerosi restauri il più recente ha ripristinato le caratteristiche medievali del sacro edificio. Sulla facciata colonne antiche sorreggono il portico a cinque arcate da cui si eleva il campanile romanico.
All'interno le tre navate sono divise da antiche colonne dissimili; la navata centrale è decorata dalle magnifiche storie dell'antico e nuovo testamento rappresentate in un ciclo di affreschi del 1100. Nell'abside si vedono in affresco i simboli degli Evangelisti e i 24 seniori dell'apocalisse.
Porta Latina: a un solo fornice, fiancheggiato da torri cilindriche, fu aperta nelle mura aureliane da Belisario nel VI secolo e rifatta poi da Onorio.
Arco di Druso: fu in origine uno degli arche che sostenevano l'acquedotto di Caracalla, costruito nel III sec., per alimentare le terme, più tardi divenne uno degli ingressi monumentali delle mura aureliane: è inquadrato da due colonne con capitelli compositi su cui poggia un architrave, al di sopra del quale è l'attico nel cui interno scorreva la tubatura dell'acquedotto.
Porta S. Sebastiano: era l'antica Porta Appia, ricostruita nel V sec., restaurata nel VI è a un solo fornice, affiancata da torri con base quadrangolare in marmo su cui s'innesta il tronco semicilindrico merlato alla sommità. Al fornice si sovrappongono due gallerie e un cammino di ronda con merlatura. All'interno della costruzione è allestito il Museo delle mura dal quale si accede alla passeggiata sulle mura.
Zona Eur: sorse per ospitare l'Esposizione Universale di Roma nel 1942 che poi non ebbe luogo a causa della II guerra mondiale. Un gruppo di architetti sotto la direzione di Piacentini, iniziò la costruzione del quartiere che non doveva avere carattere provvisorio, ma consentire il popolamento e l'espansione della zona tra il mare e la città. Una parte del comprensorio fu destinata a edifici di carattere e amministrativo (130 ettari), sugli altri 300 ettari nacque il quartiere residenziale: circa il 44 % di quest'area fu destinata ai giardini e ai cinque parchi principali. Una nota caratteristica è rappresentata dal laghetto artificiale, presso il quale s'innalza il grattacielo dell'Eni.
Dopo i due palazzi dell'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale e dell'Istituto Nazionale delle Assicurazioni, disposti a semicerchio si raggiungono gli edifici del Palazzo della Civiltà del Lavoro, detto anche Colosseo quadrato per la sua architettura a sei ordini di arcate: ai lati delle scalinate si trovano quattro gruppi di statue di Alberto Felici e Publio Morbiducci. E il palazzo dei Congressi realizzato da Adalberto Libera nel 1938: l'edificio quadrato ha un porticato sulla facciata principale; il soffitto poggia la volta a crociera sui quattro spigoli laterali.
L'interno comprende un salone ed altri ambienti tra cui l'Aula Magna, la terrazza e il teatro pensile che può contenere 1400 spettatori. Al centro del quartiere si apre la piazza Marconi ornata da una stele in marmo di Carrara scolpita in altorilievo da Arturo Dazzi 1959, che ricorda l'invenzione del famoso scienziato Italiano.
Sulla stessa piazza prospettano due palazzi simmetrici: il palazzo delle scienze dove sono allestiti il Museo preistorico ed etnografico L. Pigorini e il museo dell'alto medioevo; sulla sinistra è il palazzo delle tradizioni popolari dov'è allestito il museo delle Arti e Tradizioni popolari.
Museo preistorico ed etnografico: L. Pigorini istituito nel 1857 e prende il nome dal suo fondatore, riunisce collezioni di musei precedenti, donazioni private e reperti di scavo: nella sezione preistorica e protostorica, sono ordinate in successione cronologico le collezioni riguardanti il Lazio con materiali raccolti prevalentemente a Torrimpietra, nel Circeo, nella pianura Pontina e altri provenienti dalla grotta Polesini, dal Sasso presso Furbara, da Civitavecchia, Tolfa, Allumiere, Veio, Tarquinia, Cerveteri.
Vi è rappresentata l'età del pleistocene (paleolitico antico, medio e superiore) con strumenti in pietra, resti di animali e fossili di vegetazione; conserva documenti del periodo neanderthaliano (importante il calco del cranio rinvenuto nella grotta Guattari a S. Felice Circeo; alcune figurine preistoriche in pietra e osso venute alla luce presso Tivoli nella grotta Polesini; pitture della civiltà mesolitica; reperti del neolitico con rari crani trapanati e strumenti che testimoniano la comparsa dei primi metalli; la ricomposizione di una tomba con gli scheletri e gli oggetti che vi sono stati rinvenuti; coppe in bronzo, urne da incinerazione a capanna con i relativi corredi; oggetti preistorici del Medio Oriente (Mesopotamia, Troia, Rodi, Cipro ecc.).
Nella sezione etnografica si trovano materiali e oggetti provenienti dall'Africa (sculture lignee, feticci, statuine, maschere, avori, suppellettili) e dall'America (strumenti di lavoro, indumenti di pelle, pipe, insegne sacrali, calumet della pace, maschere, terrecotte, sculture, perizomi e ornamenti delle popolazioni primitive, teste mummificate, boomerang, cucchiai di madreperla, forchette di bambù ecc.).
Museo dell'Alto Medioevo: vi sono allestite raccolte di epigrafi, corredi funerari di necropoli, oggetti di scavo compresi nel periodo tra il IV e il X sec., monili, ritratti, armi e armature, vasellame, speroni, pettini, sedili, oreficerie, frammenti di rilievi provenienti dalle prime Chiese Cristiane, diapositive che riproducono tessiture ellenistiche – romane, antica biancheria e tappeti.
Museo Nazionale delle Arti e Tradizioni Popolari: è un'eccezionale raccolta di materiali che illustrano la vita popolare in Italia all'inizio del 1900, prima dei mutamenti provocati dalle guerre mondiali: le 10 sezioni sono dedicate alla documentazione di oggetti attinenti all'agricoltura, alla pesca, alla pastorizia, alla danza, alla musica, al costume, alla religione, alle feste tradizionali, ai lavori artigianali, ai vari tipi di abitazione, ai mezzi di trasporto ecc. Il museo è completato da una biblioteca sul folclore dotata di attrezzature per musiche e canti e per la visione di filmati e diapositive.
Museo della civiltà Romana: è allestito in un grande palazzo costruito per conto della Fiat e donato alla città di Roma. Il palazzo è preceduto da un peristilio con colonne: superato il vestibolo si raggiunge il salone d'onore affrescato, quindi si passa nella sala dov'è documentata l'espansione dell'impero romano nei secoli. Nella sala successiva si vede il Guerriero di Capestrano del Museo di Chieti e monumenti che riguardano le origini di Roma.
Seguono sale con ritratti, trofei, plastici, riproduzioni, frammenti (importante un pilone dell'arco di Galerio a Salonicco), iscrizioni funerarie. Nelle 60 sale si conservano riproduzioni che testimoniano la storia della civiltà Romana, fino al primo periodo Cristiano e le tracce lasciate da Roma nel mondo.

XXV ITINERARIO
Chiesa SS. Pietro e Paolo: è preceduta da una scalinata con le statue dei due Santi, la Chiesa di semplice forma a pianta centrale, costruita da Arnaldo Foschini, s'impone per la cupola sovrastata da un Angelo bronzeo. La facciata è arricchita da due Angeli che reggono la Croce.
Al suo interno si notano due altorilievi: la predicazione di S. Paolo in Trastevere opera di Giovanni Prini e il martirio di S. Pietro opera di Alessandro Monteleone. L'interno della cupola è ornato dal soffitto a cassettoni e dai rilievi nei pennacchi raffiguranti gli Evangelisti.
Palazzo dello sport: la notevole opera architettonica di Nervi e Piacentini, realizzata per le olimpiadi del '60 è a pianta circolare con vasta cupola e pareti a grande vetrata; può contenere 15.000 spettatori. Una scultura bronzea di Emilio Greco raffigurante la fiaccola olimpica è collocata davanti al palazzo e ne orna l'ingresso.
Abbazia delle tre fontane: secondo la leggenda l'Abbazia sorge sul luogo in cui S. Paolo fu decapitato: il suo capo rimbalzò tre volte e in quei tre punti sgorgarono miracolosamente tre sorgenti. A ricordo del prodigioso evento furono costruite tre piccole Chiese. Attualmente l'Abbazia appartiene ai Trappisti.
Entrati nel cortile si incontra la Chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio fondata da Onorio I nel VII sec., riedificata sei secoli dopo. Nel portico sono visibili affreschi duecenteschi; altri affreschi del XVI sec., sono nell'interno a tre navate.
Sulla destra è la Chiesetta ottagonale di S. Maria Scala Coeli, costruita nel cinquecento da Giacomo Della Porta. In quel luogo subirono il martirio oltre 10.000 soldati Cristiani perseguitati da Diocleziano. Al suo interno sormontato da cupola si trova un affresco di Francesco Zucchi.
Chiesa di S. Paolo alle tre fontane, in fondo al Viale costruita nel quattrocento, indica il punto in cui S. Paolo avrebbe subito il martirio; alla fine del cinquecento fu riedificata da Giacomo Della Porta. Al suo interno si vedono le edicole delle tre sorgenti, la colonna alla quale l'Apostolo sarebbe stato legato e un mosaico Ostiense nel pavimento che raffigura la quattro stagioni.
Via Appia antica: è la più antica tra le strade consolari che collegavano la città con l'Italia meridionale, tanto che i romani la chiamavano: regina Viarum. La fece tracciare il Censore Appio Claudio nel 312 a. C., fu lastricata nel 258 a. C. Partendo da Porta Capena (Roma) arrivava fino a Capua traversando le paludi Pontine, fu poi prolungata fino a Benevento e infine arrivò a Brindisi per facilitare i traffici commerciali con l'Oriente.
Poiché era vietato seppellire i morti entro le mura della città, i sepolcreti si allineavano lungo le vie extraurbane e quindi oltre ai monumenti funerari pagani, che con le loro rovine tra il verde dei pini e dei cipressi rendono il percorso così suggestivo. I lati dell'Appia cominciarono ad ospitare i primi cimiteri Cristiani, gallerie sotterranee a più strati (le più antiche risalgono al I secolo), esplorate solo in parte che nascondono reliquie e tesori d'arte.
Si calcola che lo sviluppo complessivo delle gallerie a noi conosciute superi i 700 km. Lungo il percorso dell'Appia si possono visitare alcuni di questi cimiteri con celle e camere sepolcrali scavate nel tufo, contrassegnate da fregi e graffiti che riportano il nome del defunto e preghiere di suffragio. Essa inizia dalla Porta S. Sebastiano e s'inoltra poi nella campagna.
Domine Quo Vadis?: è una piccola Chiesa del X sec., rifatta nel XVII con facciata seicentesca. Sorge nel punto in cui secondo la tradizione, S. Pietro che fuggiva da Roma per evitare il supplizio, vide Gesù: “ dove vai o Signore?” avrebbe chiesto l'Apostolo e Cristo rispose:”a farmi crocifiggere una seconda volta”; S. Pietro allora sarebbe tornato indietro per affrontare il martirio.
Circo di Massenzio: fu costruito nel 309 sul fondo di un avvallamento e dedicato a Romolo figlio di Massenzio, la cui tomba si trova nelle vicinanze; nell'ottocento fu riportato alla luce da Giovanni Torlonia: è lungo oltre 500 metri e largo 85 metri. Al centro era disposta la spina che anticamente era ornata dall'obelisco di Domiziano, poi utilizzata dal Bernini per ornare la fontana centrale di piazza Navona.
Nel mezzo della curva sul fondo è visibile un arco dal quale si raggiungeva una deviazione dell'Appia che oggi ha preso il nome di Appia Pignatelli. Il terreno circostante è adibito a parco pubblico. Dietro al circo e al sepolcro sono i resti di una villa anch'essa dovuta a Massenzio.
Tomba di Cecilia Metella: è il monumento più famoso della via Appia. La defunta alla quale è dedicato il sepolcro era nuora di Marco Licinio Grasso, grande oratore e uomo politico di spicco che fece parte del primo triumvirato con Cesare e Pompeo nel 61 a.C., nonché figlia di Quinto Metello Cretico, il conquistatore di Creta. Il mausoleo che risale agli ultimi decenni della repubblica, è composto da uno zoccolo quadrato su cui s'innalza il tamburo cilindrico (20 metri di diametro), ancora con il rivestimento in originale in blocchi di travertino, ornato alla sommità da un fregio in marmo scolpito con festoni e teste bovine alternati a scudi gallici.
Il fregio ha dato il nome alla zona che è chiamata: Capo di bove, un'iscrizione ricorda la nobildonna, la sua discendenza, il suo matrimonio. Alla merlatura antica che coronava il tumulo, fu aggiunta una merlatura ghibellina quando i Caetani (1302) divennero proprietari di un castello fortificato adiacente e fecero della tomba la torre principale.
Del castello restano mura merlate aperte da bifore e otto delle sedici torri originarie. Nell'ala costruita dai Caetani è conservata una raccolta di materiali da scavo provenienti dalla via Appia. Fa parte del castello anche l'interessante Chiesa gotica di S. Nicola oggi in rovina, immersa nel verde, con piccolo campanile a vela, pareti protette da contrafforti e particolare abside circolare.
Sezione Antica dell'Appia: poco oltre la tomba di Cecilia Metella inizia la parte più suggestiva della via Appia, che conserva tratti dell'antica pavimentazione romana. Qui tra file di pini e cipressi si susseguono resti di monumenti sepolcrali antichi. In particolare un pilastro in mattoni con frammenti della tomba di un certo Marco Servilio; un rudere del sepolcro di Seneca; che non è certo appartenga al grande letterato; la tomba dei figli di Sesto Pompeo Giusto corredato da un'iscrizione in versi; il sepolcro detto di S. Urbano di età Antoniana (II sec. d. C.); i maestosi ruderi del tempio di Giove del II sec., costruzione absidata al centro di un portico quadrato posta su un alto podio, con pronao e colonne.
Dopo il casale di S. Maria Nova, costruzione medievale sorta su una cisterna della villa dei Quintili, più avanti un sepolcro con uno zoccolo su cui s'innestava un corpo quadrato sormontato da una piramide; poco oltre due tumuli di tipo arcaico, ritenuti sepolcri degli Orazi; seguono le rovine della villa di Quintili dette volgarmente: Roma vecchia. La villa apparteneva ai ricchissimi fratelli Quintili, fatti uccidere dall'imperatore Commodo nel 182 d. C.
Le rovine comprendono un ninfeo dalla maestosa facciata a due piani, aperta da una vasca esedra, un ippodromo del IV sec., resti di un acquedotto, di cisterna e di un edificio termale. Nel suo insieme la villa ricopriva un'area di 24 ettari.
Casal rotondo è un grandioso sepolcro composto da un tamburo cilindrico di 35 metri di diametro, originariamente coperto da travertino. Il monumento è del periodo repubblicano, fu poi ingrandito in epoca imperiale e più volte restaurato.
Chiesa S. Sebastiano: il complesso architettonico è costituito dalla basilica e dalle catacombe sottostanti. La Chiesa fu eretta nel IV sec., vicino al cimitero dove furono sepolti gli Apostoli Pietro e Paolo e in seguito il martire S. Sebastiano. La basilica subì rifacimenti nel XIII sec., poi nel seicento, fu ricostruita da Ponzio e da Vasanzio. La facciata a portico è opera di entrambi.
L'interno è a navata unica con tre arcate per lato, con soffitto in legno in cui spicca la figura del Santo. Nella cappella delle reliquie è conservata una delle frecce che colpirono S. Sebastiano e si vedono le impronte dei piedi, che secondo la tradizione sono di Cristo quando incontrò S. Pietro sulla via Appia.
Di fronte è la cappella di S. Sebastiano, sorta in corrispondenza della sepoltura del Santo nella catacomba sottostante, dove una statua seicentesca opera di Antonio Giorgetti lo raffigura. Dalla navata sinistra si scende nella cripta, mentre dall'atrio della Chiesa si scende alle catacombe di S. Sebastiano. Le uniche rimaste aperte e quindi molto rovinate.
Sono scavate su quattro piani: il primo è semi distrutto quindi si visita il secondo piano dove si trova la cripta di S. Sebastiano che conserva un busto del Santo attribuito al Bernini. Interessanti sono i resti di un ambiente chiamato: “ Triclia” del III sec., destinato ai banchetti funebri, alle cui pareti sono graffiti dei fedeli; un ambiente detto “Platonia” che si credeva fosse il sepolcro dei SS. Pietro e Paolo, che invece è il mausoleo del martire Quirino V sec.; la cappella di Onorio III con affreschi del XIII sec.
Fosse Ardeatine: è il tragico sepolcro moderno dei 335 Italiani trucidati ferocemente dai nazisti il 14 marzo del 1944 per rappresaglia all'attentato compiuto dai partigiani in via Rosella contro 32 tedeschi. Nessuna delle vittime era coinvolta nell'attentato. I tedeschi fecero poi crollare le pareti delle fosse per nascondere la loro barbarie. Su indicazioni degli abitanti del posto e dopo la ritirata dei tedeschi, le salme furono riesumate. Il sacrario è meta di pellegrinaggi.
Catacombe di Domitilla: è il cimitero (forse più grande della città) di personaggi di rango convertiti al Cristianesimo fra cui Domitilla, appartenenti alla gens Flavia. Fanno parte del complesso la basilica eretta nel IV sec., sulla tomba dei SS. Nereo e Achilleo: rimasta sepolta forse a causa di un terremoto, fu riportata alla luce nel 1874 e restaurata; da notare: le antiche colonne dell'atrio sormontate da ricchi capitelli, parte del coro e delle transenne, una colonna appartenente al ciborio in cui è ritratto in rilievo S. Martino di S. Achilleo; l'ipogeo dei Flavi del II sec. d. C.; parte della zona del cimitero dove sono interessanti affreschi del III e IV sec.
Santuario della Madonna del Divino Amore: composta da due Chiese quella del 1745 e quella nuova del 1999 per ringraziare la Madonna per aver evitato la distruzione di Roma nel secondo conflitto mondiale.
Secondo la leggenda un pellegrino nella primavera del 1740, diretto alla basilica di S. Pietro, si smarrisce nell'insalubre campagna nei pressi di Castel di Leva, scorti alcuni casali e un castello diroccato in viandante vi si dirige, sperando di trovare qualcuno a cui chiedere informazioni; viene però circondato da un branco di cani rabbiosi. Il pellegrino alzando lo sguardo si accorge che sulla torre del castello, c'è un icona che raffigura la Vergine con il Bambino, sovrastata dalla colomba dello Spirito Santo; invoca la Madonna che lo salvi dal pericolo.
Le bestie che gli erano addosso di colpo si fermano e si dileguano, i pastori della zona richiamati dalle urla accorrono sul posto, ascoltano il racconto e lo rimettono sulla strada per Roma. Il nome del pellegrino è ignoto ma la notizia dell'accaduto si diffuse in tutta la città, tanto che l'icona della Madonna (opera trecentesca di autore ignoto) a Castel di Leva divenne meta di pellegrinaggio.
Nel 1745 l'affresco viene posto sull'altare maggiore della Chiesa che a causa di una posizione isolata e preda di banditi e briganti, nessun ordine religioso se la sentì di essere custode e fu affidato a un eremita. Nel 1805 a sacerdoti solo per il periodo della Pentecoste e nel 1840, anno del centenario del miracolo al viandante, fu restaurata, gli stucchi indorati e installati due nuovi altari. Oggi è meta di pellegrinaggio religioso non solo per i romani ma da ogni parte del mondo.
Catacombe di S. Callisto: sono le catacombe più importanti della città. Ebbero origine da vari nuclei sepolcrali del II sec.; divennero il sepolcro ufficiale dei vescovi di Roma del III sec., per questo furono oggetto di venerazione. In fondo al viale dei cipressi si visita la basilica a tre absidi, costruita nel 220 detta cella trichora, che era l'antico oratorio dei SS. Sisto e Cecilia: davanti all'abside centrale si conserva il sepolcro forse appartenente a papa Zeffirino. Attraverso una scala del IV sec., si raggiungono le catacombe, delle quali solitamente si visitano la cripta dei papi III sec., uno dei nuclei più antichi IV sec., per volere di S. Damaso la cripta ebbe una sistemazione monumentale, con l'aggiunta di un architrave sorretto da due colonne.
Vi sono le sepolture di vari pontefici martirizzati, ricordati dalle iscrizioni greche, nella cripta accanto è il sepolcro di S. Cecilia, martirizzata nel III sec.; le sue spoglie furono trasferite nella Chiesa a lei dedicata in trastevere nel'817; la tomba è ornata da pitture realizzate tra il V e il IX sec. Più avanti si apre la galleria dei Sacramenti con cinque cubicoli ornati da importantissimi affreschi che raffigurano i simboli del Battesimo, dell'Eucarestia, della Penitenza III sec.
Ancora avanti è la cripta di papa Eusebio, perseguitato da Massenzio fu esiliato in Sicilia e morì nel 310. Di fronte a questa l'iscrizione sepolcrale di papa Caio 296, procedendo si vede il cubicolo S. Severo 298 dove in una preziosa iscrizione, per la prima volta il vescovo di Roma è indicato con l'appellativo di papa.
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